Iran: l’esercito regolare annuncia il dispiegamento in Siria e Iraq

Pubblicato: aprile 6, 2016 in Iran, Iran Geopolitica, Iran Imperialismo, Iran in Siria, Iran Iraq, Iran Islam, Iran Pasdaran, Iran Regime, Iran Siria, Sciiti Sunniti
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Non solo i Pasdaran. Ora, dopo le dichiarazioni del Generale Ali Arasteh, apprendiamo che anche l’esercito regolare iraniano (Artesh) e’ pronto a dispiegare “forze speciali” in Siria e Iraq, ovviamente coperti dalla dicitura di “consiglieri”. Per essere precisi, il Generale Arasteh, ha dichiarato che saranno inviati a Damasco e Baghdad commandos e cecchini (Fars News).

Per la cronaca, il termine “consiglieri”, e’ lo stesso che e’ stato usato dalla Repubblica Islamica quando ha dovuto ammettere la presenza delle Guardie Rivoluzionarie al fianco delle forze fedeli a Bashar al Assad.

Le parole del comandante dell’Artesh,  indicano un pericoloso salto di qualità pericoloso nell’ingerenza del regime iraniano fuori dai suoi confini. I Pasdaran – in particolare la Forza Qods – hanno rappresentato dal 1979 la longa manus con cui i Mullah hanno provato ad estendere il loro potere all’esterno, ovvero a diffondere il verbo di Khomeini. Il dispiegamento dei Battaglioni dell’esercito regolare, pero’, implica un impegno diretto dell’Iran di lungo periodo e l’ennesima riprova del fatto che la Repubblica Islamica rappresenta una vera e propria forza di occupazione stabilmente dispiegata in territorio straniero. 

Tra le altre cose, l’annuncio dell’esercito regolare iraniano, rappresenta anche importante distanziamento dalla stessa missione Costituzionale dell’Artesh. L’esercito regolare, infatti, dovrebbe avere solamente il compito della tutela dell’integrità territoriale dell’Iran (The Long War Journal).

Va sottolineata la – certo non casuale – coincidenza temporale con l’annuncio del ritiro russo dalla Siria (o meglio dell’apparente parziale ritiro). Una coincidenza che può significare un mero cambio della guardia concordato, o l’ennesimo segnale di una competizione tra Mosca e Teheran per il controllo della Siria che verrà. Uno scontro silenzioso, su cui si gioca anche il futuro stesso del macellaio Bashar al Assad.

 

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