Archivio per ottobre 3, 2019

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In un articolo di ieri sul Corriere della Sera, il giornalista Lorenzo Cremonesi ha riportato brevemente le proteste sociali in corso in Iraq. Cremonesi, per un verso ha riportato giustamente la natura spontanea delle proteste, nuovamente figlie della povertà la lotta contro la drammatica corruzione nel Paese. Per un altro, pero’, lo stesso Cremonesi ha affermato che “i manifestanti sono poco interessati alla politica”.

Si tratta di una affermazione non totalmente vera: se per politica si intende l’affiliazione ad un partito, è possibile anche dare per buono quanto detto da Cremonesi, visto che ormai anche il partito di al-Sadr – nato per combattere la corruzione oltre le affiliazioni etniche – si è screditato entrando nel nuovo governo con le forze legate al regime fondamentalista iraniano. Se però, per politica, si intende la capacità di prendere posizioni chiare, anche relativamente alle alleanze dell’Iraq, allora i manifestanti hanno le idee chiare.

Nelle piazze di Baghdad così come in quelle di Kerbala – città santa sciita per eccellenza – i manifestanti hanno intonato slogan contro l’Iran e contro la Forza di Mobilitazione Popolare (PMF), nata nel 2014 per combattere l’ISIS dopo una chiamata diretta del Grande Ayatollah al-Sistani, ma diventata in gran parte una milizia al servizio di Teheran per controllare militarmente l’Iraq. Proprio i miliziani delle PMF, si sono resi direttamente protagonisti delle repressioni delle proteste popolari irachene (che ad oggi hanno causato 9 morti e 300 feriti), cosi come in Iran i Pasdaran e i Basij si sono resi protagonisti delle repressioni delle proteste del 2009, 2011 e del 2017-2018.

In decine e decine di video pubblicati su twitter, si vedono chiaramente migliaia di manifestanti che, nonostante i carri armati schierati per le strade, hanno vinto la paura e protestato direttamente contro l’interferenza iraniana nel loro Paese. Ergo, è bene informare Cremonesi che ha sbagliato: il popolo iracheno vuole pane, vuole una politica pulita, ma vuole anche liberarsi dell’ingerenza iraniana nel Paese che, ormai da anni, dirige la politica nazionale nel solo interesse di Teheran e con lo scopo dichiarato di indirizzare lo sciismo iracheno verso il khomeinismo e verso la rottura definitiva con i sunniti iracheni. Una delle ragioni per cui, tra l’altro, parte dei sunniti iracheni sono stati attratti dal Califfato islamico…

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