Quello che il Presidente di SEA dovrebbe ricordare, prima di investire in Iran

Pubblicato: aprile 20, 2016 in Iran, Iran Italia, Iran Pasdaran, Iran Regime, Italia Pasdaran, Proxy Iran
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Durante la visita di Matteo Renzi in Iran, come noto, sono stati firmati numerosi accordi. Uno dei Memorandum di Intesa firmati dagli italiani, e’ stato quello tra il Gruppo SEA di Pietro Modiano e i vertici dell’Iran Airport Company. Un MoU che prevede una cooperazione per lo sviluppo dell’aeroporto Mehrabad di Teheran (Varese News).

Questo aeroporto un tempo era lo scalo principale della capitale iraniana. Questo aeroporto, pero’, era ed e’ ancora soprattutto uno dei centri dei traffici illeciti dei Pasdaran. Come non ricordare quando Mohammad Ali Moshaffeq – ex consigliere del candidato Presidenziale Mehdi Karroubi, oggi agli arresti domiciliari – ad affermare che “più di 25 uscite dell’aeroporto di Mehrabad non sono sotto il controllo della dogana“. Non a caso, e’ proprio dall’aeroporto di Mehrabad che Teheran invia uomini e armamenti ai suoi proxy nella regione. La stessa intelligence USA ha recentemente denunciato che da Mehrabad sono partiti dei jihadisti sciiti in aiuto agli Houthi in Yemen (Free Beacon)

Non solo: alla SEA dovrebbero ricordare quanto successe a delle compagnie turche e austriache, quando accettarono di lavorare alla costruzione e alla gestione dell’attuale scalo principale iraniano, ovvero l’aeroporto Imam Khomeini. I fatti del 2004  – sebbene non devono avvenuti presso Mehrabad – devono far tremare gli investitori italiani, anche perché avvennero nel periodo in cui al potere c’era un altro Presidente considerato dal mondo moderato, ovvero l’Ayatollah Khamenei.

L’aeroporto Imam Khomeini fu inaugurato l’8 maggio del 2004, alla presenza dell’allora Ministro dei Trasporti iraniano Ahmad Khorram. Il giorno dell’inaugurazione, pero’, invece di rivelarsi una giornata di gloria, si rivelo’ una vera e propria tragedia per la Repubblica Islamica. Sulla pista di atterraggio riusci ad arrivare un solo aeroplano proveniente dagli Emirati Arabi Uniti. Un secondo aeroplano, infatti, fu costretto a deviare il suo percorso perché le Guardie Rivoluzionarie – in protesta contro la presenza di compagnie straniere – avevano occupato l’aeroporto con dei tank e preso chiuso l’intera torre di controllo. Il Governo fu costretto al silenzio e qualche ora dopo l’azione di forza, fu diramato un comunicato ufficiale delle Forze Armate, in cui si parlava della chiusura dello scalo per “ragioni di sicurezza” e per la “presenza di compagnie straniere in attività’ nell’aeroporto”.

Vinsero totalmente i Pasdaran: i contratti con le compagnie estere furono cancellati e lo scalo divenne l’ennesimo centro dei traffici illeciti delle Guardie Rivoluzionarie. Non solo: il 3 ottobre del 2004 il Parlamento iraniano approvo’ l’impeachment per il Ministro dei Trasporti Khorram e lo stesso Presidente Khatami fu costretto a rimandare un viaggio in Turchia. Per la cronaca, l’aeroporto Imam Khomeini fu riaperto solamente sei mesi dopo (Iran Tracker).

Questa brutta storia deve mettere in guardia gli imprenditori italiani e Occidentali. In Iran nessun accordo, anche quello firmato dieci volte, e’ veramente valido se non ha il consenso dei Pasdaran. Soprattutto quando riguarda investimenti in aree strategiche – come gli aeroporti, ove le Guardie Rivoluzionarie quotidianamente agiscono per tutelare i loro interessi, economici e militari.

A tal proposito si legga anche: “The hub of Terror: how Iran uses Imam Khomeini Airport to smuggle weapons abroad

 

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