Archivio per dicembre, 2018

mohammadi

La prigioniera politica Narges Mohammadi, in carcere presso Evin per le sue battaglie in favore dei diritti umani e contro la pena di morte, ha scritto una lettera aperta al Procuratore Generale di Teheran Jafari Dowlatabadi, pretendendo di sapere le ragioni per le quali le vengono ancora negate le cure mediche.

Nella sua lettera Narges, finita nuovamente in carcere nel 2015, denuncia la fabbricazione delle accuse nei suoi confronti e il prezzo che sta pagando sulla sua persona, per le pressioni subite dopo l’arresto. Entrata in carcere in perfetta salute, ora Narges soffre di convulsioni e coaguli di sangue. Problematiche che mettono a rischio la sua stessa vita.

Nonostante il rischio di perdere la vita, come suddetto, il regime continua a negare a Narges Mohammadi il diritto a lasciare il carcere per poter essere ospedalizzata e ricevere le cure di cui necessita. Solamente qualche giorno addietro, proprio in carcere, era deceduto l’attivista Vahid Sayad Nasiri, condannato per aver scritto un post di critica su Facebook all’Ayatollah Khamenei.

Sia le Nazioni Unite che il Parlamento europeo, hanno duramente condannato Teheran per gli abusi dei diritti umani, in particolare per il drammatico stato detentivo dei prigionieri politici. Purtroppo, a queste condanne non vincolanti, restano indifferenti coloro che detengono il potere decisionale, in particolare resta indifferente Federica Mogherini, impegnata unicamente ad una attivita’ di lobby internazionale in favore dell’accordo nucleare con l’Iran.

n3396826-5609874

Il Premier albanese Edi Rama ha deciso l’espulsione dell’Ambasciatore iraniano a Tirana – e quella di un altro alto diplomatico di Teheran – per sospetta attivita’ contro la sicurezza nazionale. La notizia e’ stata confermata dal Portavoce del Ministero degli Esteri albanese,  Edlira Prendi.

A quanto pare, come spesso avviene, anche questi due diplomatici iraniani avevano approfittato della loro carica impropriamente, usando l’ambasciata come un centro per l’organizzazione di attentati dei Pasdaran. Secondo alcune indiscrezioni, questa volta l’obiettivo era una partita di calcio, quella tra Albania e Israele del 2016: prima della partita, decine di persone furono arrestate e la partita fu spostata fuori dalla capitale.

La decisione, pero’, potrebbe anche essere connessa alle relazioni tese tra Teheran e Tirana, dopo la decisione di quest’ultima di accogliere in Albania i membri del gruppo di opposizione iraniano Mujaheedin del Popolo (MeK), costretti a lasciare l’Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein e nonostante le tutele garantite dalle Nazioni Unite.

L’espulsione dell’Ambasciatore iraniano a Tirana e’ stata salutata positivamente dall’Amministrazione Trump e pubblicamente elogiata dal John Bolton, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente americano.

bolton

Con 84 voti a favore, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che condanna il regime iraniano, per gli abusi dei diritti umani. La risoluzione, in particolare, condanna Teheran per le discriminazioni di genere e contro le minoranze etniche e religiose e chiede immediatamente al regime iraniano di smettere gli abusi contro i prigionieri politici.

La risoluzione e’ stata proposta nell’ottobre scorso da vari Paesi, tra cui anche l’Italia che, durante la votazione, ha confermato il suo parere positivo. Come il grafico mostra, a fianco di Teheran si sono schierati diversi Paesi, la maggior parte dei quali ben lontani da ogni standard minimo di rispetto della democrazia e dello Stato di Diritto.

La condanna dell’UNGA si aggiunge a quella approvata due giorni fa dal Parlamento europeo. In quel caso, i Parlamentari europei hanno chiesto a Teheran l’immediata scarcerazione dell’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, hanno espresso la loro simpatia verso la lotta delle donne iraniane contro il velo obbligatorio e hanno impegnato la Mogherini a farsi carico non soltanto della richiesta di scarcerazione della Sotoudeh, ma anche della necessita’ che la Repubblica Islamica rispetti i diritti umani.

Un impegno che, dubitiamo, la Mogherini rispettera’…

Risultati immagini per iran human rights graphic

IRAN-VOTE

Io avviso coloro che stanno imponendo sanzioni che, nel caso in cui le capacita’ dell’Iran di combattere il narcotraffico e il terrorismo verranno toccate…voi non sarete al sicuro da un diluvio di droga, rifugiati, bombe e terrorismo

Sono queste le parole usate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani in un discorso alla TV nazionale, nella stessa settimana del nuovo – terribile – attentato di ISIS nella citta’ francese di Strasburgo.

Apparentemente si tratta di un duro avvertimento, legato al fatto che – secondo la vulgata generale – il regime iraniano e’ impegnato nella lotta al narcotraffico al confine con l’Afghanista e nella lotta al terrorismo, con le milizie sciite che combattono in Siria e in Iraq.

Peccato che, dietro queste affermazioni di retorica, c’e’ parecchia narrazione: come provato da anni, e’ noto che i Pasdaran stessi – in particolare gli uomini della Forza Qods – sono direttamente implicati nel narcotraffico (e per questo sanzionati anche dall’Amministrazione americana). Peggio: nel narcotraffico e’ implicato fino al collo il gruppo terrorista libanese Hezbollah, al servizio del regime iraniano, che in America Latina ha i suoi uomini, impegnati a vendere cocaina direttamente ai gruppi criminali e mafiosi in Europa.

Per quanto riguarda il terrorismo, il regime iraniano si occupa di combattere il jihadismo sunnita, solo quando questo minaccia direttamente i suoi interessi territoriali. Per il resto, come anche in questo caso provato da anni, Teheran mantiene forti relazioni con gruppi terroristi dell’ala sunnita. Non solo con quelli della galassia palestinese (Hamas e Jihad Islamica), ma anche direttamente con al-Qaeda, ai cui jihadisti e’ stato sempre concesso di usare liberamente il territorio nazionale iraniano. Anche per quanto riguarda Isis, in tutti questi anni di guerra in Siria, le milizie sciite al servizio di Teheran hanno attaccato i terroristi del Califfato pochissime volte (cosi come sono noti gli affari che il regime di Assad ha sempre fatto con i terroristi di Isis).

Ergo, le parole di Rouhani non vanno intese come una mera previsione figlia delle problematiche economiche dell’Iran, ma come un vero e proprio avvertimento. Peggio, una minaccia. Quello che Rouhani ventila, e’ un indiretto sostegno iraniano all’arrivo in Europa di droga, rifugiati e soprattutto terrorismo, con una nuova saldatura fra Teheran e il peggior jihadismo sunnita. Ancora una volta, l’Iran mostra il suo vero volto: quello di regime fondamentalista e mafioso!

 

Noble-en-1-768x471

In una lettera aperta indirizzata alla Guida Suprema Ali Khamenei, 121 premi Nobel hanno pubblicamente chiesto l’immediato rilascio del ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

Djalali, lo ricordiamo, e’ stato arrestato a Teheran nel 2016 e accusato di spionaggio. Venne fermato mentre si trovava nella capitale iraniana per partecipare ad una conferenza all’Universita’ di Teheran. Nell’ottobre del 2017, Djalali e’ stato quindi condannato a morte e la sua sentenza alla pena capitale e’ stata confermata nel Dicembre dello stesso anno. Fortunatamente, nel febbraio del 2018, la Corte Rivoluzionaria iraniana ha accettato di riaprire il caso Djalali, ma ad oggi nessuna revisione della sentenza e’ arrivata.

Nel frattempo le condizioni di salute di Ahmadreza continuano drammaticamente a peggiorare. In questi anni di carcerazione, il ricercatore iraniano – in possesso anche di passaporto svedese – ha perso decine di chili e si sospetta possa addirittura avere un tumore. Il regime, ovviamente, non concede ad Ahmadreza di lasciare il carcere per essere ricoverato in una struttura ospedaliera.

Il dramma di Ahmadreza Djalali riguarda anche l’Italia: dal 2011 al 2015, infatti, Ahmadreza ha lavorato in Italia, all’Universita’ del Piemonte Orientale. In una lettera resa pubblica tempo addietro, Ahmadreza ha denunciato che il suo arresto e’ direttamente connesso al suo rifiuto di lavorare per l’intelligence iraniana. Un rifiuto che sta pagando a caro prezzo…

Fortunatamente, proprio qualche settimana fa, il Presidente della Camera Roberto Fico ha pubblicamente chiesto il rilascio di Ahmadreza Djalali, durante un incontro con il neo Ambasciatore del regime islamista iraniano a Roma.

 

abc

Almeno 114 cristiani arrestati nella Repubblica Islamica dell’Iran, in meno di un mese. E’ questo il dato terribile che e’ stato denunciato da Open Doors UK, sottolineando che si tratta di fedeli che hanno scelto di lasciare l’Islam, per abbracciare il cristianesimo.

Purtroppo, mentre nei Paesi ove viene rispettato lo Stato di Diritto la conversione e’ una cosa privata, parte del diritto del singolo a seguire la propria coscienza, in Iran e’ un peccato che puo’ – nei casi piu’ gravi – anche costare la pena capitale. L’abbandono dell’Islam, noto come apostasia, e’ considerato un peccato imperdonabile.

Secondo il Telepraph, gli arrestati sono stati accusati tutti di “proselitismo”, costretti a raccontare la loro attivita’ di fedeli cristiani e intimati ad abbandonare immediatamente la loro nuova fede per ritornare all’Islam.

Non solo: coloro che, dopo l’arresto sono stati rilasciati, sono stati informati che presto riceveranno una chiamata dal Ministero dell’Intelligence. Un Ministero che, per la cronaca, dipende direttamente dal Presidente iraniano Hassan Rouhani…

tunnel

Pochi  giorni fa l’esercito israeliano ha lanciato l’operazione Scudo del Nord, operazione volta a stanare i tunnel che il gruppo terrorista di Hezbollah ha scavato tra il sud del Libano e il nord di Israele. Si tratta di azioni che violano la Risoluzione ONU 1701 che, come noto, vieta ai jihadisti di Hezbollah di schierare personale armato e armamenti tra la Linea Blu e il fiume Litani.

Uno sguardo agli articoli pubblicati dai media vicini ad Hezbollah nel recente passato, dimostra come bastava prendere sul serio quanto veniva scritto da quelle stesse fonti di informazione, per comprendere la minaccia in corso. Gia’ nel 2016, infatti, il quotidiano libanese Al-Safir, aveva scritto che – insieme alle azioni in Siria – Hezbollah continuava la sua attivita’ contro Israele “conducendo osservazioni, preparandosi e scavando tunnel che causano ai coloni e ai soldati nemici di perdere il sonno”.

Tunnel che, come riportato in un articolo del gennaio 2014 di Ibrahim al-Amin – Direttore del giornale libanese pro-Hezbollah al-Akhbar – proprio i terroristi del “Partito di Dio” avevano insegnato a scavare ai terroristi di Hamas. Secondo quell’articolo, infatti, prima della rottura tra Hezbollah e Hamas sulla Siria (oggi ricomposta), i jihadisti sciiti avevano insegnato la tecnica dei tunnel sotterranei ai jihadisti sunniti palestinesi. Tecnica applicata dai terroristi di Hamas anche in Siria, ove sono stati scavati tunnel nell’area di al-Quseir e altrove.

Insomma, per prevenire questa nuova crisi al confine tra Libano e Israele e per impedire ancora una nuova stagione di sofferenze in quell’area, bastava leggere le fonti vicine ad Hezbollah e non trattarle come propaganda. Cosi come bisogna fare sempre, quando si leggono le minacce che provengono dalla Repubblica Islamica dell’Iran (e suoi proxy).

Lo stesso Iran che, ordinando a Hezbollah di scavare questi tunnel, mina la stabilita’ di tutto il Medioriente e quel piccolo residuo di pace regionale che ancora, faticosamente, (re)esiste.