Archivio per la categoria ‘Iran calcio’

nazionale iraniano

Definitivamente espulso dalla nazionale di calcio iraniana il capitano Masoud Shojaei. La sua colpa e’ stata quella di non essersi scusato con la Guida Suprema iraniana per un “crimine” considerato imperdonabile nella Repubblica Islamica: aver giocato una partita contro una squadra di calcio israeliana.

Come noto, il regime iraniano non riconosce lo Stato d’Israele e, attivamente, perora la causa della sua distruzione “nei prossimi venticinque anni”. Mosaud Shojaei, oltre ad essere (fino a poco tempo fa) il capitano della nazionale iraniana, e’ anche un giocatore della squadra di calcio greco Paniōnios. In quella veste, lo scorso agosto, sia Shojaei che il suo compagno di squadra e nazionale Ehsan Haji Safi, hanno giocato contro il Maccabi Tel Aviv, in una partita di Europa League.

Poco dopo la partita, i due giocatori sono stati cacciati dalla nazionale iraniana, accusati di aver tradito l’ideologia khomeinista. Ehsan Haji Safi, qualche giorno dopo l’espulsione, ha pubblicato un post di scuse pubbliche sul suo account Instagram. Masoud Shojaei, invece, ha rifiutato questa umiliazione pubblica, mantenendo la sua posizione. Coraggiosamente, Shojaei ha espresso il suo diniego anche davanti alle richieste di Carlo Queiroz, allenatore della nazionale iraniana.

Manca in tutta questa brutta storia la voce della FIFA, ufficialmente impegnata al contrasto di ogni discriminazione “nei confronti di un paese, un soggetto o un gruppo di persone per motivi di appartenenza etnica, sesso, lingua, religione, appartenenza politica o per qualsiasi altro motivo è da ritenersi rigorosamente vietata e punibile con la sospensione o l’espulsione” (Art. 3 Statuto FIFA).

Purtroppo, considerata l’inazione della FIFA contro le discriminazioni del regime iraniano –  anche davanti all’impossibilita’ per le donne di accedere agli stadi – sembra proprio che quanto scritto sulla carta, resta privo di effetti concreti!

Nel frattempo su Change.org e’ già partita una petizione internazionale, per chiedere il ritorno di Masoud Shojaei in nazionale.

Annunci

pa-28705159_upload_mxavkz

Il regime iraniano ha deciso di sospendere il calciatore Mehdi Rahmati, portiere della nazionale e della squadra di Teheran, lo Esteghlal. La ragione è la diffusione di una foto che lo ritrae in Armenia, accanto ad una giovane ragazza senza velo ed in minigonna (Khabar One).

Non è la prima volta che accade qualcosa di simile: nel gennaio del 2016, il portiere del Persepolis Sosha Makani fu addirittura incarcerato con una motivazione simile, ovvero per la pubblicazione di alcune foto che lo ritraevano mentre ballava e abbracciava una ragazza senza velo (No Pasdaran).

A quanto pare, però, le regole sono diverse per i leader iraniani. Questi, infatti, non solo possono avere account social senza paura della censura, ma anche farsi fotografare con leader politici donne occidental, senza il velo. Un esempio è la foto scattata a New York, durante l’assemblea ONU, tra il Premier britannico Theresa May e Hassan Rouhani. Neanche a dirlo, al Presidente iraniano nessuno ha chiesto conto di questo “scatto haram”.

jamnewsimage06183065

Sosha-Makani-Dezfun.com-14

Si chiama ‘, ha 29 anni e di professione fa il calciatore. Precisamente, si tratta del portiere di una delle principali squadre di calcio dell’Iran, il Persepolis. Non solo: Makani ha anche vestito i colori della sua nazionale diverse volte. Purtroppo, davanti ad un regime fondamentalista, neanche la gloria rappresenta una salvezza dalla repressione culturale e politica (Dezfun.com).

Shosha Makani, infatti, e’ stato arrestato per aver postato sul suo profilo social di Telegram, alcune immagini con delle donne senza velo (qui un video di alcune fotto sotto accusa). In una delle immagini, tra le altre cose, Makani stringeva anche la mano a una di queste ragazze. Per il regime iraniano, nella sua ridicolezza, si e’ trattato di un affronto eccessivo che intendeva promuovere un modello di “relazione illecita”. In una delle immagini – super peccato per i Mullah – Makani si e’ anche ‘permesso’ di ballare con una donna…(Radio Free Europe).

Sosha-Makani-Dezfun.com-11

Secondo le notizie rilasciate sinora, il calciatore e’ stato arrestato il 4 gennaio. In seguito all’arresto, l’avvocato di Makani ha affermato che due persone si sarebbero introdotte nell’account Telegram del calciatore e lo avrebbero hackerato. Il capo della polizia Hossein Ashtari, per parte sua, ha dichiarato che la competenza del caso ricade sotto il mandato della Corte competente per il Cyber-crimine.

Il Procuratore di Teheran, Abbas Jaffari Dolatabadi, ha affermato ieri che troppi artisti e atleti si permettono di diffondere sui social media fotografie che ledono l’immagine dell’Islam. Per queste ragioni, quindi, la Repubblica Islamica deve intervenire contro ogni infiltrazione di “culture devianti” (leggi Occidente). Vogliamo ricordare che, con l’accusa di relazione illecita, e’ stato anche arrestato l’avvocato dell’attivista iraniana Atena Farghadani. L’accusa contro di lui fu proprio quella di aver stretto la mano alla sua assistita durante una visita in carcere…(No Pasdaran).

Chiamatela pure follia…

Altre foto ‘incriminate’

foto 1

Sosha-Makani-Dezfun.com-12

Sosha-Makani-Dezfun.com-13

Sosha-Makani-Dezfun.com-15

 

 

1766310_w2

Si chiamano Ashkan Dejagah e Saardar Azmoun e sono due rinomati giocatori della nazionale di calcio iraniana. Uno, Ashkan Dejagah e’ un ex calciatore della Bundesliga, oggi membro della squadra del Qatar al-Arabi; l’altro, Sardar Azmoun, milita invece nella formazione russa del Rostov. Pochi giorni fa, i due calciatori sono stati convocati dalla Commissione Etica della Federazione Calcistica Iraniana, per rispondere all’accusa di “eccessivo Occidentalismo”. Nel merito, sotto i riflettori della Commissione Etica c’erano i tatuaggi sul corpo dei due giocatori, considerati haram (peccaminosi) e un cattivo esempio per i giovani iraniani. Secondo la Federazione, infatti, questi tatuaggi danneggiano l’immagine dell’Islam e dei suoi valori (Mehr News).

Secondo quanto riportato dalla Bild pare che al giocatore Ashkan Dejagah verrà concesso di giocare nella nazionale iraniana solamente con una maglietta a maniche lunghe, in grado di coprire tutti i tatuaggi presenti sulle braccia (Bild). Sempre secondo quanto riporta la stampa iraniana, pare che Dejagah abbia preso malissimo la convocazione da parte della Federazione Calcio iraniana, soprattutto perché si tratta di un ragazzo nato in Iran, ma cresciuto a Berlino, quindi non direttamente a contatto quotidiano con gli abusi della Repubblica Islamica. La cosa più triste, che cancella completamente il senso stesso dello sport, e’ che lo stesso Dejagah abbia sottolineato ai suoi colleghi di rispettare le regole previste dalla Federcalcio iraniana, tra cui quella di non giocare contro “squadre israeliane” (Roozno).

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=xZQXOaoQzkE%5D

tavecchio_banana

Se non fosse vero, farebbe ridere: Carlo Tavecchio, Presidente della FIGC, sta per arrivare in Iran. Secondo l’informazione rilasciata dalla stampa iraniana, Tavecchio atterrerà a Teheran domani con lo scopo di “rafforzare le relazioni bilaterali” con la Federazione calcistica iraniana. Questa visita di Tavecchio ci rattrista e ci indigna. Come sapete, il Presidente della FIGC è stato appena sospeso per sei mesi dalla UEFA, per le sue dichiarazioni razziste. Arrivando nella Repubblica Islamica, Tavecchio non fa che peggiorare la sua – già drammatica – situazione.

Vogliamo infatti ricordare ai Lettori e a Tavecchio stesso, che anche lo sport in Iran è vittima delle politiche sessiste e discriminatorie del regime. Non soltanto gli schiavi di Khomeini e Khamenei non permettono alle donne iraniane di entrare negli stadi – non solo di calcio – ma arrestano brutalmente anche tutte coloro che, coraggiosamente, provano a forzare il blocco delle Guardie. Il regista Panahi ha immortalato benissimo questo razzismo nel fim “offside”, premiato a Berlino nel 2006. Panahi, per la cronaca, si trova oggi agli arresti…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=6xF029bEi00%5D

Secondariamente, ricordiamo anche il coraggio dei giocatori della nazionale di calcio iraniana e le repressioni da loro subite per le loro opinioni politiche. Quando nel 2009 il regime represse la protesta popolare dell’Onda Verde, sei giocatori iraniani scesero in campo contro la Corea del Sud con al braccio un polsino verde. I giocatori – Javad Nekounam, Ali Karimi, Hossein Kaebi, Masoud Shojaei, Mohammad Nosrat, Vahid Hashemian e il capitano della nazionale iraniana Mehdi Mahdavikia – furono tutti puniti dalla Federazione Calcistica Iraniana. I media del regime, mentendo, annunciò anche il loro prossimo ritiro dai campi da gioco

Recarsi in Iran per rafforzare la dirigenza che guida il calcio iraniano, completamente asservita al regime, significa solamente rafforzare i Pasdaran e le loro idee dispotiche. Condanniamo quindi questa visita di Tavecchio in Iran e ci aspettiamo di vedere la Federazione Italiana Giuoco Calcio battersi per i veri valori dello sport: uguaglianza, libertà e abnegazione.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=BejY23avQnA%5D

 

w-argentina-6514

Un minuto di silenzio per commemorare le 85 vittime dell’AMIA, l’associazione ebraica colpita a Buenos Aires nel 1994 da un attentato organizzato dal regime iraniano. E’ questa la richiesta fatta al Presidente della FIFA Blatter, dal Responsabile del Congresso Ebraico dell’America Latina Jack Terpins: un minuto di silenzio durante la partita Iran – Argentina, prevista il 21 giugno prossimo in occasione dei mondiali di calcio in Brasile, per non dimenticare i morti dell’AMIA.

Come messo in evidenza dalle indagini fatte in seguito al terribile attentato, l‘attacco fu organizzato dai vertici iraniani e lo stesso Hassan Rouhani, attuale Presidente della Repubblica Islamica, fu parte della commissione speciale che diede luce verde ai terroristi per colpire l’AMIA. Per l’attentato l’Interpol richiese l’arresto di sei membri del regime iraniano, tra cui l’ex capo dei servizi segreti iraniani Ali Fallahijan e l’ex Ministro della Difesa Ahmad Vahidi. Recentemente, il giudice argenti Alberto Nisan ha rivelato che Teheran mantiene una fitta e pericolosa rete di spie in tutta l’America Latina.

Nella lettera inviata al Presidente Blatter, Jack Terpins ha scritto: “Molti degli spettatori e dei giocatori non sono abbastanza anziani per essere consapevoli dall’atrocità di quell’attacco. Noi crediamo che sia per il bene dei giovani e dello sport dimostrare che tutti devono ripudiare il terrorismo. Siamo certi che un atto di solidarietà per le vittime del terrore incoraggerà la popolazione dei due Paesi (Iran e Argentina), così come quella del mondo intero, a guardare il calcio e la coppa del mondo con rispetto, tolleranza, dialogo contro il terrorismo e il razzimo

#WeRemember #FreeIranNow

 

_45938370_jex_387222_de27-1

Egregio Presidente Preziosi,

Con delusione abbiamo appreso del recente incontro tra un responsabile del Genoa calcio, tale Giulio Mongardi, e Mohammad Reza Saket, senior advisor dell’Associazione calcistica iraniana. Per quanto la cooperazione nel settore sportivo possa apparire innocente, la realtà è ben diversa. Anche le pratiche ludiche, nella Repubblica Islamica, sono sotto il controllo e l’oppressione del regime dei Mullah. L’interferenza è talmente importante e preponderante che, nel 2006, la FIFA fu costretta ad sospendere l’Iran da tutte le competizioni, proprio per la mancanza di autonomia rispetto al regime.

Non soltanto: la questione dello sport e del calcio in particolare, si ricollega direttamente a quella dei diritti umani. Nella Repubblica Islamica, caro Presidente Preziosi, le donne non posso accedere agli stadi in quanto considerate inferiori. La vita e la testiminianza di una donna, secondo la legge iraniana, valgono meno della metà di quella di un uomo. A niente, almeno sinora, sono serviti gli appelli internazionali per aprire gli stadi anche alle persone di genere femminile. Lo stesso cosiddetto Presidente moderato Rohani, su questa questione ha continuato a tacere. In diverse occasioni, come il video qui sotto dimostra, le donne hanno manisfestato contro questo divieto e, puntualmente, sono state arrestate e minacciate.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=51wAUppO5ls%5D

Il bando contro l’ingresso delle donne allo stadio, è stato anche il tema protagonista di un film del regista iraniano Jafar Panahi. Il film, che Le consigliamo di vedere Egregio Presidente, si intitolava “Offside” e vinse l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 2006. La trama, bellissima, raccontava di sei donne che, per poter assistere ad una partita della nazionale, decidono di travestirsi da uomini e sfidare le forze di sicurezza. Per la cronaca, Jafar Panahi è oggi in arresto in Iran per le sue idee politiche, condannato a sei anni di carcere e privato della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=6xF029bEi00%5D

Ancora: il calcio in Iran, come in buona parte del mondo, si interseca direttamente con la politica. Solamente che, mentre in quasi tutti gli stadi nostrani è il razzismo a farla da padrona, in Iran alcuni giocatori della nazionale iraniana – nonostante la nota violenza del regime contro gli oppositori – ebbero nel 2009 il coraggio di protestare simbolicamente contro il Governo. Mentre per le strade di Teheran i Pasdaran uccidevano i manifestanti democratici, sei calciatori iraniani scesero in campo contro la Corea del Sud con al braccio un polsino verde, simbolo dell’Onda Verde e di coloro che volevano cambiare un regime dispotico. I giocatori – Javad Nekounam, Ali Karimi, Hossein Kaebi, Masoud Shojaei, Mohammad Nosrat, Vahid Hashemian e il capitano della nazionale iraniana Mehdi Mahdavikia – furono tutti puniti dalla Federazione Calcistica Iraniana. I media del regime, mentendo, annunciò anche il loro prossimo ritiro dai campi da gioco

iran-soccer

Considerando quanto Le abbiamo scritto, Egregio Presidente Preziosi, Le chiediamo di intervenire personalmente per terminare la cooperazione con una organizzazione, diretta emenazione di un regime brutale e assassino. Sappiamo che il business ha le sue regole e che le squadre di calcio hanno oggi bisogno di importanti finanziamenti. Tuttavia, considerata anche la bellissima storia della città di Genova, del Genoa Calcio e dei suoi tifosi, riteniamo che la difesa dei diritti umani e della libertà sia assai più importante di ogni altra considerazione.

Speranzosi in un Suo diretto intervento, La salutiamo con una stupenda poesia di un grandissimo artista, Fabrizio De Andreà, nato a Genova, tifossisimo della Sua squadra che, quando morì, si fece proprio cremare con la sciarpa del Genoa Calcio.

No Pasdaran 

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=KoYw0LHEWLM%5D