Archivio per gennaio, 2018

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Mentre in Italia le femministe italiane restano vergognosamente silenti sugli abusi dei diritti umani in Iran, le donne iraniane continuano a lottare senza paura per i loro diritti.

In questi giorni, ben 300 attiviste iraniane per di diritti delle donne, hanno diffuso una lettera aperta, chiedendo l’uguaglianza di genere con gli uomini. Le attiviste, non solo ricordano le discriminazioni a cui sono sottoposte nella Repubblica Islamica, ma denunciano anche come – negli ultimi dieci anni – ben 100,000 donne hanno perso il loro posto di lavoro! Tra le attiviste che hanno firmato la nuova lettera aperta, ci sono anche Shirin Ebadi – Premio Nobel – e l’artista Parastou Forouhar.

 

Intanto, in Iran non si ferma la protesta delle donne contro il velo obbligatorio. Dopo il coraggioso gesto della giovane Vida Movahed, diverse altre ragazze hanno deciso di seguire il suo esempio e togliere il velo, sbandierandolo pubblicamente come fosse una bandiera di protesta. Una ragazza, addirittura, ha deciso di imitare il gesto della Movahed, nel luogo esatto in cui Vida e’ stata arrestata.

La vera novità, come dei video provenienti dall’Iran dimostrano, e’ che anche degli uomini si stanno unendo alla battaglia delle donne contro il velo obbligatorio. La solidarietà degli uomini alla battaglia per l’uguaglianza di genere, e’ un passo fondamentale per cambiare veramente la natura fondamentalista e misogina del regime iraniano! Il video in basso, e’ stato registrato a Mashhad.

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Il regime iraniano ha condannato a cinque anni di carcere Shamiram Isavi, moglie del Pastore Victor Bet Tamraz, ex leader della chiesa Assira Pentecostale iraniana.

Secondo le informazioni che arrivano da Teheran, il regime ha ufficialmente condannato la Isavi con l’accusa di “spionaggio”. La ragione e’ diversa ed e’ legata alla repressione del cristianesimo in Iran.

Shamiram Isavi, come ha dichiarato durante gli interrogatori, ha rifiutato di continuare a praticare il cristianesimo dopo la chiusura della Chiesa Assira Pentecostale. Per continuare a pregare, Shamiram ha preso parte alle messe organizzate dalle cosiddette “Chiese domestiche”, di rito evangelico. Molte di queste chiese, sono segretamente frequentate da numerosi iraniani che abbandonano l’Islam e si convertono al cristianesimo. Un crimine definito nella Repubblica Islamica come “apostasia” e – nei casi peggiori – punibile anche con la morte.

Shamiram Isavi e’ stata arrestata nella sua abitazione, insieme al marito, al figlio e ad altri 12 cristiani convertiti, il 26 dicembre del 2014. Il marito e il figlio sono stati condannati a dieci anni di carcere e oggi attendono la sentenza di appello.

La condanna contro Shamiram Isavi e’ stata emessa dal giudice Ahmadzadeh che, secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, dal marzo del 2017 ha condannato ben 16 cristiani convertiti a pene detentive che vanno dai cinque ai quindi anni di carcere.

Ricordiamo che, secondo l’articolo del Coventant Internazionale per i diritti civili e politici, ratificato volontariamente dall’Iran nel 1975, “ognuno deve avere la libertà di pensiero, coscienza e religione”. Purtroppo, l’Iran vede questo articolo in maniera restrittiva, non riconoscendo a numerose minoranze religiose – tra cui i cristiani convertiti e i Baha’i – il diritto di esercitare liberamente la loro fede.

Nel marzo del 2017, vergognosamente, il diplomatico iraniano Kazem Gharibabadi – assistente per gli affari internazionali della divisione diritti umani della magistratura islamica iraniana – ha dichiarato che “in Iran nessuno e’ perseguitato per la sua fede”…

Secondo il report Open Doors USA, il regime iraniano e’ tra i primi dieci nel mondo per la persecuzione dei cristiani…