Iran: Condanna a 19 anni per lo studente Arash Sadeghi! Firmate la petizione!

Pubblicato: giugno 9, 2016 in Iran, Iran Diritti Umani, Iran notizie, Iran Prigionieri Politici, Iran Proteste, Iran Regime, Iran repressioni, Iran Società, Iran Società Civile, Iran studenti
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Arash Sadeghi – il secondo da sinistra – con la moglie e amici

Il calvario di Arash Sadeghi, studente di filosofia all’università Alameh Tabatabai di Teheran, inizia con le proteste dell’Onda Verde, quando migliaia di iraniani – giovani e non – inondano le strade della Repubblica Islamica, prima in protesta contro la rielezione (falsata) di Ahmadinejad, poi direttamente contro le repressioni del regime. Come noto, il Movimento di protesta iraniano – nato prima delle cosiddette Primavere Arabe – fu drammaticamente represso nel sangue. 

Arash Sadeghi fu uno dei leader di quella protesta e, sin dal 2009, ha subito drammatiche persecuzioni da parte dei Pasdaran. Raccontare gli ultimi sette anni di Arash, significa raccontare la storia di un giovane entrato e uscito dal carcere continuamente, picchiato, confinato per mesi in isolamento e trattato senza alcun rispetto per la vita umana.

Arrestato la prima volta nel luglio del 2009, Arash e’ stato rilasciato dal carcere di Evin nell’Ottobre del 2010, dopo aver passato un intero anno di agonia in carcere. L’ex prigioniero politico Payam Aref, ha testimoniato che in questo periodo, Arash ha subito numerose torture che gli hanno anche provocato la rottura della spalla destra (Iran Human Rights).

Tra il dicembre del 2009 e l’agosto del 2010, Arash Sadeghi e’ entrato e uscito dal carcere almeno tre volte. Il 30 ottobre del 2010, quindi, il dramma: le forze di sicurezza iraniane entrano senza avviso in casa di Arash e della sua famiglia, in cerca di materiale compromettente. Durante il raid, la madre di Arash, la Signora Farahnaz Dargahi ha un infarto. La povera donna, purtroppo, muore poche ore dopo in ospedale (The Guardian).

Vedendo il prezzo imposto dal regime alla sua famiglia, nel dicembre del 2010 Arash decide di ritornare in carcere, per proteggere il padre, la moglie e la sorellina. Rinchiuso per 18 mesi in isolamento, nel Braccio 209 del carcere di Evin. Qui, Arash ha perso 20 chili, uscendo dall’isolamento con un peso di 50 chili, praticamente al livello della mera sopravvivenza (Gulf Center for Human Rights).

Rilasciato il 15 dicembre del 2011, Arash viene improvvisamente arrestato il 15 gennaio del 2012 e rinchiuso nel Braccio 209 del carcere di Evin. Un arresto subito senza che gli venissero comunicati i reati di cui era accusato. In carcere, quindi, Arash dichiara lo sciopero della fame. Un estremo atto di protesta politica civile, che purtroppo gli causa importanti problemi allo stomaco (Iran Human Rights).

Espulso definitivamente dall’università, Arash lascia il carcere di Evin il 12 Ottobre del 2013 e inizia a lavorare nella capitale Teheran. Improvvisamente, il 6 settembre del 2014, i Pasdaran iraniani hanno deciso di arrestare ancora il giovane studente di Teheran. Dopo aver condotto un nuovo raid nella sua abitazione, le guardie carcerarie di Evin rinchiudono Arash nella Sezione 2A, ancora in isolamento. In quel periodo, ben 25o giornalisti e attivisti politici iraniani, scrissero una lettera al Ministero dell’Intelligence, chiedendo il rilascio immediato di Arash (Iran Human Rights).

Privato dell’accesso ad un legale, Arash e’ stato accusato dal Tribunale Rivoluzionario di “organizzare dimostrazioni contro il regime”, “propaganda contro il regime”, “Insulti al fondatore della Repubblica Islamica” e “diffusione di false notizie in Internet”. Con lui, accusata di “blasfemia” e “propaganda contro il regime”, venne fermata anche la moglie di Arash, Golrokh Ebrahimi Iraee. 

La coppia viene quindi rilasciata dal carcere, previo il pagamento di una cauzione di 600 milioni di Toman, ovvero 21,000 dollari. Ovviamente, un rilascio di breve respiro, in attesa della decisione della Corte.

Il primo grado di giudizio e’ arrivato il 22 Febbraio del 2016: il giudice Salavati ha condannato Arash Sadeghi a 15 anni di carcere e sua moglie a 6 anni. Ad Arash, a sorpresa, vengono aggiunti altri quattro anni di detenzione, per una condanna pregressa che era stata sospesa. In poche parole, Arash Sadeghi e’ stato condannato a 19 anni di carcere (Boroujerdi Civil Rights Group).

Il 7 giugno, infine, Arash Sadeghi ha chiamato la moglie, informandola della decisione del regime di arrestarlo nuovamente, per iniziare a servire la sua pena nel carcere di Evin. Attualmente, secondo le informazioni che gli attivisti hanno fornito, Arash si trova nella Sezione 4 di Evin e ha avuto diritto ad una sola telefonata (quella fatta alla moglie).

Vi preghiamo di firmare la petizione per l’immediata scarcerazione di Arash Sadeghi e di denunciare la sua storia: https://www.gopetition.com/petitions/arash-sadeghi.html.

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