Archivio per settembre, 2017

alimotahari

Nella guerra tra le fazioni politiche in Iran, anche la questione dell’indipendenza del Kurdistan diventa materia di scontro.

Come noto, il regime iraniano non ha riconosciuto il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno e il terrorista Qassem Soleimani, a capo della Forza Quds dei Pasdaran, ha più volte complottato contro il leader curdo Barzani.

In questa diatriba, e’ intervenuto ieri anche il Vice Presidente del Parlamento iraniano Ali Motahari, un conservatore noto per le sue posizioni non radicali. Motahari ha criticato la linea dura di Soleimani, affermando che minacciare Barzani non rappresenta una mossa corretta.

Ali Motahari ha invece invitato il suo Paese a rassicurare i curdi presenti in Iran – che già sono scesi in strada in solidarietà ai loro fratelli iracheni – al fine di non aumentare ancora di più il malcontento nel Kurdistan iraniano. Per quanto concerne l’Iraq, Motahari ritiene che la tattica giusta sia quella di convincere i curdi che l’indipendenza non e’ nel loro interesse (una posizione assurda, ma certamente non militare).

Ad ogni modo, la linea di Motahari e’ destinata a restare un caso isolato. Il regime iraniano ha messo un muro davanti alla questione curda, sia non riconoscendo il referendum del Kurdistan iracheno, sia inviando tank e Pasdaran nel Kurdistan iraniano.

Ali Shamkhani, Segretario del potente Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ha già affermato che Teheran continuerà a lavorare contro l’indipendenza del Kurdistan iracheno sia in accordo con la Turchia, sia promuovendo azioni internazionali in accordo con il Governo centrale iracheno a Baghdad.

atena daemi amnesty

Quello che sta succedendo in Iran e gravissimo e richiede l’intervento delle massime autorità politiche internazionali, soprattutto quelle Occidentali.

Il regime iraniano sta negando alla nota attivista per i diritti umani e i diritti dei bambini, Atena Daemi, una operazione chirurgica di cui – secondo quanto dichiarato dagli stessi dottori – necessita il prima possibile. 

In realtà, il 25 settembre scorso, tutto era pronto per operare Atena presso l’ospedale Imam Khomeini di Teheran. La prigioniera politica era stata addirittura già trasportata in ospedale e aveva fatto tutte le pratiche di ammissione.

Poco dopo essere stata ricoverata, pero’, il Direttore della prigione di Evin, Ali Chaharmahali, ha ordinato al personale medico che Atena Daemi doveva essere ammanettata sia alle mani che ai piedi, durante la sua permanenza in ospedale. Venuta a conoscenza della richiesta, Atena ha dichiarato di essere una prigioniera politica e di non avere alcuna intenzione di usare l’occasione del suo ricovero per scappare via. La sua intenzione era solo quella di essere curata. Purtroppo, le autorità iraniane non hanno cambiato la loro opinione, Atena ha rifiutato le manette e, come conseguenza, e’ stata riportata in carcere senza essere operata!

A questo va aggiunto che, il giorno prima dell’operazione, il padre di Atena Daemi si era recato presso l’Assistente del Procuratore di Teheran, il Dott. Hajmoradi, che aveva solennemente promesso che la detenuta non sarebbe stata ammanettata durante il ricovero ospedaliero. Non solo: aveva anche assicurato che Atena avrebbe potuto ricevere visite. Dopo l’incidente in ospedale, il padre di Atena si e’ recato presso la Procura per lamentarsi, ma gli e’ stato detto che gli ordini del direttore del carcere non potevano essere revocati.

Ricordiamo che Atena Daemi, coraggiosa attivista di trent’anni, e’ stata condannata nel novembre del 2016 a sette anni di carcere, per aver criticato il regime, condannato il massacro dei prigionieri politici del 1988 e aver incontrato le famiglie degli oppositori al regime. 

In carcere, purtroppo, la salute di Atena Daemi e’ drammaticamente deteriorata: per ricevere attenzioni da parte del regime, Atena ha persino lanciato uno sciopero della fame durato quasi due mesi.

Nel luglio del 2017, sia Atena Daemi che la sua compagna di cella Golrokh Ebrahimi Iraee, anche lei prigioniera politica, hanno scritto una lettera aperta, descrivendo le condizioni della loro prigionia. La lettera venne scritta anche per reagire alla visita di alcuni Ambasciatori stranieri nel carcere di Evin: un “tour” organizzato dal regime e che non implicava la visita alle sezioni dei prigionieri politici!

Riteniamo che quanto stia accadendo ad Atena sia gravissimo e che sia dovere dell’Occidente, intervenire a garanzia della salute e della sicurezza di questa giovane e battagliera attivista iraniana!