Archivio per luglio, 2016

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Ci sono domande che non hanno risposte. Ci sono persone che pongono delle domande, che ti lasciano senza la forza di replicare. A volte questo accade per la stupidità di una domanda, ma a volte capita anche per il dolore che si prova sentendosi domandare qualcosa di drammaticamente vergognoso.

E’ il caso di una donna iraniana malata di tumore, che ha deciso di condividere la sua storia sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, la mia libertà rubata. Come noto, questa pagina Facebook – ormai conosciuta in tutto il mondo – è stata creata dalla giornalista Masih Alinejad, allo scopo di combattere il velo obbligatorio imposto alle donne iraniane. Per questo suo coraggio, Masih ha pagato un prezzo altissimo. Non solo ha dovuto lasciare l’Iran, ma all’interno della Repubblica Islamica, il regime l’ha pubblicamente dipinta come una prostituta e come una ladra.

In queste ore, come suddetto, è apparso sulla pagina Facebook un post di una donna che, come ella stessa racconta, ha dovuto affrontare un ciclo chemioterapico la scorsa estate. Durante questo ciclo di chemioterapia, come spesso accade, la donna ha perso i capelli e ha avuto numerosi episodi di nausea, vomito e mancanza di respiro. Purtroppo, l’oppressione del regime non l’ha lasciata in pace neanche in questo periodo: anche nel reparto oncologico dell’ospedale visitato dalla donna, infatti, i Mullah imponevano il velo obbligatorio a tutte le donne presenti. Nonostante, la maggior parte delle pazienti ricoverate avvesse ormai perso i proprio capelli.

Questa coraggiosa donna, quindi, ha deciso di usare lo spazio offerto dalla pagina My Stealthy Freedom per fare due sole domande al regime: quale logica permette al regime di imporre il velo a delle donne nel reparto oncologico di un ospedale? Vedere la testa pelata di una donna con il tumore è un peccato per il regime?

A queste due domande, per la dignità che riponiamo verso l’essere umano, verso le donne e verso i malati di tumore, decidiamo di non rispondere. Lasciamo il nostro disprezzo per il regime iraniano, come unica reazione.

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Sono giorni in l’attenzione dei media Occidentali è focalizzata unicamente sul terrorismo di Isis (o, come lo chiamano nel mondo arabo, Daesh). Normale che sia cosi, considerando i drammatici accadimenti avvenuti in queste settimane in Francia e in Germania. Purtroppo, però, proprio grazie a questa attenzione unidirezionale, il regime iraniano porta avanti la sua politica eversiva anche in Europa, praticamente indisturbato.

Qualche settimana fa, lo ricordiamo, la Germania ha arrestato cittadino Pakistano, reclutato dall’intelligence iraniana al fine di controllare le attività di una associazione ebraica. Un arresto preceduto dal fermo, qualche mese addietro, di altre due spie iraniane in Germana, questa volta reclutate all’interno del gruppo di opposizione del MEK e responsabili di monitorare le attività dei Mujahedeen del Popolo (No Pasdaran).

La notizia peggiore arriva però dal Kosovo: le autorità di Pristina hanno annunciato di aver arrestato un cittadino iraniano di nome Hasan Azari Bejandi (foto sotto), accusato di finanziamento del terrorismo internazionale e riciclaggio di denaro per contro della Repubblica Islamica dell’Iran. Una attività che Hasan portava avanti per mezzo di una ONG di nome “Fondazione Corano del Kosovo”, con ramificazioni anche nella vicina Albania (Radio Free Europe). Questa ONG, a sua volta, controllava quattro organizzazioni religiose. Organizzazioni che promuovevano posizioni anti-Occidentali. Tra il 2014 e il 2015, Hasan Azar Bejandi avrebbe ricevuto da Teheran oltre un milione di euro in maniera clandestina. Insieme ai soldi, trovato anche parecchio materiale di propaganda, giunto in Kosovo dall’Iran via Dubai (Express)

Ricordiamo che dal 2014, dal Kosovo sono partiti oltre 300 foreign fighters verso la Siria.

Per approfondire sulle attività di Teheran in Albania, Kosovo, Macedonia e Bosnia, si legga: Iran propagandists in Kosovo , Iran’s soft power reach Balkans

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