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Tre anni di reclusione e tre anni di sospensione condizionale della pena. Questo il verdetto della Corte d’Appello contro tre musicisti iraniani. I tre, promotori di musica alternativa, sono stati accusati dal Tribunale Rivoluzionario – in particolare dal giudice Hassan Babaee, di “insulto al sacro” e “propaganda contro il regime” (Hrana).

I nome dei condannati sono: Mehdi Rajabian, musicista e fondatore del sito distributore di musica alternativa BargMusic, suo fratello Hossein Rajabian, musicista e regista e Yousef Emadi, manager della BargMusic (Iran Wire).

Il sito BargMusic e’ stato fondato, come suddetto, da Mehdi Rajabian nel 2009 e ha riscosso immediatamente un grande successo tra i giovani. Ovviamente, il regime non poteva permettere che i giovani iraniani ascoltassero liberamente la musica, simbolo per eccellenza di libertà e arte. Per questo, l’arresto di Mehdi, Hossein e Yousef risale addirittura al 2013. I Pasdaran portarono i tre giovani nel carcere di Evin, li sbatterono in cella di isolamento, ove furono torturati (anche con elettro shock) e minacciati. Le Guardie provarono anche a costringere gli arrestati a rilasciare una falsa confessione di colpevolezza davanti alle telecamere (Amnesty International).

Rilasciati su cauzione nel Dicembre del 2013, Mehdi, Hossein e Yousef sono stati condannati alla fine del 2015 a cinque anni di carcere e una multa di 200 milioni di Toman (circa 6,600 dollari). Purtroppo, a poco e’ valsa la presentazione dell’appello (Iran Wire). Ovviamente, come denuncia Amnesty, ai tre non e’ stato concesso di avere accesso ad un legale sia durante il periodo detentivo, sia durante la fase processuale.

A quanto pare, per il “nuovo Iran” e’ arrivato il giorno dopo le elezioni. Purtroppo, pero’, questo “giorno dopo” non e’ ancora giunto per il popolo iraniano. Ricordiamo che nell’Iran degli Ayatollah, tutta la musica non coranica e’ ufficialmente vietata e viene distribuita solamente attraverso etichetti underground come la BargMusic, simbolo per eccellenza della resistenza alle atrocità culturali dei fondamentalisti (Culture of Resistance). La repressione degli artisti, quindi, e’ in mano al regime che punisce o ignora, a seconda degli interessi e delle fasi politiche.

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