Archivio per la categoria ‘Iran Al Qaeda’

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Dopo diciassette giorni di ricerche, le forze di sicurezza turche hanno arrestato Abdulkarim Masharipov, uzbeko di 33 anni, soprannominato “Abu Muhammad al-Khorasani” e noto a livello internazionale per essere il terrorista del Reina, ovvero colui che nella notte di capodanno ha ucciso 39 civili innocenti nella famosa discoteca di Istanbul.

Poco dopo l’arresto di Masharipov, il quotidiano turco Miliyet, ha pubblicato un articolo in cui – implicitamente – mette sotto accusa il regime iraniano per quanto accaduto nella capitale turca. Secondo quanto pubblicato, infatti, il terrorista del Reina è stato addestrato in Afghanistan ed è entrato qualche tempo dopo in Iran, dal Pakistan. Incredibilmente, però, Abdulkarim Masharipov è stato liberato senza spiegazione dalle carceri iraniane e lasciato entrare illegalmente in Turchia, passando per l’Azerbaijan iraniano . Entrato in Turchia, il terrorista islamico si è stabilito a Konya con la famiglia (moglie e due figli). Da Konya, quindi, Masharipov sarebbe arrivato ad Istanbul il 16 dicembre 2016 (al-Arabiya).

Il rilascio sospetto di Abdulkarim Masharipov dalle carceri iraniane, riapre purtroppo la gravissima questione delle commistioni tra il regime di Teheran, e il jihadismo sunnita. Come noto, per anni i Pasdaran iraniani, coadiuvati da Hezbollah, hanno fornito addestramento, armi e lasciapassare ai terroristi di al Qaeda (anche agli autori dell’attentato dell’11 settembre 2001). Tutti contatti testimoniati da prove concrete e che hanno portato anche alla condanna del regime iraniano da parte di diverse Corti americane.

In questi ultimi anni, quindi, è stato più volte notato come tra il regime iraniano e Isis, nonostante l’apparente stato di guerra, ci siano numerose commistioni. In particolare, è stato sottolineato come il Califfato svolga una funzione geopolitica fondamentale per l’Iran, permettendo a Teheran di occupare con le milizie sciite Paesi come la Siria e l’Iraq, usando il pretest di Isis per diffondere l’ideologia della Velayat-e Faqih. Tra coloro che accusano il regime degli Ayatollah di commistioni con i jihadisti di al-Baghdadi, ci sono anche due importanti ex diplomatici iraniani, Abolfazl Eslami e Farzad Farhangian. Entrambi hanno defezionato nel 2010, quando i Pasdaran hanno represso il Movimento dell’Onda Verde.

Farzad Farhangian, in particolare, è stato molto duro e ha accusato l’Iran di proteggere Isis e di aver permesso ai terroristi del Califatto di aprire una base operativa presso la città iraniana di Mashhad. Farhangian descrive questa base di Isis a Mashhad, come un centro legato all’intelligence iraniana e il cui scopo è quello di promuovere e favorire il caos all’interno degli Stati arabi della regione, in particolare in Arabia Saudita e in Bahrain.

Il terrorista del Reina

Per approfondire

La funzione provvidenziale unzione geopolitica di Isis per l’Iran, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e Talebani, Link: No Pasdaran

Rapporti tra Iran e al Qaeda, Link: No Pasdaran

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Due giorni fa il mondo ha ricordato l’11 Settembre, il terribile attentato compiuto da al-Qaeda nel 2001 contro le Twin Towers di New York. Secondo le stime, in quel drammatico giorno perirono, in pochissimo tempo, quasi 3000 innocenti persone.  Ogni anniversario dell’11 Settembre, si ricorda la storia di al-Qaeda e la nefasta figura di Osama Bin Laden.

Eppure, nonostante le numerose prove, si ignora quasi totalmente il ruolo che il regime iraniano ha avuto nel sostegno al terrorismo jihadista sunnita, in particolare proprio ad al-Qaeda. di prove sulle delle relazioni tra l’Iran e al-Qaeda, ne esistono in abbondanza. Solamente nel luglio 2016, il Dipartimento di Stato Americano ha annunciato di aver posto sotto sanzioni tre operative di al-Qaeda che, tranquillamente, vivono rifugiati in Iran. Si tratta di Faisal Jassim Mohammed al-Amir Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi) e Abu Bakr Muhammad Ghumayn (Ghumayn).

Di prove simili, però, ne erano state fornite anche immediatamente dopo l’11 Settembre. In una apposita commissione creata per investigare sull’11 Settembre, era stata chiaramente dimostrata la connessione tra Teheran, Hezbollah, e numersi operativi di al-Qaeda. La commissione sul 9/11, nel suo report finale, aveva denunciato come gli agenti iraniani non solo avessero per anni addestrato terroristi di al-Qaeda e facilitato il loro ingresso (e uscita) in Afghanistan, ma anche come alcuni di questi terroristi fossero in seguito diventati i dirotattori dell’attentato contro le Torri Gemelle.

Proprio per queste ragioni, nel 2011, un giudice di Manhattan condanno’ il regime iraniano e Hezbollah al pagamento di risarcimenti ai famigliari delle vittime dell’11 Settembre, per il sostegno fornito ad al Qaeda. In particolare, il giudice Daniels, menziono’ la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, come “materialmente e direttamente” responsabili degli eventi dell’11 Settembre 2001. Nell’inchiesta, durata sette anni, l’ex Pasdaran Mesbahi rivelo’ anche che il regime iraniano, attraverso “front companies“, ottenne illegalmente dei simulatori di volo per Boing 757-767-777, gli stessi aerei dirottati dai terroristi di al Qaeda.

Tra coloro che trovarono rifugio in Iran, c’era anche Sa’ad Bin Laden, figlio di Osama, ucciso da un drone americano nel 2009 in Pakistan. Un altro terrorista sunnita, Mustafa Hamid, era addirittura descritto come l’Emiro di “al-Qaeda in Iran”. Secondo il Dipartimento del Tesoro Americano, Hamid era l’uomo che teneva le comunicazioni indirette tra Bin Laden e il Governo dell’Iran. Il rapporto era cosi stretto, che la stessa CIA creò un apposito programma, nome in codice RIGOR, per monitorare le attività dei terroristi di Bin Laden in Iran.

Ricordiamo infine che, poco dopo la rottura tra al-Qaeda e Isis, il Portavoce del Califfato Abu Muhammad al-Adnani (ucciso di recente), rese noto un messaggio del leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri, in cui egli chiedeva alla sua organizzazione di non compire attentati in Iran, al fine di “salvaguardare gli interessi dell’organizzazione e le linee di rifornimento proveninti dall’Iran”

Per approfondire:

https://nopasdaran2.wordpress.com/2015/09/11/attentato-11-settembre-2001-twin-towers-america-iran-alqaeda-terrorismo/

https://nopasdaran2.wordpress.com/2016/07/25/usa-dipartimento-tesoro-sanzioni-terrorismo-alqaeda-iran/

http://www.washingtontimes.com/news/2016/sep/8/al-qaedas-iran-connection/

http://www.meforum.org/670/irans-link-to-al-qaeda-the-9-11-commissions

http://iran911case.com/

 

 

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Il 20 luglio scorso, il Dipartimento del Tesoro americano ha approvato nuove sanzioni contro il gruppo terrorista sunnita di al-Qaeda. La novità di questa decisione, è il fatto che i terroristi colpiti dalla decisione, sono tutti rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Una nuova prova del ruolo di Teheran nel sostegno al jihadismo salafita, nonostante le differenze religiose tra le due realtà. I tre terroristi si chiamano Faisal Jassim Mohammed Al-Amri Al-Khalidi (Al-Khalidi), Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi (Bayumi), e Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn (Ghumayn)e sono stati colpiti dalle sanzioni grazie all’Ordine Esecutivo 13224, approvato in seguito all’attentato delle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001 (Treasury.gov).

Secondo le informazioni rilasciate dal Dipartimento del Tesoro americano, Al Khalidi nel 2014 ha il compito di raccogliere finanziamenti per al-Qaeda e nel 2015 era Capo della Commissione militare de “La Base”. Yisra Muhammad Ibrahim Bayumi, veterano di al-Qaeda, si è rifugiato in Iran sin dal 2014, occupando il ruolo di mediatore tra l’organizzazione terrorista sunnita e Teheran. Grazie a questo ruolo, Bayumi ha potuto usare anche la Siria di Assad, come territorio per facilitare il trasferimento di fondi ad al-Qaeda. Infine Abu Bakr Muhammad Muhammad Ghumayn: egli ha ricoperto diversi incarichi all’interno di al-Qaeda, sia nel settore logistico, che in quello finanziario, di intelligence e di comunicazione. Dal 2015, Ghumayn ha assunto il ruolo di controllore dei finanziamenti e dell’organizzazione della cellula di al-Qaeda in Iran.

La decisione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, rappresenta l’ennesima riprova del ruolo del regime iraniano nel finanziamento del terrorismo internazionale. Un ruolo che, avendo come solo scopo quello di espandere gli interessi della Velayat-e Faqih, non si limita al sostegno dei gruppi sciiti, ma arriva fino al finanziamento del peggior terrorismo di marchio sunnita salafita. Lo stesso che in questo periodo, proprio mentre il mondo apre all’Iran, insanguina le strade della Francia, della Germania e del Belgio.

Per approfondire il rapporto tra Iran e al Qaeda si legga: Ecco come l’Iran finanzia al-Qaeda; Il ruolo del regime iraniano nell’attentato dell’11 Settembre 2001Iran and al Qaeda partners in terror

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La stampa iraniana ha laudamente celebrato la visita del Primo Ministro Matteo Renzi. Cosi come ha celebrato il fatto di aver accolto l’ospite fiorentino nel Palazzo Saadabad, un complesso costruito durante l’era monarchica in Iran e poi, ovviamente, preso dal regime iraniano dopo la rivoluzione del 1979 (Mehr News).

Anche qui, Matteo Renzi ha elogiato in conferenza stampa l’Iran, sottolineando come Teheran può dare stabilita’ a tutta la Regione. In particolare, in questo senso, il Premier italiano ha rimarcato la comune lotta contro Isis, ovvero contro il jihadismo sunnita.

Ed ecco la beffa: probabilmente l’ex sindaco fiorentino – un tempo in prima linea nel sostegno all’opposizione iraniana – non era a conoscenza che proprio nel Palazzo Saadabad risiedeva il Dipartimento Imam Ali delle forze speciali dei Pasdaran, ovvero la Forza Qods.

Secondo quanto riportato nel testo di Yosef Bondanski “Bin Laden, l’uomo che ha dichiarato guerra all’America”, nel 1992 proprio nel Palazzo Saadabad venivano trasferiti i jihadisti sunniti che arrivavano da tutto il mondo, in primis dai Paesi Arabi. Qui ricevevano l’addestramento necessario a compiere i loro attentati, sotto il monitoraggio dell’allora capo della Forza Qods Ahmad Vahidi, poi divenuto Ministro della Difesa e ora – grazie a Rouhani – divenuto capo del Centro di Studi Strategici delle Forze Armate (Asharq al-Awsat).

Ovviamente, i jihadisti sunniti che arrivavano da Paesi “secolari”, ricevevano sempre presso il Palazzo Saadabad una istruzione teologica, sempre gestita totalmente dai Pasdaran…(Bin Laden: The Man Who Declared War on America).

Pretendere che il Primo Ministro Italiano conoscesse questa storia, forse, sarebbe  stato eccessivo. Pretendere pero’ che l’Italia sia a conoscenza del ruolo del regime iraniano nel sostegno al jihadismo sunnita, rappresenta un dovere. L’Iran ha per anni ospitato una cellula di al Qaeda e ha attivamente contribuito alla crescita e lo sviluppo di quello che oggi e’ il Califfato Islamico (No Pasdaran).

Questa ignoranza non e’ in alcun modo giustificabile!

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Ok, lo sappiamo ovviamente. Alla domanda del titolo ci sono diverse risposte positive: la prima riguarda la natura stessa di Isis, movimento che trova la sua base proprio sull’ideologia fondante dell’Arabia Saudita, ma che rappresenta una minaccia stessa all’esistenza di Riyadh. Non dissimile dal ragionamento che venne applicato sul rapporto tra al-Qaeda e Arabia Saudita. Con la ‘piccola’ differenza che, questa volta, il ‘figlio e competitor’ dei sauiditi ha anche una base territoriale. Ancora, un’altra risposta positiva potrebbe essere questa: i sauditi vorrebbero eliminare Isis per la sua brutalità, ma su questo entriamo in un campo di discussione pericoloso, sul quale e’ meglio non addentrarsi. Basti dire che, come noto, diverse follie ideologiche che Isis compie, trovano esatti corrispettivi alti Paesi, Arabia Saudita e Iran in testa.

La domanda provocatoria “ma perché l’Arabia Saudita dovrebbe voler eliminare Isis?”, e’ pero’ riferita in questo caso ad un ragionamento (geo)politico. Non solo: nominando l’Arabia Saudita, si intende molto generalmente anche parlare dell’intero spettro dei Paesi sunniti del Medioriente. Paesi tra loro estremamente diversi, ma con un punto che elimina ogni diversità ideologica, politica e religiosa: l’avversione verso la Repubblica Islamica dell’Iran.

Ora: Isis non e’ un prodotto impazzito della storia contemporanea. Che i suoi milizia siano dei pazzi, criminali e drogati, questo e’ ovvio. Ma la nascita di Isis, il suo sviluppo e la sua capacita’ di giungere sino a dove e’ arrivato, non sono ne casuali e ne alieni alla storia. Come abbiamo sempre evidenziato – sempre – dopo la morte di al Zarqawi (2006) e dei suoi due successori – Abu Ayyub al-Masri e Abu Omar al Baghdadi (2010) – quello che oggi e’ lo Stato Islamico era un movimento in piena ritirata. Cosa ha permesso all’allora AQI (al Qaeda in Iraq) di sopravvivere, trasformarsi e divenire quello che conosciamo oggi, ovvero Isis? Semplice: il vuoto di potere e la politica anti-sunnita impressa dai puppet dell’Iran in Medioriente!

Il vuoto di potere e il caos derivato dall’inizio della guerra in Siria, ha permesso al nuovo leader di AQI, Abu Bakr al Baghdadi, di infiltrarsi nel territorio siriano, trovare alleanze locali, combattere prima sotto la bandiera di Jabat al Nusra, per poi sganciarsi e rientrare in Iraq. Qui, come noto, la storia racconta che Isis e’ riuscito a prendere Musul e dichiarare la nascita del Califfato il 29 giugno del 2014. 

Purtroppo per D’Alema & Co., pero’, se Isis e’ riuscito a fare tutto questo, e’ perché in Siria ha trovato il terreno fertile di un regime ormai fallito, salvato unicamente dalle repressioni violente delle proteste pacifiche della popolazione. Repressioni permesse dall’ingresso dell’Iran e di Hezbollah nel conflitto, a protezione del regime del puppet Bashar al Assad.

In Iraq invece, dall’arrivo di al-Maliki al potere e particolarmente dal ritiro americano nel 2011, il Governo di Baghdad ha completamente abbandonato i Sunniti. Tribu’ che in quel periodo si erano impegnate direttamente a sconfiggere al-Qaeda, per mezzo dei Comitati del Risveglio. Non solo al-Maliki ha cancellato questo Comitati, ma ha anche represso le manifestazioni di protesta della popolazione sunnita irachena (esemplare il massacro di Hawaija nell’aprile del 2013). Ecco allora, da qui la seguente domanda: a chi obbediva al-Maliki? Ancora una volta la risposta e’ sempre la solita: al regime iraniano e ai Pasdaran, a cui l’ex Premier iracheno ha praticamente appaltato meta’ del Paese.

Mentre tutto questo accadeva cosa faceva l’Occidente? Altra risposta semplice: decideva di abbandonare i suoi alleati storici nella regione (in primis Mubarak), per legarsi a doppie mani non con leader veramente democratici, ma con un regime spietato come quello iraniano, considerato un nemico da quasi tutti i Paesi della regione. Questo appeasement non e’ andato avanti solo a parole, ma anche con fatti.

L’Occidente ha riconosciuto il programma nucleare iraniano. Un programma nato clandestinamente, a dispetto del fatto che l’Iran e’ stato da sempre parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. L’Occidente ha chiuso gli occhi davanti agli abusi dei diritti umani da parte dell’Iran – primo fra tutti le 2000 condanne a morte eseguite sotto Rouhani – e davanti alle ripetute violazioni dell’accordo nucleare, compiute da Teheran negli ultimi mesi.

Dulcis in fundo: gli stessi Stati Uniti hanno deciso di chiudere gli occhi davanti all’umiliazione dei 10 Marines USA, fermati dai Pasdaran qualche giorno fa. Nonostante i Marines siano stati mostrati in pubblico come trofei da guerra e costretti a rilasciare assurde interviste sulla “bonta’ degli iraniani”, l’Occidente tutto e’ rimasto in pieno silenzio, dando ai sauditi – e a tutti i sunniti – l’ennesima conferma che l’accordo con gli iraniani rappresenta uno stravolgimento della geopolitica tradizionale del Mediorente.

Ergo, sicuramente provocatoriamente, la domanda e’: ma perché i sauditi dovrebbero voler eliminare Isis?

 

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Oggi e’ una data assai triste: si ricorda l’anniversario dell’attentato dell’11 settembre 2001 contro le famose Twin Towers. Un attentato pianificato ed eseguito da al Qaeda, che costo’ la vita ad almeno 3000 persone innocenti. Del ruolo di Osama Bin Laden nell’attentato e’ ormai noto tutto, mentre quasi nessuno ricorda la complicità del regime iraniano nei tragici accadimenti. Una complicità, si badi bene, provata dalla stessa Commissione incaricata dal Governo americano di investigare sull’11 Settembre. Una commissione presieduta dall’ex Governatore del New Jersey Thomas Kean e composta da cinque esponenti democratici e cinque repubblicani. La Commissione, alla fine dei lavori, produsse un lungo report in cui, molto chiaramente, venivano evidenziate le responsabilità del regime iraniano (testo report Commissione 11/9).

In particolare, il report della Commissione d’inchiesta ha messo in luce il sostegno dato da Teheran ai terroristi (sunniti) di al Qaeda. Attraverso un’analisi approfondita e basata sulla testimonianza di esperti e dissidenti iraniani, la Commissione ha rivelato il sostegno dato dai Mullah a chiunque intendesse colpire l’America (il Grande Satana). In primis, il sostegno dei Pasdaran al gruppo Saudi Hezbollah, responsabile dell’attentato contro le Khobar Towers del 1996 (morirono 17 americani). Tra le altre cose, uno dei responsabili dell’attentato e’ stato da poco arrestato in Libano e trasferito in Arabia Saudita (Good Morning Iran).

Purtroppo non basta: dal 1991 al 1996, anni in cui Osama Bin Laden ha vissuto protetto nel Sudan di al Turabi, il regime iraniano ha direttamente sostenuto al Qaeda, nonostante le differenze ideologiche. Hassan al Turabi sosteneva la necessita’ di mettere da parte le divisioni tra Sunniti e Sciiti, al fine di unire le forze contro l’Occidente. Per questo, egli facilito’ il contatto tra Iran e al Qaeda. Teheran, non soltanto mando’ delegazioni di Pasdaran in Sudan per incontrare Bin Laden, ma facilito’ il passaggio dei terroristi di al Qaeda sul territorio iraniano, fornendo loro anche un addestramento militare. Non basta: e’ provato che – grazie alla mediazione del terrorista di Hezbollah Imad Mughniyah – terroristi di al Qaeda arrivarono nella Valle della Bekaa (Libano) per ottenere un addestramento speciale in materia di esplosivi. 

Il rapporto tra l’Iran e al Qaeda continuo’ anche dopo il trasferimento di Bin Laden dal Sudan all’Afghanistan dei Talebani. La Repubblica Islamica, in particolare, facilito’ il passaggio dei terroristi di al Qaeda sul territorio iraniano, evitando volontariamente di apporre timbri di ingresso e di uscita ai terroristi sunniti. Tra coloro che goderono di questo trattamento di favore, ci furono anche diversi dirottatori dell’11 Settembre: Wail al Shehri, Waleed al Shehri e Ahmed al Nami, prima di arrivare in America, passarono dal Kuwait al Libano, ove si imbarcarono su un volo per l’Iran insieme ad un terrorista di Hezbollah; Satam al Suqami e Majed Moqed, arrivarono a Teheran dal Bahrain, mentre Khalid al Mihdhar passo’ prima in Iran, poi in Siria, per ritornare infine in Iran ed entrare in Afghanistan (Middle East Forum).

Quanto sinora sostenuto e’ stato confermato da Khalid Sheikh Mohammed, una delle menti dell’attentato dell 11 Settembre 2001 e da Ramzi Binalshibh, operativo di al Qaeda arrestato in Pakistan. Non solo: una conferma e’ arrivata anche da ex membri dei Pasdaran e del Ministero dell’Intelligence iraniano che, in questi anni, hanno deciso di defezionare. In particolare, l’ex Pasdaran Abolghasem Mesbahi ha rivelato l’esistenza di un progetto militare iraniano denominato “Shaitan dar Atash (“Satana in Fiamme”), che prevedeva anche il dirottamento di aerei di linea per colpire gli Stati Uniti. Secondo quanto ammesso da Mesbahi, nell’estate del 2001 questo progetto era stato attivato dai vertici della Repubblica Islamica (Iran911case.com).

Proprio in base alle prove raccolte dalla Commissione d’inchiesta sull’11 Settembre, nel 2011 un giudice di Manhattan condanno’ il regime iraniano e Hezbollah al pagamento di risarcimenti ai famigliari delle vittime dell’11 Settembre, per il sostegno fornito ad al Qaeda. In particolare, il giudice Daniels, menziono’ la Guida Suprema Khamenei, l’ex Presidente Rafsanjani, i Pasdaran, il Ministero dell’Intelligence di Teheran (MOIS) ed Hezbollah, come “materialmente e direttamente” responsabili degli eventi dell’11 Settembre 2001. Nell’inchiesta, durata sette anni, l’ex Pasdaran Mesbahi rivelo’ anche che il regime iraniano, attraverso “front companies“, ottenne illegalmente dei simulatori di volo per Boing 757-767-777, gli stessi aerei dirottati dai terroristi di al Qaeda. Non solo: nello stesso processo, venne dimostrato che l’Ayatollah Khamenei, per mezzo di un Memorandum del maggio 2001, era direttamente a conoscenza dei contatti tra il terrorista di al Qaeda Ayman al Zawahiri e l’agente iraniano dentro Hezbollah, Imad Mughiniyah (Iran911case.com).

Per non dimenticare…

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Postiamo questo video pubblicato dal MEMRI, think tank americano dedicato al Medioriente, per dimostrare quanto sia fallace l’affermazione fatta da diversi leader Occidentali in merito al rapporto positivo tra Iran Deal e soluzione della guerra siriana. Il video, con sottotitoli in inglese, riporta il commento di diversi miliziani jihadisti di Jabbat al Nusra ad Aleppo, rispetto all’accordo nucleare tra Teheran e i 5+1. Si badi bene: Jabbat al Nusra e’ una organizzazione terrorista sunnita, membro della galassia di al Qaeda e responsabili, come il regime siriano, della deriva settaria del conflitto siriano. Nonostante tutto, essendo Jabbat al Nusra oggi uno dei principali gruppi di opposizione attivi in Siria, non e’ possibile eludere quanto affermano i suoi rappresentanti, avendo queste affermazioni un effetto concreto sul conflitto settario tra Sciiti e Sunniti.

Come possibile vedere nel video, l’Iran Deal e’ interpretato dai miliziani di Jabbat al Nusra come una cospirazione del Grande Satana (gli Stati Uniti), contro tutto il mondo sunnita. Una sensazione, purtroppo, condivisa anche dal mondo sunnita non jihadista. L’effetto concreto dell’accordo politico tra Occidente e Khomeinismo, infatti, e’ quindi quelli di aver marginalizzato il mondo sunnita e avendo lasciato la forte percezione di una cospirazione ai danni della maggioranza dell’Islam. Purtroppo, mentre oggi in Occidente la parola ‘cospirazione’ fa sorridere e accende gli animi di piccole minoranze, in Oriente ha effetti dirompenti e conseguenze imprevedibili. Al contrario di quello che sostiene la Mogherini quindi – piuttosto che spazzare via Isis (e il jihadismo in generale) l’effetto concreto dell’Iran Deal sara’, molto probabilmente, quello di cancellare definitivamente la Siria come Stato unitario ed incrementare lo scontro all’interno dell’Islam.

A riprova di quanto scriviamo ci sono anche altre tre notizie recenti: 1- l‘entrata in guerra contro Isis da parte della Turchia. Una decisione funzionale agli interessi di Erdogan di schiacciare il PKK internamente, ma anche di dividere i curdi turchi da quelli siriani. In tal senso, quindi, va l’accordo tra Ankara e Washington in merito alla creazione di una buffer zone dentro la Siria; 2- il discorso di Bashar al Assad del 26 luglio scorso. In quel discorso, il dittatore siriano ammetteva chiaramente l’incapacità di controllare il territorio e la necessita’ di ritirare l’esercito lealista in aree fedeli al regime (sostanzialmente, come la mappa dimostra, parte della capitale Damasco, parte del confine con il Libano e parte di Aleppo); 3- l’inizio di una vera e propria guerra tra i jihadisti di Jabbat al Nusra e i 54 miliziani ribelli addestrati dagli Stati Uniti.

Ora, chi ritiene che un accordo con il Khomeinismo spingerà anche gli attori sunniti – interni ed esterni alla Siria – a fare un passo indietro, rischia di rimanere seriamente deluso. Con o senza Bashar al Assad, poco importa, nessun attore del mondo Islamico, lascerà la parte della Siria che oggi tiene sotto controllo. Non lo farà l’Iran, impegnato ad espandere il suo potere e mantenere in vita il regime Alawita ed Hezbollan. Obiettivi che saranno realizzati soprattutto grazie a parte degli oltre 100 miliardi di dollari che Teheran otterrà dal sanction lifting; non lo faranno quindi i vari attori sunniti (Turchia, Arabia Saudita, Qatar), impegnati – ognuno a suo modo – a contenere l’espansionismo sciita e aumentare il loro potere regionale. Al contrario di quanto veniva e viene scritto anche oggi, la salvezza della Siria passava attraverso il de-potenziamento del regime iraniano e la fine del regime di Bashar al Assad. Solo queste due premesse, infatti, avrebbero aperto una piccola luce per una soluzione politica del conflitto siriano che, allo stesso tempo, salvasse anche l’unita’ del Paese.

Non solo: in conclusione bisogna anche rimarcare il messaggio politico che l’Iran Deal ha dato a tutti gli attori coinvolti in Siria. Un messaggio drammatico e univoco: “se non fermerete i vostri crimini, alla fine questi verranno riconosciuti internazionalmente“. Ecco allora che, lo stesso Bashar al Assad, ha deciso di elogiare l’accordo nucleare e sottolineare, allo stesso tempo, che nessuna soluzione del conflitto e’ possibile con i ‘traditori’. Di converso, i nemici dell’asse filo iraniano, applicheranno lo stesso metro di giudizio, chiudendo la porta ad ogni tipo di flessibilità. Le conseguenze, purtroppo, saranno solo due: ancora morti e tanta, troppa, sofferenza.

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