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Il 9 aprile scorso la Repubblica Islamica dell’Iran e’ stata scossa da una terrificante notizia: il ritrovamento del corpo di una piccola bimba , parzialmente bruciato con l’acido. Le indagini riveleranno quindi che la vittima si chiamava Setayesh Qoreishi, aveva sei anni ed era una rifugiata afghana. Secondo gli investigatori, ad ucciderla e’ stato un ragazzo iraniano che, dopo aver abusato sessualmente di lei, voleva eliminare le prove bruciando completamente il corpo (Rferl.mobi).

Alcuni media iraniani, neanche a dirlo, hanno usato questa terrificante occasione per attaccare le poche forme di libertà che il popolo riesce a trovare, nonostante la censura. Ecco allora che, il vero colpevole del delitto, non e’ più il ragazzino iraniano, ma Internet. Secondo quanto scrive Rajanews.ir, ad esempio, “quando ci sono siti pornografici e il libero accesso ad Internet, ogni minorenne può facilmente comprare una SIM Card e accedere a questo tipo di materiale. Il risultato di questo fenomeno e’ la tragedia a cui abbiamo assistito oggi“.

In particolare, Rajanews.ir – di proprietà di Fatemeh Rajabi, moglie dell’ultra-conservatore Gholam-Hossein Elham  e vicino al potente Consiglio dei Guardiani – ha puntato l’indice contro Telegram, il noto programma di messaggistica istantanea russo Telegram, recentemente, e’ stato anche al centro di una dura polemica in Iran, per non aver accettato le regole della censura, che il regime intende imporre (secondo una statistica, un quarto degli iraniani usa Telegram, ovvero quasi 20 milioni di utenti). Secondo Rajanews.ir, infatti, il giovane killer iraniano avrebbe usato Telegram per accedere a materiale pornografico.

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Come sempre, nonostante le follie del regime, la popolazione civile sta un passo avanti. Mentre i media iraniani faticavano a dare la notizia della morte della povera Setayesh, i giovani sui social network bypassavano la censura e denunciavano l’omicidio, lo stato drammatico dei minori e dei rifugiati in Iran. Tra le altre cose, sui muri di Teheran sono comparsi anche dei graffiti in onore della bimba orrendamente uccisa.

A dozzine, quindi, hanno aderito alla pacifica protesta dei rifugiati afghani, organizzata davanti all’Ambasciata dell’Afghanistan a Teheran, nonostante il divieto del regime. Neanche a dirlo, poco dopo l’inizio della protesta, la polizia e’ intervenuta disperdendo i manifestanti.

Secondo quanto riportano i media afghani, la famiglia di Setayesh avrebbe inviato un messaggio al Presidente afghano Ashraf Ghani, chiedendo di fare pressioni sulle autorità iraniane, affinché il responsabile dell’omicidio venga severamente punito.

La manifestazione dei rifugiati afghani bloccata dalla polizia

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