“Ho il tumore e ho perso i miei capelli. Perchè il regime iraniano mi impone il velo?”

Pubblicato: luglio 29, 2016 in Iran
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Ci sono domande che non hanno risposte. Ci sono persone che pongono delle domande, che ti lasciano senza la forza di replicare. A volte questo accade per la stupidità di una domanda, ma a volte capita anche per il dolore che si prova sentendosi domandare qualcosa di drammaticamente vergognoso.

E’ il caso di una donna iraniana malata di tumore, che ha deciso di condividere la sua storia sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, la mia libertà rubata. Come noto, questa pagina Facebook – ormai conosciuta in tutto il mondo – è stata creata dalla giornalista Masih Alinejad, allo scopo di combattere il velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Per questo suo coraggio, Masih ha pagato un prezzo altissimo. Non solo ha dovuto lasciare l’Iran, ma all’interno della Repubblica Islamica, il regime l’ha pubblicamente dipinta come una prostituta e come una ladra.

In queste ore, come suddetto, è apparso sulla pagina Facebook un post di una donna che, come ella stessa racconta, ha dovuto affrontare un ciclo chemioterapico la scorsa estate. Durante questo ciclo di chemioterapia, come spesso accade, la donna ha perso i capelli e ha avuto numerosi episodi di nausea, vomito e mancanza di respiro. Purtroppo, l’oppressione del regime non l’ha lasciata in pace neanche in questo periodo: anche nel reparto oncologico dell’ospedale visitato dalla donna, infatti, i Mullah imponevano il velo obbligatorio a tutte le donne presenti. Nonostante, la maggior parte delle pazienti ricoverate avvesse ormai perso i proprio capelli.

Questa coraggiosa donna, quindi, ha deciso di usare lo spazio offerto dalla pagina My Stealthy Freedom per fare due sole domande al regime: quale logica permette al regime di imporre il velo a delle donne nel reparto oncologico di un ospedale? Vedere la testa pelata di una donna con il tumore è un peccato per il regime?

A queste due domande, per la dignità che riponiamo verso l’essere umano, verso le donne e verso i malati di tumore, decidiamo di non rispondere. Lasciamo il nostro disprezzo per il regime iraniano, come unica reazione.

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