Archivio per marzo, 2019

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In questi giorni il tema delle Alture del Golan, e’ ritornato al centro dell’attenzione internazionale. Il Presidente americano Trump ha ufficialmente riconosciuto la parte del Golan in mano ad Israele, come parte del territorio israeliano. Una mossa che, come previsto, ha visto la contrarieta’ dei Paesi arabi, del regime iraniano (e della Siria chiaramente), ma anche quella dell’Unione Europea.

Per la UE, ha parlato Federica Mogherini che – come previsto – ha affermato che l’Unione si attiene al diritto internazionale, rifiutando quindi di riconoscere la sovranita’ israeliana su quell’area. Vogliamo quindi soffermarci su due aspetti della presa di posizione della Mogherini: la questione relativa al diritto internazionale e quella – piu’ importante – relativa alla questione geopolitica.

Sul tema del diritto internazionale, il nodo dello scontro e’ la risoluzione 242 delle Nazioni Unite, approvata dopo la guerra del 1967. In quella risoluzione, assai controversa, si chiedeva il ritiro israeliano dai “territori occupati nel recente conflitto”, ma si chiedeva anche “la fine di ogni belligeranza e il rispetto della sovranita’, dell’integrita’ territoriale e dell’indipendenza” di ogni Stato dell’area. I Paesi arabi usarono solo il primo punto della risoluzione, mentre Israele mise il secondo punto al centro dell’analisi, sottolineando come non era possibile un ritiro senza delle garanzie chiare. Insomma, un gioco a somma zero.

Analizzare la questione del Golan solamente dal punto di vista del diritto, pero’, e’ estremamente limitativo e da ignoranti. Non solo perche’, oggettivamente, la parte del Golan in mano israeliana e’ stata risparmiata in questi anni dalla folle guerra siriana, ma soprattutto perche’ – dal 2011 ad oggi – il regime iraniano e’ direttamente intervenuto nella guerra in Siria e sta costantemente provando (anche per mezzo di Hezbollah) a far diventare il Golan siriano un avamposto di Teheran nel mondo arabo.

Senza affrontare questo nodo geopolitico, parlare di diritto internazionale, reagire al riconoscimento di Trump o altre azioni simili, rappresentano solo reazioni politiche vuote, che dimostrano – ancora una volta – l’inconsistenza della UE in politica estera. Bruxelles e’ libera di non riconoscere la sovranita’ israeliana in quell’area, questo non e’ il problema vero. Il tema centrale pero’ e’ il fatto che, mettersi a parlare del Golan israeliano quando per anni la UE – ovvero la signora Mogherini – e’ rimasta zitta davanti all’avanzata di Teheran nel Golan siriano, e’ ridicolo e pericoloso.

Senza un ritiro del regime iraniano e dei suoi proxy dalla Siria, nessuna pace regionale sara’ possibile. Questo lo ha capito persino la Russia, che ha inviato il suo Ministro della Difesa a Damasco, per dirlo in faccia ad Assad. Ovviamente, solo la Mogherini – l’amica personale di Zarif – non lo ha capito. Perche’? Perche’ e’ indatta a ricoprire quella posizione. Punto!

Le basi iraniane in Siria

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facebook propaganda

Il Dipartimento sicurezza di Facebook ha reso noto ieri di aver rimosso 2632 fake accounts, legati a Iran, Russia, Macedonia e Kossovo. Il popolare social network ha detto di non avere prove che questi account fossero tra loro coordinati, ma ha sottolineato la simile metodologia di lavoro.

Di questi 2632 fake accounts, 513  erano legati al regime iraniano. Accounts che operavano per conto di Teheran da Paesi quali l’Egitto, l’India, l’Indonesia, Israele, l’Italia, il Kashmir, il Kazakhstan e altri Paesi del Medioriente e del Nord Africa. Gli amministratori di questi fake accounts e di gruppi, si spacciavano per organizzazioni politiche o rappresentanti di media, con il preciso scopo di amplificare la risonanza delle tematiche di interesse della Repubblica Islamica (ad esempio argomenti come: Yemen, conflitto israelo-palestinese, India, crisi in Venezuela, terrorismo, Islam). Oltre 15000 dollari sono stati spesi per promuovere queste tematiche sui social (non solo Facebook ma anche Instagram). Secondo Facebook, questi account erano direttamente coordinati dall’Iran.

Ricordiamo che, gia’ nel 2018, Facebook aveva rimosso oltre 600 accounts legati a Mosca e Teheran, per motivi simili a quanto accaduto ieri. In questi ultimi mesi, persino la stessa Unione Europea ha piu’ volte denunciato le aggressive attivita’ informatiche di diversi Paesi, tra cui l’Iran, la Russia e la Corea del Nord (definita come “propaganda ostile” che richiede una ferma risposta). Come sottolineato in queste denunce, lo scopo preciso di questa attivita’ e’ quello di diffendere fake news e quello di indirizzare l’opinione pubblica a sostenere le ragioni di regimi non democratici.

 

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Il regime iraniano ha arrestato due donne che nell’Ovest del Paese, precisamente a Kangavar, sono andate in giro per la citta’ senza velo. La loro azione, una protesta contro il velo obbligatorio, e’ stata ripresa in video dal marito di una delle due donne ed e’ stata poi diffusa in Rete da Masih Alinejad, la giornalista esule iraniana che, ormai da anni, sta combattendo una battaglia per i diritti delle donne per mezzo della pagina Facebook “La mia liberta’ rubata”.

Ormai da oltre due anni, aumentano sempre di piu’ le proteste delle donne contro le leggi repressive misogine, in vigore nella Repubblica Islamica. Ogni mercoledi, quindi, le donne iraniane girano con un velo bianco – i cosiddetti “White Wednesday” – per protestare contro il velo obbligatorio.

Purtroppo diverse attiviste sono state arrestate in questi mesi e alcune di queste condannate a lunghe pene detentive. Il caso piu’ eclatante e’ quello dell’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, condannata a 38 anni di carcere e 148 frustate, per aver difeso diverse di queste ragazze arrestate per aver protestato contro il velo, contro le leggi della Sharia o semplicemente contro il regime.

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La scorsa settimana in Iran si e’ riunita la potentissima Assemblea degli Esperti, organo che in Iran nomina la Guida Suprema. Nel comunicato ufficiale rilasciato a fine seduta, e’ scritto nero su bianco che la Repubblica Islamica farebbe un grave errore a sottoscrivere le normative anti finanziamento del terrorismo internazionale previste dal Financial Action Task Force, dalla Convenzione ONU di Palermo e dal CFT (Combacting Financing of Terrosim).

Si tratta dell’ennesima conferma che, davanti al bivio fra stato di diritto e terrore, il regime iraniano sceglie ancora una volta il secondo. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, visto che Teheran sin dagli anni ’80 del XX secolo, e’ considerato il primo Paese al mondo per finanziamento del terrorismo intenazionale. Oggi, quindi, la politica estera del regime iraniano non potrebbe andare avanti senza gruppi armati quali Hezbollah, la Jihad Islamica, Hamas e il finanziamento alle decine e decine di milizie paramilitari sciite presenti in Siria e Iraq.

La questione pero’ e’ preponderante: l’adesione ai parametri anti-ricilaggio del FATF, soprattutto, e’ precondizione di ogni accordo intenazionale con Teheran e dello stesso Instex, il meccanismo UE creato per aggirare le sanzioni americane approvate nel novembre 2018. Come noto, il Parlamento iraniano ha provato due volte ad approvare una norma di riforma del settore bancario iraniano, ed entrambe le volte la norma e’ stata cassata dal Consiglio dei Guardiani.

Ora, davanti al conflitto tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani, la parola ultima e’ nelle mani del Consiglio per il Discernimento, organo creato appositamente per dirimere le controversi instituzionali. La scelta, pero’, sembra essere scontata verso il diniego: in tal senso si sono espressi sia Ahmad Vahidi – ex Capo dei Pasdaran e ex Ministro della Difesa, responsabile egli stesso di attentati nel mondo (come quello al centro ebraico AMIA di Buenos Aires) – e Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento che, con due tweet, ha espresso i suoi dubbi verso l’adesione al FATF, al CFT e alla Convenzione di Palermo.

Insomma, come suddetto, ancora una volta la Repubblica Islamica decide di andare nella direzione sbagliata. E’ tempo quindi di finirla con le illusioni ed e’ tempo quindi di smettere di pensare che fare affari con il regime iraniano possa essere privo di rischi e di conseguenze!

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Alla vergogna non c’e’ mai fine, soprattutto quando la vergogna e’ rappresentata dalle Nazioni Unite, sempre di piu’ un forum schiavo dei processi burocratici e sempre meno una organizzazione capace di rispettare i valori espressi nella sua stessa carta fondatrice.

Ecco allora che, appena due giorni dopo la condanna a 38 anni di carcere e 148 frustate inflitta a Nasrin Sotoudeh, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare la Repubblica Islamica dell’Iran, nella “Commissione Speciale per lo Status delle Donne”.

In altre parole, nella Commissione ONU che ha il compito di impegnare il mondo in favore dell’uguaglianza di genere e di valutare le violazioni dei diritti delle donne, siedera’ un rappresentante di un regime che, oltre a considerare legalmente le donne come esseri di secondo livello e oltre ad imporre di legge il velo obbligatorio, ha appena condannato una paladina dei diritti delle donne a quasi 40 anni di carcere…

Serve aggiungere altro?

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Nasrin Sotoudeh e’ stata condanna a 33 anni di carcere e 148 frustate, per la sua attivita’ di avvocato in favore dei diritti delle donne e dei diritti umani in generale.

Anni di carcere che si sommano ai cinque gia’ inflitti alla Sotoudeh, portando il totale della pena nei suoi confronti a 38 anni di carcere e, per l’appunto, 148 frustate (in pieno stile medievale).

Questa volta, l’ennesimo abuso dei diritti umani in Iran non e’ passato inosservato. La condanna della Sotoudeh e’ stata riportata da tutti i media Occidentali e condannata, miracolo divino, anche dalla portavoce della Mogherini.

In Italia, nonostante il clamore della notizia, dall’area di Governo le condanne sono state pochine. Chi non ha mancato di far sentire la sua voce e’ stato il Vice Premier Matteo Salvini che, in un tweet, ha giudicato la condanna come medievale e ha, giustamente, denunciato il silenzio delle “femministe” di casa nostra.

Prosegue invece l’imbarazzante e inquietante silenzio della Farnesina, teoricamente la voce ufficiale della politica estera italiana. Il silenzio di Moavero si somma a quelli del Premier Giuseppe Conte e dell’altro Vice Premier, Luigi di Maio. Silenzi che indicano o indifferenza o, peggio, passivita’.

Comunque la si metta, si tratta dell’ennesima vergogna italiana nelle relazioni con la Repubblica Islamica dell’Iran. Questa volta, in piena continuita’ con i recenti Governi precedenti…

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La vergogna in Iran ha raggiunto il suo apice: Nasrin Sotoudeh, avvocatessa impegnata nella difesa dei diritti umani, e’ stata condanna per minaccia alla sicurezza nazionale, in due diversi processi nei suoi confronti. Ora, considerato il sistema penale iraniano, Nasrin rischia fino a 34 anni di carcere e 148 frustate.

Come noto, la Sotoudeh (55 anni) e’ stata arrestata nel giugno del 2018, fermata per il suo lavoro di avvocatessa in sostegno delle donne che, in questi mesi hanno protestato contro il velo obbligatorio (tra le accuse anche quella di aver formato un gruppo che si batte contro la pena di morte). Il processo contro Nasrin e’ cominciato nel dicembre del 2018, sotto la responsabilita’ del giudice Moghiseh, noto per i suoi abusi dei diritti umani.

Nasrin e’ stata condannata senza la sua presenza fisica al processo, perche’ la prigioniera politica ha rifiutato di comparire, in protesta contro il diritto negatole di scegliere liberamente il suo avvocato difensore.

Ricordiamo che Nasrin e’ stata gia’ arrestata nel 2016 e condannata a cinque anni di carcere, dalla Corte Rivoluzionaria di Teheran. Anche in quel caso, un verdetto emesso senza la presenza di Nasrin, perche’ accusata dalla Corte di non portare il velo in maniera adeguata. In quel caso, la condanna fu per “propaganda contro il sistema” e “crimini contro la sicurezza nazionale”.

Concludiamo ricordando che, anche il marito di Nasrin Sotoudeh – Reza Khandan – e’ stato condannato a sei anni di carcere, per aver difeso la moglie su Facebook. Se verra’ fisicamente portato in carcere, a breve i due figli piccoli della coppia, rischeranno di trovarsi senza genitori.

Purtroppo la nomina di Ebrahim Raisi a capo della Magistratura iraniana non aiuta la situazione. Raisi e’ coinvolto direttamente nei peggiori massacri compiuti negli anni dal regime, tra cui l’eliminazione di migliaia di oppositori nel 1988 e la repressione del movimento dell’Onda Verde nel 2009.

E’ tempo quindi che l’Italia la smetta di farsi illusioni sull’Iran e che rimandi l’Ambasciatore del regime clerico-fascista a casa sua!