Archivio per febbraio 21, 2020

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Oggi l’Iran si recherà al voto per eleggere il nuovo Parlamento – 290 seggi in palio – e per rinnovare qualche seggio dell’Assemblea degli Esperti (quella che elegge la Guida Suprema). Il Parlamento che verra’ eletto sara’ l’undicesimo dal 1979 ad oggi (alcuni seggi resteranno comunque vacanti e una seconda tornata elettorale verrà fatta in primavera).

Il nodo centrale di queste elezioni non e’ l’esito. Il risultato, infatti, grazie alla squalifica di oltre il 50% dei candidati sgraditi al regime decisa dal Consiglio dei Guardiani, e’ abbastanza scontato: la partita e’ tra conservatori e ultraconservatori, con l’ex Sindaco di Teheran Qalibaff che punta a diventare il nuovo Speaker del Majles, per poi provare a contendere la leadership presidenziale a Rouhani. Tra gli squalificati, anche 41 parlamentari uscenti, che hanno messo in discussione i poteri della Guida Suprema e dei Pasdaran.

Il nodo centrale di queste elezioni e’ la partecipazione. Se sara’ sotto una certa soglia, sara’ una testimonianza fattuale della perdita di legittimita’ da parte della Repubblica Islamica. Per queste ragioni, nonostante le forti divisioni interne, tutti i leaders iraniani – a cominciare dalla Guida Suprema e dagli stessi Pasdaran – hanno chiamato il popolo alla partecipazione, definendo il voto un “dovere religioso”. La Repubblica Islamica, teoricamente, nasce per il popolo, con manifestazioni di massa, a cui gli iraniani ancora oggi sono costantemente “invitati” a prendere parte. In questo momento poi, con il regime che si sente sotto assedio esternamente, la partecipazione al voto potrà rappresentare un segnale di forza interna e permettere a chi veramente detiene il potere, di rafforzarsi ancora di più.

Alcuni leader riformisti di primo livello – come l’ex Presidente Khatami – hanno sposato la linea della partecipazione al voto, rifiutando di sostenere l’idea di boicottare la tornata elettorale. La linea che e’ venuta dalle carceri dove sono rinchiusi i prigionieri politici, e’ pero’ opposta: boicottare il voto senza se e senza ma.

D’altronde, i prigionieri politici iraniani, sono quelli che stanno vivendo sulla loro pelle cosa significhi veramente opporsi alla Repubblica Islamica. Khatami, nonostante le belle speranze occidentali e i buoni propositi, e’ sempre stato un uomo del regime, da quest’ultimo tollerato. Ma quando c’era da riformare il Paese e sostenere i moti popolari – quelli veri – Khatami si e’ tirato indietro, accettando la richiesta dei Pasdaran (tra cui quella di Soleimani) di reprimere nel sangue le proteste degli studenti di Teheran (1999). La sua debolezza – per altri connivenza – apri la strada al potere dei Pasdaran e alla Presidenza dei Basij negazionista Mahmoud Ahmadinejad.

Lo stesso Rouhani, arrivato al potere con mille buone intenzioni, in realtà ha aumentato l’abuso dei diritti umani, ha permesso la repressioni di numerose proteste popolari – sostenendo pubblicamente l’azione dei Pasdaran – ha accettato l’uso dei soldi pubblici iraniani per incrementare il finanziamento di milizie jihadiste sciite in tutto il Medioriente e ha anche taciuto davanti all’aumento esponenziale delle condanne a morte dei detenuti. Nulla, quindi, e’ stato da lui fatto per sostenere la battaglia delle donne iraniane contro il velo obbligatorio e per una maggiore parità di genere nella Repubblica Islamica.

La sola conclusione che se ne trae e’ che la Repubblica Islamica non e’ riformabile dall’alto. Per cambiare dal suo interno, la Repubblica Islamica ha bisogno di segni tangibili di perdita della sua legittimità’. Come? Boicottando le elezioni e sperando che la partecipazione totale sara’ sotto – o quasi sotto – il 50%. In alcune aree come Teheran cio’ avverrà – si parla addirittura di soli 24% di votanti nella capitale – in altre il dato e’ incerto. Non possiamo prevedere il futuro, ma cio’ che e’ certo e’ che – la chiamata generale al voto di questi giorni – e’ il segno tangibile che il regime trema e sa bene quello che rischia davanti ad un boicottaggio generale del voto. Il messaggio sarebbe univoco e drammatico per chi detiene il potere.

Oltre all’affluenza, come suddetto, va considerato che il risultato e’ già deciso. I riformisti ammessi al voto non avranno alcun potere e l’Iran si avvierà ad essere una Repubblica militarizzata, sotto il controllo dei Pasdaran. La sola vera battaglia al vertice che conterà nel prossimo futuro, sara’ quella per la successione a Khamenei, dove le fazioni che contano si daranno battaglia. Il resto e’ solo un futile commento…

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