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In questi giorni si dibatte nel Governo in merito ad un maggiore impegno dell’aviazione militare italiana in Iraq contro Isis. Per quanto ci riguarda, al di la’ delle polemiche dei vari movimenti politici, riteniamo che bombardare il Califatto non sia solo un atto giustificato, ma anche dovuto. Questo perché Daesh e’ un gruppo terrorista spietato la cui eliminazione rappresenta un bene per l’intera umanità. Quanto verrà sostenuto nell’articolo che segue, quindi, non intende essere una polemica tipica di un ‘pacifismo’ inutile e insensato. Quanto affermeremo vuole essere un aiuto alla strategia italiana – e Occidentale – per ottenere un reale successo contro il Califfato di al Baghdadi (o chi per lui).

La tesi e’ molto semplice: si potrà bombardare Isis all’infinito, si potrà anche agire con le truppe di terra nuovamente, ma senza una strategia parallela che fermi l’imperialismo iraniano in Iraq. ogni strategia contro il Califfato sara’ destinata a fallire. Si badi bene: questa tesi non e’ solamente il frutto di una posizione politica contraria al regime iraniano – orgogliosamente portata avanti – ma anche una affermazione sostenuta dalla geopolitica dell’area. Il regime iraniano, infatti, ha una sola e naturale via di espansione politica: quella verso l’Iraq.

Nonostante le centinaia di chilometri di confine che ha la Repubblica Islamica con vari Paesi, le catene montuose e i deserti intorno all’Iran, se da un lato proteggono il Paese da invasioni esterne, dall’altro ne impediscono (o rendono poco appetibile) una reale capacita’ di estendersi verso Est (Afghanistan) e verso il nord-Ovest (Turchia e Caucaso). Per potersi espandere, quindi, gli Iraniani hanno bisogno di “discendere dalle montagne” della catena dello Zagros e trovare davanti a loro delle agibili pianure. La sola parte geografica che permette – e ha permesso nel passato – a Teheran di fare questo e’ l’Iraq. Come detto, cosi e’ stato in passato, con la Persia di Ciro il Grande (Stratfor). Non solo: questa e’ anche la ragione per cui gli iraniani hanno bisogno di agire per “interposta persona”, ovvero hanno la necessita’ di mantenere un impero a basso costo. Ai tempi di Ciro il Grande, l’Impero persiano resto’ in vita appoggiandosi sulle popolazioni locali, garantendo autonomia culturale e religiosa, in cambio di fedeltà politica. Oggi, al posto della fedeltà a Ciro, l’Iran lavora attivamente per cambiare la natura dello sciismo all’interno dell’Iraq, creando milizie e clerici fedeli al khomeinismo, garantendo loro potere politico, soldi e addestramento militare, in cambio della fedeltà alla Velayat-e Faqih.

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Ovviamente, come sempre accade nella geopolitica, ad una azione corrisponde una reazione. Questo e’ vero soprattutto dalla nascita dei due grandi rami dell’Islam, il Sunnismo e lo Sciismo. E’ qui sta la risposta alla domanda: perché da soli i bombardamenti ad Isis non possono bastare a salvare l’Iraq? Perché se molte delle tribù sunnite che hanno scelto di prestare giuramento ad al Baghdadi o accettarlo passivamente, non lo hanno fatto per amore del Califfato, ma per mera scelta di potere. Dopo la caduta di Saddam Hussein, il ritiro americano dall’Iraq e il governo settario di al Maliki, buona parte dei sunniti iracheni ha scelto Daesh come protettore davanti all’avanzata dello sciismo khomeinista (Congressional Research Service). Dalla fine di Saddam, va ricordato, Teheran e’ penetrato all’interno dell’Iraq, corrompendo politicamente molti dei suoi politici, offrendo vantaggi economici ai curdi e soprattutto usando l’arma militare della Forza Qods, responsabile dell’espansione del potere iraniano fuori dalla Repubblica Islamica.

Milizie Sciite in Iraq. Fonte: Orsam

Milizie Sciite in Iraq. Fonte: Orsam

La leggenda narra – storia nota – che ai tempi di Petraeus, il Generale Qassem Soleimani prese affermo’ espressamente di avere il pieno comando della situazione politica in Iraq. Vera o falsa che sia questa storia, ben rappresenta la storia contemporanea dell’Iraq post-Saddam. Senza una strategia di blocco dell’espansione iraniana in Iraq, senza una strategia di recupero politico dei sunniti, ogni azione militare contro il Califfato non otterrà un pieno successo. Iran Deal, all’interno del mondo sunnita, e’  stato percepito come l’ennesimo esempio della volontà Occidentale di escludere i sunniti – e i loro sostenitori fuori dall’Iraq – dalla partita (No Pasdaran).

Senza cambiare questa percezione – giusta o sbagliata che sia – nessuno convincerà i sunniti a cambiare il loro posizionamento politico…

[youtube:https://youtu.be/dmsNNc1nfKY%5D

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commenti
  1. Paolo Porsia ha detto:

    L’ha ribloggato su Commentariae ha commentato:
    Da LEGGERE!

    Mi piace

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