Archivio per la categoria ‘Hezbollah Libano’

Hassan Nasrallah, in un recente discorso, ha attacco la possibilità che il Parlamento libanese approvi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Una ipotesi rivoluzionaria per il mondo arabo, che giunge dopo la decisione del 26 gennaio scorso del giudice libanese Rabij Maalouf. Maalouf,infatti, davanti aveva sentenziato che l’omosessualità è una scelta personale e non è punibile come offesa. Cosi facendo, il giudice libanese aveva anche attaccato l’articolo 534 del codice penale libanese che, indicando l’omosessualità come un fenomeno contro natura, prevede la reclusione ad un anno per “i trasgressori” (al Monitor).

Davanti a questa ipotesi, il terrorista Hassan Nasrallah è impazzito. In un discorso trasmesso dalla TV di Hezbollah al-Manar, Nasrallah ha affermato checi sono società all’estero che sono state rovinate dagli omosessuali e ora tentano di esportare questa rovina in Libano e nel mondo arabo e islamico. Vogliono legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Parlamento. Le relazioni omosessuali sono contro la logica, contro natura e contro il pensiero umano. Alcuni affermano: è una scelta personale. Che problema c’è? No, è un problema enorme. In Libano e altrove, ognuno – mussulmani, cristiani e non religiosi – ognuno che ha a cuore la sua società e la purezza dell’umanità, deve opporsi a questo progetto“.

Purtroppo, c’è molto di peggio. Con l’occasione, Nasrallah ha anche attaccato coloro che si oppongono ai matrimoni precoci, ovvero ai matrimoni che vedono protagonisti i minorenni. In altre parole, la legalizzazione dello stupro di minori, giustificata per mezzo della legge islamica, la Sharia. A tal proposito, il terroista Nasrallah ha affermato: “loro stanno tentano di diffondere, anche nella nostra società, una cultura che si oppone ai matrimoni precoci. C’era un tempo in cui i matrimoni precoci erano accettati. Ora ci sono persone che dicono che sono sbagliati, che i matrimoni precoci hanno effetti negative. Conoscono queste persone meglio di Allah, che ha creato l’umanità, e ha chiesto questo, attraverso i suoi profeti, di cui Maometto è il Profeta ultimo? Sanno loro meglio del Creatore dell’uomo, se questi matrimoni servono o no gli interessi del genere umano? Loro affermano che ci sono casi di divorzi, in seguito ai matrimoni precoci. Ma io posso presentare a voi molti altri casi di divorsi, in seguito a matrimoni a 20, 30 o 40 anni. Questo non rappresenta una prova. Al contrario, coloro che diffondono una cultura contro i matrimoni precoci nella nostra società, stanno inconsapevolmente servendo Satana e i demoni. Loro stanno servendo il nostro nemico, causando la rovina morale della nostra società. La risposta deve essere la diffusione della cultura del matrimonio precoce (traduzione in inglese da MEMRI).

Riteniamo che tali atrocità verbali, non meritano nemmeno una risposta razionale. Ricordiamo solo che in Iran, Paese da cui Hezbollah dipende e con cui l’Occidente ama fare affari, il matrimonio minorile è legalizzato, in alcune parti sin dall’età di 9 anni…

 

 

Annunci

1

Mentre l’Occidente dipinge il regime iraniano come un “attore di stabilizzazione” del Medioriente e un “partner per la pace”, a Teheran da anni si lavora per definire il dominio di parte della Siria e dell’Iraq. Ovviamente, un dominio da realizzare con la forza, con il solo metodo che la Repubblica Islamica conosce: il dominio dei pretoriani.

Per questo, l’Iran da tempo sta lavorando alla creazione di nuove forze paramilitari, totalmente fedeli a Teheran, che ricalchino lo stile dei Pasdaran e di Hezbollah. Soprattutto, e’ centrale per gli iraniani riuscire a creare le nuove Guardie Rivoluzionarie in Iraq, nell’area a maggioranza sciita, ovvero nell’unica area (pianeggiante) in cui geopoliticamente l’Iran può allargare il suo potere. Il resto dell’Iran, infatti, e’ circondato da montagne: un dato che permette alla Repubblica Islamica di potersi difendere facilmente da invasioni di terra, ma anche un limite per le espansioni verso l’esterno.

Parlano gli iraniani

I progetti del regime iraniano non sono neanche troppo un mistero. Basta leggere le dichiarazioni di importanti rappresentanti di Teheran, le agenzie di stampa iraniane e qualche analisi che non sia asservita al buonismo del mainstream. Ecco allora che escono fuori le parole di Mohsen Rafighdoost, potente fondantore dei Pasdaran ed ex boss della Fondazione degli Oppressi. Parlando al club dei giornalisti il 7 giugno scorso, Rafighdoost ha dichiarato che “delle forze d’elite’ possono difendere l’Iraq dalle tensioni e l’instabilità”. Per questo, come modello da imitare, Rafighdoost ha indicato proprio le Guardie Rivoluzionarie iraniane. 

Per la cronaca, Teheran sta già da tempo lavorando con i fatti ai suoi progetti. Recentemente un clerico iraniano ha dichiarato che e’ intenzione dell’Iran costruire delle basi militari in Iraq, non lontane dai confini con l’Arabia Saudita. A queste dichiarazioni, si sono aggiunte quelle del Generale Ali Fadavi, potente capo della Marina iraniana. Fadavi ha rivelato che, ormai da mesi, l’Iran sta addestrando delle truppe di volontari nelle isole Faror, territori occupati dall’Iran e contesi con gli Emirati Arabi Uniti. Tra le altre cose, anche Mahdi Taeb, responsabile della Base Strategica di Ammar (un think tank per combattere la cosiddetta “soft war”), ha dichiarato che l’Iran e’ pronto a ricreare i Pasdaran in Iraq (Asharq al Awsat).

Non e’ un caso che, dopo le dichiarazioni iraniane, l’Arabia Saudita ha deciso di nominare un nuovo attache’ militare proprio in Iraq. Annuncio dato dopo l’incontro tra l’Ambasciatore saudita a Baghdad Thamer Al-Sabhan e il Ministro della Difesa iracheno Khaled Al-Obaidi (Middle East Monitor). Khaled al-Obaidi e’ praticamente il solo sunnita che occupa una carica di rilievo nella sicurezza a Baghdad. La sua nomina, ha permesso agli sciiti filo-iraniani dell’Organizzazione Badr, di prendere il controllo del Ministero dell’Interno iracheno con Mohammed al-Ghabban (al-Jazeera).

Parlano i numeri

Secondo le stime degli esperti, ci sarebbero già almeno 30000/40000 membri delle sciite fedeli all’Iran in Siria e circa 100000 in Iraq.Senza dimenticare, pero’, le dichiarazioni del capo dei Pasdaran Ali Jafari. Jafari, senza girarci intorno, ha detto di avere già pronti almeno 200000 giovani addestrati alle armi, in cinque diversi Paesi.

A Baghdad, in particolare, l’Iran può contare su milizie quali l’Organizzazione Badr, Kata’ib Hezbollah e la stessa Forza di Mobilitazione Popolare, in teoria una unione di forze creata per vincere Isis contro il settarismo, ma divenuta praticamente l’ennesimo strumento nelle mani dei Pasdaran.

In questo momento, pero’, la parte parte di rilievo nella campagna di Fallujah, la sta avendo il Battaglione al-Khorosani, comandato da Ali al-Yasiri (Jihadintel). Dietro la scusa di combattere Daesh, questo battaglione sta compiendo dei massacri nei confronti dei sunniti dell’area dell’Anbar. 

229

Lo stemma del Battaglione al-Khorosani

Il massacro della scuola Zo al-Nourin

Un caso concreto e’ quanto accaduto ad un gruppo di sfollati sunniti iracheni, in fuga dalla zona di conflitto. Intercettati dal Battaglione al-Khorosani, i profughi sono stati arrestati. Gli uomini sono stati divisi dalle donne e circa 1000 persone di eta’ compresa tra i 12 e i 50 anni, sono stati portati in una scuola chiamata Zo al-Nourin, sulla strada tra Boukash e al-Saqlawiyah. Ovviamente, quasi tutti i fermati erano maschi.

Nella scuola, quindi, i detenuti sono stati accusati – senza alcuna prova – di essere responsabili del massacro di Camp Speicher, quando il 12 giugno del 2014 Isis ha attaccato una base aerea del Governo di Baghdad, uccidendo 1700 cadetti, tutti Sciiti. Dei testimoni sopravvissuti hanno riportato che i miliziani sciiti della al-Khorosani hanno ucciso almeno 300 prigionieri sunniti nella scuola e altri ancora in un hangar presso al-Saqlwiyah.

Il massacro della scuola Zo al-Nourin ha determinato la protesta di alcuni membri del Parlamento iracheno. Una delegazione di parlamentari, guidata da Ghazi al-Muhammadi, ha quindi visitato il resto dei prigionieri, trasferiti nel frattempo presso il campo di al-Mazra. Qui, la delegazione ha trovato solamente 605 maschi, sui 1000 iniziali che erano stati fermati dalla milizia sciita.

Risultato? La tribù di al-Mahamda, a cui la maggior parte dei prigionieri sunniti apparteneva, ha giurato fedelta’ ad Isis, rivoltandosi contro il Governo di al-Abadi (Middle East Briefing).

La stessa Forza di Mobilitazione Popolare, guidata da Abu Mahdi al-Muhandis (inserito nella lista dei terroristi dagli Stati Uniti), ha commesso numerose atrocità nei confronti dei civili sunniti nelle aree “liberate” di Saqlawiyah e al-Karmah, a pochi chilometri da Fallujah. Massacri provati e denunciati direttamente dalle Nazioni Unite (Middle East Briefing).

Gli obiettivi sono chiari

Il regime iraniano ha in Mediorinte degli obiettivi molto chiari. Eccoli sintetizzati:

  • Approfondire il conflitto settario e dividere all’interno diversi Paesi Arabi, proprio sul modello di Hezbollah in Libano (un Paese che da due anni non elegge un Presidente…). Per questo l’Iran ha usato al-Maliki in Iraq per escludere i sunniti dal potere, un fatto che ha posto le premesse per la rinascita di al-Qaeda in Iraq, ovvero della base di Isis;
  • Creare i Pasdaran in Siria e Iraq, allo scopo di assicurare la proiezione strategica del regime iraniano verso il Mediterraneo. Un ponte che, passando per Baghdad e Damasco, arriva appunto a Beirut. Qui, Hezbollah svolge la parte chiave, perché rappresenta anche la via iraniana per attaccare Israele e trasportare verso l’esterno le tensioni che l’Iran rischia di avere al suo interno;
  • La missione dei “nuovi Pasdaran” e’ precisamente quella di incutere terrore nella popolazione sunnita che non si sottomette e di avviare una vera e propria pulizia etnica (dai sunniti), nelle aree che Teheran ritiene strategiche ai suoi interessi. Questo progetto, deve anche riuscire ad evitare che i sunniti creino delle loro forze paramilitari, per combattere la supremazia sciita filo-iraniana.

In Iraq, Al-Abadi e’ ormai troppo debole

Va detto, in conclusione, che il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi – anche lui sciita – sta cercando di porre un argine all’espansione incontrollata dell’Iran. Lo sta facendo avviando indagini sui massacri delle milizie paramilitari sciite intorno a Fallujah e lo sta facendo dando il comando delle operazioni anti-Isis al Generale Abdul-Wahab al-Saadi, non gradito a Teheran (No Pasdaran).

Purtroppo non sembra bastare, anche perché le milizie paramilitari sciite in Iraq, ormai non rispondono più ai comandi del Governo centrale. Le Forze di Mobilitazione Popolare, ad esempio, hanno esplicitamente rifiutato il comando di ritirarsi dalle aree intorno a Fallujah. Ormai, il solo uomo che comanda queste milizie paramilitari, sembra essere Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods. Un uomo che entra e esce dall’Iraq a suo piacimento…

L’Iraq – come al Siria – ormai sembrano esistere solamente sulle mappe…di alcuni anni fa…

Per approfondire, invitiamo a leggere: L’Iran e la funzione geopolitica provvidenziale del Califfato

 

1461753282-1024x576

La scorsa domenica una bomba e’ esplosa a Beirut nel quartiere di Verdun, fuori dalla sede centrale della Banque du Liban et d’Outre-Mer (BLOM BANK). La bomba fortunatamente non ha causato nessun morto (2 feriti), ma ha lasciato l’impressione che il Libano possa davvero scoppiare da un momento all’altro.

Secondo gli opinionisti locali e gli esperti, ad aver organizzato l’attentato di domenica e’ stato il gruppo terrorista Hezbollah. L’attacco sarebbe stata la risposta del Partito di Dio alla decisione della BLOM di chiudere i conti bancari di diversi individui e istituzioni affiliate ad Hezbollah, nel rispetto delle normative internazionali (Long War Journal).

Il mandante dell’attacco, pero’, va ricercato a Teheran. I soldi che arriva ad Hezbollah, infatti, vengono mandati direttamente dalla Repubblica Islamica. Ergo, colpire finanziariamente il partito di Nasrallah, significa colpire gli interessi dei Pasdaran. Significativamente, poche ore prima dell’attentato, un articolo minaccioso e’ apparso su Fars News, agenzia di stampa iraniana legata ai Pasdaran.

L’articolo incriminato apparso su Fars News era intitolato “L’aggressione Monetaria contro Hezbollah: l’esercito bancario di Lahad”. Il riferimento all'”esercito di Lahad”, voleva indicare il Generale Antoine Lahad, colui che comando le L’Esercito del Sud del Libano, alleato di Israele dal 1984 al 2000 (anno del ritiro israeliano dal Libano meridionale).

1234

L’articolo conteneva una minaccia molto esplicita: secondo quanto scritto nel pezzo, un “partito alleato” (dell’Iran), annunciava reazioni sciite “prevedibili e imprevedibili”, nel caso in cui il settore bancario avesse continuato ad agire contro Hezbollah. In aggiunta, venivano indicate due date simbolo della storia del Libano: il 7 Maggio e il 25 Maggio. 

Il 7 maggio si riferisce al “7 maggio del 2008”, quando le forze di sicurezza libanesi scoprirono una rete di spionaggio e sorveglianza, installata da Hezbollah all’aeroporto di Beirut. Quando il Governo tento’ di rimuoverla, il Paese dei Cedri rischio’ di finire in una nuova guerra civile. Hezbollah reagi’ bloccando praticamente tutti gli accessi allo scalo della capitale. Lo scontro duro’ per 17 mesi, lasciando sul terreno oltre 50 morti. Alla fine, non solo ad Hezbollah fu permesso di mantenere il suo sistema di sorveglianza all’aeroporto di Beirut, ma anche il capo della sicurezza dello scalo stesso Wafiq Shuqeir, notoriamente legato alla milizia filo-iraniana.

L’altra data, il 25 maggio, ricorda il “25 maggio del 2000”, data in cui Israele si ritiro’ dal Sud del Libano. Teoricamente, da quella data in poi, Hezbollah avrebbe dovuto cessare di esistere o perlomeno disarmare la sua milizia armata (come richiesto dalle Nazioni Unite). Ovviamente, niente di tutto questo e’ avvenuto, avendo Hezbollah come obiettivo non la “liberazione del Libano dai sionisti”, ma la trasformazione del Libano in un avamposto totalmente a disposizione della Repubblica Islamica dell’Iran.

L’attacco alla BLOM non deve passare sottogamba. Non solo rischia di ritrascinare il Libano – da anni ormai incapace di eleggere un Presidente – in una nuova guerra civile, ma dimostra nuovamente come l’Iran rappresenti un rischio per il sistema finanziario internazionale e per la stabilita’ dell’intero Medioriente.

Governatore della Banca Centrale Libanese Riad Salameh, dichiara la necessita’ di applicare la legge internazionale contro Hezbollah (18 Maggio 2016)

 

images

Era considerato il successore di Imad Mughniyeh, il comandate di Hezbollah che fungeva da intermediario tra il gruppo terrorista libanese e l’Iran ucciso nel 2008. Esattamente come Mughnyeh, Mustafa Badreddine e’ stato eliminato in Siria grazie ad una esplosione vicino all’aeroporto di Damasco (The Guardian).

L’eliminazione di Badreddine segna un nuovo colpo durissimo ad Hezbollah. Chiunque sia stato – alcuni media libanesi parlando i Israele, ma Hezbollah per ora non si esprime – ha colpito uno dei personaggi che maggiormente hanno contribuito a seminare terrore nel mondo. 

Mustafa Badreddine ha iniziato la sua “carriera” da terrorista nel movimento palestinese Fatah, come membro della Forza 17. Da qui, nel 1983, era transitato dentro Hezbollah, mettendosi al servizio di Khomeini e dei Pasdaran. Come primo atto da terrorista del Partito di Dio, Badreddine pianifico’ l’attentato contro i Marines USA a Beirut (oltre 80 morti). 

 

hezbollah_org_chart2

Musfafa Badreddine era membro del Consiglio per la Jihad di Hezbollah  (Lebanon Wire)

Su di lui, sin dal 1983, pendeva una condanna a morte in Kuwait diversi attentati compiuti nel Paese, anche contro le ambasciate di USA e Francia (provo’ anche ad uccidere l’emiro del Kuwait). Scampato alla morte solo grazie all’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein, Badreddine e’ riuscito a tornare a Beirut passando da Teheran. Durante la prigionia di Badreddine in Kuwait, Hezbollah catturo’ diversi civili innocenti e prese in ostaggio anche degli aeroplani, per chiedere il suo rilascio. 

Ovviamente, ha continuato a seminare morte nel mondo. Nel 2011, il Tribunale Speciale per il Libano ha provato che Mustafa Badreddine, insieme ad altri tre terroristi di Hezbollah, ha messo in atto l’attentato che ha ucciso l’ex Premier libanese Rafiq Hariri (BBC). Per questo motivo, nel 2012, gli Stati Uniti lo hanno inserito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni internazionali (US Department).

Dopo le accuse nei suoi confronti da parte del Tribunale Speciale per il Libano, era stato scritto che Badreddine aveva lasciato Beirut per riparare in Iran. Quello che e’ certo e’ che, dal 2012 in poi, Mustafa Badreddine ha visitato la Siria diverse volte, accompagnando anche Nasrallah, in appoggio alla repressione delle proteste popolari e in sostegno al dittatore Bashar al Assad. 

Si conclude oggi la carriera di uno dei massimi criminali che il mondo ha mai conosciuto. Speriamo che sia un altro importante passo verso la sparizione definitiva di Hezbollah. Ricordiamo che recentemente il Consiglio di Cooperazione del Golfo – GCC, ha inseerito Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroriste.

Per approfondire: “Hizaballah and the Qods Force in Iran’s Shadow War with the West“, Matthew Levitt

31836Image1

Dopo anni di lotte, denunce, oppressioni e arresti assurdi e ingiustificati (vedi caso Ghoncheh Ghavami), il regime iraniano e’ stato costretto ad aprire un dibattito in merito ai diritti delle donne iraniane, considerate legalmente meta’ degli uomini. Nel merito, il dibattito odierno nella Repubblica Islamica verte su due principali argomenti: 1- il velo obbligatorio; 2- la presenta delle donne all’interno degli stadi (durante eventi sportivi maschili). Per quanto concerne il velo, nonostante il dibattito in corso, poco o nulla e’ stato realizzato. Vogliamo ricordare che, sin dalla decisione di Khomeini di imporre l’hijab obbligatorio, molte donne iraniane – da anni emancipate – si sono ribellate, iniziando a vestire il copricapo islamico in maniera alternativa, lasciando scoperta una parte dei capelli sopra la fronte. Nonostante le reazioni rabbiose dei Mullah, l’establishment religioso ha potuto poco o nulla in aree metropolitano come Teheran, dove la voglia di libertà e’ sempre stata più marcata. Oggi nella Repubblica Islamica il dibattito sul velo e’ stato rilanciato con forza, grazie alle pressioni internazionali, cresciute soprattutto dopo la creazione della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (la Mia Liberta’ Rubata), in prima fila nella lotta al velo obbligatorio (una dimostrazione del valore dell’attivismo internazionale).

Per quanto concerne la presenza delle donne negli stadi, invece, sono cominciate delle parziali aperture (dopo decenni di repressione). Queste aperture, purtroppo, sono limitate e non riguardano sport amati in Iran come il calcio. Proprio l’esclusione delle donne dalla possibilità di vedere partire di calcio maschili, fu il tema del film Offside del regista Jafar Panahi, oggi costretto agli arresti e impedito della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro. Nonostante tutto, consapevoli di avere a che fare con un regime fondamentalista, e’ sempre meglio ottenere queste piccole aperture che nulla.

Queste piccole finestre di libertà nella Repubblica Islamica, purtroppo, stanno scatenando le ire funeste degli ambienti ultra-religiosi, disposti a tutto pur di evitare ogni sorta di apertura che metta a rischio il loro potere sulla società. Va rilevato, dato importante, non si tratta di fazioni minoritarie, ma di organizzazioni addestrate e armate come i Basij (milizia controllata dai Pasdaran) e gli Hezbollah, gli stessi responsabili degli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Attacchi per cui, ancora oggi, nessuno ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, le proteste di piazza scaturite per quegli attacchi, sono state duramente represse e una importante attivista per i diritti delle donne, Narges Mohammadi, si trova oggi in carcere. Dopo l’annuncio delle parziali aperture da parte del regime, infatti, questi gruppi paramilitari si sono scatenate, minacciando durissime ritorsioni in caso di apertura degli stadi alle donne. 

Qui di seguito vi riportiamo due reazioni, entrambe pericolose e vergognose. La prima, denunciata da My Stealthy Freedom e altri media in Farsi, mostra un cartellone apparso all’interno della Repubblica Islamica. Dopo l’annuncio da parte del regime delle parziali aperture degli stadi alle donne, i Basij e gli Hezbollah hanno affisso un cartellone in cui si dicono disposti a  “versare il loro sangue, per vietare alle donne l’ingresso negli stadi”. Considerando gli attacchi con l’acido avvenuti ad Isfahan e altre citta’ iraniane (e l’assenza di punizioni per gli autori), la minaccia va presa molto sul serio.

foto2

La seconda immagine, invece, arriva addirittura da Qalamoun, in Siria. Qui Hezbollah – sotto gli ordini di Teheran – e’ impegnato nella guerra al fianco del macellaio Bashar al Assad. Nonostante i combattimenti nell’area, questo jihadista sciita trova il tempo per scattarsi una foto con un messaggio indirizzato alle donne mussulmane: “il vostro hijab, vale più del mi sangue”. Considerando la centralità della cultura del martirio propria del Khomeinismo, un messaggio simile fa ben capire fino a dove siano disposti ad arrivare i Pasdaran, per bloccare i cambiamenti culturali richiesti dalla popolazione iraniana (foto sotto).

Riportiamo infine le polemiche di questi giorni contro la eurodeputata Marietje Schaake: unica donna di una delegazione del Parlamento Europeo che ha visitato l’Iran il 6 e il 7 giugno, la Schaake si e’ presentata nella Repubblica Islamica vestendo il velo in maniera “alternativa” (qui le foto). Questa scelta ha provocato le proteste di numerosi parlamentari iraniani e hanno costretto la stessa eurodeputata olandese a scrivere sul suo blog che “la strada per l’uguaglianza delle donne in Iran e’ ancora lunga”. Per la cronaca, il sito del Ministro degli Esteri iraniano, riportando l’incontro tra la delegazione UE e il Ministro Zarif, ha puntualmente tagliato Marietje Schaake dalla foto…

123

Gebran-Basel

E’ ormai una consuetudine in Occidente rappresentare Hezbollah come una forza libanese, parte ormai del tessuto politico di Beirut. Peccato che – come spesso accade – il disegno del Medioriente che l’Occidente crea, molte volte, non corrisponde a quello che gli autori locali disegnano. Ecco allora che, proprio perché rinnegano le ingenuità Occidentali, alcune importanti denunce di politici arabi non vengono ascoltate a dovere. Oggi, in particolare, ci riferiamo alle parole del Ministro degli Esteri libanese Gebran Bassil. In una intervista con il giornale Asharq al Awsat, infatti, Bassil ha chiesto ai Paesi Arabi di lavorare per contrastare la presenza iraniana nella regione mediorientale.

Secondo Bassil “gli Stati Arabi devono impedire l’espansione iraniana e prendere l’iniziativa. Loro sono i soli a poterlo fare e nessun altro può farlo per loro. Se l’Iran beneficerà dalle divisioni interne dei Paesi Arabi, gli Arabi stessi saranno i primi responsabili di questo accadimento“. Continua ancora il Ministro libanese: “l’Iran usa la retorica della resistenza anti-israeliana come strumento per infiltrarsi all’interno del mondo Arabo e guadagnare consenso. Lo scopo di Teheran  e’ quello di portare gli Arabi a combattere contro Israele, al fine di sfruttare la crisi per imporre l’agenda iraniana nei Paesi Arabi“. Le parole del Ministro degli Esteri Bassil arrivano alla vigilia del viaggio del Primo Ministro libanese Salam in Arabia Saudita.

Purtroppo, come detto, le parole del Ministro Bassil sono passate – almeno sinora – inosservate in Occidente. Cio’, nonostante il fatto che Bassil, per questioni di dinamiche interne libanesi (che sfiorano la guerra civile), sia parte di un Governo che, purtroppo, e’ costretto ad includere Ministri del movimento terrorista Hezbollah al suo interno. La stessa presa di posizione durissima di Bassil contro l’Iran rappresenta una sorpresa per molti osservatori, considerando che sinora il Ministro degli Esteri libanese si era sempre tenuto in una terra di mezzo, concentrando le sue accuse soprattutto contro lo Stato Islamico. Si tratta di un segno evidente dell’estrema frustrazione del mondo arabo verso l’ingerenza della Velayat-e FaqihAltrettanto inosservate, quindi, sono passate le parole del Ministro della Giustizia libanese Ashraf Rifi a Sky News Arabia. Parlando di Isis e Hezbollah, Rifi ha denunciato il mini-Stato nello Stato creato da Hezbollah agli ordini di Teheran e si e’ detto sicuro che sia Daesh che il Partito di Dio spariranno presto.

Una previsione forse troppo ottimista, ma anche una speranza per il bene di tutto il Medioriente e dell’intera Comunità Internazionale. Vogliamo solo ricordare che, proprio per le ingerenze iraniane tramite Hezbollah, ormai da oltre un anno il Libano non riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. 

[youtube:https://youtu.be/z0A_YOgwdow%5D

Nasrallah-thats-all-folks

La crisi profonda del regime siriano e le recenti sconfitte subite contro i ribelli, stanno creando un profondo disaccordo tra l’Iran e Hezbollah. Una crisi che, secondo quanto riportato dalla stampa araba, potrebbe addirittura portare – nei prossimi tre mesi – al siluramento del terrorista Hassan Nasrallah. Secondo quanto si vocifera, Hezbollah sarebbe spaccato in due parti: una pro Nasrallah, Segretario del Partito di Dio, e un’altra vicina allo Sceicco Naim Qassem, teoricamente il Vice di Nasrallah, ma con obiettivi di leadership assoluta.

Secondo quanto rivelato da Arab Press, l’Iran ormai non si fiderebbe più completamente di Hassan Nasrallah. Non soltanto, nonostante le smentite, sembra che Nasrallah sia malato, ma anche la visione strategica tra le due parti pare iniziare a divergere. Per colpa di Hezbollah e della sua obbedienza da cane fedele all’Iran, il Libano e’ piombato con tutte le scarpe all’interno della crisi siriana. Un impasse che sta avendo anche conseguenze politiche, soprattutto l’incapacità di Beirut di eleggere un nuovo Presidente. A tal proposito, l’ex Primo Ministro libanese Fouad Siniora, ha sottolineato che “l’Iran e Hezbollah” stanno bloccando l’elezione del nuovo Presidente”.

Per il dopo Nasrallah, quindi, il nome sul tavolo sarebbe soprattutto il nome di Hashem Safi al-Din, già nominato nel 2008 successore di Nasrallah, grazie soprattutto al sostegno iraniano e oggi capo del Consiglio Esecutivo di Hezbollah. Per parte sua, Hassan Nasrallah starebbe tentando di rafforzare la sua posizione, sinora senza successo: un tentativo del Segretario sostituire con nomi fidati alcuni capi militari di Hezbollah, infatti, sarebbe fallito, proprio in seguito all’opposizione del capo dei Pasdaran iraniani, Ali Jafari. 

Infine, va rimarcato che, alla crisi militare, va aggiunta anche la crisi “morale” di Hezbollah (ammesso che Hezbollah abbia mai avuto una morale): dopo la guerra del 2006 contro Israele, infatti, numerosi comandante di Hezbollah si sarebbero appropriati di ingenti fondi provenienti dall’Iran per arricchirsi personalmente. Davanti al rischio di un cambio al vertice di Hezbollah – ovvero la possibile silurazione di Nasrallah, colui che ha coperto tutta la corruzione interna – questi comandanti starebbero ora trasferendo moglie, figli, proprietà e conti bancari all’estero. 

Solo il tempo dirà se questa indiscrezione della stampa araba e’ vera. Ad oggi, pero’, resta il fatto che i continui discorsi in televisione di Hassan Nasrallah, sembrano proprio la dimostrazione fattuale della sua estrema debolezza e del bisogno costante di riaffermare una leadership ormai screditata, in primis all’interno del Libano. 

[youtube:https://youtu.be/UzjzVS_Yu0E%5D