Archivio per la categoria ‘Iran Corea del Nord’

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In questi mesi la Corea del Nord sta costantemente provocando la Comunità Internazionale con i suoi test balistici e nucleari. Provocazioni che, a discapito delle diverse posizioni politiche, sembrano preoccupare tutte le maggiori potenze, a cominciare dalla Cina.

Le preoccupazioni rispetto al comportamento di Pyongyang sono giuste e legittime e non devono assolutamente essere sottostimate. Detto questo, e’ alquanto ridicolo vedere come – mentre il mondo condanna Kim Jong Un – si divide per quanto le posizioni da tenere nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran, alleato chiave della Corea del Nord, non solo sul piano politico, ma soprattutto su quello militare.

Da anni, infatti, Teheran e Pyongyang collaborano direttamente nel settore missilistico (scarica il report). Politicamente parlando, l’uomo di contatto degli iraniani in Corea del Nord e’ il numero due del regime, Kim Yong-nam. Militarmente parlando, quasi tutti i missili balistici più pericolosi in possesso dell’Iran, sono tecnologicamente basati sui missili balistici nordcoreani. Uomini dell’Ufficio 39 e 99 del Partito dei Lavoratori nordcoreano, hanno visitato segretamente l’Iran, incontrandosi con i comandanti dei Pasdaran. Si tratta dei tecnici del regime comunista, incaricati di controllare e sviluppare tutti i programmi missilistici e nucleari.

Tra le altre cose, basterebbe semplicemente tenere in seria considerazione le parole dei rappresentanti del regime iraniano, per capire quanto i rapporti tra Teheran e Pyongyang sono stretti e preoccupanti: qualche anno addietro, ad esempio, fu Khamenei in persona a specificare che “Iran e Corea del Nord hanno gli stessi nemici, e per questo devono “marciare insieme per raggiungere obiettivi comuni”. Solamente un anno fa, quindi, fu Hossein Shariatmadari – consigliere di Khamenei – ad invitare il regime iraniano ad imitare il comportamento di quello nordocreano.

Ricordiamo infine che, come il video qui sotto testimonia, uno dei rarissimi viaggi compiuti da Khamenei all’estero, fu proprio in Corea del Nord. Era il 1989, lo stesso anno in cui Khamenei fu nominato Guida Suprema.

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Hossein Shariatmadari, Direttore del quotidiano iraniano Kayahn e consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha denunciato l’accordo nucleare firmato dall’Iran nel 2015, sostenendo che Teheran in quell’accordo ha solo fatto concessioni, senza ottenere nulla.

Shariatmadari, nominato Direttore di Kayahn da Khamenei stesso, ha rimarcato come gli Stati Uniti non abbiano intrapreso alcuna azione contro la Corea del Nord, nonostante il programma nucleare e missilistico di Pyongyang. “Al contrario dell’Iran”, ha evidenziato Shariatmadari, “la Corea del Nord non ha il sostegno popolare verso il suo Governo…per questo l’Iran, puo’ tranquillamente resistere agli Stati Uniti”.

Per queste ragioni, Hossein Shariatmadari ha invitato il Governo Rouhani ad imitare quello nordcoreano, senza temere alcuna ripercussione da parte di Washington. Pochi giorni fa, il Telegraph ha denunciato che proprio l’Iran sta aiutando la Corea del Nord, ad ottenere la bomba nucleare.

 

Lo scorso 6 marzo, giustamente, la Farnesina ha duramente condannato il lancio di quattro missile balistici da parte del regime nordcoreano. Nel comunicato di condanna, il Ministero degli Esteri italiano ha denunciato come, questi test, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” (Farnesina). Perfetto e assolutamente condivisbile.

Ciò che risulta non condivisibile e difficilmente comprensibile, è la motivazione che porta il Ministero degli Esteri italiano a condannare la Corea del Nord, senza però riservare lo stesso trattamento al regime iraniano. Eppure, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, la Repubblica Islamica ha diverse volte provocato gli Stati Uniti testando missili balistici. Azioni talmente gravi che, dopo il test avvenuto lo scorso 30 gennaio, la Casa Bianca ha annunciato addirittura di aver posto la Repubblica Islamica “on notice, ovvero di averle dato un cartellino giallo prima della definitiva espulsione. A quel cartellino, per la cronanca, ha fatto seguito la scelta del Dipartimento di Stato americano di approvare nuove sanzioni contro personalità e compagnie del regime iraniano (The Guardian).

Nonostante la dura posizione dell’Amministrazione Trump, dall’Italia non vennero reazioni a quei test balistici iraniani. Cosi come non sono pervenute reazioni dalla Farnesina ai test missilistici compiuti dal regime iraniano successivamente. Soprattutto per l’ultimo test con due missili balistici modello Fateh 110 compiuto da Teheran lo scorso 7 marzo 2017, ergo dopo quello nordcoreano (Defense News). Eppure, la risoluzione ONU 2331 del 2015, espressamente invita l’Iran a non compiere test missilistici e vieta di compiere quelli con missili capaci di trasportare armamenti nucleari (ONU). Come ammesso dallo stesso James Clapper, ex Direttore della National Intelligence statunitense, i missili balistici iraniani sono tutti “intrisecamente capaci di trasportare un ordigno nucleare” (Arms Control Wonk).

Rivelevando questa anomalia della Farnesina sulla posizione sulla Corea del Nord rispetto a quella sull’Iran, sottolineiamo come si tratti di un pericoloso doppio standard. Soprattutto perchè. come ampiamente dimostrato, Iran e Corea del Nord collaborano nel settore missilistico, tanto che recentemente è stato notato come una fabbrica di missili nordcoreana presso Geumchang-ri, sia praticamente identica ad una fabbrica di missili iraniana situata a Tabriz (Strategic Sentinel).

Non sappiamo dire da cosa derivi questo silenzio del Ministero degli Esteri italiano sulle violazioni iraniane. Se, però, la posizione più soft fosse derivata da interessi anche legati al settore economico, sarebbe sicuramente una grave ingenuità da parte della Farnesina. Solamente i rapporti commerciali con Paesi che veramente rispettano lo Stato di Diritto e gli accordi internazionali firmati, possono avere la certezza della loro riuscita reale. Indubbiamente, il regime iraniano non è tra questi Paesi!

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In queste ore i media riportano di un nuovo possibile test nucleare del regime della Corea del Nord. Le notizie sono ancora da confermare. Ad ogni modo, quello che è certo è che, appena pochi giorni fa, il regime di Pyongyang ha effettuato un nuovo test missilistico, con il lancio di tre vettori balistici il 6 settembre scorso. Ovviamente, la TV nordcoreana ha mandato in onda il video del nuovo test missilistico.

Proprio da questo video, si evince come la Corea del Nord sia ancora attivamente impegnata nella cooperazione con il regime iraniano. In particolare, il missile testato da Pyiongyang è stato realizzato sulla base della tecnologia iraniana dello Shahab-3 modello New Reentry Vehicle – NRV, mostrato da Teheran intorno al 2010. Non bisogna dimenticare che, proprio lo Shahab-3, rappresenta una versione modificata del missile balistico nordicoreano Nodong-1, adattamento del missile sovietico SS-1 (più noto, in ambito Nato, come SCUD). Come rilevato dagli esperti, la Corea del Nord non aveva mai testato, sino ad oggi, un missile del modello Nodong con la forma della testata triconica, come quelli mostrati dalla TV del regime comunista.  

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Come suddetto, la versione NRV dello Shahab-3 ha un design “triconico”, con un diametro alla base più largo, maggiormente resistente e capace di compiere una serie di manovre al rientro verso l’atmosfera, riuscendo anche a cambiare bersaglio. La parte peggiore della storia, però, è dettata dal quantitativo di esplosivo che il missile può trasportare: l’evoluzione della testate del missile Shahab-3, ha permesso al missile di trasportare una quantità maggiore di esplosivo.

Il test missilistico del 6 settembre scorso, quindi, dimostra chiaramente come Teheran e Pyongyang continuino a collaborare strettamente nel settore miliyare e missilistico. Una cooperazione che deve spaventare la Comunità Internazionale, soprattutto considerando la fragilità dell’accordo nucleare e il fatto che Pyongyang sia già una potenza nucleare.

Per approfondire sulla cooperazione Iran – Corea del Nord, si legga – “Corea del Nord – Iran: l’amicizia col botto!

 

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Pochi giorni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione per l’adozione della moratoria universale contro la pena di morte. Una mozione che ha visto la diplomazia italiana in prima fila, tra i principali promotori dell’abolizione della pena capitale nel mondo. La risoluzione è stata approvata con 117 voti favorevoli, un record rispetto al passato (nel 2012 i votanti a favore della risoluzione furono 111). Nella stessa risoluzione – la GA/11604l’UNGA ha condannato l’abuso dei diritti umani nella Repubblica Islamica dell’Iran, in Siria e in Corea del Nord. Per la cronaca, i tre Paesi sono accumunati da una indissolubile alleanza. Una alleanza che vede proprio i Mullah iraniani al centro della partita: dalla Corea del Nord, infatti, l’Iran ha importato il know-how per i suoi missili ballistici, e proprio grazie ai Pasdaran iraniani, il regime di Bashar al Assad è ancora al potere.

Il Ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, ha espresso soddisfazione per l’adozione della Risoluzione ONU, definendo il voto alle Nazioni Unite come un “successo della diplomazia e della società civile italiane“. Per quanto ci riguarda, concordiamo completamente con il Ministro e facciamo i complimenti alla task force italiana – composta anche da Amnesty International, dalla Comunità di Sant’Egidio e da Nessuno Tocchi Caino – che ha portato avanti con forza questa iniziativa. Allo stesso tempo, però, vogliamo sottolineare che – proprio in seguito alla nuova approvazione della risoluzione ONU – quanto accade in Iran non è piu’ tollerabile da nessun Paese democratico.

Non soltanto, come le stesse Nazioni Unite rimarcano, Teheran è praticamente il “leader dell’abuso dei diritti umani”, ma la Repubblica Islamica guida senza pietà la classifica delle esecuzioni capitali. Solo dall’elezione di Hassan Rouhani, poco piu’ di un anno fa, come lo schema sotto dimostra (fonte: UANI), oltre 1000 prigionieri sono stati impiccati dal regime iraniano. Come si nota, quindi, lo stesso numero delle esecuzioni capitali avvenute in pubblico – una vera e propria bestialità medievale – è aumentato di oltre il 50%!

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Come dimostrato dai fatti, l’appeasement Occidentale verso l’Iran ha fallito completamente. Mentre il mondo apriva ai rappresentanti iraniani, infatti, le repressioni e le condanne a morte all’interno della Repubblica Islamica proseguivano senza alcuna pietà. Riteniamo che sia giunto il tempo in cui l’Iran venga chiamato a rispondere dei suoi crimini e che, ogni possibile apertura verso i Mullah, venga sostenuta solamente davanti a tangibili passi avanti del regime in merito al rispetto dei diritti umani . Come sottolineato dallo stesso Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i Diritti Umani del Senato, ““è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

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Circa un mese fa un alto ufficiale del regime nordocoreano è venuto a mancare per cause naturali. Si trattava del Generale Jon Pyong Ho, pluridecorato generale, uomo chiave del Partito dei Lavoratori coreani (la versione nordcoreana del Partito Comunista). Al funerale di Pyong Ho, era presente praticamente tutto il regime, con il dittatore Kim Jong Un in testa alla rappresentanza ufficiale. Come mai il Generale Pyong Ho era così importante a Pyongyang? La risposta è molto semplice: Pyong Ho era il padre del programma nucleare della Corea del Nord. Fu lui, infatti, a trattare con A.Q. Khan – padre dell’atomica pakistanae fu lui a far trasferire nell’impianto di Yongbyon il modello di centrifughe P2, usate da Islamabad. A dispetto del fatto che la bomba nucleare pakistana è prodotta per mezzo sull’arricchimento dell’uranio, mentre quella nordcoreano è incentrata sul plutonio, il fondamento del programma nucleare dei due paesi è lo stesso.

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Come riportato dal quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, il funerale del Generale Jon Pyong Ho, è stato organizzato da ben 88 alti rappresentante del regime. Il primo nella lista era Kim Yong Nam, attuale Presidente della Assemblea Suprema del Popolo ed in passato già nominato Ministro degli Esteri. Il nome di Kim Yong Nam, per la cronaca, ha già messo in passato in allarme la Comunità Internazionale: è stato lui, infatti, che nel 2002 è volato a Damasco per incontrare Bashar al Assad e vendere al dittatore arabo le copie della tecnologia necessaria per replicare in Siria una copia del reattore di Pyongyang (usato dalla Corea del Nord per produrre il plutonio).Come si ricorderà, solamente cinque anni dopo, gli israeliani bombardarono e distrussero il reattore di al Kibar, nella regione siriana di Deir ez-Zon.

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Kim Yong Nam, quindi, è anche un noto personaggio a Teheran. Di lui si hanno fotografie in compagnia dell’ex Presidente iraniano Ahmadinejad e della Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha fatto visita l’ultima volta nel 2012. Durante quell’incontro, per la cronaca, Khamenei sottolineò a Nam che l’Iran e la Corea del Nord hanno gli stessi nemici e devono marciare insieme per raggiungere i comuni obiettivi.

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Oggi, secondo informazioni interne al regime nordcoreano, Kim Yong Nam avrebbe ereditato le resposabilità del Generale Jon Pyong Ho, in merito al programma nucleare e missilistico di Pyongyang. Come noto, soprattutto in campo missilistico, la collaborazione tra Iran e Corea del Nord è strettissima. Basti pensare che il missile balistoco iraniano Shahab 3, in pratica, è meramente una copia del missili nordcoreano No Dong (a sua volta derivazione del missile pakistano Ghauri). Questa perversa collaborazione tra Teheran e Pyongyang, potrebbe presto trasferirsi massicciamente anche in campo nucleare: il regime nordcoreano, infatti, pare aver iniziano una produzione massiccia delle centrifughe P2, quelle che a Teheran vengono chiamate IR-2 (oggi Teheran dispone di poche centrifughe IR-2). Si tratta di centrifughe molto piu’ veloci del modello P1 (IR-1), che farebbero molto comodo all’Iran in caso di fallimento del negoziato nucleare.

Perciò, se la Comunità Internazionale non rispettasse le volontà dell’Iran, Teheran – con il supporto della Corea del Nord – potrebbe installare velocemente numerose cascate di centrifughe IR-2 e produrre velocemente sufficiente uranio arricchito al 90% per la costruzione della bomba nucleare. Uranio che si andrebbe a sommare a quello già in posseso di Teheran (arricchito al 20%) e trasformato per il momento in ossido. Come dimostrato dal think tank ISIS, infatti, l’Iran potrebbe riconvertire l’ossido in uranio in meno di tre mesi. Nel febbraio 2014, vogliamo ricordarlo, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif decide di interrompere i negoziati sul nucleare, proprio per andare ad incontrare il Vice Ministro degli Esteri della Corea del Nord Ri Gil Song, uomo di fiducia di Kim Yong Nam…

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