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In un discorso all’Universita’ di Teheran in commemorazione di 150 soldati senza nome morti durante la guerra Iran – Iraq, il capo della Magistratura iraniana Ebrahim Raisi, ha fatto un discorso che non lascia spazio ad intepretazione di sorta.

Nel suo discorso, trasmesso dalla tv iraniana, Raisi ha detto che l'”estensione strategica” dell’Iran oggi, include lo Yemen, i Paesi del Medioriente e “ogni luogo in cui ci sono persone che chiedono diritti, parlano di giustizia e si ribellano all’arroganza“.

In particolare, parlando di estensione strategico geografica, Raisi ha affermato testualmente: “Ieri, il campo di battaglia era ai nostri confini meridionali e occidentali. Oggi, voi vedete dove sono i nostri confini. La Repubblica Islamica ha definito la sua estensione strategica. Tale estensione include lo Yemen, i Paesi della regione e arriva fino in Africa…”

Come suddetto, non c’e’ spazio per l’immaginazione: il discorso di Raisi – possibile prossimo successore a Khamenei – dichiara implicitamente legittimo l’intervento iraniano nei Paesi della regione e non solo, dietro la giusticazione di comodo di difendere “i diritti” o “combattere l’arroganza”.

Ricordiamo che alla fine degli anni ’80, Rais era – in quanto Procuratore – membro di una speciale commissione – definita la Commissione della Morte – accusata di aver fatto arrestare, torturare e uccidere migliaia di oppositori iraniani.

 

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Nel mondo arabo e’ in corso una vera e propria ribellione contro il regime iraniano e le sue ingerenze negli affari interni dei Paesi sunniti. Una ribellione iniziata dalle monarchie del Golfo, che come noto ha prima coinvolto l’Arabia Saudita, il Bahrain e gli Emirati Arabi Uniti, poi ha addirittura determinato la crisi diplomatica ancora in corso con il Qatar. Successivamente, quindi, sia il Consiglio di Cooperazione del Golfo che la Lega Araba, hanno duramente condannato i proxy di Teheran, inserendo addirittura Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Negli ultimi mesi, quindi, sono particolarmente i Paesi arabi del Nord Africa a rigettare le ingerenze iraniane. Qualche settimana addietro, il Marocco ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con l’Iran, accusando la Repubblica Islamica di finanziare i ribelli Sharawi, per mezzo dell’Ambasciata iraniana ad Algeri. Il Ministero dell’Interno marocchino ha anche pubblicato un report speciale, denunciando che 40 miliziano filo iraniane stazionavano Dar al-Bayda, 6000 a Marrakesh e qualche centinaio nella capitale Rabat.

In Algeria, a sua volta, il Governo locale ha condannato Teheran, sostenendo che il locale addetto culturale iraniano Amir Mousavi, abbia messo in atto una strategia per indottrinare gli sciiti algerini e portarli a ribellarsi verso il Governo centrale. Infine, riportamo la notizia data dai media dell’uccisione di due Pasdaran in Libia (giunti dalla Tunisia). Notizia data dal canale arabo Al-Arabiya. 

Tutti questi rivolgimenti del mondo sunnita, che oggi coinvolgono direttamente il Nord Africa, devono rappresentare degli appunti molto importanti per il Governo italiano. Ribellioni che ben dimostrano come, per un Paese mediterraneo come l’Italia, l’Iran non possa certamente essere considerato un partner (o peggio un alleato). Soprattutto alla luce delle recenti prese di posizione russe contro la permanenza delle forze iraniane in Siria!