Archivio per ottobre 18, 2019

US Now Cribbing Iran Policy From Nigerian Email Scammers ...

Mentre il mondo discute, giustamente, della sospensione della vendita delle armi alla Turchia, sta passando quasi inosservato il fatto che, esattamente tra un anno – il prossimo 18 ottobre – scadrà l’embargo previsto dalle Nazioni Unite alla vendita di armamenti all’Iran.

Non solo: per chi ancora ufficialmente si sente legato all’accordo nucleare di Vienna del 2015 – il famoso JCPOA – entro 4 anni scadrà il bando posto all’Iran sui test di missili balistici capaci di trasportare una ogiva nucleare (bando mai rispettato da Teheran) e, in 6 anni, tutte le clausole previste dalla Risoluzione ONU 2231 – che ha recepito il JCPOA – saranno mera carta straccia.

Come ha sottolineato l’inviato speciale americano per l’Iran Brian H. Hook davanti alla Commissione Esteri del Senato, la fine dell’embargo militare ONU verso Teheran, potrebbe causare una vera e propria guerra. Senza quell’embargo, infatti, non solo l’Iran sarebbe libero di comprare missili e droni, ma anche di smerciarli nella regione e di far girare liberamente terroristi oggi sotto sanzioni, come il Generale Qassem Soleimani. Non che oggi Teheran non aggiri tutte queste sanzioni ONU, ma la loro esistenza rende comunque la vita difficile alla Repubblica Islamica.

Nella sua testimonianza al Senato, Hook ha rimarcato come la strategia di massima pressione del Presidente Trump, sta portando i suoi frutti. Al di là della propaganda iraniana, infatti, la Repubblica Islamica vive un momento economico drammatico, che l’ha costretta a tagliare parte del sostegno economico ai suoi proxy regionali. Non a caso, sia Hamas che Hezbollah sembrano aver varato piani di austerity economica, per riuscire a gestire la situazione. In Libano, Nasrallah è dovuto andare direttamente in TV, per chiedere la continuazione del sostegno popolare.

Non solo: per l’Iran è oggi difficile anche sostenere le sue stesse spese militari. Dal 2014, infatti, le spese annuali di Teheran nel settore della difesa erano costantemente cresciute, raggiungendo quasi 14 miliardi di dollari. Dal 2017 però, le spese per la difesa hanno iniziato a calare e nel budget approvato dal Governo nel marzo del 2019, le spese per la difesa sono state tagliate del 28%, con un taglio di finanziamenti ai Pasdaran del 17%.

La crisi, ovviamente, coinvolge tutta l’economia iraniana, anche per drammatici problemi interni, oltre che per le sanzioni americane. L’economia nazionale ha avuto una contrazione del 5% l’anno scorso, e del 10% quest’anno. Se nulla cambierà, il prossimo anno l’economia iraniana si contrarrà del 14%, con effetti diretti sulla stabilità politica e sociale del regime.

Quanto suddetto dimostra che, se veramente c’è la seria intenzione, la continuazione della massima pressione verso Teheran, può davvero sortire frutti positivi, per un nuovo accordo che risponda ai 12 punti richiesti dal Segretario americano Mike Pompeo. Chiaramente l’Iran sta reagendo, sia con minacce che con attacchi violenti, come quello contro le due petroliere nel Porto di Fujairah o quello contro la raffineria saudita di Abqaiq. La strada intrapresa dall’amministrazione americana è però, guardando ai numeri, quella giusta. La sola condizione necessaria è quella di non farsi spaventare dal regime iraniano, capace di comportamenti terroristici e mafiosi, ma in realtà estremamente fragile.

Ci riuscirà la Comunità Internazionale? Vogliamo sperarlo!