Archivio per la categoria ‘Iran America Latina’

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E’ morto ieri in Iran l’Ayatollah Hashemi Rafsanjani, ex Presidente, nonchè uomo ombra dell’attuale Presidente Rouhani e colui che ha permesso ad Ali Khamenei di essere nominato Guida Suprema della Repubblica Islamica alla morte di Khomeini (nonostante la mancanza totale dei titoli religiosi richiesti).

La scomparsa di personalità politiche di primo livello del regime iraniano, rappresenta sempre una liberazione. Si tratta, infatti, di figure che hanno direttamente contribuito all’oppressione di un intero popolo e alla morte di innocenti civili. Nel caso di Rafsanjani, inoltre, la sua dipartita rappresenta anche la fine della vita terrena di un vero e proprio fiancheggiatore del terrorismo internazionale. Durante la Presidenza di Rafsanjani, considerato addirittura un ‘moderato’, il regime iraniano ha dato il meglio di sè nel sostegno a terribili azioni di terrorismo internazionale (Washington Institute). Con la benedizione di Rafsanjani, infatti, furono:

  • uccisi nel 1992 a Berlino, all’interno del ristorante Mykonos, importanti rappresentanti dell’opposizione curda iraniana in esilio. I loro nomi erano Sadegh Sharafkandi, Fattah Abdoli e Homayoun Ardalan, a cui va aggiunto il traduttore Nuri Dehkordi. I quattro, vennero crivellati di colpi in una esecuzione in pieno stile mafioso. L’intelligente tedesca accertò il coinvolgimento dell’allora Ambasciatore iraniano in Germania, Hossein Musavian – oggi ricercatore universitario negli Stati Uniti – e dei massimi vertici del regime iraniano (in primis Khamenei e Rafsanjani);
  • venne fatta saltare in aria l’Ambasciata israeliana a Buenos Aires (1992). Ventinove persone innocenti perirono nell’attentato e anche in questo caso, nonostante l’esecuzione materiale da parte di Hezbollah, venne provato il coinvolgimento diretto delle autorità iraniane, nella pianificazione e nel finanziamento dell’attentato;
  • un attentato suicida fece crollare l’intero edificio dell’AMIA, associazione ebraica a Buenos Aires (1994). Nell’attentato perirono oltre 80 civili innocenti. Anche in questo caso, nonostante materialente l’attentato venne compiuto da Hezbollah, l’INTERPOL provò il coinvolgimento delle massime cariche del regime di Teheran ed emise addirittura un mandato di cattura internazionale contro lo stesso Rafsanjani. Nella speciale commissione che diede luce verde a questo attentato, era presente anche l’attuale Presidente Rouhani. Le inchieste del Procuratore argentino Alberto Nisman, dimostrano l’esistenza di un accordo tra l’ex Presidentessa argentina Cristina Kirchner e l’Iran, per mettere a tacere il coinvolgimento della Repubblica Islamica nell’attentato. Nisman ha pagato con la vita le sue inchieste, ed è stato ucciso nel gennaio del 2015, il giorno prima della sua testimonianza davanti al Parlamento argentino sul segreto accordo Buenos Aires – Teheran (No Pasdaran);
  • furono attaccate le Khobar Towers in Arabia Saudita (1996). Perirono 20 persone, per la maggior parte americani in servizio in nel Golfo. L’attentato fu rivendicato da Hezbollah Arabia Saudita e le indagini americane dimostrarono, neanche a dirlo, il ruolo centrale del regime iraniano. Recentemente, i sauditi hanno arrestato la mente di quell’attentato, tale Ahmed al-Mughassil, che per anni ha vissuto nascosto a Beirut sotto protezione di Hezbollah (New York Times).

Al curriculum terrorista di Rafsanjani, va aggiunto il suo ruolo determinate nell’ingresso dei Pasdaran nell’economia iraniana. Con la scusa della ricostruzione post guerra Iran – Iraq, Rafsanjani premise alle compagnie delle Guardie Rivoluzionarie di ottenere contratti in ogni settore del sistema economico della Repubblica Islamica, con il risultato che oggi queste compagnie controllano oltre il 50% dell’economia visibile e tutta quella sommersa (compreso il traffico di droga dalla frontiera con l’Afghanistan).

Questa in breve quanto ha realizzato Rafsanjani per l’Iran e il mondo, nella sua lunga vita di uomo cardine di un regime fondamentalista e repressivo. Per tutte queste ragioni, vanno ritenute ipocrite le lacrime di chi lo piangerà e chi ne tesserà addirittura le lodi. Chi lo farà, infatti, dovrà rendersi conto di aver indirettamente espresso ammirazione per un uomo che, sulla sua strada, ha lasciato prevalentemente sangue e dolore!

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Non sappiamo come la storia giudicherà il Presidente Americano uscente Barak Obama. Quello che sappiamo con certezza è che, per quanto concerne il Medioriente ed in particular modo l’Iran, sarà ricordato come colui che ha dato nuova linfa vitale ad un regime fondamentalista, probabilmente garantendogli la possibilità di divenire un Paese nucleare nel prossimo futuro. Gli effetti collaterali impazziti dell’Iran Deal, infatti, si vedono quotidianamente. Alcuni di questi hanno riververi geopolitici sulla regione Mediorientale – come ad esempio l’invasione delle milizie sciite filo-Teheran in Siria e in Iraq – altri sono meno visibili, ma certamente altrettanto pericolosi.

Uno di questi effetti collaterali impazziti delle politiche di appeasement obamiane, lo apprendiamo in queste ore dalla agenzia di stampa iraniana ISNA: secondo quanto riportato, la Repubblica Islamica dell’Iran e Cuba, avrebbero concordato di creare un laboratorio congiunto di nanotecnologie all’Avana. L’accordo è stato raggiunto durante la visita a Teheran di Fidel Castro Diaz-Balart, consigliere scientifico del Presidente cubano Raul Castro. Arrivato in Iran, Diaz-Balart ha incontrato il Vice Presidente Sorena Sattari, responsabile per Rouhani del settore Scienza e Tecnologia.

Questa notizia deve preoccupare estremamente la Comunità Occidentale. Com’è noto, senza entrare nei dettagli tecnici, le nanotecnologie sono applicabili non soltanto con scopi positivi, ma anche per pericolosi fini militari. Grazie alla manipolazione della materia a livello di atomo, le nanotecnologie possono permettere lo sviluppo di armi di distruzione di massa non soltanto di tipo nucleare – la miniaturizzazione dell’arma atomica per un suo facile trasporto – ma biologico e chimico. Non solo: anche a livello di strumentazione militare, le nanotecnologie possono permettere la creazione, ad esempio, di mini droni capaci di carpire pericolose informazioni. Certamente, questo genere di consapevolezza e know how in mano al regime iraniano, deve allarmare tutti gli Stati, particolarmente quelli democratici. Ciò, anche alla luce delle relazioni del regime iraniano con numerosi gruppi terroristi – primo fra tutti Hezbollah – che potrebbero usare queste tecnologie per colpire obiettivi Occidentali.

Lo scorso agosto il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha visitato Cuba, avviando una nuova cooperazione. Una cooperazione che prevede anche una influenza religiosa, come dimostrato dal proselitismo dei centri sciiti-khomeinisti nella piccola isola del centro America. Qui, l’uomo chiave di Teheran si chiama Edgardo Ruben Assad, noto come Shoeil. Nato in Argentina, Shoeil è considerato il più influente agente dell’Iran in America Latina, in diretto contatto con il clerico Mohsen Rabbani. Rabbani, oggi emissario di Khamenei a Qom, è stato attaché culturale iraniano a Buenos Aires e, grazie a questa posizione, ha organizzato l’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, a Buenos Aires. Su di lui pende un mandato di cattura dell’Interpol.

Qui di seguito due video della TV del regime iraniano in spagnolo, Hispano TV, sulla comunità sciita khomeinista a Cuba. L’uomo che vedrete nel filmato, è proprio Edgardo Ruben Assad…

Una cellula di Hezbollah e’ stata individuata a Miami, e fermata con l’accusa di riciclaggio di denaro a favore dei cartelli della droga colombiani. La cellula era composta da tre uomini. I tre,  avevano messo in atto delle complicate azioni bancarie, al fine di ripulire 500,000 dollari provenienti dal traffico di stupefacenti (Miami Herald).

Il capo della cellula era Mohammad Ahmad Ammar, 31 anni, residente in Colombia. Ammar e’ stato fermato a Miami e ora si trova in carcere. Un secondo terrorista, Hassan Mohsen Mansour, e’ stato arrestato a Parigi, mentre il terzo, tale Ghassan Diab, e’ riuscito a scappare (si ritiene che si trovi ora o in Nigeria o direttamente in Libano). L’agenzia Americana DEA sta investicando sul caso, collegandolo anche ad un altro caso precedente, che ha visto l’arresto di 22 persone collegate al cartello della droga messicano del boss Joaquin “El Chapo” Guzman (Miami Herald).

Secondo quanto denuncia la DEA (Drug Enforcement Administration), Mohammad Ahmad Ammar aveva il compito di ripulire il denaro derivante dal traffico di troga dei cartelli di Medellin. A tal fine, Ammar ha effettuato transazioni tra Dubai e diversi Paesi del mondo quali Spagna, Olanda, Gran Bretagna, Australia e in Africa. La cellula di Hezbollah e’ stata incastrata grazie a degli infiltrate della DEA, che hanno chiesto ai terroristi del Partito di Dio di aiutarli a ripulire del denaro sporco. Ricordiamo che, dal Febbraio 2016, la DEA ha avviato una operazione speciale per fermare i contatti tra Hezbollah e i cartelli della droga, denominata “Progetto Cassandra”. Secondo l’agenzia Americana, grazie a questo rapporto criminale, Hezbollah otterrebbe oltre 400 milioni di dollari di introiti annuali. Soldi che, ovviamente, servono a Nasrallah per finanziare la jihad filo-khomeinista nel mondo, soprattutto in Siria.

Questa nuova inchiesta, riprova nuovamente il ruolo di Hezbollah nel traffico di droga e, in particolare, i rapporti tra il gruppo terrorista libanese e i cartelli criminali in America Latina.

Per approfondire: “Hizbullah narco-terrorism: A growing cross-border threat

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Mohammad Ahmad Ammar

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Ghassan Diab

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Hassan Mansour

 

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17 Marzo del 1992 ore 14:45: una esplosione squarcia l’edificio dell’Ambasciata di Israele nella capitale argentina di Buenos Aires. L’esplosione era il frutto di una macchina bomba piazzata di fronte alla sede diplomatica israeliana. L’esito di quel terribile attacco fu la morte di 29 innocenti e il ferimento di altre 242 persone. 

Come le indagini scoprirono in seguito, materialmente l’attentato fu opera di terroristi di Hezbollah. Tra le altre cose, l’esplosione non solo distrusse l’Ambasciata israeliana, ma anche una vicina Chiesa e una scuola.

La decisione di attaccare obiettivi ebraici in Argentina, pero’, fu presa direttamente dall’Iran. L’attacco del 1992, infatti, fu direttamente organizzato da Mohsen Rabbani, Pasdaran inviato in Argentina con la carica ufficiale di attache’ culturale. Insieme a Rabbani, ad aver organizzato l’attentato fu il noto terrorista di Hezbollah Imad Fayez Mughniyeh, poi eliminato nel 2008. Le responsabilità iraniane nell’attentato, per la cronaca, furono provate sia da intercettazioni ottenute dall’interno dell’Ambasciata di Teheran a Buenos Aires, sia dalle rivelazioni di Abolghasem Mesbahi, ex agente del MOIS (l’intelligence iraniana).

Per ben due anni dall’attentato all’Ambasciata di Israele, l’Argentina non cavo’ un ragno dal buco nelle investigazioni. Questo, nonostante quell’attacco fosse stato subito rivendicato dalla Jihad Islamica, allora sigla usata da Hezbollah durante gli attentati. Una svolta nelle indagini arrivo’ solamente nel 1994 e costo’ la vita ad altre 85 persone.

Fu solamente dopo un altro attentato di Hezbollah contro il centro ebraico AMIA di Buenos Aires, che vennero allo scopoerto i nomi dei responsabili di quella serie di attacchi. Mohsen Rabbani fu per breve tempo detenuto in Germania per il suo coinvolgimento nell’attentato del 1992, mentre per l’AMIA addirittura l’Interpol emise mandati di cattura verso personalità iraniane di primo livello quali Ahmad Vahidi – ex capo della Forza Qods e ex Ministro della Difesa – Ali Fallahijan – ex Ministro dell’Intelligence – e lo stesso Ali Akbar Rafsajani – allora Presidente iraniano e oggi mentore di Hassan Rouhani.

A tal proposito, i procuratori argentini Alberto Nisman e Marcelo Martinez Burgos, dimostrarono come l’ordine degli attacchi parti’ direttamente da Ali Khamenei, con il sostegno dello stesso Hassan Rouhani, all’epoca Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale.

Questo articolo e’ dedicato alla memoria del Procuratore argentino Alberto Nisman, coraggioso servitore del suo Paese che ha pagato con la vita l’aver dimostrato il ruolo iraniano nel terrorismo internazionale e soprattutto le sporche connivenze tra Teheran e Buenos Aires per insabbiare la verità.

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Shock. Solo queste parole possono riassumere la notizia arrivata in queste ore dall’Argentina. Alberto Nisman, il coraggioso procuratore Argentino che aveva accusato il regime iraniano di aver compiuto l’attentato contro il Centro Ebraico AMIA nel 1994, è stato trovato morto nella sua casa. Negli ultimi tempi, il Procuratore era apparso spesso sui giornali, accusando la Presidente Kirchner, di voler coprire le responsabilità iraniane nell’attentato terrorista. Lo scopo di questa politica, sosteneva Nisman, era quello di normalizzare le relazioni tra Buenos Aires e Teheran.

Proprio in queste ore, il Procuratore Nisman doveva testimoniare davanti ad una Commissione speciale del Parlamento argentino, in merito all’attentato dell’AMIA. Secondo quanto è stato rivelato, il Procuratore Nisman avrebbe avuto l’intenzione di rivelare l’accordo segreto tra Argentina e Repubblica dell’Iran, ovvero la piena assoluzione per i rappresentanti del regime islamico. Per la cronaca, il Procuratore Nisman è stato trovato senza vita, nella sua casa, in una pozza di sangue. Sinora gli inquirenti non hanno ancora dichiarato, ufficialmente, la causa del decesso.

Vogliamo ricordare che, per l’attentato contro l’AMIA – 85 morti e 200 feriti – l’Interpol emise mandati di cattura per ben sei rappresentanti del regime iraniano: Ali Akbar Rafsanjani, Ali Fallahijan, Ahmad Vahidi, Moshen Rezaee, Ahmad Reza Asghari e Imad Fayez Mughniyeh (uomo di Hezbollah, ucciso nel 2008, ma sempre stato al servizio di Teheran). Per quel terribile attacco, ancora oggi, nessuno ha veramente pagato.

La morte del Procuratore Nisman – indipendentemente dalla causa stessa del decesso – rappresenta un colpo durissimo per la verità, per la lotta al terrorismo e per dare giustizia alle vittime.

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Del nuovo Iran ormai discute da tempo tutto il mondo. Come abbiamo detto e come dimostrato, nella Repubblica Islamica non è davvero cambiato nulla anzi, al contrario, le condanne a morte e gli attacchi contro gli oppositori, si sono intensificati e brutalizzati. Nonostante la charm diplomacy che il regime sta portando avanti, anche il fine ultimo ed unico degli Ayatollah non è mai cambiato e una nuova riprova, in queste ore, è arrivata dalle parole del Pasdaran Ahmad Vahidi, ex Ministro della Difesa di Ahmadinejad ed attuale capo del Centro di Ricerca di Difesa dell’esercito.

In un discorso pronunciato alla Imam Hussein University, Ateneo di formazione degli ufficiali dei Pasdaran, Ahmad Vahidi ha rimarcato la centralità dell’esportazione della rivoluzione khomeinista nel mondo e la necessità di usare ogni mezzo per ottenere questo obiettivo. Vahidi ha testualmente affermato che “quando noi [l’Iran, N.d.A.] diciamo che ‘dobbiamo costruire il mondo’, questo significa che dobbiamo esportare la rivoluzione. Ovvero, dobbiamo costruire il mondo sulla base della dottrina e degli insegnamenti della rivoluzione islamica“. Ancora, commentando l’attuale negoziato nucleare tra Teheran e il Gruppo del 5+1, Vahidi ha evidenziato come “coloro che parlando di ‘ritorno dell’Iran all’interno della Comunità internazionale’, intendono dire che noi dobbiamo essere coerenti con la nostra identità rivoluzionaria, indipendentista e anti Occidentale, nello sforzo di esportare la rivoluzione e il pensiero Islamico“. Infine, commentando i recenti eventi, Vahidi ha attaccatto i sedizionisti del 1999 e del 2009 (ovvero i giovani studenti iraniani che hanno manifestato contro il regime) ed accusato l’America di essere debole ed incapace di influenzare il futuro.

Le parole di Ahmad Vahidi sono la miglir risposta a coloro che parlando del “nuovo Iran”. Il regime iraniano e i suoi rappresentanti più influenti, non hanno mai abiurato allo scopo eversivo ed aggressivo del regime khomeinista. Il fatto che l’esportazione della rivoluzione come main core business della Repubblica Islamica venga ribadito da un personaggio come il Generale Vahidi, è una notizia importantissima e molto significativa. Vahidi, infatti, è stato il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, l’Unità speciale delle Guardie Rivoluzionarie responsabile da sempre dell’esportazione della velayat-e faqih nel mondo. In questo ruolo, tra le altre cose, Ahmad Vahidi è stato la mente dell’attentato terrorista al centro ebraico di Buenos Aires nel 1994, un attacco che costò la vita ad 85 inermi civili (un attentato per cui Vahidi è stato inserito nella lista dei ricercato internazionali dall’Interpol).

A tal proposito, infine, va rimarcato che – proprio in questi giorni – il Dipartimento di Stato americano ha riclassificato nuovamente l’Iran come un paese sponsor del terrorismo a livello internazionale….

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Genesis Carmona, la bellissima Miss Turismo 2012 venezuelana, è morta nel febbraio scorso, uccisa da un proiettile sparato dalle milizie chaviste del Presidente Maduro. La sua morte ha ricordato a molti il tragico decesso dalla studentessa iraniana, anche lei bellissima, Neda Agha-Soltan, ammazzata dai Basij il 20 giugno del 2009. Anche lei, come Genesis, prendeva parte ad una dimostrazione in nome della democrazia e dei diritti umani, calpestati dal regime degli Ayatollah. Il nesso tra le due morti non è casuale e la mano dei Basij nella repressione in atto in Venezuela è facilmente visibile. Gli scagnozzi di Maduro, noti anche come “Colectivos”, sembrano usare le stesse tattiche usate dai Basij per attaccare i dimostranti dell’Onda Verde a Teheran.

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Alla mera speculazione, vanno affiancati alcuni dati concreti che provano la collaborazione anti – democratica tra i due regimi: nell’aprile del 2009 il comandante dei Basij – Generale Mohammad Reza Naqdi – ha visitato il Venezuela insieme all’allora Ministro della Difesa iraniano Mostafa Moahammad-Najjar. In quell’occasione, Teheran e Caracas firmarono numerosi accordi di collaborazione militare e, secondo la denuncia del Die Welt, il regime Chavista dette via libera alla costruzione di una base missilistica iraniana presso la Penisola di Paraguanà (nord del Paese). Agli accordi pubblici, seguirono anche dei patti segreti: secondo dei documenti segreti, rivelati in questi giorni, Caracas avrebbe previsto un coordinamento con l’Avana e Teheran per garantire a Chavez la vittoria nelle elezioni dell’ottobre del 2012. In caso di sconfitta dell’ex Presidente defunto, infatti, i tre Paesi avrebbero lavorato insieme per reprimere eventuali proteste di piazza contro il Chavez. L’Iran, in tal senso, avrebbe addestrato la milizia venezuelana sulle tattiche da usare per colpire i dimostranti nelle strade urbane, in basi segrete a Cuba. Le foto qui sotto, mostrano proprio degli agenti venezuelani addestrati presso l’Avana.

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Con questo scopo, quindi, sono state formate in Venezuela le “Redes de Movilizacion imediata”, ovvero le forze di reazione rapida. Come i Basij, anche queste forze usano un codice speciale per comunicare e mantengono un loro servizio di intellingence, inflitrato soprattutto nelle università della capitale Caracas. Il generale Naqdi, vogliamo ricordarlo, prima di essere nominato capo dei Basij, è stato il responsabile del servizio intelligence della polizia iraniana e come tale ha contribuito attivamente alla repressione contro gli studenti iraniani avvenuta a Teheran nel 1999. Naqdi è responsabile di numerose violazioni dei diritti umani. La cosa più preoccupante, è che le sue mani sporche di sangue sono arrivate sino in Bolivia, ove ha fatto scalo nel 2011 in compagnia dell’ex Ministro della Difesa iraniano Ahmad Vahdi e ove ha ricevuto una speciale onoreficenza (vedere qui la foto dell’evento). A La Paz si terrano il prossimo ottobre le elezioni Presidenziali e l’attuale capo di Stato Evo Morales è considerato un alleato chiave della Repubblica Islamica. Una eventuale sconfitta di Morales, perciò, non sarebbe in alcun modo accettata da Teheran e il rischio di una repressione delle eventuali proteste di piazza sembra essere sempre più concreto…

“Colectivos° in azione contro il popolo venezuelano

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Basij in azione contro il popolo iraniano

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