Archivio per gennaio, 2020

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Per la prima volta nella storia dell’Iran khomeinista, un Ministro rischia di essere messo sotto inchiesta e non di subire un impeachment. Tutta la storia nasce da una intervista fatta da Zarif il 24 gennaio scorso, al quotidiano tedesco Der Spiegel. In questa intervista, il Ministro iraniano – rispondendo ad una domanda precisa del giornalista sui negoziati con gli Stati Uniti – ha risposto dicendo di non escludere la possibilità di nuovi negoziati con con gli Stati Uniti, a patto che Washington corregga il suo comportamento e sospenda le sanzioni contro Teheran. Il Ministro aggiungeva anche “noi siamo ancora sul tavolo del negoziato”.

Apriti cielo: in Iran le parole di Zarif sono state prese molto male dai conservatori. Una protesta e’ stata organizzata fuori dal Ministero degli esteri iraniano. In Parlamento, il deputato Amir Hossein Ghazizadeh ha raccolto 23 firme per chiedere di processare Zarif secondo l’articolo 234 del Regolamento Interno del Parlamento iraniano”.

Secondo l’articolo 234, infatti, e’ possibile richiedere un processo contro il Presidente o uno dei Ministri, se si ritiene che questi stiano danneggiando la sicurezza nazionale. Per farlo, basta raccogliere 10 firme. Una volta raccolte le firme, la richiesta  passa ad una commissione competente sulla materia – in questo la Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera. La Commissione deve dare una risposta positiva o negativa sulla richiesta di processo entro 10 giorni. Il report della commissione, e’ quindi votato dall’intera aula parlamentare. Come suddetto, nel caso in cui cio’ avesse un esito positivo, sarebbe la prima volta che un Ministro in carica della Repubblica Islamica finisce sotto processo.

Secondo gli analisti di Iran Wire, e’ difficile pensare che alla fine si arriverà al processo contro Zarif. Nonostante tutto, si tratta di una forte indicazione del clima di terrore istituzionale che sta attraversando la Repubblica Islamica. Gli esperti ritengono che, se necessario, Khamenei interverrà personalmente per evitare il processo a Zarif. Facendo questo, pero’, egli potrebbe causare un danno all’equilibrio istituzionale nazionale, con imprevedibili conseguenze nel futuro.

Immagini della manifestazione contro Zarif a Teheran

 

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Qualche ora fa la Reuters ha pubblicato una notizia interessante: a produrre le bandiere di Stati Uniti, Israele e Gran Bretagna che il regime iraniano fa bruciare in piazza durante le manifestazioni, e’ una fabbrica che si trova vicino Teheran, in una piccola cittadina che si chiama Khomein (la città che ha dato i natali all’Ayatollah Khomeini).

Secondo la Reuters, questa fabbrica produce almeno 2000 bandiere al mese dei Paesi considerati nemici del regime, per un totale annuale superiore a 1 milione e 500 bandiere da dare alle fiamme.

La fabbrica si chiama Diba Parcham e il proprietario, tale Ghasem Ghanjani sostiene di non avere alcun problema con i popoli dei Paesi le cui bandiere vengono bruciate, ma che si tratta di una protesta contro i governi, i loro presidenti e le loro politiche sbagliate.

Peccato che non sia proprio cosi che la pensano molti degli stessi iraniani, che proprio per protestare contro il regime, nelle ultime settimane, si sono rifiutati di calpestare le bandiere di Stati Uniti e Israele. Peccato che, in un contesto internazionale sano, non puo’ piu’ essere considerato accettabile il comportamento di uno Stato che non solo brucia le bandiere di Paesi ONU in piazza, ma ne invoca direttamente la morte o la distruzione.

E’ tempo di reagire, e’ tempo di mettere l’Iran e i sostenitori del regime davanti alle loro responsabilità, perché vengano educati. E’ tempo di mettere anche questa vergognosa “fabbrica dell’odio” e tutti i suoi dipendenti sotto sanzioni internazionali!

 

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Non possiamo prevedere come finirà la drammatica crisi iraniana. Il Paese e’ fortemente spaccato, a rischio del collasso economico e diviso tra una massa di persone che sostiene il regime perché dipendente dall’esistenza di quest’ultimo e una larga massa di cittadini iraniana – in larga parte giovanissimi – che e’ ormai lontanissima dagli ideali della rivoluzione del 1979 e che chiede ormai direttamente un “regime change”.

Una cosa pero’ possiamo sottolinearla da subito, al di la’ di come finira’ questo drammatico scontro interno in Iran, esiste gia’ uno sconfitto dalla storia e questo sconfitto ha un nome e cognome: Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran.

Khamenei e’ arrivato al potere nel 1989, nonostante non avesse alcun requisito religioso per poter giungere alla carica di Rabar. Se e’ arrivato dove e’ arrivato, e’ solo per motivazioni politiche e grazie all’ex Presidente Rafsanjani, ormai deceduto, che lo sostenne dicendo che egli era stato scelto dallo stesso Khomeini.

Questi anni passati in Iran con Khamenei alla guida del Paese, sono stati anni fallimentari. Nonostante i cambiamenti di governo formale tra pragmatici (Rafsanjani), riformisti (Khatami), ultra conservatori (Ahmadinejad) e ritorno dei pragmatici (Rouhani), lo stato parallelo iraniano – ovvero coloro che veramente controllano il Paese: i Pasdaran e la Guida Suprema con i suoi clerici fedeli – non sono stati in grado di modernizzare il Paese, andando incontro alle richieste di cambiamento dei cittadini.

Al contrario, Khamenei ha scelto e benedetto una drammatica via unilaterale per il Paese: forte ingresso dei Pasdaran nell’economia nazionale a fronte di una costante repressione delle manifestazioni di dissenso popolare avvenute in questi anni (rivolta degli studenti di Teheran nel 1999, Onda Verde 2009 – 2011, proteste contro la corruzione finanziaria 2017 – 2018, proteste contro il caro benzina 2019, proteste contro le bugie del regime dopo l’abbattimento dell’aereo civile ucraino 2020).

In altre parole, Khamenei si e’ messo alla guida de facto di coloro contro i quali e’ stata ideologicamente fatta la rivoluzione del 1979: i mostakbari, ovvero i nuovi oppressori, coloro che detengono il potere economico e militare, ma non più la legittimità sociale. Contro Khamenei, esiste oggi una massa di mustafadin, di diseredati e oppressi, che non ha lavoro, non vede prospettive per il futuro, considera i clerici sciiti dei corrotti e si chiede come mai i compari di Soleimani, spendano miliardi per sostenere Assad ma non sprechino due soldi per portare l’acqua potabile nelle regioni iraniane più lontane.

Si chiedono come mia Khamenei, nel suo sermone di Venerdì della scorsa settimana, abbia dedicato più tempo a elogiare Soleimani e la Forza Quds, piuttosto che ricordare gli iraniani innocenti presenti sul volo ucraino abbattuto dai missili delle Guardie Rivoluzionarie. Iraniani amanti del loro Paese, costretti a lasciarlo nonostante i loro successi negli studi, perché privi di speranza nella loro stessa patria.

Lo ripetiamo: non sappiamo come finirà la crisi iraniana e certamente non sara’ quello iraniano un passaggio istituzionale semplice e indolore. Sappiamo pero’ che uno sconfitto della storia c’e’ già e si chiama Ali Khamenei…

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L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha annunciato l’avvenuto arresto del giovane manifestante che, durante le proteste dello scorso 12 gennaio, si e’ arrampicato per colpire e staccare un manifesto celebrativo del Generale Qassem Soleimani.

Come il video diffuso in rete dimostra, il giovane manifestante ha espresso la sua rabbia verso l’immagine dell’ex comandante della Forza Qods, mentre la folla intorno non solo lo esaltava, ma gridava a gran voce “Marg Bar Diktator“, ovvero “Morte al Dittatore”. Un video fortissimo che dimostrava tutta le bugie della propaganda iraniana e che ha fatto il giro del mondo.

Ieri, quindi, il capo della Polizia di Teheran Hossein Rahimi, ha annunciato l’arresto di questo ragazzo che, sempre secondo le informazioni delle autorita’, risulta essere minorenne. Davanti alla polizia, sotto pressione e minacce, il ragazzo pare essere stato costretto a chiedere scusa e per ora rilasciato su cauzione in vista del processo.

Nel frattempo, mentre il regime continua ad arrestare coloro che hanno manifestato la loro rabbia in seguito alla notizia dell’abbattimento dell’aereo ucraino, il Governo iraniano continua a rifiutare di inviare le scatole nere a Kiev.

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Secondo quanto riporta il Daily Mail, un documento incredible sul programma nucleare iraniano e’ stato rivelato durante una cena a Londra dei rappresentanti membri della FOII – Friends of Israel Initiative – associazione filo israeliana composta da importanti ex politici internazionali.

La cena, organizzata alla presenza dell’ex Premier canadese John Baird e dell’Ambasciatore Giulio Terzi, e’ stata l’occasione per presentare un rapporto speciale sulle attività clandestine del regime iraniano della FOII. Report che, a breve, verrà anche diffuso pubblicamente. Durante l’evento, a sorpresa e’ stata rivelata l’esistenza di un documento mai visto prima, che prova fattualmente la decisione di Teheran di costruire una bomba atomica. Il documento, che mostriamo in basso con traduzione in inglese a fianco, risale al 2002 ed e’ stato ottenuto dall’intelligence israeliana durante il raid ad un compound alla periferia della capitale Teheran, risalente al 2018.

Il documento, datato precisamente 28 novembre 2002, e’ firmato da un alto dirigente del regime iraniano Moshen Fakhrizadeh, scienziato nucleare, a capo del progetto AMAD (il progetto segreto del regime iraniano iniziato nel 1989, per arrivare a costruire un ordigno nucleare). Nel documento, come si legge, Fakhrizadeh richiede di ricevere i parametri per poter montare una testata nucleare  su un missile balistico. Una richiesta che non ha motivo di essere, se non per arrivare per l’appunto al vero obiettivo dell’Iran: la bomba.

Dopo questa ennesima rivelazione, ormai non e’ più possibile dubitare sui reali obiettivi nucleari del regime iraniano. Cosi come non e’ più possibile dare alcun adito alla cosiddetta fatwa di Khamenei, contro la costruzione dell’ordigno nucleare. Ormai le bugie di Teheran sono praticamente tutte smascherate ed e’ tempo di rimettere il regime nell’isolamento in cui versava prima del terribile accordo del 2015!

A never-seen-before secret Iranian government document (with translation, right) proves the regime was trying to build a nuclear weapon as far back as 2002. Dated November 28, 2002, it is from a senior Iranian official requesting the parameters of a warhead fitted on a missile. Scribbled in the top left corner is a note from Moshen Fakhrizadeh, Iran's nuclear science chief, who writes: 'In the name of God. Right now in a treatment process. Please archive the original script of the document. Fakhrizadeh'

Il regime iraniano ha dissacrato la tomba del Reverendo Hossein Soodmand, pastore evangelico, condannato a morte nel dicembre del 1990 da Teheran con l’accusa di apostasia, per aver abbandonato l’Islam e aver abbracciato il cristianesimo.

A darne notizia e’ stata l’organizzazione “Articolo 18”, che promuove la libertà di fede nella Repubblica Islamica. Secondo le informazioni ricevute, la tomba del Reverendo si trovava presso Behesht-e Reza, il cimitero di Mashhad, la seconda città dell’Iran per grandezza.

La figlia del Reverendo Soodmand, che da anni vive in esilio in Europa, ha denunciato che la famiglia ha scoperto il terribile accaduto ad inizio dicembre 2019, quando come ogni anno si e’ recata al cimitero per rendere omaggio al pastore ucciso dal regime.

Hossein Soodmand decise di convertirsi dall’Islam al cristianesimo prima della Rivoluzione khomeinista del 1979. Con l’avvento del regime clericale, Hossein venne arrestato, torturato e spedito in isolamento per oltre un mese. Pochi mesi dopo l’arresto, Hossein venne mandato al patibolo e la sua esecuzione e’ la sola riconosciuta ufficialmente persino dal regime stesso.

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Sulla tragedia dell’abbattimento dell’aereo civile ucraino sui cieli iraniani, e’ necessario che la Comunita’ Internazionale pretenda la costituzione di una Commissione Speciale internazionale.

E’ una necessita’ che serve, in primis, a tutela dei possibili responsabili dell’accaduto. Il regime iraniano, infatti, non e’ assolutamente affidabile in materia di rispetto dello stato di diritto e dei diritti fondamentali degli imputati.

Come noto, per diversi giorni Teheran ha nascosto la verità dei fatti, provando a far passare la tragedia come “incidente causato da ragioni tecniche”, fino a quando gli Stati Uniti e il Canada hanno dichiarato di avere prove d’intelligence sulle responsabilità iraniane. Peggio, quando un video sull’accaduto e’ stato fatto circolare in rete, il Governo ha immediatamente ordinato l’arresto del cittadino iraniano che ha girato e diffuso il video.

Per queste ragioni, non e’ possibile lasciare a Teheran la competenza di punire i responsabili di quanto accaduto: se cosi fosse, certamente, a finire in carcere sarebbero figure minori e a pagare alla fine dei conti – magari con la pena di morte – saranno certamente personalità di secondo piano.

E’ quindi assolutamente necessario che esista una commissione d’inchiesta indipendente, che abbia libero accesso in Iran e che possa interfacciarsi con tutta la catena di comando militare iraniana. E’ fondamentale che sia garantito quindi l’accesso a tutte le informazioni – compreso il numero di missili partiti dalla contraerea iraniane e le reali ragioni per cui lo spazio aereo non era stato chiuso ai velivoli civili – a garanzia ripetiamo, non solo del diritto alla verità dei famigliari delle vittime, ma anche del diritto alla tutela dei propri diritti legali da parte dei possibili colpevoli.

Se il regime iraniano non acconsentirà a questa richiesta, deve essere posto immediatamente sotto sanzioni internazionali da parte delle Nazioni Unite, colpendo tutti i membri non solo dello stato parallelo iraniano (Pasdaran e clerici), ma anche del Governo ufficiale.