Archivio per aprile, 2016

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Il 9 aprile scorso la Repubblica Islamica dell’Iran e’ stata scossa da una terrificante notizia: il ritrovamento del corpo di una piccola bimba , parzialmente bruciato con l’acido. Le indagini riveleranno quindi che la vittima si chiamava Setayesh Qoreishi, aveva sei anni ed era una rifugiata afghana. Secondo gli investigatori, ad ucciderla e’ stato un ragazzo iraniano che, dopo aver abusato sessualmente di lei, voleva eliminare le prove bruciando completamente il corpo (Rferl.mobi).

Alcuni media iraniani, neanche a dirlo, hanno usato questa terrificante occasione per attaccare le poche forme di libertà che il popolo riesce a trovare, nonostante la censura. Ecco allora che, il vero colpevole del delitto, non e’ più il ragazzino iraniano, ma Internet. Secondo quanto scrive Rajanews.ir, ad esempio, “quando ci sono siti pornografici e il libero accesso ad Internet, ogni minorenne può facilmente comprare una SIM Card e accedere a questo tipo di materiale. Il risultato di questo fenomeno e’ la tragedia a cui abbiamo assistito oggi“.

In particolare, Rajanews.ir – di proprietà di Fatemeh Rajabi, moglie dell’ultra-conservatore Gholam-Hossein Elham  e vicino al potente Consiglio dei Guardiani – ha puntato l’indice contro Telegram, il noto programma di messaggistica istantanea russo Telegram, recentemente, e’ stato anche al centro di una dura polemica in Iran, per non aver accettato le regole della censura, che il regime intende imporre (secondo una statistica, un quarto degli iraniani usa Telegram, ovvero quasi 20 milioni di utenti). Secondo Rajanews.ir, infatti, il giovane killer iraniano avrebbe usato Telegram per accedere a materiale pornografico.

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Come sempre, nonostante le follie del regime, la popolazione civile sta un passo avanti. Mentre i media iraniani faticavano a dare la notizia della morte della povera Setayesh, i giovani sui social network bypassavano la censura e denunciavano l’omicidio, lo stato drammatico dei minori e dei rifugiati in Iran. Tra le altre cose, sui muri di Teheran sono comparsi anche dei graffiti in onore della bimba orrendamente uccisa.

A dozzine, quindi, hanno aderito alla pacifica protesta dei rifugiati afghani, organizzata davanti all’Ambasciata dell’Afghanistan a Teheran, nonostante il divieto del regime. Neanche a dirlo, poco dopo l’inizio della protesta, la polizia e’ intervenuta disperdendo i manifestanti.

Secondo quanto riportano i media afghani, la famiglia di Setayesh avrebbe inviato un messaggio al Presidente afghano Ashraf Ghani, chiedendo di fare pressioni sulle autorità iraniane, affinché il responsabile dell’omicidio venga severamente punito.

La manifestazione dei rifugiati afghani bloccata dalla polizia

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Velatissima e sorridente: cosi si era presentata la cara Federica Mogherini in Iran, umiliando ancora una volta tutte le donne italiane e quelle iraniane. Non contenta di aver umiliato l’Europa intera, la Mogherini pubblicava un articolo sul Corriere della Sera intitolato “L’Unione Europea Apre all’Iran, l’inizio di una svolta“.

Eccitatissima, la Mogherini parlava di “dialogo costruttivo” – caso strano copiando e incollando l’hashtag di Rouhani #constructiveEngagement – descriveva l’Iran come un “attore centrale del Medioriente e Asia” e aggiungeva testualmente: “Ci sono milioni di rifugiati afghani in Iran: insieme possiamo migliorare le loro condizioni di vita e ridurre il numero troppo alto di morti sulla rotta verso l’Europa.“. 

In poche parole, Mrs Pesc indirettamente prendeva a modello la Repubblica Islamica per l’accoglienza dei rifugiati afghani, paragonandolo alla crisi dei rifugiati in Europa, al fine di avviare una cooperazione con Teheran per risolvere questa drammatica crisi (che colpisce l’Italia in prima battuta).

Cosi facendo, la Mogherini mistificava gravemente la realtà dei fatti. In primis per quanto concerne i rifugiati afghani in Iran: questi rifugiati sono volontariamente tenuti ai margini dal regime, grazie ad una politica sostenuta dai Pasdaran, che ne vuole fare carne da macello per la Siria. Esiste infatti da anni una brigata speciale di Pasdaran – la nota Brigata Fatemyun – composta solamente da rifugiati Afghani. Il loro coinvolgimento nella jihad del regime, e’ in piena violazione dei parametri stabiliti dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UANI).

Per la maggior parte, non si tratta di volontari ispirati da una fanatica visione del jihad khomeinista, ma dalla promessa di ottenere uno stipendio sicuro e, al loro ritorno, di poter avere un permesso di residenza in Iran. Non solo: il Parlamento iraniano sta da tempo discutendo una legge per concedere la cittadinanza ai rifugiati afghani che si arruoleranno per combattere in Siria (Good Morning Iran).

Secondo le informazioni raccolte in questi mesi, l’Iran offre un salario di che varia da 500 ai 700 dollari mensili ai circa 3000 combattenti afghani in Siria (Observer France 24). Non solo: come denunciato dal deputato afghani Qais Hassan, i Pasdaran hanno affittato degli aerei civili della compagnia afghani Ariana, per trasferire i combattenti afghani nei teatri di guerra in Siria e Iraq. Un accordo ottenuto con la collaborazione della compagnia aerea civile iranian Mahan Air: per 10,000 dollari a volo, la Ariana fa saliere a bordo dei suoi vettori Pasdaran Afghani vestiti da semplici civili (Pajhwork Afghan News).

Cosi facendo, il regime iraniano viola la stessa Convenzione Internazionale di Chicago – di cui e’ firmatario – che vieta espressamente di usare l’aviazione civile per scopi diversi da quelli previsti nella Convezione stessa (ergo per scopi militari). L’articolo 4 della convenzione di Chicago, infatti, testualmente afferma che: “Ogni Stato contraente si impegna a non adibire l’aviazione civile a scopi incompatibili con la presente Convenzione” (Testo). Questa violazione e’ stata totalmente ignorata dalla Comunità Internazionale.

Purtroppo c’e’ molto di peggio: l’Iran non solo manda i rifugiati Afghani a morire in Siria, ma tra loro invia anche numerosi minori. Quotidianamente, infatti, tornano in Iran nelle bare i corpi di giovanissimi afghani, uccisi per difendere il macellaio Bashar al Assad. Inviando minori in guerra, la Repubblica Islamica viola sia la Convenzione per i Diritti del Bambino del 1994, che il Protocollo aggiuntivo del 2010 contro il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati (Good Morning Iran).

Vedere come l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’UE ignori tutte queste vergognose violazioni, rappresenta un fatto gravissimo. Nessun appeasement internazionale, infatti, può giustificare l’indifferenza e il totale silenzio europeo e Occidentale.

Minori Afghani arruolati dai Pasdaran e morti in Siria 

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