Archivio per novembre, 2015

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Da poco il mondo ha celebrato la Giornata Onu contro la Violenza sulle Donne. Una violenza non solo fisica, ma anche morale e di persecuzione legale. Esattamente quanto accade nel regime iraniano, ove le donne sono classificate come cittadine di serie B, la cui vita e testimonianza vale esattamente meta’ di quella dell’uomo. Una discriminazione che vieta alle donne di ottenere un passaporto, lasciare il Paese e lavorare senza il permesso di un “tutore maschio” e che – nonostante le promesse – ancora non permette loro di accedere liberamente agli stadi durante eventi sportivi.

Una violenza fisica che passa anche attraverso l’obbligatorietà di portare il velo sin dalla prima infanzia, una costrizione a cui le donne iraniane si sono sempre ribellate, inventando un modo tutto loro di indossare l’hijab e facendo infuriare le frange più conservatrice del clero locale. Una furia che, solamente lo scorso anno, ha portato i membri della milizia Hezbollah Iran, ad attaccare con l’acido decine e decine di ragazze innocenti, unicamente perché accusate di essere malvelate (No Pasdaran). Per quegli orrendi crimini, il regime iraniano non arresto’ mai alcun colpevole. Teheran, pero’, trovo’ il tempo di reprimere con la forza le proteste di piazza contro la violenza sulle donne (No Pasdaran).

Nonostante le denunce internazionali e nonostante l’elezione di un presidente – Hassan Rouhaniche aveva promesso di lavorare per favorire una maggiore uguaglianza tra uomini e donne in Iran, nella e’ cambiato all’interno della Repubblica Islamica. Al contrario, in particolare dopo la firma dell’accordo nucleare, le repressioni e le chiusure sui diritti civili sono aumentate nel Paese. L’ultima decisione ridicola, e’ stata da poco annunciata dalla polizia iraniana: alle donne che verranno pizzicate con il velo indossato male (o senza velo) alla guida, sara’ ritirata la patente e l’auto per almeno una settimana. Alla confisca del mezzo, quindi, si aggiungerà anche una multa o, peggio, una denuncia davanti al Tribunale Rivoluzionario (The Arab Weekly). La decisione, per la cronaca, vale anche per le donne straniere presenti all’interno della Repubblica Islamica.

Tra le altre cose, e’ noto che molte donne iraniane abbassano il velo alla guida per ragioni di sicurezza. E’ altrettanto noto che al regime iraniano poco importanza della vita dei suoi cittadini (o meglio delle sue cittadine), quando si tratta di applicare la Sharia per perpetuare il potere dell’establishment clericale e dei Pasdaran.

Purtroppo, come sempre, questo nuovo abuso dei diritti umani avviene nella piena indifferenza Occidentale. Un Occidente troppo preso ad spartirsi i ‘beni materiali’ dell’Iran, per passare il tempo a riflettere sui ‘beni umani’ della Repubblica Islamica.

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Ecco, questo articolo potrebbe aprirsi cosi: “Caro Occidente, se almeno non vuoi dare retta alla logica, ascolta la voce dei tuoi alleati curdi”. Perché, sommariamente, di questo si tratta. Non c’e’ miglior risposta a chi propone una alleanza con l’Iran per sconfiggere Isis, di questa denuncia che arriva direttamente dai Curdi, ovvero da una delle forze scelte dall’Occidente per sconfiggere il Califfato.

Secondo quanto denunciando le forze curde, infatti, l’Iran ha avviato una massiccia campagna di reclutamento di jihadisti sciiti da inserire nella sua proxy milizia irachena Hashd al-Shaabi.  Una campagna che avrebbe portato oltre 5000 nuovi miliziani all’interno di questa organizzazione. Tra loro, denunciano dal Kurdistan, ci sono quasi 2000 curdi sciiti. Secondo Erbil, quindi, lo scopo di questa campagna di reclutamento non e’ tanto la lotta contro il Califfato, ma quella contro le forze sunnite curde dei Peshmerga (AINA).

“Hashd al-Shaabi” – anche nota come Forza di Mobilitazione Popolare – rappresenta un ombrello di organizzazioni sciite, creata in seguito ad una fawta emanata dall’Ayatollah al Sistani nel 2014. Nonostante l’obiettivo di al-Sistani fosse quello di creare una forza non settaria, per combattere il Califfato, il regime iraniano ha presto agito per prendere il controllo dell’organizzazione. Basta un breve sguardo alle milizie che compongono Hashd al-Shaabi, per capire che, i comandanti dell’organizzazione rispondono direttamente a Qassem Soleimani, Comandante della Forza Quds (Orsam). Non solo: e’ da tempo noto che l’Iran non gradisce il Governo di Barzani nel Kurdistan iracheno, considerato troppo indipendente. Quindi, a dispetto di diverse collaborazioni, Teheran ha da tempo messo in moto azioni politiche e militari per provocare una rivolta nel Kurdistan iracheno (No Pasdaran, No Pasdaran).

Scontri tra i Peshmerga e le unita’ della Forza di Mobilitazione Popolare sono già avvenuti. L’ultimo di questi scontri e’ accaduto lo scorso 12 Novembre, presso il checkpoint di Tuz Khurmatu, la principale autostrada tra Baghdad e Kirkuk. Lo scontro, durato tre giorni, ha provocato 21 feriti. Una rivalità che si aggiunge a quella già da tempo in corso tra i Curdi e i miliziani sciiti dell’Organizzazione Badr, anche loro al servizio dell’Iran (l’Organizzazione Badr e’ la formazione più importante della Forza di Mobilitazione Popolare).

Nel giugno scorso, Amnesty International ha pubblicamente denunciato Hashd al-Shaabi, accusandola di essere solamente l’ennesima milizia settaria e di portare avanti vere e proprie azioni di pulizia etnica verso i sunniti (East Online). Purtroppo, l’Occidente sta attivamente sostenendo questa milizia, non rendendosi conto che lo stesso Primo Ministro iracheno al-Abadi – ormai avverso a Teheran – ne ha praticamente perso il controllo. Aumentare il potere della Forza di Mobilitazione Popolare, quindi, significa solamente aumentare il potere dell’Iran in Iraq e amplificare lo scontro settario in Medioriente.

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