Archivio per la categoria ‘Iran Blogger’

Iran-lashing

Mohammad Reza Fathi vive a Saveh, cittadina sita nella Provincia di Markazi (la Provincia ha per capitale Arak). Mohammad e’ un blogger e si e’ sempre occupato di denunciare tematiche sociali che coinvolgono la popolazione civile (Journalis Is Not a Crime).

Ovviamente, nella sua attività di informazione, Mohammad ha coraggiosamente denunciato le mancanze e gli abusi del regime, i privilegi e i crimini dei clerici e dei Pasdaran. Un coraggio che gli sta costando caro.

Il 10 giugno scorso, Mohammad Reza Fathi e’ stato condannato a 444 frustate, con l’accusa di “diffondere bugie” e “disturbare l’opinione pubblica”. Ovviamente Fathi ha rigettato le accuse, rivendicando la sua attività in difesa dei diritti dei cittadini e del loro accesso ai fondi pubblici”.

Intanto, da Youtube emerge un video clip esclusivo, che mostra concretamente cosa significa essere frustati pubblicamente in Iran. Il video mostra un detenuto iraniano, accusato di contrabbando, mentre viene frustato nel Sud della Repubblica Islamica (Good Morning Iran).

Non servono commenti

hossein

Hossein Ronaghi Maleki, il famoso blogger iraniano incarcerato per ragioni politiche, ha dichiarato lo sciopero della fame lo scorso 26 Marzo.

La decisione di Hossein e’ la conseguenza della brutale repressioni che, ormai da anni, il regime porta avanti nei suoi confronti. Incarcerato dopo le proteste del 2009, Hossein e’ stato condannato a 15 anni di detenzioni per aver sostenuto il Movimento dell’Onda Verde e aver combattuto la censura iraniana.

In carcere le sue condizioni di salute sono costantemente deteriorate, fino a portarlo quasi vicino al decesso. Le autorità carcerarie – istruite dall’intelligence – hanno portato Hossein (e la sua famiglia) costantemente vicino allo stremo. Hanno negato per mesi il ricovero al blogger iraniano, per poi rilasciarlo una prima volta nel 2012, proprio per motivi di salute. Arrestato nuovamente poco tempo dopo il rilascio, Hossein e’ stato quindi rigettato in cella, privato delle opportune cure mediche e rilasciato nuovamente nel giugno 2015, guarda caso, ancora per motivi di salute e ovviamente dopo aver pagato nuovamente una condizionale…).

Dopo il nuovo rilascio la famiglia di Hossein pensava che la persecuzione fosse terminata. Purtroppo non era cosi: convocato in Procura a Teheran, Hossein e’ stato nuovamente riportato nel carcere di Evin nel gennaio 2016 (No Pasdaran). Questa volta per gli anziani genitori di Hossein e per lo stesso blogger, la misura era colma.

Dopo l’annuncio da parte del padre di Hossein, Ahmad Ronaghi Maleki, di un prossimo sciopero della fame, lo stesso blogger iraniano ha deciso di rifiutare il cibo. Un’amica di Hossein, Lelah R., parlando al sito Iran Wire ha dichiarato:

“Lui ha iniziato lo sciopero della fame perché gli sono state negate le cure mediche, dal momento del ritorno in carcere. Inoltre sta protestando contro la sua stessa detenzione, che considera illegale, secondo la stessa legge iraniana”

Lelah e’ molto preoccupata per Hossein, il cui gesto di protesta rischia di aver conseguenze drammatiche:

Ho detto ad Hossein che rischia di morire, che il suo corpo non può sopportare uno sciopero della fame. Lui mi ha risposto che lo status quo rappresenta unicamente una morte lenta e che lo sciopero della fame gli permette almeno lottare fino alla fine

Vogliamo ricordare che questa strategia del regime iraniano di far morire lentamente Hossein Ronaghi Maleki, e’ stata comunicata al prigioniero politico direttamente dal regime. Ricevendo in carcere la visita di un membro della magistratura iraniana, davanti alle proteste di Hossein per le sue condizioni carcerarie, il rappresentante del regime ha testualmente risposto:

“Al massimo morirai in carcere…avremo certo per qualche settimana dei problemi con i media, ma poi tutto tornerà tranquillo…”

Riteniamo non sia necessario aggiungere altro…

E se fosse tuo figlio...

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Ahmad Ronaghi Maleki è un uomo disperato. Le sue parole si spezzano, mentre denuncia il nuovo arresto di suo figlio Hossein Ronaghi Maleki, il noto attivista iraniano arrestato nuovamente sabato scorso. La storia di Hossein ve l’abbiamo già raccontata diverse volte:  blogger conosciuto con il nome di Babak Khorramdin – personaggio mitologico iraniano che lottò per la libertà – Hossein è stato arrestato nel 2009 per la sua attività contro la censura del regime. Il ruolo di Hossein è stato molto importante per far conoscere al mondo le proteste dell’Onda Verde, manifestazioni di piazza represse dal regime senza alcuna pietà. Condannato a 15 anni di carcere dal giudice Pir Abbasi, Hossein è stato rilasciato nel 2012, unicamente per il suo gravissimo stato di salute. Per mesi, lo ricordiamo, il regime gli ha negato la libertà, minacciandolo anche di lasciarmo morire in prigione. Solo lo sciopero della fame dichiarato da Hossein ha costretto i giudici a cambiare idea.

Il 28 febbraio scorso, quindi, Hossein è stato convocato nuovamente dal giudice del Tribunale Rivoluzionario. La ragione ufficiale della nuova convocazione di Hossein è stata la necessità di fargli nuovi controlli medici. Si trattava, purtroppo, di una scusa: nonostante i problemi di salute di cui soffre ancora, Hossein è stato nuovamente arrestato e trasferito nel carcere di Evin, dove sono detenuti i prigionieri politici. Oggi si trova nel braccio 8 della nota prigione iraniana, perchè il braccio solito dove sono detenuti i nemici del regime (quello 350) è ormai saturo.

Parlando con il sito Iran Wire, Ahmad Ronaghi Maleki ha gridato tutto il suo dolore. Il 2 marzo, quindi, si è recato davanti all’ufficio del Procuratore per protestare con un sit-in contro la decisione di riarrestare Hossein. “Io siederò qui indossando un lenzuolo” – ha dichiarato Ahmad – “porterò con me della benzina e se non mi risponderanno, mi darò fuoco. Se tenteranno di impedirmelo, brucerò anche loro con me. Le autorità hanno preso Hossein senza alcuna ragione. Hanno anche contraddetto lo stesso perdono concesso dalla Guida Suprema. E’ stato convocato dal giudice con un pretesto ed è stato arrestato. “.

Ahmad ha anche rivelato che, per protestare contro il nuovo arresto, Hossein Ronaghi Maleki ha dichiarato nuovamente lo sciopero della fame. Secondo quanto riferito da suo padre, dopo essere stato portato via, durante una conversazione telefonica con i suoi cari. Hossein ha affermato: “che differenza fa se muoio per suicidio o vengo ucciso?”. Ricordiamo ancora che Hossein soffre di problemi ai reni, di emmoragie intestinali e ha un problema di urinazione incontrollata (per via dei reni).

Prima che sia troppo tardi, vi preghiamo di sostenere la campagna per la liberazione del blogger Hossein Ronaghi Maleki.

Vi preghiamo di:

Firmare la petizione: http://bit.ly/1DOzIBy

Iniziare un vero e proprio tweet bombing al Primo Ministro Renzi e al Ministro degli Esteri Gentiloni per pretendere una azione diplomatica della Farnesina per la liberazione di Hossein. Ricordiamo che Gentiloni ha da poco visitato l’Iran, ma non ha menzionato mai la questione dei diritti umani nella Repubblica Islamica.

Qui sotto i loro account:

Questo un esempio di tweet da inviare:

.@matteorenzi @paologentiloni Chiediamo un’azione dell’‘na per la liberazione del blogger ‘iano #HosseinRonaghi. #FreeHossein

Vi chiediamo anche di mettere in atto lo stesso tweet bombing verso gli account dei rappresentati del regime iraniano. Qui sotto un esempio di tweet da inviare in inglese:

.@Khamenei_ir @HassanRouhani @JZarif We ask for the immediate release of the blogger #HosseinRonaghi. #FreeIran

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=OmqXfOVJpq8%5D

 

 

 

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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Attivisti dei diritti umani in Iran hanno denunciato l’arresto, avvenuto domenica 27 luglio, di sette ragazzi, attivisti sul social network Facebook. L’azione degli agenti in borghese è avvenuta presso Mashaad. Tra gli attivisti arrestati ci sono Hamid Hekmati, Esmail Izadi Farid Saremi, Ali Chinisaz, Zahra Kaebi e Farhad Saleh. Tutti sono stati prelevati brutalmente da uomini in borghese presso il Centro Culturale Khak. Nello stesso momento dell’arresto presso il centro Khak, altri uomini in borghese sono penetrati nella casa di Esmail Izadi e in quella di Farid Saremi, requisendo praticamente tutti loro effetti personali. Questa nuova ondata di arresti rappresenta un proseguimento della repressione che il regime sta mettendo in atto contro gli attivisti della Rete.

Solamente poche settimane fa, una corte rivoluzionaria iraniana, ha condannato altri otto attivisti di Facebook a 127 anni di carcere (di questa notizia vi avevamo già parlato in un altro articolo). Tutti, chiaramente, con l’accusa di aver insultato il regime, di blasfemia e di insulti verso il Governo. Secondo gli attivisti, prima dell’arresto avvenuto nel luglio del 2013, sono stati i Pasdaran della base di Sarallah h monitorare le attività  dei ragazzi sulla Rete. Una delle ragazze arrestate, Roya Saverinejad Nobakht – condannata a 20 anni di carcere – possiede anche il passaporto britannico ed è stata condannata dal regime unicamente per aver scritto su Facebook che l’Iran è uno Stato “troppo islamico”.

Il 28 luglio scorso, Reporters Senza Frontiere, ha rilasciato un nuovo report in merito alla libertà di espressione nel mondo: l’Iran è il peggior paese per persecuzione di giornaliste donne e si trova al 173° posto (su 180 paesi) per quanto concerne la libertà di informazione.

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Non ci sono parole: nella Repubblica Islamica non si ha il diritto di essere contenti. Così, se qualche innocente cittadino iraniano decide di ballare la canzone “Happy” di Pharrel Williams e di pubblicare il video su Youtube, immediatamente diventa un criminale da perseguire e sbattere in carcere.

Andiamo con ordine: qualche settimana fa, diversi ragazze e ragazzi in Iran, decidono di esprimere la voglia di felicità e ballare il pezzo del momento, “Happy”, ascoltato in Iran grazie al mercato nero della musica. Così, ecco apparire su Youtube un paio di video ispirati alla canzone di Pharrel Williams ed intitolato “Happy in Tehran” e “Happy we are from Tehran”. Nei video, che vi riproponiamo sotto, si vedono giovani iraniani danzare e battere le mani al ritmo della musica del popolare artista americano. Molte delle ragazze, coraggiosamente, decidono di apparire in video senza il velo, dimostrando la loro voglia di essere libere, indipendenti e felici.

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=9zozFmDfV4Q%5D

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=RYnLRf-SNxY%5D

Come suddetto, anche con il mitizzato Rohani Presidente, in Iran non si ha il diritto di essere felici. Ecco allora che la mano insanguinata del regime fascio-islamista si abbatte ancora contro i partigiani del XXI secolo. Qui sotto, quindi, potrete vedere il servizio, trasmesso dalla TV iraniana, relativo all’arresto di alcune delle ragazze e dei ragazzi che hanno preso parte ai video Happy in Tehran e Happy we are from Tehran. Come vedrete nelle immagini, mentre i miliziani del regime interrogano i responsabili, si vedono dietro alcuni spezzoni dei video incriminati.

Che cosa aggiungere? Probabilmente che, chiunque decide di mantenere con il regime iraniano relazioni politiche, dovrebbe ogni giorno di più provare un senso di vergogna. E’ grazie a questa passività, infatti, che i giovani iraniani finiscono costantemente in carcere o peggio, sulla forca…

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=N5jyIR3NdjE%5D

 

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Questa foto ritrae la famiglia Ronaghi-Maleki mentre celebra il Nowruz, il capodanno persiano. Ancora una volta, purtroppo, si tratta di un triste capodanno per tutta la famiglia: Hossein, uno dei figli, si trova ancora in carcere e le sue condizioni di salute sono disperate. Hossein è un blogger iraniano che, durante le proteste del 2009, ha lottato per la libertà del suo popolo.

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Arrestato, ha vissuto oltre 13 mesi in completo isolamento, subendo inaudite torture. Le sue condizioni di salute si sono aggravate e Hossein ha praticamente perso l’uso di un rene. Dopo essere stato rilasciato una prima volta, è stato riarrestato nell’agosto del 2012 per essersi recato ad aiutare i terremotati della provincia dell’Azerbaijan, senza il beneplacito del regime. Alle sue proteste per le condizioni dramatiche di detenzione, il Procuratore iraniano ha reagito affermando che “al massimo Hossein morirai in carcere…avremo certo dei problemi con i media, ma dopo qualche settimana tutto sarà dimenticato…“.

Il 14 marzo scorso, il padre di Hossein ha rilevato che la Corte Rivoluzionaria di Teheran, ha negato ancora al figlio il diritto di accedere alle cure mediche, determinando il concreto rischio di un decesso del detenuto. Per questo, gli attivisti di tutto il mondo hanno lanciato una petizione urgente per Hossein Ronaghi Maleki. Vi invitiamo a leggerla, firmarla e diffonderla.

Urgent Action for Iran blogger Hossein Ronaghi Maleki: http://urgentactionforafreeiran.yolasite.com/

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