Archivio per la categoria ‘Iran Armi’

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Secondo quanto annunciato dal Ministro degli Esteri della Danimarca, Andres Samuelsen, l’Unione Europea avrebbe accettato di mettere una unita’ dell’intelligence iraniana (e due membri di questa unita’), nella lista delle sanzioni.

Copenaghen ha anche fatto i nomi dei due membri dell’Unita’ che verranno sanzionati: si tratta di Saeid Hashemi Moghadam e Assadollah Asadi, ufficialmente “diplomatici” iraniani accreditati a Vienna, ma in realta’ agenti dell’intelligence.

Si tratta di una reazione alle azioni del regime iraniano che, negli ultimi mesi, ha intensificato la sua attivita’ in Europa, cercando soprattutto di colpire rappresentanti dell’opposizione al regime.

I due “diplomatici iraniani” sanzionati dall’UE, sono direttamente coinvolti nel tentativo iraniano di colpire in Francia durante l’annuale meeting del MeK – Mojahedin del Popolo – un evento a cui era presente anche una delegazione di parlamentari italiani, che ha rischiato di perdere la vita.

In queste ore, quindi, il Ministro degli Esteri oldandese Stef Blok ha mandato una lettera al Parlamento, affermando di avere le prove che, dietro la morte di due dissidenti iraniani con passaporto olandese, ci sono proprio i servizi segreti della Repubblica Islamica. Il primo dissidente fu ucciso ad Almere nel 2015, mentre il secondo fu ucciso all’Aja.

Infine, ricordiamo che qualche settimana fa l’Albania ha espulso l’Ambasciatore iraniano a Tirana e un alto diplomato iraniano di stanza nella stessa Ambasciata: i due sono accusati di essere membri dell’intelligence iraniana e di aver complotatto contro la sicurezza nazionale albanese. In particolare, sono accusati di aver provato ad organizzare un attentato durante la partita di calcio Albania – Israele nel 2016.

Questa decisione UE rappresenta un passo importante, ma e’ solo un piccolo passo. Senza inserire nella lista delle sanzioni i Pasdaran, la Forza Quds e tutto il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS) – che e’ sotto il diretto comando di Rouhani – non si riuscira’ veramente a fermare l’attivita’ eversiva di Teheran in Europa e nel mondo intero!

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La politica iraniana – per chi la segue veramente – e’ spesso un libro aperto, dove le risposte sui crimini del regime, arrivano spesso dall’interno del Paese. Il problema e’ che, molti analisti e politici Occidentali, non osservano veramente quanto accade nella Repubblica Islamica, ma preferiscono parlare per slogan. Cosi, per chiarirci, fa la Mogherini…

Un esempio su tutti e’ quanto accaduto in Iran in merito alla legge contro il riciclaggio di denaro. Si tratta di una norma richiesta dal Financial Action Task Force (FATF), come precondizione per togliere la Repubblica Islamica dalla lista nera dei Paesi non affidabili per le transazioni finanziarie. Tale norma, gia’ estremamente debole, e’ stata quindi approvata dal Parlamento iraniano e poi cassata dal Consiglio dei Guardiani, che l’ha ritenuta contraria agli interessi nazionali (perche’ renderebbe piu’ difficile il finanziamento del terrorismo internazionale da parte di Teheran).

Dopo la decisione del Consiglio dei Guardiani, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ribadiamo: il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ha affermato in una intervista che “molte persone beneficiano del ricilaggio di denaro in Iran” e che “il riciclaggio di denaro in Iran e’ una realta‘”. Apriti cielo: dopo le parole di Zarif sono arrivate le proteste da parte della Magistratura iraniana e i parlamentari iraniani hanno chiesto di convocare subito il Ministro per chiarimenti. I piu’ radicali chiedono direttamente l’impeachment di Zarif.

Di tutto questo dibattito, come suddetto, non c’e’ traccia sulla stampa Occidentale, ne nelle parole della Mogherini quando incontra o parla al telefono con Zarif. Ne, tantomeno, c’e’ stata traccia durante i dialoghi romani del MED, troppo impegnati a propagandare la validita’ del JCPOA e la cattiveria di Washington…Tanto poi, se l’Iran continuera’ a finanziare il peggior terrorismo internazionale, si potra’ sempre dire che “ha stato Trump”…

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Dopo vari dinieghi da parte delle autorita’ iraniane, alla fine – davanti alla prova dei fatti – il regime e’ stato costretto ad ammettere la verita’: esiste una proposta di legge che potrebbe essere presto presentata al Parlamento iraniano, per porre definitivamente sotto controllo dei militari, la Rete Internet.

Secondo la proposta di legge – composta da 33 articoli e 4 paragrafi – intende porre tutta la Rete Internet del Paese sotto il controllo dello Stato Maggiore delle Forze Armate (GSAF), che opera sotto il controllo della Guida Suprema Ali Khamenei.

Se questa proposta di legge passasse, alle Forze Armate iraniane verrebbe garantita la possibilita’ di censurare definitivamente tutto il materiale online e monitorare totalmente l’attivita’ degli utenti, impedendo agli utenti di accedere a contenuti digitali non approvati dallo Stato. Questa proposta di legge si unisce alla decisione del regime di lanciare, nel 2016, una Rete Internet Nazionale, che ha gia’ incrementato notevolmente il potere degli apparati di sicurezza di censurare la Rete.

Il progetto di legge nel secondo capitolo, prevede che tutta la protezione dei dati privati, passi sotto il controllo della TIC, la Compagnia di Telecomunicazione, ufficialmente sotto il controllo del Ministero delle Telecomunicazioni, ma in realta’ alle dirette dipendenze non solo della Guida Suprema, ma degli stessi Pasdaran (come lo schema in basso dimostra).

Il terzo e il quarto capitolo della legge, quindi, si propongono di promuovere una rete di messaggistica istantanea nazionale, ovviamente a scapito delle applicazioni sinora usate dagli utenti iraniani per sfuggire alla censura (soprattutto Telegram). Per chi continuera’ ad usare applicazioni di messaggistica istantanea proibite, secondo l’articolo 27, e’ prevista la reclusione da sei mesi a due anni.

Cosi, mentre personalita’ come la Mogherini continuano a discutere su come salvare Teheran dalle nuove sanzioni americane, in Iran il regime lavora indisturbato per chiudere definitivamente ogni minimo spiraglio di liberta’ per la popolazione civile.

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Per una volta a far emergere i crimini e le violazioni del regime iraniano non e’ il “cattivone” e “buzzurro” Donald Trump. Questa volta e’ l’intelligence interna tedesca – per la precisione quella del Baden-Württemberg – ha rivelare le attivita’ illecite di Teheran. Secondo quanto riportato dai media, in un report di ben 345 pagine, i servizi tedeschi hanno informato le autorita’ in merito al tenativo iraniano di acquisire tecnologia industriale e materiale dual use, per fini militari. .

In particolare, nel report viene denunciato il tentativo iraniano di acquisire tecnologia avanzata per il programma missilistico durante il 2017. Per la precisione l’Iran – come il Pakistan e la Siria – avrebbe ricercato questo know-how per ottimizzare la precsione dei suoi armamenti di distrizione di massa.

Ricordiamo che, gia’ nel febbraio scorso, l’intelligence tedesca aveva denunciato l’acquisto, da parte di alcuni imprenditori iraniani, di materiale industriale dual use dalla compagnia Krempel. Questo materiale sarebbe stato poi usato in Siria durante un attacco chimico che ha ferito 24 siriani. Il Governo tedesco avrebbe quindi sostenuto che il materale commerciato non era dual-use ma, guarda caso, da quel momento il business tra l’Iran e la Krempel e’ stato bloccato.

Aggiungiamo anche che da mesi l’intelligence tedesca denuncia i tentativi iraniani di spionaggio all’interno della Germania, messi in atto non solo tramite suoi agenti, ma anche attraverso terroristi legati ad Hezbollah (soprattutto verso gli oppositori). A tal proposito, ricordiamo che gia’ nell’Ottobre del 2017, il servizio segreto interno del Lander della Renania Settentrionale-Vestfalia, aveva denunciato come il regime iraniano lavorasse per infiltrare suoi agenti tra i rifugiati sciiti in arrivo in Germania. Oltre il 50% di questi “rifugiati”, infatti, risultava avere contatti con Hezbollah.

 

 

 

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Le forze di sicurezza Afghane hanno arrestato dieci persone nella Provincia di Herat, con l’accusa di aver pianificato di compiere un attacco durante la cerimonia di inaugurazione dei lavori per la costruzione del TAPI, il gasdotto che unirà Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India.

I dieci, secondo quanto riportato dai media Afghani, si sono pentiti prima di compiere l’attacco e si sono consegnati alle autorità. Durante gli interrogatori, i miliziani hanno rivelato di essere stati addestrati in Iran e che il loro compito era quello di sabotare il gasdotto TAPI.

Ma perché a Teheran volevano far saltare in aria questo gasdotto? La risposta e’ semplice: l’establishment iraniano vede questo gasdotto come un pericoloso competitor. La Repubblica Islamica, infatti, non vede di buon occhio la volonta’ del Turkmenistan di diversificare le sue esportazioni di gas, stringendo la cooperazione con Afghanistan, Pakistan ed India (e riducendo anche le tensioni tra Kabul, Islamabad e New Delhi).

Nonostante i Taliban abbiano annunciato che non avrebbero attaccato il TAPI – perché interesse nazionale del Paese – gli studenti coranici sono molto divisi al loro interno. Esiste una fazione che sta chiaramente costruendo rapporti privilegiati con Teheran, ricevendo dai Pasdaran e dalle fondazioni religiose sciite, armi e finanziamenti (nonostante le divergente teologiche).

D’altronde, non e’ la prima volta che l’Iran porta avanti sabotaggi di importanti infrastrutture nell’Afghanistan Occidentale: tempo addietro, gli Afghani denunciarono che Teheran aveva impedito la costruzione di dighe idroelettriche nelle Province di Herat e Nimroz, al fine di non impedire alle acque dei fiumi afghani di scorrere in Iran.

 

 

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Non e’ una novità apprendere che il regime iraniano usa velivoli destinati all’aviazione civile, al fine di inviare jihadisti sciiti in Siria per combattere al fianco dell’esercito di Assad.

E’ noto che Teheran usa in particolare i vettori della Mahan Air, che tra le sue destinazioni internazionali ha anche l’aeroporto milanese di Malpensa. Nonostante le denunce, ad oggi, ne il Gruppo SEA – gestore dello scalo – ne i vertici politici milanesi, hanno pensato di intervenire per fermare la compagnia iraniana. Cio’, a dispetto del fatto che le normative della ICAO riguardanti l’aviazione civile, vietano espressamente l’uso dei vettori destinati al traffico passeggeri, per scopi militari. 

In queste ore, quindi, e’ stato scoperto che la Repubblica Islamica usa anche i vettori della Iran Air, compagnia di bandiera iraniana, per trasferire jihadisti in Siria. La violazione e’ stata dimostrata dall’account Twitter “Iran in Syria”, che ha pubblicato le foto (alcune riportate in basso a questo articolo) di miliziani sciiti di origine afghana, mentre si imbarcavano su un volo in partenza da Teheran e diretto a Tadmur, in Siria. Questi jihadisti sciiti, quindi, sono stati successivamente fotografati e ripresi in Siria in mimetica, mentre combattevano per il regime di Damasco (Tweet).

Stante quanto dimostrato, e’ necessario che la compagnia franco-italiana ATR, sospenda immediatamente l’accordo firmato con la Iran Air, per la vendita di 20 ATR 72-600 (con una opzione di altri venti), valevole oltre un miliardo di euro. Non e’ possibile infatti garantire che, i vettori che verranno consegnati dalla ATR, non vengano usati per scopi militari, per trasferire in Siria (e altrove), non solo miliziani, ma anche armi e munizioni.

La continuazione di questo accordo, lo ricordiamo, porterebbe eventualmente anche la stessa ATR a rendersi complice delle violazioni delle normative internazionali dell’ICAO, da anni commesse dal regime iraniano!

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Il Ministero dell’Interno egiziano, ha rivelato di aver scoperto e arrestato una cellula terrorista legata alla Fratellanza Mussulmana. La cellula era composta da 13 individui, i cui obiettivi erano quelli di compiere attentati nel Paese, non solo contro istituzioni nazionali, ma anche contro luoghi di culto cristiani. 

Nei covi usati dai terroristi, sono state trovate armi ed esplosivi di fabbricazione iraniana. Una nuova conferma delle strette relazioni tra il regime di Teheran e la Fratellanza Mussulmana (ricordiamo la famosa visita di Ahmadinejad in Egitto, durante la deleteria Presidenza di Morsi).

Non solo: qualche giorno fa Isis ha pubblicato un video in cui mostrava dei cecchini colpire dei soldati egiziani, nella Penisola del Sinai. Il terroristi di Isis, in quel video, usavano fucili di precisione AM50, già usati dai ribelli Houthi in Yemen.

Si tratta dell’ennesima prova del ruolo eversivo del regime iraniano nella regione Mediorientale – e non solo…Tra le altre cose, osservatori egiziani hanno denunciato il ruolo dei Pasdaran iraniani nel traffico di armi che avviene, per mezzo di tunnel, tra la Penisola del Sinai e la Striscia di Gaza.

Un traffico che vede protagonisti anche i terroristi libanesi di Hezbollah: il caso esemplare fu quello di Sami Shihad, operativo dell’Unita’ 1800 di Hezbollah, arrestato in Egitto nel 2009 per aver trafficato armi tra Iran, Sudan, Penisola del Sinai e Gaza. Sami Shihad riusci a scappare dalle prigioni egiziani e arrivare liberamente a Beirut, per riapparire in pubblico ad una manifestazione di Hezbollah nel 2011. La cosa, risulta meno incredibile se si pensa che, nel 2013, la procura egiziana apri’ una indagine contro Mohammed Morsi, per aver passato informazioni relative alla sicurezza dello stato non solo a Hamas, ma anche ad Hezbollah.

Il chiaro obiettivo di Teheran e’ quello di avere, anche in Egitto, cellule terroriste pronte ad agire – quando richiesto – per fomentare instabilità nel Paese e conseguenti proteste anti Governative.