Archivio per agosto, 2019

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Un giornalista iraniano, partito da Teheran con la delegazione che ha accompagnato il Ministro Zarif in visita in Norvegia, Finlandia e Svezia, ha deciso di fuggire e chiedere asilo politico a Stoccolma.

Amir Tohid Fazel, giornalista dell’agenzia di stampa ultra conservatrice Mowj, e’ riuscito a uscire dal suo hotel in Svezia senza essere notato dalle guardie iraniane e ha chiesto alle autorita’ svedesi di essere accolto, perche’ a rischio di essere arrestato al suo ritorno in Iran. Secondo Fazel, infatti, durante la sua permanenza all’estero, le forze di sicurezza iraniane sono entrare in casa sua a Teheran, con un mandato di cattura.

Le ragioni di questo tentativo di arresto sono legate all’attivita’ giornalistica di Fazel: qualche tempo addietro, infatti, Fazel aveva pubblicato una lista di importanti personalita’ iraniane che sono in possesso di doppia cittadinanza (in Iran il doppio passaporto e’ vietato e diversi cittadini iraniani con doppia cittadinanza sono stati arrestati per motivi politici, in questi ultimi mesi. Tra loro, il ricercatore medico Ahmadreza Djalali). Fazel avrebbe ricevuto la lista dal parlamentare ultraconservatore Javad Karimi Ghodousi, estremo oppositore di Rouhani e Zarif.

L’Ufficio immigrazione svedese non ha ancora preso una decisione in merito al caso di Fazel. Questo non solo per le normali prassi burocratiche, ma anche perche’ c’e’ il sospetto che Fazel possa fare il doppio gioco, ovvero quello di denunciare il regime pur collaborando con l’intelligence iraniana, allo scopo di inflitrare la comunita’ di rifugiati iraniani presente in Svezia e passare informazioni a Teheran.

Ricordiamo che, appena qualche mese fa, il regime iraniano ha provato ad organizzare una serie di attentati contro gli oppositori al regime in Europa, provando a colpire in Paesi come Francia, Olanda e Albania. Attentati premedati direttamente nelle Ambasciate iraniane in Europa: per questo, dopo la denuncia dei potenziali attacchi, diplomatici iraniani sono stati espulsi da Parigi, Amsterdam, Vienna e Tirana (qui e’ stato addirittura cacciato l’Ambasciatore).

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Ventiquattro anni di carcere! E’ questa la pena a cui il regime iraniano ha condannato Saba Kord Afshari, una coraggiosa ragazza iraniana che aveva pubblicamente protestato contro il velo obbligatorio.

Arrestata a Teheran il 1 giugno 2019, Saba e’ stata trasferita al centro di detenzione di Vozara e la polizia le ha confiscato il telefono e il computer portatile. Il giorno dopo, Saba e’ comparsa davanti alla Sezione 21 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, ove e’ stata accusata di aver agito contro “la sicurezza nazionale”, di “propaganda contro il regime” e di “promozione della prostituzione”, in base all’articolo 134 del Codice Penale islamico (incredibilmente, in Iran colei che rifiuta il velo e’ considerata una prostituta).

In tutto questo periodo di detenzione pre sentenza, Saba non ha avuto accesso ad un avvocato difensore. La sentenza a 24 anni di carcere e’ stata emessa dalla Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, dal giudice Iman Afshari. Di questi 24 anni di carcere, se confermata in appello, ne dovra’ scontare almeno 15. Saba ha incontrato il suo avvocato per la prima volta solamente il 19 agosto, durante la prima udienza del suo (velocissimo) processo.

Un anno addietro, nell’agosto del 2018, Saba era stata gia’ arrestata dalla polizia (insieme ad altre 50 persone), per aver protestato in piazza contro la crisi economica e la dilagante corruzione nel Governo. In quella occasione fu condannata ad un anno di carcere per “disturbo dell’ordine pubblico”, dal giudice Moghiseh (noto per i suoi abusi dei diritti umani). Venne rilasciata nel febbraio del 2019, quando Khamenei perdono’ una serie di detenuti in occasione dei 40 anni della Rivoluzione Islamica.

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In queste ore, il Ministro degli Esteri iraniano ha fatto una gaffe clamorosa. Zarif, infatti, ha pubblicato sul suo profilo Instagram un post, con un link Youtube, invitando gli iraniani a guardare il intervento di qualche mese fa alla Amirkabir University e pubblicato da TED (il discorso e’ in farsi).

Peccato che Zarif si sia dimenticato di aggiungere al post la frase “se riuscite ad aprire il link”…Gia’ perche’, come molti dei suoi followers gli hanno fatto subito notare, la censura imposta dal regime sulla Rete internet.

Peggio, raggiungendo la massima ironia, alcuni followers (come mohsen.1370h) hanno chiesto a Zarif se ha qualche buon sistema anti-filtraggio, per aggirare la censura (in Iran sono comunemente usati questi sistemi e spesso i codici sono venduti dagli stessi che, su ordine dei Pasdaran, impongono la censura…).

Qui di seguito un vecchio video in cui viene chiesto conto a Zarif della censura di Internet in Iran. La risposta del “moderato” Zarif rasenta il ridicolo, invocando la protezione dei bambini e la necessita’ di ascoltare la voce di coloro che invocano una limitazione del diritto di espressione nella Repubblica Islamica…

 

 

fdd iran

Il regime iraniano ha preso in queste ore una decisione folle, quanto significativa: ha deciso di inserire nella lista delle sanzioni un prestioso think tank americano, il Foundation of Defense Democracies (FDD).

L’FDD, dove lavora anche l’italiano Ottolenghi, si e’ distinto in questi anni per la lucidita’ delle sue analisi sulla Repubblica Islamica, non asservite alla narrativa iraniana, raccontando una verita’ alternativa a quella che diversi think tank occidentali, ormai proni a Teheran in cambio di una conferenza alla presenza di Zarif o del suo vice Araghchi.

Secondo il folle comunicato del Ministero degli Esteri iraniano, le misure contro l’FDD e il suo Direttore Mark Dubowitz, sono state approvate perche’ il think tank viene direttamente considerato responsabile delle sanzioni americane approvate dall’Amministrazione Trump contro Teheran. Ovviamente, neanche a dirlo, il tutto fatto diffondendo bugie fabbricate e per mezzo di una attivita’ di lobbying contro la Repubblica Islamica. Nello stesso comunicato, nella parte finale, viene scritto che “ogni azione giudiziaria e degli apparati di sicurezza contro l’FDD e i loro partner iraniani e non, sara’ considerata legittima”. Una vera e propria minaccia di morte…

tweet

L’FDD ha reagito alla decisione del MAE iraniano, ricordando la validita’ accademica delle sue ricerce, l’indipendenza del centro, sottolieando come la decisione rappresenti l’ennesima riprova della natura censoria del regime e dichiarando che la decisione di Teheran rappresenta una medaglia d’onore per il centro studi.

Indipendentemente dall’Iran, quanto accaduto rappresenta una ottima prova del nove per diversi think tank occidentali, soprattutto italiani, che in questi anni si sono genuflessi a Teheran. Se, come sospettiamo (sperando di essere smentiti) non arriveranno all’FDD delle attestazioni pubbliche di solidarieta’, sara’ l’ennesima riprova che ad essere di parte non sono coloro che denunciano i crimini di Teheran, ma quelli che si cuciono la bocca in cambio di qualche ospitata di Zarif e dei suoi vice.

Nuovamente condannato al carcere il coraggioso professore Sadegh Zibakalam, docente di Scienza Politica presso l’Universita’ di Teheran.

Questa volta, la denuncia del regime e’ scatata dopo un post Instagram del Professor Zibakalam, ove veniva denunciata la decisione del regime di assumere 300.000 clerici in piu’ per le regioni del Kurdistan iraniano e per l’area del Sistan e Baluchistan. Secondo Zibakalam, il budget impiegato per queste assunzioni, e’ superiore addirittura quello che viene destinato alla popolazione civile di queste tre povere regioni dell’Iran.

Apriti cielo: Zibakalam e’ stato denunciato e, qualche giorno fa, gli e’ arrivata la notizia della condanna ad un anno di detenzione per “aver diffuso bugie allo scopo di provocare pubbliche agitazioni”. Zibakalam ha annunciato che ricorrera’ in appello contro la sentenza.

Il Professor Zibakalam e’ molto noto in Iran e all’estero, per le sue coraggiose posizioni di critica al regime, su temi considerati molto delicati. Nel 2009, ad esempio, attacco’ duramente le repressioni contro le proteste popolari anti-Ahmadinejad. Altrettanto coraggiosamente, il Professor Zibakalam ha messo in dubbio l’utilita’ del programma nucleare iraniano e la posizione della Repubblica Islamica contro Israele, arrivando addirittura nel 2014 a riconoscere l’esistenza dello Stato ebraico, perche’ trattasi di uno Stato riconosciuto dalle Nazioni Unite (un tabu’ vero e proprio in Iran).

Per le sue posizioni anti-regime, Zibakalam e’ gia’ stato condannato ad una pena detentiva di 18 mesi, che e’ stata momentaneamente sospesa. A questi 18 mesi, quindi, ora si aggiunge l’anno di condanna per la critica all’assunzione dei nuovi clerici. Per il suo coraggio, nel 2018, il Professor Zibakalam ha vinto il premio “Freedom of Speech” del quotidiano tedesco Deutsche Welle.

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. به دنبال شکایت پلیس اخلاق و عفت عمومی، دادسرای فرهنگ و رسانه من را برای بازپرسی احضار کرد. من فکر کردم که حتما مطلبی گفته‌ام یا نوشته‌ام که دادستان احضارم کرده‌است. اما وقتی بازپرس که بسیار فرد مؤدبی بودند به من گفتند که پلیس حفاظت اخلاق از من شکایت کرده است، متحیر شدم. من چون درب اتاقم در دانشگاه را هیچ‌وقت قفل نمی‌کنم فکر کردم شاید پلیس آن‌جا چیزی پیدا کرده است، اما با کمال تعجب متوجه شدم که موضوع شکایت یکی از پست‌هایم در صفحه اینستاگرام است! جناب حجت‌الاسلام عبدالفتاح نواب، از مسئولین حوزه، چند وقت پیش فرموده بودند که برای تصدی بیش از ۶۰شغل تا سال۱۴۱۴ نیاز به ۳۰۰هزار روحانی داریم. ایشان این مشاغل را ازجمله نمایندگی‌های مقام معظم رهبری در دانشگاه‌ها، قوای مسلحه و سایر دستگاه‌های دولتی، امور آموزشی، پرورشی، مشاوره، راهنمایی و امثالهم ذکر کرده بودند. بنده در پست اینستاگرام برآورد کرده بودم که اگر این ۳۰۰هزار روحانی شاغل هر کدام حداقل ۲/۵میلیون تومان حقوق در ماه دریافت نمایند، ۹۰۰۰میلیارد تومان در سال می‌شود و برای نشان دادن ابعاد این هزینه آن را با بودجه سالیانه دو استان محروم کردستان و سیستان‌و‌بلوچستان و سازمان محیط‌زیست کشور مقایسه کرده بودم که به ترتیب ۶۰۰، ۳۵۰ و ۵۰۰میلیارد تومان است. بازپرسی در حدود یکساعت و نیم طول کشید و من عرض کردم منبع خبر جناب حجت‌الاسلام نواب بوده‌اند. در خصوص بودجه‌های محیط‌زیست و استان‌های سیستان‌و‌بلوچستان و کردستان هم می‌توان از سازمان برنامه‌و‌بودجه استعلام نمود. جناب بازپرس فرمودند که پلیس اخلاق معتقد است که طلاب ۲/۵میلیون تومان در ماه دریافت نمی‌کنند و شما مرتکب نشر اکاذیب شده اید. بنده هم پاسخ دادم مگر قرار است طلاب برای تصدی آن مشاغل استخدام شوند؟ قطعا روحانیونی که دست‌کم چندین سال در حوزه درس خوانده و معادل لیسانس یا بالاتر هستند برای تصدی آن مشاغل استخدام می‌شوند. اگر تردیدی هست می‌توان استعلام نمود که حقوق روحانیون شاغل چه میزان است. همان روز صبح اول وقت دادگاه تجدید نظرم درباره مصاحبه با رادیو آلمان پیرامون ناآرامی‌های دی‌ماه سال گذشته بود که در دادگاه بدوی جناب قاضی صلواتی به اتهام‌ «تشویش اذهان‌عمومی» و «تبلیغ علیه نظام» به ۱۸ماه حبس و دوسال محرومیت اجتماعی محکومم کرده بودند، اما شاه‌کار آن روز این بود که بعد از دادگاه تجدیدنظر و بازپرسی بایستی می‌رفتم پژوهشگاه حکمت و فلسفه و علوم انسانی وزارت علوم درخصوص «حقوق شهروندی» سخنرانی میکردم! جای عزیز نسین خالی که کمدی بودن زندگی را به نثر در می‌آورد. #زیباکلام

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Le sanzioni americane contro l’Iran – nonostante l’Instex – stanno colpendo duramente la Repubblica Islamica. Secondo il report recente rilasciato dalla Commissione Europea, l’interscambio tra Teheran e i 28 dell’UE negli ultimi sei mesi del 2019, e’ pari solamente al 25% di quello dell’anno precedente.

Tra gennaio e giugno 2019, infatti, l’interscambio Iran – UE e’ stato di 2.558 miliardi di euro, un quarto (come suddetto), rispetto ai primi sei mesi del 2018. In particolare, l’export UE verso l’Iran e’ sceso del 53%, attestandosi sui 2.14 milardi di euro. Nello stesso tempo, l’import dall’Iran verso l’UE e’ sceso del 93% (quasi azzerrato quindi), attenstandosi sui 416 milioni di euro.

EU Iran export and import in the first half of 2017-2019( billion of Euros)

Interscambio Iran – UE 2017 – 2019

Tra i Paesi UE, la Germania resta il principale esportatore di beni verso l’Iran, con un export che pero’ oggi vale solo 677 milioni di euro (la meta’ dei primi sei mesi dell’anno precedente). Simile discorso per l’Italia: Roma e’ il secondo esportatore europeo verso l’Iran, ma vende prodotti per soli 375 milioni di dollari. L’Italia e’ ancora pero’ il primo importatore di beni iraniani (parliamo quasi solo di petrolio) ma, rispetto allo scorso anno, l’import e’ di soli 94 milioni di euro nella prima meta’ del 2019. Per quanto concerne la Francia, Parigi ha importato beni iraniani per un valore di 10 milioni di euro (nei primi sei mesi del 2018 il valore era 1.18 miliardi di euro…Praticamente e’ rimasto solo l’1% dell’import…).

Iran's exports to its main trading partners in Europe in billions of Euros

Export iraniano in Europa

Pessime sono anche le stime dell’FMI per quanto concerne il PIL iraniano. Nel recente World Economic Outlook, la contrazione del PIL iraniano viene stimata al 9.3%, secondo quanto viene anticipato dal Financial Times (riportato ieri da Roberto Bongiorni su Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo del Presidente Trump e’ noto ed e’ stato espresso dal Segretario di Stato Pompeo nei 12 punti che Washington chiede a Teheran di mettere sul piatto del negoziato per un nuovo accordo. Tra le richieste la fine dello sviluppo del programma missilistico, la fine dell’ingerenza negli affari interni di numerosi Paesi della regione mediorientale, il ritiro totale iraniano dalla Siria, la fine del sostegno al terrorismo e la fine delle minacce all’esistenza di Paesi come Israele e Arabia Saudita

 

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Nella Repubblica Islamica dell’Iran e’ in corso un caso CSM. Ci spieghiamo meglio: anche a Teheran, da qualche mese, e’ in corso una guerra all’interno del potere giudiziario che, se approfondita, rischia di lasciare sul terreno delle vittime politiche eccellenti.

La storia comincia nel luglio scorso quando, in una conferenza stampa, il portavoce della Magistratura conferma l’arresto di Akbar Tabari, ex Vice Capo della Magistratura iraniana, durante il periodo in cui a capo del potere giudiziario c’era Sadegh Amoli Larijani.

Amoli Larijani viene da una famiglia potentissima in Iran. Basti pensare che il fratello, Ali Larijani, e’ dal 2008 Presidente del Parlamento iraniano. Amoli, quindi, e’ stato a capo della Magistratura iraniana dal 2009 alla fine del 2018, quando e’ stato sostituito da Ebrahim Raisi (oggi Amoli Larijani e’ a capo del Consiglio per il Discernimento, organo che media in Iran tra il Parlamento e il Consiglio dei Guardiani, in caso di discordia).

L’arresto di Akbar Tabari, secondo quanto reso noto, e’ legato all’accusa di aver usato il suo potere, per esercitare influenze su alcuni casi giudiziari. Con Tabari, quindi, sono finiti in cercere altre persone a lui legate. Ma l’arresto di Tabari, pero’, va visto in maniera piu’ larga ed ha come diretto obiettivo proprio Amoli Larijani, da tempo sospettato di corruzione.

La battaglia sta toccando i massimi vertici, con Amoli Larijani che minaccia di tornare a Najaf, in Iraq – dove e’ nato – nel caso in cui Khamenei non interverra’, e clerici come Mohammad Yazdi – ex capo della magistratura a sua volta – che lo accusano di voler addirittura minacciare la Guida Suprema Khamenei e gli chiedono conto della provenienza dei finanziamenti con cui ha costruito un lussuoso seminario religioso a Qom.

Questa guerra intestina nella Magistratura iraniana, deve essere seguita con estrema attenzione. Non solo perche’ riguarda uno degli organi piu’ potenti del sistema politico iraniano e coinvolge direttamente la famiglia Larijani, ma perche’ l’attuale capo della Magistratura Ebrahim Raisi, e’ uno dei primi candidati a succedere ad Ali Khamenei alla sua morte. Raisi, da parte sua, in questi mesi non ha agito per coprire il suo predecessore. Appena arrivato al potere, ha estromesso Tabari dalla sua posizione e ha lasciato che le voci del suo arresto si diffondessero indisturbate. Khamenei stesso, il 15 agosto, ha ordinato al dipartimento intelligence e sicurezza della Magistratura iraniana, di fare pulizia all’interno del sistema.

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