Archivio per ottobre, 2015

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Lei si chiama Sadaf Taherian ed e’, non solo una bravissima attrice iraniana, ma anche una bellissima donna. Una donna sinora costretta ad indossare l’hijab – il velo islamico – per poter lavorare. Un velo che, evidentemente, Sadaf ha sempre portato unicamente per dovere. E’ cosi che funziona nella Repubblica Islamica se vuoi vivere in pace, e’ cosi che funziona sotto la Presidenza di Hassan Rouhani.

Qualche giorno fa, pero’, Sadaf Taherian ha preso coraggio e, anche se intimorita, ha pubblicato una sua foto senza velo nel profilo Instagram. La foto che vi mostriamo sotto, ritrae non solo l’intera bellezza di Sadaf, ma anche la sua gioia nel poter mostrare liberamente il suo intero viso.

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Ovviamente, neanche a dirlo, la risposta del regime clericale non si e’ fatta attendere: il Governo iraniano ha accusato Sadaf Taherian di essere asservita alla cultura Occidentale. Non solo: con Sadaf e’ stata minacciata anche un altra attrice iraniana, Chekameh Chamanmah, anche lei per aver pubblicato su Instagram una fotografia senza il velo. Impaurita dalle minacce, la povera Chekameh ha deciso di cancellare la foto appena pubblicata. 

Sadaf Taherian, invece, ha detto no: ha rifiutato di cancellare la foto dal suo profilo social e ha sfidato apertamente l’establishment. Il primo ad attaccarla, neanche a dirlo, e’ stato il Ministro della Cultura iraniano, un certo Ali Jannati, ricevuto con alti onori in Italia e con cui il Ministro Franceschini ha firmato un Memorandum of Understanding (No Pasdaran). Non solo: parlando con la giornalista iraniana Masih Alinejad – creatrice della pagina Facebook My Stealthy Freedom – Sadaf ha denunciato anche di aver subito numerosi insulti via Internet (My Stealthy Freedom). Chiaramente, come sempre, si tratta dei cani sciolti di Ansar Hezbollah, primi responsabili dell’oppressione della donna in Iran. Gli stessi che hanno bruciato con l’acido decine di ragazze malvelate in tutta la Repubblica Islamica (No Pasdaran). Per questi crimini, per la cronaca, il Governo di Rouhani non ha arrestato neanche un responsabile (The Indipendent).

Il 14 – 15 Novembre, il Presidente iraniano Hassan Rouhani arriverà in Italia. Riteniamo che sia dovere del Governo italiano, denunciare gli abusi dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Abusi aumentati sotto la presidenza di Hassan Rouhani (le condanne a morte, nel solo 2015, hanno raggiunto il numero di 1000!). E’ tempo di dire basta ad un dialogo unilaterale e ad una serie di concessioni importanti, senza alcuna condizione. 

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[youtube:https://youtu.be/PNdwFftpndM%5D

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Dalla stampa italiana apprendiamo di un incontro i Ministri Gentiloni e Alfano, con il Vice Segretario ONU e Direttore Esecutivo dell’UNODC Yury Fedotov. Per informazione, l’UNODC e’ l’agenzia ONU che si occupa della lotta al narcotraffico e al crimine organizzato. Secondo quanto riportato dai media, gli incontri sarebbero stati eccellenti e le due parti hanno espresso una reciproca lode il sostegno italiano all’Agenzia ONU e per il ruolo che la stessa agenzia svolge nel contrasto alle droghe e al terrorismo, compreso il fenomeno dei foreign fighters (Farnesina). Con il Ministro dell’Interno Alfano, quindi, Fedotov ha anche affrontato il tema del traffico di esseri umani (Onu Italia).

Tutto perfetto? Non proprio. Perché in nessuna agenzia di stampa relativa alla visita di Fedotov in Italia, abbiamo trovato alcun riferimento al rapporto anomalo che esiste tra l’agenzia UNODC e il regime iraniano. Ancora, non abbiamo trovato alcun riferimento al ruolo del regime iraniano in alcune tematiche affrontate durante gli incontri con il rappresentante delle Nazioni Unite. Per questo, a tal proposito, ci permettiamo di fare qualche domanda ai Ministri Italiani, sperando di ricevere – prima o poi – dei chiarimenti. 

  1. Si e’ parlato, giustamente, di sostegno italiano alle attività dell’UNODC. Non ci sembra, pero’, che sia stato affrontato il ruolo che l’UNODC ha nel sostegno indiretto all’uso della pena di morte in Iran. L’Agenzia ONU, infatti, paga il regime iraniano con cifre sconosciute, per combattere il narcotraffico ai confini della Repubblica Islamica. Teheran, come noto, applica indiscriminatamente la pena di morte, anche per reati considerati dalla stessa ONU come “minori” (ovvero non punibili con la pena capitale). Ancora, sempre noto, l’Iran usa la scusa del traffico di droga per condannare a morte anche diversi prigionieri politici. A monte di tutto questo, l’Italia e’ in prima linea nel sostegno alla Moratoria Internazionale contro la Pena Capitale. Quindi, se possibile, vorremmo sapere se questo rapporto perverso tra UNODC e Iran e’ stato affrontato durante gli incontri e quale posizione e’ stata espressa dal Direttore Fedotov.
  2. Argomento Foreign Fighters: l’intero mondo parla dei Foreign Fighters che si recano in Siria e in Iraq per combattere con Daesh. Giustissimo. Vorremmo sapere per quale motivo nessuno affronta l’uso dei foreign fighters da parte del regime iraniano. In particolare, proprio parlando del dramma Afghanistan, ci riferiamo alla nascita di vere e proprie unita’ combattenti addestrate dai Pasdaran e spedite in Siria, composte da immigrati afghani arrivati come rifugiati nella Repubblica Islamica dell’Iran. Cosi come ci riferiamo al ruolo degli Hezbollah libanesi, proxy iraniano per eccellenza, da anni coinvolti nelle guerre in Siria, Iraq e ora anche in Yemen. Vorremmo quindi sapere, se possibile, cosa la diplomazia italiana in collaborazione con l’UNODC, intende fare per combattere i foreign fighters sciiti, responsabili quanto Daesh e al Nusra del conflitto settario all’interno dell’Islam;
  3. Anche per quanto concerne la lotta al traffico di esseri umani, ci permettiamo di fare una domanda. Vorremmo sapere quando la diplomazia Italiana, Occidentale e l’UNODC, chiederanno ufficialmente al regime iraniano di ritirare i suoi jihadisti – Guardie Rivoluzionarie in testa – dalla Siria e dall’Iraq. Vogliamo ricordare infatti che, se non fosse stato per l’intervento del regime iraniano al fianco di Bashar al Assad, la Siria probabilmente non sarebbe mai caduta nel baratro in cui si trova ora. Perché, se un requesito fondamentale per la risoluzione del conflitto siriano e’ la fine di Daesh e al Nusra (e ci mancherebbe), non puo’ non esserlo anche la fine del regime di Assad e il ritiro delle forze di occupazione iraniane dall’intera Siria.

Chiudiamo ricordando che, dall’arrivo di Rouhani al potere, oltre 2000 esseri umani sono stati mandati al patibolo. Secondo le ultime informazioni, 1000 nel solo 2015. Considerando che Rouhani sta per arrivare a Roma, speriamo davvero che qualcuno – oltre a stringere la mano e sorriedere – sapra’ anche denunciare gli abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. 

Ringraziando anticipatamente i Ministri per la cortese attenzione, ci permettiamo di inviarLi a leggere questo report dell’Iran Human Rights, in merito alla pena di morte in Iran e al ruolo dell’Agenzia UNODChttp://iranhr.net/media/files/Rapport_2014_BDEF02.pdf

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Il ruolo dell’Iran nel contesto palestinese e’ assai noto. E’ noto il supporto di Teheran ad Hamas e alla Jihad Islamica ed e’ noto anche l’avvicinamento tra la Repubblica Islamica e il partito di Abu Mazen, al Fatah. Cosi come, anche se sfugge ai più, e’ noto il ruolo del jihadismo palestinese nella crisi siriana, talvolta a supporto del regime di Bashar al Assad (al Fatah e Fronte Popolare) e talvolta a sostegno dei ribelli jihadisti sunniti, coloro che materialmente hanno rovinato la credibilità dell’opposizione siriana (Hamas).

Negli ultimi mesi, prima dello scoppio della nuova crisi tra israeliani e palestinesi, avevamo riportato il nuovo avvicinamento tra il Presidente dell’ANP Abu Mazen e l’Iran. Un riavvicinamento sia indiretto – Abu Mazen ha riaperto l’ufficio di Fatah a Damasco – sia diretto, attraverso rappresentanti palestinesi in Iran e il tentativo di organizzare un viaggio dello stesso Abbas a Teheran (No Pasdaran). Ovviamente, lo scoppio della nuova crisi in Medioriente, ha dato al regime iraniano una nuova grande opportunità. L’occasione per divergere l’attenzione internazionale verso il “nemico sionista” e per “sequestrare” ancora una volta la causa palestinese. 

Pochi giorni dopo lo scoppio di quella che i media definiscono l’ “Intifada dei Coltelli” – in realtà una nuova jihad palestinese, la cui deriva drammatica e’ già segnata – a Teheran e’ stata organizzata una conferenza tra i rappresentanti di Hamas e della Jihad Islamica in Iran (Khaled Ghadoumi e Nasser Abu Shairf) e Hossein Sheikholeslam, ex Ambasciatore iraniano a Damasco e attualmente Segretario della Commissione per il Supporto all’Intifada (Good Morning Iran).

In questi giorni, quindi, e’ arrivata una conferma diretta del coinvolgimento iraniano nella jihad palestinese. Questa conferma ha un nome e un cognome: Ahmad al-Sarhi. Ahmad e’ stato ucciso dall’esercito israeliano il 20 Ottobre scorso, presso Al Bureij, nella Striscia di Gaza (Ynet). Chi era Ahmad al-Sarhi? In tre parole: un uomo dell’Iran. Gia’, perche’ Ahmad era un comandante del Movimento al-Sabreen, un gruppo armato creato dai Pasdaran, dopo le diatribe con Hamas sorte in seguito allo scoppio della guerra siriana. Al Sabreen, per la cronaca, e’ guidato da un ex membro della Jihad Islamica Palestinese, tale Hisham Salem (al Monitor), e ha uno stemma praticamente identico a quello delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (The Washington Institute). Tra le altre cose, come riporta Khaled Abu Toameh, anche Hisham Salem e’ rimasto vittima degli accoltellamenti: colpito da ignoti assalitori si trova oggi in gravi condizioni in ospedale (Twitter). Ad ogni modo – dopo il tentativo di ristabilimento di buone relazioni tra Hamas e l’Iran – Hamas ha concesso al movimento al-Sabreen di operare a Gaza, con l’obiettivo di creare un contatto con Hezbollah in Libano (The Algemeiner).

Il coinvolgimento del regime iraniano nella jihad palestinese, deve preoccupare l’intera Comunità Internazionale. Se l’ottica e’ quella della fine della violenza e del ristabilimento dei negoziati tra le parti, permettere a Teheran di soffiare sul fuoco, agirà esattamente in senso contrario. Un ‘soffio’ mortale che, senza dubbio, va bloccato prima dello sblocco dei fondi iraniani sequestrati per mezzo delle sanzioni. Parte di questi soldi, come noto, verra’ girata da Rouhani ai Pasdaran, per continuare a finanziare la jihad persiano-sciita nel mondo.

Alcune foto del terrorista palestinese Ahmad al-Sarhi (Fonte: al Watan Voice)

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Si chiama Mozaffar Khazaee ed e’ un ingegnere con doppia cittadinanza: americana e iraniana. Negli Stati Uniti, Mozaffar aveva lavorato per lungo tempo nel settore della difesa. Un settore delicato che, come noto, permette spesso l’accesso a materiale estremante riservato. Per il regime iraniano, quindi, Moazaffar Khazaee era una preda perfetta da corteggiare per diventare una spia.

Purtroppo, Mozaffar Khazaee ha accettato il corteggiamento di Teheran, diventando un puppet del regime. Secondo quanto provato durante il processo, Mozaffar non solo ha messo a disposizione le sue conoscenze tecniche per diverse università collegate ai Pasdaran, ma ha anche tentato di inviare in Iran un carico di manuali e informazioni riguardo all’apparato ingegneristico dei jet militari statunitensi. Per questi reati, Mozaffar e’ stato arrestato un anno fa mentre tentava di scappare in Iran ed e’ stato condannato in questi giorni a 8 anni di detenzione e una multa di 50,000 dollari da un giudice del Connecticut (Payvan).

Perché il caso di Mozaffar Khazaee e’ importante? Per due motivi:

  1. rileva quanto il regime tenti di infiltrarsi in apparati sensibili per carpire informazioni legati alle sicurezza nazionale dei Paesi Occidentali. In tal senso, anche l’Italia dovrebbe stare attenta ad aprire le sue università agli studenti provenienti dall’Iran. Secondo le informazioni dell’intelligence norvegese, i Pasdaran infiltrano tra questi studenti numerose spie (GaiaItalia.com);
  2. quanto vergognoso sia il caso del reporter Jason Rezaian (No Pasdaran), giornalista del Washington Post in Iran, arrestato e condannato per spionaggio dai Mullah. La recente intervista di Hassan Rouhani ad una TV americana, ha dimostrato che l’Iran ha arrestato Jason unicamente per ragioni politiche. Lo scopo del regime, infatti, e’ ottenere uno scambio di prigionieri per “ragioni umanitarie”. Con il piccolo particolare che, mentre l’Iran rilascerebbe un innocente giornalista accusato con prove ridicole, otterrebbe in cambio vere spie, capaci di rivelare informazioni assai pericolose (CNN).

L’ennesima dimostrazione dello stile mafioso della Repubblica Islamica dell’Iran!

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L’11 Ottobre scorso si sono tenuti in Iran i funerali del comandante Pasdaran Hossein Hamedani. Hamedani, ucciso da Isis in Siria durante un conflitto a fuoco ad Aleppo, e’ uno degli esponenti più importanti delle Guardie Rivoluzionarie morto fuori dai confini dell’Iran. Tra le altre cose, il suo nome e’ tristemente famoso per la repressione delle proteste popolari nella Repubblica Islamica, tra il 2009 e il 2011.

Durante il funerale di Hamedani, uno degli esponenti politici a prendere la parola e’ stato Mohsen Rezaei, importante comandante Pasdaran, oggi Segretario del Consiglio per il Discernimento. Il Consiglio per il Discernimento, creato nel 1988, ha il compito di dirimere le controversie che sorgono tra il Consiglio dei Guardiani e il Parlamento iraniano.

Parlando davanti al feretro di Hamedani, Rezaei ha affermato: “l’Iran non vede differenza tra il confine iraniano e quello siriano. L’Iran ha il dovere di difendere l’Islam e i mussulmani e proprio per questo non c’e’ alcuna differenza tra Iran e Siria“. Le parole di Rezaei sono di estrema importanza, soprattutto in questo momento in cui l’Iran ha cominciato ad inviare un massiccio numero di Pasdaran all’interno del territorio siriano (Isna). Queste parole, tra le altre cose, sono importantissime anche perché certificano chiaramente che Teheran si e’ arrogato il diritto di interferire in ogni questione internazionale, giustificandola come difesa dell’Islam e dei mussulmani. 

Le parole di Rezaei sono arrivate pochi giorni prima dell’incontro – in Libano – tra una rappresentanza dei ribelli Yemeniti Houthi e il gruppo terrorista di Hezbollah. Nelle foto che che seguono, si puo’ vedere la rappresentanza Houthi in compagnia del Segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah (Buyemen). In queste ore, il Ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir, ha descritto l’Iran come uno “Stato che finanzia ed esporta il terrorismo, responsabile di occupare le terre arabe (YaLibnan).

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Il prossimo 4 novembre, come tutti gli anni, l’Iran “celebrerà'” l’anniversario della presa degli ostaggi americani dell’Ambasciata USA a Teheran. Un fatto vergognoso – contro tutte le norme internazionali della diplomazia – che vide 52 ostaggi statunitensi rapiti dai jihadisti Pasdaran iraniani per oltre 400 giorni (dall’11 novembre 1979 al 20 gennaio 1981). Una storia che, teoricamente, dovrebbe far vergognare la Repubblica Islamica. Purtroppo, pero’, quel fatto increscioso fu sostenuto e benedetto da Khomeini e viene annualmente ricordato con celebrazioni di massa in oltre 700 città iraniane. 

Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla Repubblica Islamica, sembrava che quest’anno l’Organizzazione per la Propagazione dell’Islam (OPI) – materialmente responsabile per le celebrazioni del 4 Novembre – avesse dato ordine di non bruciare in piazza le bandiere americane. L’indiscrezione, parlava della richiesta di bruciare le sole bandiere israeliane (sic). Poche ore dopo la diffusione di questa notizia, pero’, l’OPI ha diramato un comunicato stampa, smentendo ufficialmente ogni ipotesi di cambiamenti nel programma. 

Spegnendo ogni speranza di aperture politiche (e mentali), l‘OPI ha chiarito che gli Stati Uniti rimangono il simbolo dell’arroganza e che la nazione iraniana continua a vedere negli USA il nemico numero uno. “Oggi” – precisa l’OPI – “l’America e’ lo stesso Grande Satana. Perciò, il 4 Novembre, la nazione iraniana sara’ presente a Teheran e in altre 770 città del Paese, contro l’arroganza guidata dagli USA” (Iran Press News).

D’altronde – parlando delle aperture possibili verso gli Stati Uniti in seguito all’accordo del 14 luglio – già lo stesso Ali Khamenei aveva chiarito i limiti da seguire. Infatti, come rimarcato dalla Guida Suprema davanti ad un gruppo di Pasdaran, “l’Iran non e’ contro il principio del dialogo; l’Iran e’ contro il dialogo con gli Stati Uniti“. Per rischiare di essere mal interpretato, Khamenei ha poi aggiunto: “Io non sono un diplomatico, sono un rivoluzionario. Io parlo direttamente. Quando un diplomatico parla, dice una cosa e ne intende un’altra. Io parlo chiaro e con sincerità“.

Cosa aggiungere? Ecco i nuovi amici dell’Occidente…

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Cosi come l’uomo Del Monte, anche l’Ayatollah Khamenei – Guida Suprema dell’Iran – ha detto “Si”. Ha accettato l’accordo nucleare tra il regime di Teheran e il cosiddetto p 5+1, mettendo fine ad una serie di enormi discussioni all’interno della Repubblica Islamica. Ovviamente, pero’, Khamenei ha agito come solo Khamenei sa fare: ovvero da puro paraculo. La lettera inviata a Rouhani, infatti, non rappresenta un “endorsement dell’accordo nucleare, ma una flebile luce verde, piena di condizioni. 

Nel testo della lettera (link), Khamenei mantiene le caratteristiche che gli sono proprie: prima si vanta di due lettere ricevute da Obama, in cui il Presidente USA dichiara di non voler rovesciare la Repubblica Islamica. Subito dopo, pero’, sottolinea che gli Stati Uniti non hanno mai rispettato le promesse e restano quindi il Grande Satana da sconfiggere (ovviamente insieme all’immancabile nemico Sionista). Peggio, prima botta di rilevo per Rouhani, Khamenei descrive l’Iran Deal come un accordo “strutturalmente debole”. Quindi, proprio per questa sua debolezza, il Leader Supremo inizia ad elencare le sue condizioni per l’accettazione dell’accordo nucleare. E qui comincia il gioco…e i problemi veri della fazione legata a Rouhani (ovvero dei servi di Rafsanjani).

Di seguito una descrizione di alcune delle condizioni poste da Khamenei, con un breve esame del loro significato pratico:

1- Khamenei sottolinea immediatamente che tutte le sanzioni contro il regime iraniano, devono essere totalmente rimosse. Non contento, la Guida Suprema precisa che, se nei prossimi otto anni verranno approvate contro l’Iran nuove sanzioni sotto vari pretesti, questo significherà immediatamente una violazione dell’Iran Deal. Ergo, se l’Occidente mai approverà delle sanzioni contro Teheran per finanziamento al terrorismo internazionale e la violazione dei diritti umani, l’intero impianto del JCPOA sara’ considerato decaduto dalla Repubblica Islamica. Non servono altri commenti;

2- Khamenei chiarisce subito che, gli impegni presi dal regime iraniano, saranno messi in atto solamente quando l’AIEA avrà chiuso l’inchiesta sulle “possibili dimensioni militari” del programma nucleare iraniano. Furbescamente, Khamenei collega le decisioni dell’AIEA alle condizioni relative alla fine totale delle sanzioni. In altre parole, l’Iran non farà nulla di concreto se l’ONU non cancellerà in toto l’inchiesta su 30 anni di illegalità iraniana e se le sanzioni verranno solamente sospese;

3- Anche per quanto concerne i cambiamenti nell’impianto di Arak e i negoziati con “governi stranieri” in merito all’uranio in possesso di Teheran, nessun cambiamento verrà portato avanti senza “sufficienti garanzie”. Una affermazione volutamente vaga, che lascia la possibilità alla Guida Suprema di far saltare ogni accordo preso, giustificandolo come una mancanza di “sufficiente garanzia” per gli interessi nazionali iraniani;

4- Parlando di espansione del programma nucleare, Khamenei chiede al Governo iraniano di realizzare il progetto di costruzione di 190,000 SWU (Separate Working Unit) nei prossimi 15 anni. Cosa significa praticamente? L’ennesima paraculata di Khamenei: invece di parlare del numero di centrifughe da installare, la Guida Suprema parla di Unita’ di Lavoro Separate. Secondo gli esperti, per arricchire l’uranio ad un livello “weapon grade“, basterebbero solamente 5000 SWU. In altre parole, se Khamenei intende installare 190,000 SWU, intende dare a Teheran la potenzialità di poter costruire in ogni momento 38 bombe nucleari (AEI)!!! Tra le altre cose, Khamenei sottolinea che questo risultato serve ad “alleviare ogni tipo di preoccupazione” per quanto riguarda alcune sezioni dell’Iran Deal;

Infine, ultimo punto di rilievo: Khamenei accetta l’Iran Deal in base al parere espresso dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran il 10 agosto 2015. Ovvero, un parere positivo dato prima del voto al Congresso americano e prima del voto nel Parlamento iraniano. Cosa significa in termini pratici? Almeno 3 cose: 1- ribadisce l’autoritarismo del regime iraniano. Khamenei implicitamente afferma che il voto nel Parlamento di Teheran, non conta nulla; 2- chiarisce che la contrarierà all’Iran Deal delle fazioni conservatrici del Majlis, non ha valore (un punto a favore di Rouhani); 3- considerata la composizione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale – ove sono presenti tulle le fazioni di potere in lotta nella Repubblica Islamica – Khamenei si lascia aperta la porta per poter abbandonare Rouhani in ogni momento.

Quest’ultimo aspetto e’ particolarmente importante, soprattutto considerando che il prossimo anno si svolgeranno non solo le elezioni per il rinnovo del Parlamento, ma anche quelle per la Presidenza dell’Assemblea degli Esperti, potente organo che elegge la Guida Suprema in Iran…

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