Archivio per la categoria ‘Iran Bestie’

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Per le ambasciate del regime iraniano – e per i loro servi nel mondo (leggi Diruz…) – il nome del grande poeta Ferdowsi è un motivo di vanto. In suo onore, infatti, vengono organizzati diversi eventi culturali e viene rimarcato il suo profondo valore nella cultura persiana. Peccato che, quando poi si torna nella Repubblica Islamica, il grande letterato autore del famoso Shahnameh (il Libro dei Re), comincia ad essere una ombra pericolosa per la cultura totalitaria dei Mullah. Ecco allora che, lo stesso simbolo da vendere all’estero, diventa un peso di cui sbarazzarsi in patria. Così ha fatto, infatti, il consiglio comunale di Salmas, capoluogo dell’omologa provincia, parte della regione iraniana dell’Azerbaijan Occidentale.

In occasione dell’anniversario dei 36 anni dalla rivoluzione del 1979, la municipalità ha deciso di rinominare la piazza principale della città: da Piazza Ferdowsi, quindi, la piazza si è trasformata in Piazza della Rivoluzione. A tal fine, perciò, il vecchio e caro Ferdowsi – che si ergeva splendente in mezzo alla Piazza – è stato mandato in pensione. Qui sotto vi mostriamo le immagini, tristissime, della rimozione della bella statua del poeta persiano e vi invitiamo. Così, la prossima volta che vedrete un evento organizzato dagli amici del regime Khomineista in Italia, potrete ricordare a questa gente quanto indecente, fondamentalista e talebano sia il regime al potere oggi in Iran.

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Lo ricorderete, perchè ne abbiamo già parlato: il 17 agosto scorso, nella prigione di Ghezel Hesar (Karaj) dei carcerati si erano ribellati al regime, denunciando il sistematico uso della pena di morte. Tra coloro che avevano protestato, per la cronaca, c’erano anche molti detenuti non condannati alla pena capitale, ma semplicemente solidali con i loro compagni. Di quella protesta, tra le altre cose, fu mostrato un video esclusivo diffuso dall’agenzia HRANA, specializzata nei diritti umani in Iran.

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Orbene, anzi, “ormale”: il regime iraniano non ha scordato quell’affronto, capace di mostrare la vera faccia dei Mullah davanti a tutto il mondo. Per questo, secondo quanto reso noto da Fars News, una dura punizione aspetta coloro che hanno preso parte alla dimostrazione. Parlando con l’agenzia di stampa vicina ai Pasdaran, Asghar Jahangiri – Responsabile delle Prigioni di Stato e delle Misure Correttive – ha affermato che la polizia ha già identificato i nomi dei dimostranti dalle immagini girate durante la protesta e una dura reazione arriverà delle autorità iraniane. Cosa si intenda per dura reazione, quando riguarda la Velayat-e Faqih, è ben noto. Secondo le informazioni giunte agli attivisti, l’intelligence del regime sta fermando, con la scusa, numerosi detenuti, trasferendoli coattivamente in isolamento nelle Unita 1 e 2 del carcere di Ghezel Hesar. L’Unità 2 del carcere, è quella ove vengono trasferiti i prigionieri prima di essere impiccati.

L’obiettivo, secondo gli attvisti e quello di generare il panico tra i prigionieri. Per questo, tra i trasferiti in isolamento, ci sono anche diversi detenuti che si trovavano fuori dal carcere con un permesso delle autorità e non direttamente ricollegati alla protesta del 26 agosto. Per ora, sempre secondo quanto reso noto dalla HRANA, tra i 20 e i 32 prigionieri sono stati trasferiti in isolamento. Nell’intervista rilasciata a Fars News, Asghar Jahangiri, ha anche dichiarato che, già nei giorni successivi alla protesta, almeno 14 detenuti sono stati impiccati: questi prigionieri sono, probabilmente, quelli trasferiti il 17 agosto scorso nell’Unità 2 del carcere di Ghezel Hesar. Proprio il loro trasferimento, aveva scatenato la protesta generale degli altri detenuti.

Con l’occasione vogliamo ricordare che, anche dopo la protesta nel carcre di Evin nel scorso, ben 11 detenuti furono impiccati – tra l’indifferenza internazionali – come punizione per aver alzato la testa.

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Bestie! Solo questa parola, inequivocabile, può descrivere la decisione ultima di una corte rivoluzionaria iraniana. Ancora una volta, una sentenza che colpisce la minoranza cristiana. Un iraniano di fede cristiana, infatti, è stato condannato alla bruciatura delle labbra con una sigaretta per aver mangiato durante il mese di Ramadan, il mese di sacro digiuno nell’Islam. La punizione in stile medievale, è stata decisa da un giudice della città di Kermanshah. Con l’uomo cristiano, inoltre. altri cinque mussulmani sono stati condannati a subire 70 frustate in pubblico per aver trasgredito il Ramadan. Almeno 49 cristiani sono oggi nelle carceri iraniane e sono parte di quei 307 esponenti delle minoranze religiose detenuti dal regime solamente a partire dal gennaio 2014. Tutti questi prigionieri sono soggetti a torture piscologiche e fisiche e diversi sono praticamente condannati a morte per apostasia. Si tratta di un massacro senza fine al quale, come al solito, la Comunità Internazionale sembra incapace di rispondere.