Archivio per marzo 27, 2018

Il ministro del Tesoro italiano, Pier Carlo Padoan

Cambia il mondo intorno all’Italia, cambia radicalmente la posizione degli Stati Uniti sull’accordo nucleare con l’Iran, cambiano soprattutto coloro che guideranno la politica estera a Washington, ma una cosa purtroppo sembra non smuoversi: la volontà del Governo italiano di garantire gli investimenti italiani nella Repubblica Islamica, con 5 miliardi di euro.

Come si ricorderà, nella legge di stabilita’ approvata dal Governo Gentiloni, fu inserito un articolo ad hoc, per gli investimenti in Iran. Stante la non disponibilità di Cassa Depositi e Prestiti ad esporsi nella garanzia di quegli investimenti – troppo rischiosi e troppo esposti a nuove sanzioni americane – il Governo italiano ha passato la palla ad Invitalia, agenzia pubblica. Secondo la Legge quindi, sara’ la newco di Invitalia, Invitalia Global, ad assicurare gli investimenti italiani in Iran con un fondo di 5 miliardi di euro – soldi pubblici – e con una garanzia addirittura di prima istanza. A copertura di queste garanzie praticamente a perdere, il Tesoro ha anche creato un fondo di garanzia di 120 milioni di euro che, incredibilmente, verranno presi da un budget che era destinato a promuovere l’imprenditoria giovanile.

Secondo quanto scrive Stefano Feltri su Il Fatto Quotidiano di oggi, Padoan intende far approvare il decreto di attuazione di quanto stabilito in Legge di Bilancio, proprio in queste ore. Il decreto richiede solamente una votazione positiva del Governo che, considerando i viaggi di Renzi e Gentiloni in Iran e considerando il numero di imprese italiane esposte, sembra praticamente scontato.

Il problema e’ che, al di la’ dell’aspetto morale di fare affari con un regime fondamentalista, e’ in questi mesi la situazione internazionale e’ radicalmente mutata. Obama ha lasciato la Casa Bianca e al suo posto e’ arrivato Trump, un presidente che ha già deciso approvare la “decertification” del JCPOA. A questa mossa, Trump ha aggiunto la nomina di Pompeo a Segretario di Stato e dell’Ambasciatore John Bolton a Consigliere per la Sicurezza nazionale.

Il punto su cui verte la strategia economica italiana con l’Iran, ma non solo dell’Italia, e’ di non esporre gli istituti finanziari nazionali a possibili sanzioni americane, come accaduto con Banca Intesa. Per questo, l’assicurazione agli investimenti a Teheran, sara’ pubblica e in euro. Ma tutto il castello, si regge su una montagna di sabbia: come dimostrato dal recente caso Skrypal, davanti ad una crisi internazionale che vede protagoniste alcune potenze Nato – prime alleate anche dell’Italia – lo stesso Governo italiano ha dovuto prendere delle misure di ritorsione. Tanto più che, proprio in Europa, Macron sta spingendo per l’approvazione di nuove sanzioni europee contro la Repubblica Islamica.

Concludiamo ricordando che, oltre meta’ dell’economia iraniana, e’ controllata dai Pasdaran, le cui compagnie sono già’ per la maggior parte inserite nella lista delle sanzioni internazionali. Peggio, il regime iraniano e’ primo al mondo per riciclaggio di denaro, per mancanza di trasparenza e per corruzione interna. Non sembra certo un Paese con i parametri adatti per ricevere una garanzia di prima istanza agli investimenti esteri…

 

 

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