Il Ministero dell’Intelligence iraniano, ha rifiutato la richiesta di trasferire in ospedale il detenuto Jamaloddin Khanjani, 83 anni, arrestato nove anni fa insieme ad altri sei rappresentanti della Comunità Baha’i iraniana. Khanjani ha bisogno di una operazione urgente alla prostata e, ovviamente, le strutture mediche del carcere dove è rinchiuso non sono assolutamente adatte. Non solo: come denuncia Siavash Khanjani, nipote del prigioniero politico, a Jamoladdin Khanjani viene anche negata la libertà su cauzione, nonostante la stessa legge iraniana lo consenta (MEI).

Ricordiamo, come suddetto, che nel 2008, sette leader della Comunità Baha’i iraniana sono stati arrestati dal regime iraniano per motivi religiosi. I loro nomi sono Jamaloddin Khanjani, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Afif Naeimi, e Mahvash Sabet. Tutti sono stati inizialmente condannati a 20 anni di carcere, con l’accusa di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. La pena, in seguito, è stata ridotta a 10 anni di detenzione.

Sempre per quanto concerne i Baha’i, in carcere è finito nel 2012 anche un nipote di Jamaloddin Khanjani. Si tratta di Navid Khanjani, condannato a 12 anni di carcere per aver “diffuso il falso” e “disturbato l’opinione pubblica”. La sua colpa, oltre al fatto di essere Baha’i, è stata quella di aver fondato una Associazione contro le discriminazioni e l’educazione per i membri della minoranza Baha’i, a cui è negato persino l’accesso all’istruzione pubblica. Navid, per la cronaca, è stato arrestato mentre si trovava come volontario nella provincia dell’Azerbaijan Orientale, in seguito al devastante terremoto del 2012 (Iran Human Rights).

Nella Repubblica Islamica i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, da estromettere completamente dalla società civile. A loro non solo è negato l’accesso all’educazione pubblica e il diritto di celebrare le loro festività, ma anche la possibilità di svolgere numerosi lavoro (No Pasdaran). Contro di loro, lo stesso Ayatollah Khamenei ha emesso una fatwa, negando agli “iraniani puri” il contatto con i Baha’i (No Pasdaran).

Purtroppo, nel 2011, la moglie di Jamaloddin Khanjani, la Signora Ashraf, è deceduta. Al suo funerale, erano presenti oltre 5000 persone (Iran Press Watch). In quella terribile occasione, il regime iraniano – spietatamente – negò ad Jamaloddin Khanjani di lasciare il carcere per partecipare al funerale dell’amata moglie. La coppia è stata sposata per oltre 50 anni…(Baha’i World News Service).

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