Archivio per febbraio, 2018

JO iran

Mohammad Kalhor aveva quindici anni quando e’ stato arrestato nel novembre del 2014. Mohammad e’ stato fermato per omicidio, per aver accoltellato il suo insegnante di fisica.

La prima condanna per Mohammad, infatti, e’ stata a tre anni di carcere e al pagamento del cosiddetto “Diyeh“, ovvero di una cifra alla famiglia commisurata al reato commesso. In quella occasione, un controllo medico ad hoc aveva anche dichiarato Mohammed non mentalmente maturo per comprendere la gravita’ del suo gesto.

Nonostante tutto, a dispetto della prima sentenza, un’altra Corte ha deciso di riaprire il caso e ha condannato a morte Mohammad Kalhor. La condanna e’ stata quindi confermata dalla Corte Suprema. Secondo quando denunciato da Sara Najimi e Hassan Aghakhani, i legali di Kalhor, all’origine della decisione di riaprire il caso, ci sarebbero le pressioni del Vice Ministro della Cultura iraniana e Alaeddin Boroujerdi, importante deputato iraniano a capo della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Majlis.

Come noto, secondo le normative internazionali – sottoscritte volontariamente dallo stesso Iran – un detenuto arrestato in eta’ minorile, non può essere condannato alla pena capitale. Tra le altre cose, lo stesso articolo 91 del codice penale islamico in vigore in Iran, vieta la condanna a morte di una persona sotto i 18 anni, se quest’ultima non realizza la natura del reato commesso o se vengono riscontrati dei problemi mentali.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, solamente nel gennaio 2018, Teheran ha impiccato tre detenuti – due maschi e una donna – per dei reati commessi in eta’ minorile.

 

velo iran

La scorsa abbiamo mostrato un video in cui era possibile vedere una ragazza iraniana che, mentre protestava in piedi su una cabina elettrica contro il velo obbligatorio, veniva aggredita da un poliziotto e scaraventata a terra.

Quando abbiamo pubblicato quel video, ancora non avevamo molte notizie sulla ragazza, compresa la sua identità. Purtroppo, la storia non e’ terminata al brutto video che abbiamo mostrato.

La ragazza, dopo l’aggressione, e’ caduta a terra e si e’ rotta un ginocchio. Senza alcuna pietà, le forze di sicurezza prima di portarla in ospedale, l’hanno arrestata. Dopo il suo fermo, sono uscite alcune informazioni sulla sua identità: il nome della ragazza e’  Maryam Shariatmadari, ha 32 anni, ed e’ una studentessa della Università Amir Kabir.

Dopo il fermo, Maryam e’ stata trasportata all’ospedale Vali Asr, ove le e’ stata diagnosticata la rottura del ginocchio e la necessita’ di subire una operazione chirurgica. Incredibilmente, Maryam ha dovuto aspettare ore per essere operata perché, gli agenti che la controllavano, hanno ricevuto una chiamata con l’ordine di andare ad interrompere una “festa mista” nella capitale (ovvero una festa tra uomini e donne insieme).

Dopo l’intervento, a Maryam sono state negate le necessarie cure mediche post-operatorie ed e’ stata sbattuta in cella senza alcuna pietà. Tra le altre cose, come riporta il quotidiano iraniano Shargh, anche la madre di Maryam e’ stata detenuta per venticinque ore, per aver chiesto notizie della figlia.

Rportiamo anche che, nonostante il video e le testimonianze, a Maryam e’ stato negato il diritto di denunciare il poliziotto che l’ha aggredita. Peggio, il Ministero dell’Interno iraniano ha ufficialmente preso posizione in favore dell’agente.

Ad oggi, ventinove persone sono state arrestate per aver protestato contro il velo obbligatorio. Purtroppo, di molte delle persone fermate non siamo a conoscenza dei nomi. Questi coraggiosi attivisti sono oggi in custodia presso diversi centri detentivi iraniani, spesso senza neanche aver avuto il diritto di comunicare con i loro famigliari.