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Lo scorso 9 gennaio  Abbas Hajilou, Assistente del Procuratore di Teheran, ha fatto visita ai detenuti politici del carcere di Rajai Shahr Prison presso Karaj, vicino alla capitale. Durante l’incontro Hajilou ha raccolto le numerose lamentele dei detenuti, legate soprattutto al pietoso stato della loro prigionia. I detenuti politici, infatti, hanno denunciato di non avere diritto a ricevere libri, ad adeguate cure mediche e sono costretti a stare rinchiusi all’interno di celle con ampie sbarre e recinzioni, persino alle finestre. Motivo per il quale il braccio all’interno del quale sono rinchiusi, non fornisce un adeguato ricambio d’aria, provocando ai prigionieri importanti problemi di respirazione.

La cosa peggiore, quella maggiormente lamentata dai detenuti, e’ l’impossibilita’ di telefonare ai famigliari. Sebbene teoricamente i prigionieri politici abbiano diritto ad una telefonata di dieci minuti al mese, molto spesso questo diritto viene volontariamente negato dalle forze di sicurezza. Si tratta di una mossa studiata, tesa a provocare una pressione umana e psicologica sul detenuto e sulla sua famiglia. Come denunciato da Esmael, un prigioniero politico detenuto presso Rajai Shahr, l’assenza del contatto con i famigliari spesso porta ad apprendere della morte di un parente dopo settimane. Non solo: molto spesso causa anche dissidi famigliari e divorzi, incidendo direttamente sul morale dei prigionieri politici.

Armin, un altro prigioniero politico detenuto presso Rajai Shahr, ha incredibilmente rivelato che i terroristi di al Qaeda e Isis detenuti in Iran, hanno più diritti dei prigionieri politici. I terroristi, infatti, sia nel carcere di Rajai Shahr che in quello di Evin, possono infatti effettuare telefonate ai loro contatti all’esterno del carcere, in ogni momento.

Come denunciato da Iran Wire, durante la sua visita nel carcere, l’assistente procuratore Abbas Hajilou ha preso nota di tutte le lamentele dei detenuti, ma ha costantemente evidenziato di non avere alcun potere concreto per esaudire le richieste dei prigionieri politici.

A tal proposito vogliamo ricordare che, di recente, Narges Mohammadi – prigioniera politica detenuta nel carcere di Evin – ha scritto una lettera al Capo della Magistratura Sadegh Larijani, denunciando di non avere da mesi la possibilità di parlare con i suoi due figli piccoli. Nella lettera, Narges ha rivendicato di essere una madre e di avere il diritto al contatto con la sua famiglia. Ovviamente, neanche a dirlo, Sadegh Larijani non ha nemmeno risposto alla lettera di Narges…

Tutto questo avviene nell’Iran di Hassan Rouhani…

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