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Per dimostrare che l’appeasement con l’Iran non funziona, sarebbe bastato analizzare l’esperienza delle presidenze di Rafsanjani e di Khatami. L’Occidente, però, ha avuto bisogno – per ragioni prevalentemente di ingenuità geopolitica – di una nuova esperienza, decidendo di cancellare anni di lavoro per isolare il regime iraniano, al fine di illudersi ancora di poterlo cambiare.

Come suddetto, si è trattato solamente di una grande illusione. Una illusione che, purtroppo, sta costando un prezzo altissimo, sia in termini di abuso silenzioso dei diritti umani, che in termini economici e geopolitici. Vogliamo dimostrarvi quanto suddetto, sperando che serva a chi di dovere per aprire gli occhi e mutare il passo, finchè è ancora possibile.

In primis parliamo del processo politico che ha portato all’accordo nucleare. Come ormai noto, quel processo politico ha origine in Oman sin dalla presidenza di Ahmadinejad. Un negoziato segreto che, come rivelato in questi giorni, ha volontariamente portato la Presidenza Obama ad abbandonare ogni ipotesi di sostegno agli attivisti del movimento riformista Onda Verde (Bloomberg). Il risultato è noto: l’Onda Verde fu repressa dal regime iraniano senza praticamente opposizione e i due leader di quel movimento – Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi – si trovano ancora agli arresti domiciliari.

Sempre in nome di un pezzo di carta (perchè questo è Iran Deal, niente di più), l’Occidente ha abiurato a tutte le redline che aveva imposto a gran voce negli anni precedenti al negoziato (Foreign Policy Intitiave). Il programma nucleare iraniano è rimasto praticamente intatto, cosi come quello missilistico. Di converso, gli Stati Uniti hanno permesso la fine di importanti sanzioni sul nucleare, andando praticamente a rimpolpare le casse di un regime fondamentalista e dei suoi pretoriani Pasdaran.

In seguito alla firma ufficiale dell’accordo nucleare a Vienna nel luglio del 2015, la diplomazia internazionale aveva provato a vendere l’Iran Deal come fosse oro, parlando degli effetti positivi che questo avrebbe avuto su tutta la regione mediorientale e sul popolo iraniano. A distanza di un anno, quindi, quali sono i risultati? A questa domanda si potrebbe rispondere con una sola parola: nulla. Peggio, si dovrebbe aggiungere che l’Iran Deal ha drammaticamente peggiorato sia la sicurezza della regione mediorientale, che la sicurezza stessa degli iraniani.

Medioriente: l’Iran Deal ha praticamente legittimato le decennali azioni illegali del regime iraniano e la sua interferenza negli affari interni di altri Paesi. Grazie a questo accordo, quindi, l’Iran ha percepito di avere mano libera per le sue azioni in Siria, Iraq, Yemen e Libano. L’effetto naturale di questo sbilanciamento dell’equilibrio regionale, è stata la reazione del mondo sunnita, prevalentemente a guida saudita. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: la crisi in Siria si è talmente acuita dal determinare l’intervento diretto della Russia nel conflitto. La Lega Araba ha dichiarato Hezbollah un gruppo terrorista e Riyad e Teheran sono quasi arrivati ad uno scontro frontale. Isis è ancora li e la regione sta praticamente scoppiando in preda a conflitti settari;

Diritti Umani: fare la lista degli abusi sui diritti umani compiuti in Iran, dopo l’accordo nucleare, richiederebbe ore e ore. Qui, basti rilevare che l’Iran ha avviato una vera e propria campagna maccartista contro il cosiddetto “nufuz“, ovvero la supposta guerra culturale dichiarata dall’Occidente all’Iran. In nome di questa guerra, i Pasdaran hanno arrestato decine di attivisti, intellettuali, oppositori politici, membri di minoranze religiose ed etniche e cittadini con doppia cittadinanza. A differenza del passato, però, tutto questo sta andando in onda senza neanche una singola parola di condanna da parte delle grandi diplomazie democratiche.

C’è quindi una seconda domanda, relativa al lato material dell’Iran Deal: quali vantaggi economici ha portato l’Iran Deal? Anche in questo caso, la risposta è secca: quasi nulla. Dopo la firma dell’accordo, infatti, una pletoria di delegazioni politico-commerciali ha raggiunto Teheran dall’Occidente. Tante parole, tante promesse, ma pochi fatti. L’Iran, fatica a rivedere il modello dei suoi contratti petroliferi. Con gli abusi sui cittadini con doppia cittadinanza, quindi, il regime fatica anche a dimostrare di essere in grado di garantire la sicurezza degli investitori (e dei loro intermediari). Khamenei, piuttosto che invogliare l’arrivo di tecnologia e capitali, passa le sue giornate ad attaccare l’Occidente, rimarcando come solo la “jihad” rappresenti la soluzione per l’economia iraniana.

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Perchè tutto questo? Quale logica razionale spiega quanto sta avvenendo? La risposta non deve essere trovata nella logica, ma nella natura del regime iraniano. Il famoso storico della Guerra Fredda Vladislav Zubok, parlando dell’URSS, scriveva:

Possiamo realmente separare la Guerra Fredda dalla stessa Unione Sovietica? Avrebbe mai una nazione del genere potuto funzionare in qualunque altro contesto? Vale la pena di ricordare che la Rivoluzione bolscevica fu essa stessa una dichiarazione di guerra contro gli Stati nel sistema internazionale dell’epoca…l’Unione Sovietica fu, perciò, uno Stato configurato unicamente per la Guerra Fredda...”

Ora, per capire perchè tutti gli appeasement verso l’Iran sono praticamente falliti e perchè fallirà anche quello verso Rouhani, basta traslare le parole di Zubok alla Rivoluzione Khomeninista del 1979. Come i rappresentanti stessi del regime iraniano dichiarano, quella Rivoluzione fu una dichiarazione di guerra alla Comunità Internazionale, non solo in opposizione a quello che era allora il sistema bipolare, ma anche ai valori e alla storia delle relazioni internazionali. Non a caso, cosi come dopo il 1917 i bolscevichi rivelarono il contenuto dei trattati internazionali firmati dallo Zar, cosi gli “studenti islamici” presero in ostaggi l’Ambasciata Americana a Teheran. Il senso era lo stesso: “viviamo nel conflitto e non seguiamo le regole di una storia in cui non ci riconosciamo”.

Anche verso l’Unione Sovietica fu applicato l’appeasement. Senza dubbio, anche in quel caso talvolta servi’ alla sicurezza internazionale, ma rappresentò solamente un modo per procastinare un problema. L’URSS fu sconfitta dalla superiorità economica, dei valori e degli armamenti da parte dell’Occidente. Una superiorità che, unita all’isolamento di Mosca, costrinse l’Unione Sovietica ad una corsa verso il baratro, schiacciata dalle sue stesse contraddizioni interne. In maniera non dissimile, il solo modo per cambiare l’Iran è costringerlo a fare i conti con le sue contraddizioni interne. Forzare i vertici fondamentalisti del regime, a fare i conti con una società vitale e con una popolazione giovanile altissima che, più che del Corano, ha bisogno del pane per mangiare e dell’aria per respirare. Ergo: non ci sarà alcun Gorbacev iraniano, pena la fine del regime stesso…

Il resto è solo una ingenua illusione…

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