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La Fiera di Roma dedicata al regime iraniano, a quanto pare leggendo sui media, sembra procedere senza alcuna parola di critica al regime iraniano da parte delle autorità italiane. Peggio, durante l’inaugurazione del 22 Novembre (un giorno solo dopo la notizia di tre cristiani frustati pubblicamente in Iran per aver bevuto vino), il Ministro italiano Calenda ha rigettato ogni idea di maggiore accortezza nelle relazioni economiche tra Roma e Teheran. Minimizzando pericolosamente i possibili cambiamenti che il neo eletto presidente Usa Donald Trump potrebbe apportare all’accordo nucleare, Calenda ha anche annunciato un suo prossimo viaggio a Teheran, in compagnia del Ministro dell’Economia Padoan. Un viaggio previsto per l’inizio del prossimo anno (Ansa), con lo scopo di “far funzionare i canali di finanziamento”, segno evidente che – a dispetto della propaganda fatta sinora per investire in Iran – i businessmen italiani e il sistema bancario nazionale, non sembra guardare alla Repubblica Islamica con grande fiducia (giustamente…).

Purtroppo, mentre Calenda & Co., se ne vanno in giro benedire i rapporti economici con i Mullah, il regime iraniano prosegue indisturbato i suoi crimini contro i diritti umani. Proprio in queste ore, ci giungono le immagini dell’ennesima esecuzione pubblica di detenuti. Questa volta, le fotografie mostrano quattro detenuti impiccati in pubblico su una spiaggia dell’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz (Freedom Messenger). Esecuzioni pubbliche che non solo rappresentano, come suddetto, un crimine contro i diritti umani, compiute per terrorizzare la popolazione civile, ma anche una violazione delle normative internazionali. Abusi verso i quali il silenzio italiano è particolarmente assordante, considerando che Roma pretende di essere il Paese leader nella promozione della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte.

Ad ogni modo, è palese che qualche anomalia sia percepita anche dagli stessi organizzatori della Fiera di Roma. Basti considerare che la Fiera si apre al pubblico solamente nel pomeriggio di Venerdi e nella giornata conclusiva Sabato (e solo per eventi di natura culturale, ovviamente la cultura che il regime ama presentare, con la compiacenza delle autorità italiane). Un segno evidente dei timori degli organizzatori di essere “disturbati”, da realtà capaci di porre il pubblico davanti alla verità: il rischio business in un Paese corrotto, leading country solo nello sponsor del terrorismo internazionale, con una economia appaltata ai Pasdaran e notoriamente incapace di rispettare qualsiasi modello di Stato di Diritto.

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