Archivio per maggio, 2019

Mitra Ostad (left) and her husband former Tehran Mayor Mohammad Ali Najafi pose for a picture. Photo: Social media

Una tragedia si e’ consumata ieri in Iran, precisamente a nord di Teheran, ovvero nella parte ricca della capitale. L’ex sindaco riformista di Teheran, Mohammad-Ali Najafi, ha sparato alla sua seconda moglie – Mitra – e si e’ dato poi alla fuga.

Najafi, un riformista, e’ stato Ministro della Scienza, consigliere personale di Rouhani e poi eletto sindaco di Teheran nel 2017. Una carica che ha lasciato meno di un anno dopo, quando un video di lui mentre ballava con alcune ragazze e’ stato diffuso. Neanche a dirlo, il video di queste povere ragazze che ballavano con questo signore attempato, ha fatto infuriare i clerici iraniani, costringendo Najafi alle dimissioni.

Mitra Ostad, 36 anni, era la seconda moglie di Najafi (69 anni). Il loro matrimonio aveva fatto discutere in Iran (Najafi fu accusato di avere con Mitra una relazione extraconiugale). Ad ogni modo, purtroppo, Mitra e’ stata uccisa con numerosi colpi di pistola e l’omocidio ha sconvolto il Paese. Inizialmente Najafi non era sospettato, ma ben preso le indagini hanno portato a lui. L’ex Sindaco di Teheran ha prima provato a fuggire, ma e’ stato in seguito fermato dalla polizia.

La TV iraniana, nell’ennesimo atto di misoginia, gli ha comunque riservato un trattamento preferenziale: Najafi e’ stato intervistato e, come se nulla fosse accaduto, ha affermato di aver ammazzato la moglie perche’ “da 2-3 giorni, litigavamo troppo”. Sempre secondo quanto dichiarato da Najafi alla TV, il suo obiettivo, quando ha tirato fuori l’arma, era quello di spaventare la seconda moglie (insomma uno pacato…), ma poi la donna si sarebbe scaraventata contro di lui e, siccome l’arma era carica, i colpi sono esplosi uccidendo la donna. Versione poco plausibile, data anche la descrizione della scena del delitto (la donna e’ morta con cinque colpi di pistola…).

Le ragioni dell’omocidio di Mitra Najafi, ovviamente, stanno facendo discutere tutto il Paese. Cio’ che si sa e’ che, proprio nel giorno in cui e’ stata uccisa, Mitra avrebbe dovuto rilasciare una intervista a Ensaf News. Intervista nella quale, secondo quanto riporta il sito, Mitra avrebbe voluto ristabilire il suo onore, dopo le accuse per la relazione extra-coniugale con Najafi. Altri, aggiungo anche che Mitra avrebbe voluto rivelare l’esistenza di alcuni documenti, relativi alla corruzione di Najafi, con collegamenti diretti con il Ministero dell’Intelligence iraniano…

Non sappiamo quale sia la verita’ dei fatto ovviamente. Quello che sappiamo e’ che, considerato il “diritto di famiglia iraniano” e la misoginia del regime, Najafi non passera’ tempo in prigione…

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Passano gli anni ma, purtroppo, le fake news resistono: una delle piu’ resistenti e’ quella che e’ stata diffusa dall’Iran, in merito all’esistenza di una fatwa – un editto religioso – della Guida Suprema contro le armi nucleari.

Di questa fatwa ha parlato in queste ore, ancora una volta, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif, uno che in quanto a sparare fake news dovrebbe ricevere il premio di campione assoluto. Tra le sue fake news piu’ belle, registriamo le bugie dette ultimamente alla CNN in merito al fatto che Teheran sostiene la risoluzione ONU 2231 (quando gli iraniani si dicono soggetti solo al JCPOA…). Senza contare poi le dimissioni fake di Zarif di qualche mese addietro

Ora, sempre sorridente, Zarif se n’e’ andato ancora su Twitter – ripreso ovviamente anche dalle agenzie italiane – per raccontarci che l’Ayatollah Khamenei ha pubblicato una fatwa, per proibire le armi nucleari. Come e’ stato dimostrato da alcuni studi, non esiste sul sito della Guida Suprema, alcuna fatwa in merito alla proibizione delle armi nucleari. Non a caso, dopo numerose pressioni, solamente poco tempo fa e’ stata pubblicata sul sito della Guida una lettera di Khamenei del 2010 – non una fatwa – inviata ai relatori della Conferenza Internazionale di Teheran sul Disarmo e la Non-Proliferazione, in cui si parla della proibizione delle armi nucleari. La lettera venne pubblicata sul sito della Guida Suprema, spacciandola per “nuova fatwa”.

Peccato che, nonostante i tentativi di far passare la lettera come una fatwa, la lettera di Khamenei e’ solamente un foglio bianco, che non ha alcun valore religioso. Questo e’ cosi vero che, gli stessi rappresentanti del regime iraniano, cadono in errore cronologico quando parlano di questa supposta fatwa. Nel 2012, poco prima di essere eletto, Rouhani parlo’ della fatwa di Khamenei, datandola al 2004. La lettera di Khamenei alla Conferenza di Teheran, come suddetto, data 2010 e venne spacciata come fatwa nuova. Non solo non lo era, ma non ne aveva neanche la forma tecnica, dato che le fatwe sono pubblicate in forma di domande di Ayatollah e di risposte ufficiali della Guida Suprema…

Non e’ un caso che, in un articolo pubblicato il 16 luglio 2014 su BBC Persian, l’esperto di diritto internazionale Bahman Aghai Diba, si chiedeva le ragioni per le quali il regime iraniano, fallisse costantemente nel dimostrare la veridicita’ della fatwa sulle armi nucleari. Per Diba, infatti, la lettera del 2010 di Khamenei non aveva alcun valore religioso e rappresentava semplicemente una delle mosse del regime per ingannare la Comunita’ Internazionale (ovviamente Obama e Kerry ci sono caduti in pieno….).

A questo si aggiunga la nota pratica sciita della “taqiyya“, la dissimulazione. Nata per tutelare la vita degli sciiti quando si trovano in una situazione che mette a rischio la loro vita, la taqiyya permette religiosamente di mentire, presentandosi per quello che non si e’ e nascondendo la propria vera identita’. Il regime iraniano, con le storture imposte dal khomeinismo alla fede sciita, ha chiaramente allargato la taqiyya – snaturandone il vero significato – per raggiungere i suoi interessi politici…

 

 

khamenei

Ieri a Teheran si e’ tenuto un incontro tra la Guida Suprema Ali Khamenei e un gruppo di studenti e membri di associazioni iraniane. Come sempre, oltre al discorso di Khamenei, l’incontro si e’ svolto per mezzo di domande e risposte da parte della Guida Suprema (il metodo con cui vengono, tra le altre cose, anche pubblicate le fatwe emesse dal Rabar).

Durante questo incontro, Khamenei ha dato una serie di risposte che indicano una chiara linea per il futuro della Repubblica Islamica. In primis, come riportato anche altrove ieri, Khamenei ha praticamente abbandonato Rouhani. Rispondendo ad una domanda sull’accordo nucleare, Khamenei ha precisato che la Guida Suprema non deve intervenire negli affari dell’esecutivo, ma ha aggiunto di aver posto delle condizioni al JCPOA e soprattutto ha affermato di aver chiaramente detto al Presidente e al Ministro degli Esteri di non aver mai creduto nell’accordo.

Secondariamente, cosa ancora piu’ importante, rispondendo ad una domanda sui fallimenti politici nel Paese, Khamenei ha affermato che le colpe possono essere date in minima parte al sistema politico del Paese e in massima parte a chi lo guida (ovvero a Rouhani). Per quanto concerne le strutture, Khamenei ha detto che i miglioramenti sono possibili e che e’ allo studio una modifica per avere il “governo del Parlamento”. In altre parole, l’idea e’ quella di abolire la figura del Presidente e avere un Premier che viene nominato per mezzo di un voto di fiducia da parte del Majles.

Se realizzata, si tratterebbe di una riforma che non deve essere paragonata alla nascita di una “democrazia parlamentare”. Come noto, il vero potere in Iran e’ nel sistema parallelo, ovvero quello clerico – militare, che risponde alla Guida Suprema, al Consiglio dei Guardiani e ovviamente ai Pasdaran. L’abolizione della figura del Presidente, pero’, permetterebbe alla Guida Suprema – soprattutto al successore di Khamenei – di aumentare i suoi poteri sul sistema. Se si considera che il possibile successore e’ l’ultraconservatore Ebraim Raisi, attuale capo della Magistratura, l’obiettivo si chiarisce ancora di piu’.

L’ipotesi di Raisi come prossima Guida Suprema, va collegata ad un’altra risposta di Khamenei durante l’incontro di ieri: Khamenei ha esortato i giovani a mettere in moto un grande movimento culturale, per sostenere la seconda fase della Rivoluzione. Raisi attualmente si sta rifacendo il look, anche per mezzo dei social, soprattutto con un canale Instagram ufficiale. Praticamente, gli ultraconservatori puntano ad una rivoluzione culturale dei giovani, che somiglia tanto una forma di maoismo 2.0. Il fine e’ chiaro: usare i giovani per reprimere ogni forma di opposizione interna.

 

 

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Egregio Presidente Fico,

Le scriviamo in considerazione della Sua attenzione al tema dei diritti umani. Le scriviamo anche perche’ ricordiamo che, quando qualche mese addietro accolse il nuovo Ambasciatore del regime iraniano in Italia Hamid Bayat, lei sollevo’ pubblicamente la questione di Ahmadreza Djalali, prigioniero politico iraniano, condannato alla pena capitale con una fasulla e infame accusa di spionaggio.

Il 16 maggio 2019 Amnesty International ha scritto al Procuratore Generale di Teheran Ali Aghasi Mehr, per denunciare il drammatico stato di salute di Ahmadreza Djalali. Dall’inizio della sua detenzione, Ahmadreza ha perso 24 kg, arrivando a pesare oggi solamente 51 kg. Peggio, secondo alcune analisi fatte in carcere, Ahmadreza ha subito un drammatico abbassamento del livello dei globuli bianchi nel suo sangue. Un risultato che richiederebbe un immediato ricovero ospedaliero, in un dipartimento di ematologia e oncologia.

In due occasioni, nel febbraio del 2019, Teheran ha autorizzato il ricovero esterno, ma ha preteso di trascinare Ahmadreza in ospedale vestito con l’uniforme da detenuto. Un affronto alla dignita’ che, chiaramente, Ahmadreza Djalali ha rifiutato. Un rifiuto dettato anche da quanto successo nel novembre 2018 quando, dopo aver subito una operazione, Ahmadreza fu bloccato nel suo letto di ospedale con delle manette ai piedi. Davanti al diniego di Ahmadreza ad indossare l’uniforme da detenuto, il regime iraniano ha cancellato i ricoveri ospedalieri.

Vorremmo solo qui ricordare che Ahmadreza Djalali – per anni ricercatore medico all’Universita’ del Piemonte Orientale – e’ stato arrestato con l’accusa di spionaggio e costretto ad una confessione forzata. Il suo arresto rientra nella campagna del regime di rapimento dei cittadini iraniani con doppia cittadinanza. Cittadini a cui viene prima proposto di diventare spie e – nel caso di rifiuto della proposta – che poi vengono arrestati e accusati a loro volta di spionaggio. Nel novembre del 2017, le stesse Nazioni Unite hanno richiesto l’immediato rilascio di Ahmadreza Djalali, ricononoscendogli anche il diritto ad un indennizzo per il danno subito.

Con questa lettera-appello, quindi, Le chiediamo nuovamente di intervenire, pretendendo dall’Iran l’immediata autorizzazione al ricovero di Ahmadreza Djalali e la garanzia al detenuto di un nuovo processo equo, nel rispetto delle regole fondamentali dello Stato di Diritto, drammaticamente assente nella Repubblica Islamica.

Cordiali saluti,

No Pasdaran

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Prima c’e’ stata la nomina del nuovo capo dei Pasdaran, Hossein Salami, che ha preso il posto di Ali Jafari. Hossein Salami e’ noto per essere un oltranzista, uno che non ha mai mancato di fare discorsi estremisti, predicando lo scontro diretto con i valori Occidentali e con gli Stati Uniti, Israele e l’Arabia Saudita.

Oggi, quindi, Khamenei – che e’ il Capo dei Pasdaran – ha deciso di fare altri due cambi al vertice dei Pasdaran: ha promosso l’ex Capo della Marina Pasdaran Ali Fadavi a Tenente Comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie – praticamente il vice di Salami – e Mohammad Reza Naqdi a Vice Comandante IRGC per il coordinamento.

Sono due mosse importanti: Fadavi e’ noto per aver sempre affermato che era necessario cacciare gli americani dal Golfo Persico, sostendendo di essere disposto ad un confronto diretto nel caso in cui le forze USA avessero violato le acque territoriali iraniane. Una affermazione che va vista non solo strettamente nel limite delle classiche acque territoriali nazionali, ma in maniera larga, visto che l’Iran praticamente considera lo Stretto di Hormuz come un suo possesso esclusivo.

La promozione di Naqdi al coordinamento, invece, ha un significato interno: Naqdi e’ stato per anni il capo dei Basij, la milizia volontaria agli ordini dei Pasdaran, responsabile per reprimere il dissenso interno e sfruttabile per azioni suicide all’esterno. La scelta di Naqdi al coordinamento, indica quindi che il regime si aspetta possibili scenari di proteste popolari, che verranno affrontate con l’arma della repressione. Peggio, l’obiettivo principale ora deve essere quello di evitare nuove proteste in stile 2009, 2011 o anche quelle contro la corruzione finanziaria del 2017. L’obiettivo vero e’ anticiparle, reprimendo il dissenso prima che questo arrivi alla piazza. Naqdi, in questo senso – alleato di giudici dei Tribunali Rivoluzionari come Mohammad Moghiseh e del nuovo capo della Magistratura Raisi (possibile successore di Khamenei) – e’ putroppo la personalita’ ideale. Ovviamente, nel pacchetto delle repressioni possibili, va calcolato anche quello contro leader politici nazionali non allienati, come avvenne per Mousavi e Karroubi nel 2009. A buon intenditor, poche parole direbbe Khamenei…

tasnim

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L’arresto di Aras Amiri, impiegata del British Council, incarcerata in Iran con l’accusa di spionaggio, sarebbe un nuovo caso Ahmadreza Djalali. Come Ahmadreza, infatti, Aras sarebbe stata arrestata per aver rifiutato di diventare un agente del MOIS – il  Ministero dell’Intelligence iraniano.

A denunciare questa versione dei fatti e’ il cugino di Aras, Mohasen Morani. Parlando con gli attivisti del Centro per i Diritti Umani in Iran, Morani ha affermato che Arash ha rifiutato la proposta di Teheran, affermando di non essere tagliata per quel genere di lavoro. Una volta arrestata, Aras ha dovuto raccontare tutto sul lavoro da lei svolto al British Council ed e’ stata costretta a scegliere un “avvocato difensore”, in una lista predisposta dagli agenti dell’intelligence.

Per la cronaca, l’arresto della Amiri risale al marzo del 2018, ma la notizia e’ stata tenuta sotto silenzio dalla famiglia, sperando in un rilascio della ragazza. Il regime, invece, ha deciso di confermare tutte le accuse, condannando la ragazza a dieci anni di carcere. Oggi la Amiri e’ detenuta nel braccio femminile del carcere di Evin, dove sono rinchiusi praticamente quasi tutti i detenuti e le detenute politiche. La Amiri era arrivata in Iran per rivedere sua nonna. Dopo essere arrestata, Aras e’ stata rilasciata su cauzione e poi riarrestata tra agosto e settembre 2018.

Purtroppo l’arresto e la condanna di Aras Amiri rientrano in una politica di persecuzione degli iraniani in possesso di doppia cittadinanza. E’ stato cosi per Nazanin Zaghari-Ratcliffe – anche lei cittadina britannica – e come suddetto per Ahmadreza Djalali, ricercatore medico, per anni impiegato della Universita’ del Piemonte Orientale. Oggi i cittadini iraniani con doppia cittadinanza rinchiusi nelle carceri del regime sono almeno undici. Per tutti loro la storia e’ piuttosto simile: accusa di spionaggio, mentre tornavano in Iran per motivi famigliari o di lavoro. Per tutti, la denuncia dei famigliari e’ la stessa: il regime ha proposto loro di diventare agenti dei servizi iraniani e loro hanno rifiutato…

Questi arresti di cittadini iraniani con doppia cittadinanza, sono la riprova dello stile mafioso del regime iraniano. Il regime praticamente fa come la criminalita’ organizzata: rapisce questi cittadini, allo scopo di chiedere un riscatto ai Governi occidentali. Secondo alcuni, infatti, l’accanimento verso i cittadini inglesi, sarebbe dovuto alla volonta’ di Teheran di recuperare un credito di 400 milioni di sterline da parte di Londra (figlio di un controverso accordo sugli armamenti stipulato nel 1976).

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Al limite della sua follia repressiva, il regime iraniano ha “caldamente inivtato” gli uomini  a non guardare le donne durante il mese sacro del Ramadan. Questo secondo quanto riporta oggi il Daily Mail.

Ad annunciare il nuovo divieto sarebbe stato direttamente Gholam-Hossein Esmaili, portavoce del Capo della Magistratura Ebrahim Raisi. Secondo quanto scrive il quotidiano britannico, Esmaili avrebbe dichiarato che “il consiglio alle donne e’ di rispettare l’hijab ancora di piu’ rispetto del passato. Gli uomini, per parte loro, devono invece evitare  di guardare direttamente negli occhi le donne che passano”.

Esmaili ha anche annunciato che finiranno in carcere durante il Ramadan, non solo quelli che mangeranno pubblicamente, ma anche coloro che suoneranno e ascoleteranno musica (compresa, ovviamente, la radio in macchina). Secondo Esmaili, infatti, “tutti coloro che ignoreranno queste istruzioni, commetteranno una offesa e dovranno aspettarsi delle punizioni dalle forze di sicurezza”.

Che dire? Se non e’ pazzia questa…