Dopo due mesi di digiuno, rilasciato il sindacalista Jafar Azimzadeh, il ‘Bobby Sand’ iraniano

Pubblicato: luglio 1, 2016 in Iran, Iran Diritti Umani, Iran Governo, Iran ideologia, Iran notizie, Iran repressioni, Iran Rouhani
Tag:, , , , , , ,

1234

Jafar Azimzadeh e’ un coraggioso sindacalista iraniano. Coraggioso non solo perché porta avanti una attività di difesa dei diritti del lavoratori, ma soprattutto perché lo fa in un Paese che nega, per legge, il diritto di creare sindacati liberamente. 

Jafar e’ stato arrestato la prima volta nel 2009, per aver promosso la formazione del Libero Sindacato dei Lavoratori Iraniani e quello dell’Unione Nazionale dei Disoccupati. Come detto, il suo primo arresto risale al primo maggio del 2009, dopo una pacifica protesta nel Parko Laleh di Teheran, in occasione della Giornata Internazionale dei Lavoratori (in Iran e’ proibito celebrarla).

L’ultimo arresto di Jafar Azimzadeh risale al 30 aprile del 2014, quando il sindacalista stava raccogliendo le firme per una petizione dei lavoratori iraniani, al fine di protestare davanti al parlamento e al Ministero del Lavoro, per il cambiamento delle leggi sul lavoro in Iran, per il diritto ad avere un reddito minimo, per protestare contro l’ex Procuratore di Teheran Saeed Motazavi (responsabile di abusi sui diritti umani) e per aver organizzato degli incontri con altri sindacati clandestini, quali il Sindacato dei Lavoratori di Teheran, il Sindacato dei Lavoratori di Neishakar e il sindacato degli Autisti di Bus. Dopo 46 giorni di detenzione, senza processo e accuse formali, Jafar e’ stato rilasciato su cauzione (Amnesty USA).

Nel marzo del 2015, quindi, Jafar e’ stato condannato a 6 anni di carcere, con l’accusa di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale. L’8 novembre del 2015, quindi, Jafar e’ stato arrestato nuovamente e portato nel carcere di Evin, per iniziare a scontare la sua pena. Il 29 aprile del 2016, in protesta contro la sua detenzione, Jafar Azimzadeh ha dichiarato lo sciopero della fame. Uno sciopero che ha portato avanti per oltre due mesi, fino a quando il suo corpo non ha retto più lo sforzo e Jafar ha perso conoscenza. Davanti alle proteste della famiglia che chiedeva il suo immediato ricovero, il Procuratore di Teheran Abbas Jafari Dowlatabadi, ha rifiutato di agire, dicendo che per lui il prigioniero poteva anche morire (Hrana).

Il ricovero e’ stato accettato solamente il 18 giugno scorso, quando ormai Jafar era praticamente allo stremo. Il sindacalista e’ stato finalmente trasferito all’ospedale Sina di Teheran, anche grazie alla richiesta dell’Organizzazione di Medicina Legale. Finalmente, il 30 giugno (ieri quindi), la magistratura iraniana ha ceduto, accettando di rilasciare su cauzione – per ragioni di salute – Jafar Azimzadeh.

Per il suo coraggio e per la sua forza di volontà, Jafar e’ anche stato ribattezzato il “Bobby Sand” iraniano, ricordano l’attivista nord-irlandese che mori nel maggio del 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame (Freedom Messenger). Nella lettera che Jafar ha mandato dal carcere al Presidente Rouhani, il coraggioso sindacalista ha denunciato: “nella storia dei Governi iraniani, nessuno ha abusato dei diritti umani quanto sotto il tuo Governo”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...