Archivio per settembre, 2019

rouhani iran macron

Il Presidente francese Macron, di Iran non capisce una mazza. La dimostrazione di quanto affermato non e’ solo la volonta’ di Macron di sganciare 15 miliardi di euro per mantenere Teheran nel JCPOA, ma soprattutto da quanto accaduto ieri alle Nazioni Unite.

In quella occasione, davanti al Premier inglese Johnson, Macron ha fermato il Presidente iraniano Rouhani sottolineandogli che – non incontrare il Presidente Trump a New York – significava perdere una grande occasione che non si sarebbe ripresentata per mesi (visto che Trump non sarebbe andato a Teheran).

Che dire di questo siparietto ridicolo? Il primo commento e’ che Macron non conosce Trump. Se avesse studiato una minima il Presidente americano, non avrebbe mai affermato perentoriamente che Trump non si rechera’ mai a Teheran. Se c’e’ un Presidente che potrebbe fare una cosa simile, infatti, quello e’ proprio Trump, ovviamente dietro chiare garanzie di sicurezza e di firma di un accordo storico.

Soprattutto, pero’, Macron non capisce una mazza di Iran. Se conoscesse una minima la Repubblica Islamica, infatti, avrebbe capito che Rouhani e Zarif, nel sistema istituzionale iraniano, da soli contano meno di nulla. Rouhani, infatti, non puo’ permettersi di decidere di incontrare Trump automiamente, senza avere il permesso dei Pasdaran e soprattutto della Guida Suprema Ali Khamenei. Permesso che, ad oggi, non esiste.

A dimostrazione di quanto affermato, non e’ un caso che – proprio mentre Rouhani incontrava Macron e Johnson a New York – da Teheran Khamenei dichiarava che “gli europei non sono per niente affidabili”. Ovvero, in altre parole, “caro Rouhani non prendere iniziative in solitario, che poi te la facciamo pagare…”.

Quella di Macron all’ONU, concludendo, e’ stata solamente una ridicola sceneggiata, buona per finire sui giornali e dare una immagine “alla Kissinger” del Presidente francese…

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Un fatto gravissimo e’ avvenuto in queste ore in Iran: e’ stato arrestato dagli agenti del Ministero dell’Intelligence Ali Alinejad, il fratello della giornalista dissidente iraniana Masih Alinejad, nota nel mondo per aver lanciato nel 2014 la pagina Facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Liberta’ Rubata – che combatte per i diritti delle donne e contro l’imposizione del velo nella Repubblica Islamica.

Ali Alinejad e’ stato arrestato dagli agenti del MOIS il 24 settembre, portato via ammanettato e incappucciato, come se fosse un terrorista. Gia’ nel luglio del 2018, Masih Alinejad aveva denunciato in un op-ed sul New York Times, le pressioni che la sua famiglia stava subendo a causa della sua attivita’ politica in favore delle donne.

Nel luglio del 2018, infatti, la TV di Stato iraniana aveva mandato in onda un programma in prima serata in cui, dopo aver subito minacce e pressioni, Mina Alinejad – sorella di Masih Alinejad – condannava in una intervista le campagne anti-velo che la sorella stava conducendo dagli Stati Uniti (dove vive rifugiata).

Purtroppo, secondo quanto denuncia Amnesty, insieme al fratello di Masih, sono stati arrestati anche Hadi e Leila Lofti, fratello e sorella dell’ex marito di Masih Alinejad, Max Lofti. I due sarebbero stati arrestati durante la notte, nella loro casa di Teheran. Va ricordato che, anche Max Lofti e’ scappato dall’Iran e contribuisce alle battaglie dell’ex moglie per i diritti delle donne iraniane. Hadi Lofti e’ stato poi rilasciato dopo un lungo interrogatorio in cui e’ stato minacciato e avvisato di tagliare tutti i ponti con Masih e Max. Gia’ nel marzo del 2019, le autorita’ iraniane avevano convocato l’anziana madre di Masih Alinejad – Zarrin Badpa – per interrogarla in merito alle campagne anti-velo della figlia. L’interrogatorio duro’ due ore e venne filmato.

Vogliamo aggiungere infine che, solamente pochi mesi fa, la Magistratura iraniana ha reso noto che, coloro che dall’Iran continueranno a mandare video a Masih Alinejad delle loro proteste contro il velo, verranno puniti con condanne severissime (si parla di condanne fino a 10 anni di detenzione).

 

 

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Ieri, parlando da New York – dove si trova con il Ministro di Di Maio per l’annuale apertura dell’Assemblea Generale dell’ONU – il Premier giallorosso Giuseppe (o Giuseppi?) Conte, ha rilasciato delle dichiarazioni sull’Iran. Oltre ai soliti convenevoli sul dialogo, sulla preservazione del JCPOA e sull’importanza dei trattati di non proliferazione – ormai dei prestampati praticamente – Conte ha affermato che e’ necessario “assicurare la libertà di navigazione, tenendo presenti anche le sue importanti ricadute sull’economia globale”.

Se questo e’ quello che Conte pensa veramente, se davvero e’ interessato a mantenere la liberta’ di navigazione per tutelare l’economia globale, allora deve portare il Governo che presiede a condannare senza se e senza ma il regime iraniano. Ovvero, deve chiedere al suo Ministro degli Esteri Luigi Di Maio (o The Majo?), di mettere anche la firma italiana al comunicato ufficiale di condanna gia’ fatto da Francia, Germania e Gran Bretagna, dopo l’inaudito attacco ordinato da Teheran, contro oleodotti sauditi di Abqaiq.

Queste azioni, veri e proprio atti di guerra, unite alla drammatica presenza di milizie sciite in Iraq, Siria, Libano e Yemen e alle minacce che la marina dei Pasdaran causa a tutta l’area del Golfo, sono la vera e unica causa dell’instabilita’ mediorientale a cui stiamo assistendo oggi. Senza una posizione chiara su questi temi, senza obbligare Teheran a retrocedere dai suoi progetti imperialisti e fondamentalisti, ogni tipo di invocazione al dialogo rimarra’ carta straccia. Cosi come mera carta straccia e’ stato, nei fatti, il JCPOA…

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Il prigioniero americano Michael White – condannato in Iran a 10 anni di carcere – e’ stato operato d’urgenza per un tumore maligno. L’operazione e’ avvenuta nella citta’ di Mashhad, dove White e’ detenuto dalla data del suo arresto, nel luglio del 2018.

La storia di White e della sua condanna e’ totalmente folle. Michel White, infatti, e’ un ex veterano della marina americana e ha 46 anni. Il malcapitato, ha fatto l’”errore” – volutamente tra virgolette – di innamorarsi di una ragazza iraniana di Mashhad e di andarla a trovare per ben tre volte, postando una loro foto sul suo profilo Instagram. La terza volta, mentre si apprestava a tornare negli Stati Uniti (luglio 2018), White e’ stato fermato in aeroporto, accusato di aver insultato la Guida Suprema e di aver postato una foto privata della donna sui suoi canali social. White e’ stato quindi sbattuto nel carcere di Vakilabad, dove teoricamente sono detenuti unicamente i trafficanti di droga.

Proprio nel carcere di Vakilabad, White ha fatto amicizia con un prigioniero di nome Ivar Farhadi che, una volta rilasciato e’ scappato in Turchia. Dal suo nuovo rifugio, Ivar ha denunciato la detenzione di White, rivelando anche che il prigioniero americano era rinchiuso in una cella con altri 20 detenuti comuni e che soffriva di un tumore al collo. Dal momento della sua detenzione, a White e’ stato impedito di chiamare la famiglia negli Stati Uniti per informare delle ragioni della sua sparizione improvvisa.

Il folle arresto di White e’ purtroppo figlio della crisi geopolitica in atto tra Stati Uniti e Iran. Teheran, come spesso fa – in pieno stile mafioso – arresta cittadini stranieri e cittadini iraniani in possesso di doppia cittadinanza, al fine di aumentare il suo potere negoziale per mezzo del riccatto e, molto spesso, allo scopo di estorcere un riscatto di denaro per il rilascio del detenuto (ovviamente dopo un lungo periodo di detenzione). Una simile situazione e’ capitata con il giornalista del Washington Post Jason Rezaian, arrestato con la pretestuosa accusa di spionaggio nel 2015 e rilasciato un anno dopo, ovviamente previo pagamento di una ingente somma di danaro in contanti da parte della precedente Amministrazione USA di Barack Obama.

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Il 18 settembre, il Parlamento europeo ha approvato una durissima mozione – sostenuta da tutti i gruppi – in cui viene duramente criticato il regime iraniano per i suoi continui abusi dei diritti umani.

La risoluzione, in particolare, attacca duramente Teheran per gli abusi contro le donne, per gli arresti e le condanne delle attiviste che hanno protestato contro il velo obbligatorio (32 arresti nell’ultimo anno), per il divieto di ingresso alle donne negli stadi, per l’arresto dei sindacalisti, per la detenzione di cittadini iraniani in possesso di doppia cittadinanza (tra cui Ahmadreza Djalali), per non aver ratificato la Convenzione Internazionale contro le Discriminazioni verso le Donne (adottatta da Teheran nel 1979, ma mai ratificata), per la condanna degli avvocati difensori dei diritti umani (tra cui Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere), per l’uso costante della pena di morte (anche contro minori), per il drammatico stato detentivo dei prigionieri politici (a cui sono negate le cure mediche) e per le leggi in vigore in Iran che permettono di reprimere i dissidenti politici o che negano agli incriminati il diritto di avere una difesa legale opportuna.

Nella parte finale, la Risoluzione incoraggia le Ambasciate europee accreditate in Iran, ad agire nel rispetto delle Linee Guida UE sulla Difesa dei Diritti Umani, al fine di sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani – in particolare le donne – dagli abusi costanti del regime. Purtroppo, troppe Ambasciate europee a Teheran, dimenticano questo impegno preso nel 2008, al fine di portare avanti un fallace appeasment verso un regime fondamentalista, razzista e misogino. Un appeasement che, purtroppo, e’ stato consentito con la benedizione di Federica Mogherini, ovvero colei che per prima avrebbe dovuto sosnetere le Linee Guida UE sui diritti umani, ma che ha preferito i sorrisi di Zarif ai valori europei.

Finally direbbero gli inglesi! Finalmente diciamo noi! Dopo anni di silenzio e accettazione passiva delle discriminazioni fondamentaliste del regime iraniano, il mondo dello sport inizia ora a reagire.

E’ di oggi la notizia della sospensione della Federazione Judo dell’Iran da parte della Federazione Internazionale di Judo. La decisione e’ stata formalizzata a Teheran il 28 agosto scorso, dopo quanto accaduto nei campionati internazionali di Tokyo. Come noto, a Tokyo al judoka iraniano Saeid Mollaei e’ stato imposto il ritiro dalla competizione in semifinale, per evitare che si scontrasse in finale con il judoka israeliano Sagi Muki (poi risultato il campione mondiale).

Mollaei non prese bene l’imposizione della sua federazione: il judoka iraniano, infatti, ha obbedito alla richiesta – anche per timore di ritorsioni – ma ha scelto di chiedere asilo politico in Germania e quasi sicuramente si presentera’ alle Olimpiadi del 2020 (che si terranno sempre in Giappone), sotto la bandiera del Comitato Olimpico Internazinale.

Nella lettera di sospensione, la Federazione Internazionale di Judo ricorda che – nel maggio del 2019 – l’Iran si era impegnato a rispettare totalmene il codice etico della Federazione stessa, evitando di portare avanti politiche discriminatorie contro atleti di altre Federazioni.

E’ un passo molto importante quello preso dalla Federazione Judo, perche’ costringe Teheran a fare i conti con la sua tradizione di non riconoscimento dello Stato d’Israele. Una battaglia diplomatica, che ha un riflesso diretto sui diritti civili, compresi quelli delle donne iraniane, a cui come e’ noto e’ negato l’ingresso negli stadi.

Dopo il drammatico sucidio della Blue Girl – Sahar Kodayari, che si e’ data fuoco davanti al Tribunale di Teheran dopo essere stata arrestata per aver provato ad entrare in uno stadio – la FIFA sta chiedendo a Teheran un impegno pubblico per garantire alle donne l’ingresso negli stadi. In caso contrario, ha minacciato il Presidente Infantino, anche la FIFA potrebbe decidere per la sospensione dell’Iran dalle prossime competizioni calcistiche internazionali.

 

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Il caso “Blue Girl” – ovvero il drammatico suicidio di Sahar Khodayari, la ragazza iraniana che si e’ data fuoco dopo essere stata arrestata per aver provato ad entrare in uno stadio – sta scuotendo ancora il regime iraniano.

In queste ore, come riporta Iran Wire, i giornalisti iraniani hanno ricevuto un messaggio direttamente dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Ricordiamo che il Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e’ Ali Shamkhani, ma che nello stesso consiglio siedono anche i “moderati” Rouhani e Zarif.

Nel messaggio ricevuto dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, i giornalisti vengono caldamente invitati a non parlare di Sahar, sottolineando che “focalizzarsi troppo su questo evento” equivale a sostenere le campagne denigratorie della stampa estera contro la Repubblica Islamica. Nello stesso messaggio, viene inoltre fatto divieto di usare negli articolo parole come “bue girl” (Sahar e’ stata definita la “Blue Girl” perche’ era una sfagatata fan dell’Esteghlal, il cui colore simbolo e’ il blu”.

Peggio, il regime ha “invitato” – ovvero minacciato – la famiglia di Sahar, proebendo loro qualsiasi contatto con la stampa. La famiglia pero’, proprio in queste ore, ha mandato due foto della loro figlia alla giornalista iranian dissidente Masih Alinejad, Foto che Masih ha quindi pubblicato sui social e che vi mostriamo in alto e in basso dell’articolo.

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