Archivio per settembre, 2018

iran yemen

Stamane la Fanesina ha pubblicato un comunciato ufficiale, in cui veniva espressa “seria preoccupazione” da parte del Ministro Moavero, per la sorte di 24 cittadini yemeniti di fede Baha’i, arrestati dagli Houthi e a rischio di condanna a morte.

Secondo quanto sottolinea, giustamente, il comunicato della Farnesinala tutela della libertà religiosa e dei diritti fondamentali degli appartenenti alle minoranze sono una priorità della nostra politica estera. l’Italia è fortemente impegnata nella campagna internazionale a favore di una moratoria delle esecuzioni capitali e nella lotta contro ogni forma di discriminazione e intolleranza“. Ancora, il comunicato finisce rimarancod che, per l’Italia, “il tema della moratoria delle esecuzioni capitali sarà anche oggetto di uno specifico incontro, al quale partecipa il Ministro Moavero, che viene organizzato nel contesto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si apre la settimana prossima a New York“.

Bene, anzi benissimo, ma non basta. Perche’ non basta? Per diversi motivi: in primis perche’, se anche in Yemen i Baha’i sono finiti sotto persecuzione, e’ perche’ gli Houthi sono ormai al servizio del regime iraniano e hanno lo scopo dichiarato di instaurare una Repubblica Islamica nello Yemen. Come noto, infatti, gli Houthi sono addestrati, finanziati e armati dai Pasdaran iraniani e dai loro proxy libanesi di Hezbollah. Secondariamente, perche’ se si condanna quanto succede ai Baha’i yemeniti – giustamente – e’ necessario condannare anche quanto succede a quelli iraniani, da anni perseguitati e considerati legalmente cittadini di serie C. Ricordiamo che i Baha’i in Iran non possono accedere all’istruzione pubblica, quando vi accedono sono spesso espulsi, non possono svolgere diversi lavori e – secondo una fatwa di Khamenei – sono considerati una “setta” cosi impura, alla quale gli iraniani puri non devono neanche avvicinarsi.

Oggi, nelle carceri iraniane, ci sono decine di Baha’i. Peggio, costantemente, le proprieta’ dei Baha’i o i cimiteri dove i Baha’i seppeliscono i loro cari, sono requesite dal regime, rase al suolo e trasformate in aree al servizio degli Ayatollah e dei Pasdaran. Tutto questo, davanti alla completa indifferenza della quasi totalita’ Comunita’ Internazionale, Italia ed Europa comprese.

Allora, se veramente si vuole che drammi come quello della persecuzione dei Baha’i in Yemen non ci siano piu’, e’ necessario costringere il regime iraniano a ritornare all’interno dei suoi confini. Solamente cosi questo costante massacro potra’ essere fermato. Tutto il resto, comprese le condanne parziali – sempre meglio di nulla – non serviranno a nulla.

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nasrin

L’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, ormai detenuta da mesi, ha deciso di rinunciare alle visite famigliari, come forma di protesta contro la richiesta del Procuratore di indossare l’hijab durante gli incontri in carcere.

La notizia e’ stata data dalla figlia di Nasrin, Mehraveh Khandan, che ha dichiarato di aver ricevuto una lettera direttamente dal Procuratore, dopo aver incontrato la madre nel carcere di Evin a Teheran, il 16 settembre scorso.

Non solo: oltre ad aver rifiutato l’hijab, Nasrin ha anche rifiutato di firmare un impegno scritto, impegnandosi ad indossare lo chador, il velo islamico che lascia in mostra il volto e le mani.

Ricordiamo che Nasrin e’ stata arrestata nuovamente il 3 giugno 2018, per aver preso parte a proteste pacifiche contro il regime. Una volta arrestata, Nasrin ha dichiarato uno sciopero della fame di tre settimane, in protesta contro le persecuzioni del regime alla sua famiglia e ai suoi amici. Il 4 settembre scorso, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato anche Reza Khandan, il marito di Nasrin. Reza e’ stato arrestato da agenti del MOIS, ovvero del Ministero dell’intelligence iraniano, alle dirette dipendenze del Presidente Rouhani.

arash sadeghi

La scorsa settimana l’attivista per i diritti umani Arash Sadeghi, detenuto nel carcere di Rajai Shahr presso Karaj, e’ stato sottoposto ad alcuni test medici, che hanno rilevato – purtroppo – la presenza di un cancro alle ossa. Non solo: sempre secondo i medici, il tumore e’ maligno ed e’ stato identificato come condrosarcoma (un tumore della cartilagine).

Arash e’ stato immediatamente ricoverato per ulteriori esami. Gli oncologi hanno rivelato che il tumore e’ localizzato nel braccio destro, tra la clavicola e la scapola. Solamente dopo la rimozione del tumore, sara’ possibile sapere se Arash avra’ bisogno di una ulteriore operazione o se sara’ necessario fare solamente la chemioterapia.

Arash Sadeghi e’ stato arrestato per la prima volta il 9 luglio del 2009, durante le proteste del movimento Onda Verde (venne rilasciato dopo 90 giorni). Arash e’ stato quindi arrestato nuovamente nel maggio del 2014 e rilasciato dopo sei mesi di carcere e una condizionale di 600 milioni di Toman. Mentre si trovava fuori dal carcere, gli agenti del Ministero dell’Intelligence (MOIS) – alle dipendenze del Presidente – sono entrati senza preavviso nella sua casa, causando un attacco di cuore alla madre di Arash. Attacco che, purtroppo, le e’ costato la vita. Infine, Arash e’ stato arrestato ancora nel giugno del 2016 e trasferito nel carcere di Evin. Stavolta il giudice l’ha condannato a 15 anni di carcere. Dopo uno sciopero della fame di 70 giorni – Arash e’ stato trasferito nel carcere di Rajai Shahr nell’ottobre del 2017.

Anche la moglie di Arash Sadeghi, Golrokh Ebrahimi Iraee, e’ stata arrestata dal regime e condannata a sei anni di carcere nell’ottobre del 2016, dopo che gli agenti hanno trovato nella sua casa dei manoscritti considerati un “insulto al sacro”. Storie che, si badi bene, Golrokh non aveva neanche mai pubblicato.