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Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ISNA, il Procuratore iraniano Mohammad Montazeri ha affermato che, il divieto di ingresso delle donne iraniane negli stadi, non e’ un problema che riguarda la FIFA.

La risposta del Procuratore iraniano arriva dopo la lettera inviata dal Presidente della FIFA Infantino alla Presidente della Federazione Calcistica iraniana, in cui ha chiesto di avere delle date certe per l’abolizione del divieto di ingresso delle donne negli stadi, nel rispetto della parita’ di genere e dei valori espressi nello statuto della FIFA.

Secondo lo statuto FIFA, se l’Iran rifiutera’ di conformarsi alle richieste internazionali, la FIFA potra’ sospendere l’Iran dalla Federazione Internazionale di Calcio, impedendo alla nazionale iraniana di prendere parte alle qualificazioni per la Coppa del Mondo del 2022 in Qatar.

Qui sotto il film “Offside” del regista iraniano Jafar Panahi, sulla proibizione del diritto delle donne di entrare negli stadi. Il film ha vinto l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 2006. Oggi Panahi, dopo essere stato condannato al carcere, e’ costretto a non lavorare o farlo di nascosto, perche’ considerato pericoloso dal regime.

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Definitivamente espulso dalla nazionale di calcio iraniana il capitano Masoud Shojaei. La sua colpa e’ stata quella di non essersi scusato con la Guida Suprema iraniana per un “crimine” considerato imperdonabile nella Repubblica Islamica: aver giocato una partita contro una squadra di calcio israeliana.

Come noto, il regime iraniano non riconosce lo Stato d’Israele e, attivamente, perora la causa della sua distruzione “nei prossimi venticinque anni”. Mosaud Shojaei, oltre ad essere (fino a poco tempo fa) il capitano della nazionale iraniana, e’ anche un giocatore della squadra di calcio greco Paniōnios. In quella veste, lo scorso agosto, sia Shojaei che il suo compagno di squadra e nazionale Ehsan Haji Safi, hanno giocato contro il Maccabi Tel Aviv, in una partita di Europa League.

Poco dopo la partita, i due giocatori sono stati cacciati dalla nazionale iraniana, accusati di aver tradito l’ideologia khomeinista. Ehsan Haji Safi, qualche giorno dopo l’espulsione, ha pubblicato un post di scuse pubbliche sul suo account Instagram. Masoud Shojaei, invece, ha rifiutato questa umiliazione pubblica, mantenendo la sua posizione. Coraggiosamente, Shojaei ha espresso il suo diniego anche davanti alle richieste di Carlo Queiroz, allenatore della nazionale iraniana.

Manca in tutta questa brutta storia la voce della FIFA, ufficialmente impegnata al contrasto di ogni discriminazione “nei confronti di un paese, un soggetto o un gruppo di persone per motivi di appartenenza etnica, sesso, lingua, religione, appartenenza politica o per qualsiasi altro motivo è da ritenersi rigorosamente vietata e punibile con la sospensione o l’espulsione” (Art. 3 Statuto FIFA).

Purtroppo, considerata l’inazione della FIFA contro le discriminazioni del regime iraniano –  anche davanti all’impossibilita’ per le donne di accedere agli stadi – sembra proprio che quanto scritto sulla carta, resta privo di effetti concreti!

Nel frattempo su Change.org e’ già partita una petizione internazionale, per chiedere il ritorno di Masoud Shojaei in nazionale.

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Il regime iraniano ha deciso di sospendere il calciatore Mehdi Rahmati, portiere della nazionale e della squadra di Teheran, lo Esteghlal. La ragione è la diffusione di una foto che lo ritrae in Armenia, accanto ad una giovane ragazza senza velo ed in minigonna (Khabar One).

Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: nel gennaio del 2016, il portiere del Persepolis Sosha Makani fu addirittura incarcerato con una motivazione simile, ovvero per la pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano mentre ballava e abbracciava una ragazza senza velo (No Pasdaran).

A quanto pare, però, le regole sono diverse per i leader iraniani. Questi, infatti, non solo possono avere account social senza paura della censura, ma anche farsi fotografare con leader politici donne occidental, senza il velo. Un esempio è la foto scattata a New York, durante l’assemblea ONU, tra il Premier britannico Theresa May e Hassan Rouhani. Neanche a dirlo, al Presidente iraniano nessuno ha chiesto conto di questo “scatto haram”.

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Si chiama ‘, ha 29 anni e di professione fa il calciatore. Precisamente, si tratta del portiere di una delle principali squadre di calcio dell’Iran, il Persepolis. Non solo: Makani ha anche vestito i colori della sua nazionale diverse volte. Purtroppo, davanti ad un regime fondamentalista, neanche la gloria rappresenta una salvezza dalla repressione culturale e politica (Dezfun.com).

Shosha Makani, infatti, e’ stato arrestato per aver postato sul suo profilo social di Telegram, alcune immagini con delle donne senza velo (qui un video di alcune fotto sotto accusa). In una delle immagini, tra le altre cose, Makani stringeva anche la mano a una di queste ragazze. Per il regime iraniano, nella sua ridicolezza, si e’ trattato di un affronto eccessivo che intendeva promuovere un modello di “relazione illecita”. In una delle immagini – super peccato per i Mullah – Makani si e’ anche ‘permesso’ di ballare con una donna…(Radio Free Europe).

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Secondo le notizie rilasciate sinora, il calciatore e’ stato arrestato il 4 gennaio. In seguito all’arresto, l’avvocato di Makani ha affermato che due persone si sarebbero introdotte nell’account Telegram del calciatore e lo avrebbero hackerato. Il capo della polizia Hossein Ashtari, per parte sua, ha dichiarato che la competenza del caso ricade sotto il mandato della Corte competente per il Cyber-crimine.

Il Procuratore di Teheran, Abbas Jaffari Dolatabadi, ha affermato ieri che troppi artisti e atleti si permettono di diffondere sui social media fotografie che ledono l’immagine dell’Islam. Per queste ragioni, quindi, la Repubblica Islamica deve intervenire contro ogni infiltrazione di “culture devianti” (leggi Occidente). Vogliamo ricordare che, con l’accusa di relazione illecita, e’ stato anche arrestato l’avvocato dell’attivista iraniana Atena Farghadani. L’accusa contro di lui fu proprio quella di aver stretto la mano alla sua assistita durante una visita in carcere…(No Pasdaran).

Chiamatela pure follia…

Altre foto ‘incriminate’

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Si chiamano Ashkan Dejagah e Saardar Azmoun e sono due rinomati giocatori della nazionale di calcio iraniana. Uno, Ashkan Dejagah e’ un ex calciatore della Bundesliga, oggi membro della squadra del Qatar al-Arabi; l’altro, Sardar Azmoun, milita invece nella formazione russa del Rostov. Pochi giorni fa, i due calciatori sono stati convocati dalla Commissione Etica della Federazione Calcistica Iraniana, per rispondere all’accusa di “eccessivo Occidentalismo”. Nel merito, sotto i riflettori della Commissione Etica c’erano i tatuaggi sul corpo dei due giocatori, considerati haram (peccaminosi) e un cattivo esempio per i giovani iraniani. Secondo la Federazione, infatti, questi tatuaggi danneggiano l’immagine dell’Islam e dei suoi valori (Mehr News).

Secondo quanto riportato dalla Bild pare che al giocatore Ashkan Dejagah verrà concesso di giocare nella nazionale iraniana solamente con una maglietta a maniche lunghe, in grado di coprire tutti i tatuaggi presenti sulle braccia (Bild). Sempre secondo quanto riporta la stampa iraniana, pare che Dejagah abbia preso malissimo la convocazione da parte della Federazione Calcio iraniana, soprattutto perché si tratta di un ragazzo nato in Iran, ma cresciuto a Berlino, quindi non direttamente a contatto quotidiano con gli abusi della Repubblica Islamica. La cosa più triste, che cancella completamente il senso stesso dello sport, e’ che lo stesso Dejagah abbia sottolineato ai suoi colleghi di rispettare le regole previste dalla Federcalcio iraniana, tra cui quella di non giocare contro “squadre israeliane” (Roozno).

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Se non fosse vero, farebbe ridere: Carlo Tavecchio, Presidente della FIGC, sta per arrivare in Iran. Secondo l’informazione rilasciata dalla stampa iraniana, Tavecchio atterrerà a Teheran domani con lo scopo di “rafforzare le relazioni bilaterali” con la Federazione calcistica iraniana. Questa visita di Tavecchio ci rattrista e ci indigna. Come sapete, il Presidente della FIGC è stato appena sospeso per sei mesi dalla UEFA, per le sue dichiarazioni razziste. Arrivando nella Repubblica Islamica, Tavecchio non fa che peggiorare la sua – già drammatica – situazione.

Vogliamo infatti ricordare ai Lettori e a Tavecchio stesso, che anche lo sport in Iran è vittima delle politiche sessiste e discriminatorie del regime. Non soltanto gli schiavi di Khomeini e Khamenei non permettono alle donne iraniane di entrare negli stadi – non solo di calcio – ma arrestano brutalmente anche tutte coloro che, coraggiosamente, provano a forzare il blocco delle Guardie. Il regista Panahi ha immortalato benissimo questo razzismo nel fim “offside”, premiato a Berlino nel 2006. Panahi, per la cronaca, si trova oggi agli arresti…

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Secondariamente, ricordiamo anche il coraggio dei giocatori della nazionale di calcio iraniana e le repressioni da loro subite per le loro opinioni politiche. Quando nel 2009 il regime represse la protesta popolare dell’Onda Verde, sei giocatori iraniani scesero in campo contro la Corea del Sud con al braccio un polsino verde. I giocatori – Javad Nekounam, Ali Karimi, Hossein Kaebi, Masoud Shojaei, Mohammad Nosrat, Vahid Hashemian e il capitano della nazionale iraniana Mehdi Mahdavikia – furono tutti puniti dalla Federazione Calcistica Iraniana. I media del regime, mentendo, annunciò anche il loro prossimo ritiro dai campi da gioco

Recarsi in Iran per rafforzare la dirigenza che guida il calcio iraniano, completamente asservita al regime, significa solamente rafforzare i Pasdaran e le loro idee dispotiche. Condanniamo quindi questa visita di Tavecchio in Iran e ci aspettiamo di vedere la Federazione Italiana Giuoco Calcio battersi per i veri valori dello sport: uguaglianza, libertà e abnegazione.

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Un minuto di silenzio per commemorare le 85 vittime dell’AMIA, l’associazione ebraica colpita a Buenos Aires nel 1994 da un attentato organizzato dal regime iraniano. E’ questa la richiesta fatta al Presidente della FIFA Blatter, dal Responsabile del Congresso Ebraico dell’America Latina Jack Terpins: un minuto di silenzio durante la partita Iran – Argentina, prevista il 21 giugno prossimo in occasione dei mondiali di calcio in Brasile, per non dimenticare i morti dell’AMIA.

Come messo in evidenza dalle indagini fatte in seguito al terribile attentato, l‘attacco fu organizzato dai vertici iraniani e lo stesso Hassan Rouhani, attuale Presidente della Repubblica Islamica, fu parte della commissione speciale che diede luce verde ai terroristi per colpire l’AMIA. Per l’attentato l’Interpol richiese l’arresto di sei membri del regime iraniano, tra cui l’ex capo dei servizi segreti iraniani Ali Fallahijan e l’ex Ministro della Difesa Ahmad Vahidi. Recentemente, il giudice argenti Alberto Nisan ha rivelato che Teheran mantiene una fitta e pericolosa rete di spie in tutta l’America Latina.

Nella lettera inviata al Presidente Blatter, Jack Terpins ha scritto: “Molti degli spettatori e dei giocatori non sono abbastanza anziani per essere consapevoli dall’atrocità di quell’attacco. Noi crediamo che sia per il bene dei giovani e dello sport dimostrare che tutti devono ripudiare il terrorismo. Siamo certi che un atto di solidarietà per le vittime del terrore incoraggerà la popolazione dei due Paesi (Iran e Argentina), così come quella del mondo intero, a guardare il calcio e la coppa del mondo con rispetto, tolleranza, dialogo contro il terrorismo e il razzimo

#WeRemember #FreeIranNow