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zarif

Come prevedibile, le apertura del Ministro degli esteri iraniano in merito ad un possibile negoziato sul programma missilistico di Teheran, sono state smentite categoricamente. Ricordiamo che, intervistato dalla NBC News, Zarif aveva aperto all’idea di un negoziato anche sui missili, “se gli Stati Uniti la smetteranno di vendere armi nella regione”.

Neanche 24 ore dopo è arrivata al netta smentita, ovviamente mascherata sotto le “spoglie diplomatiche”. Il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Seyed Abbas Mousavi, si è affrettato a dichiarare che l’interpretazione data alle parole di Zarif è stata completamente sbagliata e che, in alcun modo, il programma missilistico iraniano è negoziabile. Alle parole di Mousavi, hanno fatto eco quelle del Portavoce della rappresentanza diplomatica iraniana all’ONU, Alireza Miryousefi. Anche Miryousefi ha dichiarato che un dialogo con gli Stati Uniti sul tema dei missili non è assolutamente ipotizzabile.

Peccato che la verità è molto diversa: come dimostrato dal filmato dell’intervista, minuto 5.48, Zarif invita ad iniziare con quanto era già stato pattuito (ovvero il JCPOA) e, una volta tornati a quell’accordo, “se poi vogliono (gli americani) discutere del programma missilistico, allora dobbiamo discutere della quantità di armi che sono vendute nella nostra regione”. Parole chiare che, in gergo diplomatico aprono spazi al negoziato su un tema tabù come il programma missilistico.

Purtroppo per Zarif, lui nel sistema istituzionale iraniano non conta nulla. Questo è stato dimostrato quando Zarif provò a riconoscere la veridicità dell’Olocausto e fu chiamato dal Parlamento a dare conto delle sue parole (era il 2014). Pochi mesi fa, Zarif presentò delle dimissioni fake, poco dopo essere stato totalmente escluso dagli incontri del Presidente Assad in Iran (maggio 2019). Ora quest’ultima smentita e umiliazione, che dimostra – nuovamente – quanto Zarif (e con lui Rouhani), non contino nulla nella gerarchia del potere della Repubblica Islamica.

missile zarif

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Passano gli anni ma, purtroppo, le fake news resistono: una delle piu’ resistenti e’ quella che e’ stata diffusa dall’Iran, in merito all’esistenza di una fatwa – un editto religioso – della Guida Suprema contro le armi nucleari.

Di questa fatwa ha parlato in queste ore, ancora una volta, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, uno che in quanto a sparare fake news dovrebbe ricevere il premio di campione assoluto. Tra le sue fake news piu’ belle, registriamo le bugie dette ultimamente alla CNN in merito al fatto che Teheran sostiene la risoluzione ONU 2231 (quando gli iraniani si dicono soggetti solo al JCPOA…). Senza contare poi le dimissioni fake di Zarif di qualche mese addietro

Ora, sempre sorridente, Zarif se n’e’ andato ancora su Twitter – ripreso ovviamente anche dalle agenzie italiane – per raccontarci che l’Ayatollah Khamenei ha pubblicato una fatwa, per proibire le armi nucleari. Come e’ stato dimostrato da alcuni studi, non esiste sul sito della Guida Suprema, alcuna fatwa in merito alla proibizione delle armi nucleari. Non a caso, dopo numerose pressioni, solamente poco tempo fa e’ stata pubblicata sul sito della Guida una lettera di Khamenei del 2010 – non una fatwa – inviata ai relatori della Conferenza Internazionale di Teheran sul Disarmo e la Non-Proliferazione, in cui si parla della proibizione delle armi nucleari. La lettera venne pubblicata sul sito della Guida Suprema, spacciandola per “nuova fatwa”.

Peccato che, nonostante i tentativi di far passare la lettera come una fatwa, la lettera di Khamenei e’ solamente un foglio bianco, che non ha alcun valore religioso. Questo e’ cosi vero che, gli stessi rappresentanti del regime iraniano, cadono in errore cronologico quando parlano di questa supposta fatwa. Nel 2012, poco prima di essere eletto, Rouhani parlo’ della fatwa di Khamenei, datandola al 2004. La lettera di Khamenei alla Conferenza di Teheran, come suddetto, data 2010 e venne spacciata come fatwa nuova. Non solo non lo era, ma non ne aveva neanche la forma tecnica, dato che le fatwe sono pubblicate in forma di domande di Ayatollah e di risposte ufficiali della Guida Suprema…

Non e’ un caso che, in un articolo pubblicato il 16 luglio 2014 su BBC Persian, l’esperto di diritto internazionale Bahman Aghai Diba, si chiedeva le ragioni per le quali il regime iraniano, fallisse costantemente nel dimostrare la veridicita’ della fatwa sulle armi nucleari. Per Diba, infatti, la lettera del 2010 di Khamenei non aveva alcun valore religioso e rappresentava semplicemente una delle mosse del regime per ingannare la Comunita’ Internazionale (ovviamente Obama e Kerry ci sono caduti in pieno….).

A questo si aggiunga la nota pratica sciita della “taqiyya“, la dissimulazione. Nata per tutelare la vita degli sciiti quando si trovano in una situazione che mette a rischio la loro vita, la taqiyya permette religiosamente di mentire, presentandosi per quello che non si e’ e nascondendo la propria vera identita’. Il regime iraniano, con le storture imposte dal khomeinismo alla fede sciita, ha chiaramente allargato la taqiyya – snaturandone il vero significato – per raggiungere i suoi interessi politici…

 

 

danimarca

Secondo quanto annunciato dal Ministro degli Esteri della Danimarca, Andres Samuelsen, l’Unione Europea avrebbe accettato di mettere una unita’ dell’intelligence iraniana (e due membri di questa unita’), nella lista delle sanzioni.

Copenaghen ha anche fatto i nomi dei due membri dell’Unita’ che verranno sanzionati: si tratta di Saeid Hashemi Moghadam e Assadollah Asadi, ufficialmente “diplomatici” iraniani accreditati a Vienna, ma in realta’ agenti dell’intelligence.

Si tratta di una reazione alle azioni del regime iraniano che, negli ultimi mesi, ha intensificato la sua attivita’ in Europa, cercando soprattutto di colpire rappresentanti dell’opposizione al regime.

I due “diplomatici iraniani” sanzionati dall’UE, sono direttamente coinvolti nel tentativo iraniano di colpire in Francia durante l’annuale meeting del MeK – Mojahedin del Popolo – un evento a cui era presente anche una delegazione di parlamentari italiani, che ha rischiato di perdere la vita.

In queste ore, quindi, il Ministro degli Esteri oldandese Stef Blok ha mandato una lettera al Parlamento, affermando di avere le prove che, dietro la morte di due dissidenti iraniani con passaporto olandese, ci sono proprio i servizi segreti della Repubblica Islamica. Il primo dissidente fu ucciso ad Almere nel 2015, mentre il secondo fu ucciso all’Aja.

Infine, ricordiamo che qualche settimana fa l’Albania ha espulso l’Ambasciatore iraniano a Tirana e un alto diplomato iraniano di stanza nella stessa Ambasciata: i due sono accusati di essere membri dell’intelligence iraniana e di aver complotatto contro la sicurezza nazionale albanese. In particolare, sono accusati di aver provato ad organizzare un attentato durante la partita di calcio Albania – Israele nel 2016.

Questa decisione UE rappresenta un passo importante, ma e’ solo un piccolo passo. Senza inserire nella lista delle sanzioni i Pasdaran, la Forza Quds e tutto il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS) – che e’ sotto il diretto comando di Rouhani – non si riuscira’ veramente a fermare l’attivita’ eversiva di Teheran in Europa e nel mondo intero!

bolton

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La politica iraniana – per chi la segue veramente – e’ spesso un libro aperto, dove le risposte sui crimini del regime, arrivano spesso dall’interno del Paese. Il problema e’ che, molti analisti e politici Occidentali, non osservano veramente quanto accade nella Repubblica Islamica, ma preferiscono parlare per slogan. Cosi, per chiarirci, fa la Mogherini…

Un esempio su tutti e’ quanto accaduto in Iran in merito alla legge contro il riciclaggio di denaro. Si tratta di una norma richiesta dal Financial Action Task Force (FATF), come precondizione per togliere la Repubblica Islamica dalla lista nera dei Paesi non affidabili per le transazioni finanziarie. Tale norma, gia’ estremamente debole, e’ stata quindi approvata dal Parlamento iraniano e poi cassata dal Consiglio dei Guardiani, che l’ha ritenuta contraria agli interessi nazionali (perche’ renderebbe piu’ difficile il finanziamento del terrorismo internazionale da parte di Teheran).

Dopo la decisione del Consiglio dei Guardiani, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ribadiamo: il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ha affermato in una intervista che “molte persone beneficiano del ricilaggio di denaro in Iran” e che “il riciclaggio di denaro in Iran e’ una realta‘”. Apriti cielo: dopo le parole di Zarif sono arrivate le proteste da parte della Magistratura iraniana e i parlamentari iraniani hanno chiesto di convocare subito il Ministro per chiarimenti. I piu’ radicali chiedono direttamente l’impeachment di Zarif.

Di tutto questo dibattito, come suddetto, non c’e’ traccia sulla stampa Occidentale, ne nelle parole della Mogherini quando incontra o parla al telefono con Zarif. Ne, tantomeno, c’e’ stata traccia durante i dialoghi romani del MED, troppo impegnati a propagandare la validita’ del JCPOA e la cattiveria di Washington…Tanto poi, se l’Iran continuera’ a finanziare il peggior terrorismo internazionale, si potra’ sempre dire che “ha stato Trump”…

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Dopo vari dinieghi da parte delle autorita’ iraniane, alla fine – davanti alla prova dei fatti – il regime e’ stato costretto ad ammettere la verita’: esiste una proposta di legge che potrebbe essere presto presentata al Parlamento iraniano, per porre definitivamente sotto controllo dei militari, la Rete Internet.

Secondo la proposta di legge – composta da 33 articoli e 4 paragrafi – intende porre tutta la Rete Internet del Paese sotto il controllo dello Stato Maggiore delle Forze Armate (GSAF), che opera sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei.

Se questa proposta di legge passasse, alle Forze Armate iraniane verrebbe garantita la possibilita’ di censurare definitivamente tutto il materiale online e monitorare totalmente l’attivita’ degli utenti, impedendo agli utenti di accedere a contenuti digitali non approvati dallo Stato. Questa proposta di legge si unisce alla decisione del regime di lanciare, nel 2016, una Rete Internet Nazionale, che ha gia’ incrementato notevolmente il potere degli apparati di sicurezza di censurare la Rete.

Il progetto di legge nel secondo capitolo, prevede che tutta la protezione dei dati privati, passi sotto il controllo della TIC, la Compagnia di Telecomunicazione, ufficialmente sotto il controllo del Ministero delle Telecomunicazioni, ma in realta’ alle dirette dipendenze non solo della Guida Suprema, ma degli stessi Pasdaran (come lo schema in basso dimostra).

Il terzo e il quarto capitolo della legge, quindi, si propongono di promuovere una rete di messaggistica istantanea nazionale, ovviamente a scapito delle applicazioni sinora usate dagli utenti iraniani per sfuggire alla censura (soprattutto Telegram). Per chi continuera’ ad usare applicazioni di messaggistica istantanea proibite, secondo l’articolo 27, e’ prevista la reclusione da sei mesi a due anni.

Cosi, mentre personalita’ come la Mogherini continuano a discutere su come salvare Teheran dalle nuove sanzioni americane, in Iran il regime lavora indisturbato per chiudere definitivamente ogni minimo spiraglio di liberta’ per la popolazione civile.

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Per una volta a far emergere i crimini e le violazioni del regime iraniano non e’ il “cattivone” e “buzzurro” Donald Trump. Questa volta e’ l’intelligence interna tedesca – per la precisione quella del Baden-Württemberg – ha rivelare le attivita’ illecite di Teheran. Secondo quanto riportato dai media, in un report di ben 345 pagine, i servizi tedeschi hanno informato le autorita’ in merito al tenativo iraniano di acquisire tecnologia industriale e materiale dual use, per fini militari. .

In particolare, nel report viene denunciato il tentativo iraniano di acquisire tecnologia avanzata per il programma missilistico durante il 2017. Per la precisione l’Iran – come il Pakistan e la Siria – avrebbe ricercato questo know-how per ottimizzare la precsione dei suoi armamenti di distrizione di massa.

Ricordiamo che, gia’ nel febbraio scorso, l’intelligence tedesca aveva denunciato l’acquisto, da parte di alcuni imprenditori iraniani, di materiale industriale dual use dalla compagnia Krempel. Questo materiale sarebbe stato poi usato in Siria durante un attacco chimico che ha ferito 24 siriani. Il Governo tedesco avrebbe quindi sostenuto che il materale commerciato non era dual-use ma, guarda caso, da quel momento il business tra l’Iran e la Krempel e’ stato bloccato.

Aggiungiamo anche che da mesi l’intelligence tedesca denuncia i tentativi iraniani di spionaggio all’interno della Germania, messi in atto non solo tramite suoi agenti, ma anche attraverso terroristi legati ad Hezbollah (soprattutto verso gli oppositori). A tal proposito, ricordiamo che gia’ nell’Ottobre del 2017, il servizio segreto interno del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, aveva denunciato come il regime iraniano lavorasse per infiltrare suoi agenti tra i rifugiati sciiti in arrivo in Germania. Oltre il 50% di questi “rifugiati”, infatti, risultava avere contatti con Hezbollah.

 

 

 

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Le forze di sicurezza Afghane hanno arrestato dieci persone nella Provincia di Herat, con l’accusa di aver pianificato di compiere un attacco durante la cerimonia di inaugurazione dei lavori per la costruzione del TAPI, il gasdotto che unirà Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India.

I dieci, secondo quanto riportato dai media Afghani, si sono pentiti prima di compiere l’attacco e si sono consegnati alle autorità. Durante gli interrogatori, i miliziani hanno rivelato di essere stati addestrati in Iran e che il loro compito era quello di sabotare il gasdotto TAPI.

Ma perché a Teheran volevano far saltare in aria questo gasdotto? La risposta e’ semplice: l’establishment iraniano vede questo gasdotto come un pericoloso competitor. La Repubblica Islamica, infatti, non vede di buon occhio la volonta’ del Turkmenistan di diversificare le sue esportazioni di gas, stringendo la cooperazione con Afghanistan, Pakistan ed India (e riducendo anche le tensioni tra Kabul, Islamabad e New Delhi).

Nonostante i Taliban abbiano annunciato che non avrebbero attaccato il TAPI – perché interesse nazionale del Paese – gli studenti coranici sono molto divisi al loro interno. Esiste una fazione che sta chiaramente costruendo rapporti privilegiati con Teheran, ricevendo dai Pasdaran e dalle fondazioni religiose sciite, armi e finanziamenti (nonostante le divergente teologiche).

D’altronde, non e’ la prima volta che l’Iran porta avanti sabotaggi di importanti infrastrutture nell’Afghanistan Occidentale: tempo addietro, gli Afghani denunciarono che Teheran aveva impedito la costruzione di dighe idroelettriche nelle Province di Herat e Nimroz, al fine di non impedire alle acque dei fiumi afghani di scorrere in Iran.