Archivio per 2017

protest iran

Le immagini che vi mostriamo in basso arrivano da Mashhad, una delle principali città iraniane e non necessitano di tanti commenti: da mesi ormai – nonostante il silenzio dei media italiani – avvertiamo i lettori che l’Iran bolle, fortunatamente non nel senso culinario del termine.

Da tempo, infatti, centinaia di iraniani sono scesi in piazza nelle principali città del Paese – Teheran in testa – per protestare contro il regime, soprattutto contro la corruzione elevatissima, il coinvolgimento dei Pasdaran nelle attività finanziarie e l’assenza di ogni minima regola di stato di diritto.

Ieri, quindi, si e’ raggiunto il culmine: migliaia di persone hanno affollato le strade di Mashhad, al grido “Morte a Rouhani”, “La Repubblica Islamica e’ stata uno sbaglio” e “No Gaza, No Libano, la nostra vita solo per l’Iran”. Secondo alcuni osservatori, nuovamente, si sono sentiti anche slogan in lode allo Shah. Proteste ci sono state anche in Arak, Urumiya e Arak.

Mentre tutto questo accadeva, il Governo italiano lavorava attivamente per superare le giuste ritrosie di Cassa Depositi e Prestiti, in merito agli investimenti in Iran. Peggio, mentre tutto questo accadeva, su proposta del Ministro Calenda l’esecutivo approvava un articolo della Legge di Bilancio (151, ex 32) che, senza vergogna, snaturava l’agenzia Invitalia, trasformandola in una specie di SACE pubblica, per assicurare – in prima istanza – gli investimenti italiani in “Paesi ad alto rischio”, leggasi Iran…un articolo ad hoc per gli interessi di pochi industriali italiani, consapevoli dei rischi di investimento in Iran e quindi disposti a rischiare…solo con i soldi del contribuente…

Per la cronaca, il regime ha riportato che “solo” 52 manifestanti sono stati fermati durante le proteste. La verità e’ che, purtroppo, il numero e’ ben più alto e si parla id almeno 100 fermati.

Come suddetto, l’Iran bolle e la popolazione ne ha piene le scatole ormai di un regime che – al di la’ delle promesse di uguaglianza in nome dell’Islam – ha solo diffuso corruzione, misoginia, fondamentalismo e speso i soldi principalmente per finanziare il terrorismo internazionale.

Concludendo, consigliamo vivamente agli imprenditori italiani di scappare dall’Iran. Soldi pubblici o meno, in quel Paese gli investitori troveranno principalmente gli interessi economici dei Pasdaran, pretoriani armati pronti ad usare le manette, tutte le volte che qualcuno non rispetta i loro codici…non scritti…

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Difficilmente entriamo a gamba tesa su un tema prettamente di politica interna, soprattutto quando si tratta di personalita’ politiche italiane che prenderanno parte alla prossima tornata elettorale.

Ovviamente, quando riguarda i rapporti con l’Iran – e con i suoi proxy – non ci vergogniamo di prendere una posizione chiara e netta. Per questo, stamane, non possiamo che entrare a gamba tesa sulla questione dello scambio epistolare tra i “radicali” legati alla lista “Più Europa” di Emma Bonino e quelli legati al Partito Radicale Transazionale, di cui sono membri Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Maurizio Turco e Sergio d’Elia.

Per chi non avesse letto la storia, i boniniani hanno inviato a Rita Bernardini una email, proponendole di candidarsi con la loro lista “Più Europa”. L’offerta, come raramente accade oggi in politica, e’ stata rimandata al mittente dalla Bernardini che, nella sua email di risposta ha testualmente scritto: “le vostre strade sono confluite in un’unica strada contraria a quella percorsa da Marco Pannella…Avete il “vostro” partito, la “vostra” lista, il nome di Emma Bonino ceduto a Radicali Italiani come patrimonio da far fruttare nelle competizioni elettorali. Avete spazi televisivi a gò-gò, quelli per conquistare i quali (e non certo per se stesso) Pannella doveva giungere in punto di morte…”. In poche parole, la Bernardini non solo ha rifiutato l’offerta, ma ha anche ricordato ai boniniani che – ormai da tempo – non sono più parte della famiglia radicale.

Per quanto ci riguarda, non entriamo nella contesta sullo Statuto radicale, ma giudichiamo i boniniani per le loro azioni e prese di posizione sulla politica estera. Con Bonino alla Farnesina, l’Italia viro’ drammaticamente verso gli interessi iraniani, tanto che fu proprio la “cara Emma” ha dire – tutta velata da Teheran – “vogliamo vincere la gara di amicizia con l’Iran. Peggio: la Bonino, a dispetto dei comunicati, in realtà si dimostro’ anche molto morbida verso il regime di Bashar al Assad, proxy di Teheran.

Anche una volta terminato il suo incarico alla Farnesina, la Bonino ha attivamente continuato la sua attività di lobbying politica in favore del regime iraniano, firmando anche appelli pubblici in favore di Teheran. Una campagna di sostegno al regime clericale iraniano, mai affiancata da condanne pubbliche degli abusi di quello stesso regime, contro donne, attivisti, giornalisti, intellettuali, detenuti e minoranze etniche e religiose.

Per tutte le ragioni suddette, non possiamo che applaudire la coraggiosa scelta di Rita Bernardini e non possiamo che farlo ricordando Marco Pannella, l’uomo che non si piego’ mai per una poltrona, per quanto elegante potesse essere…