Si chiamava Mahmood Barati ed era un insegnate. Dieci anni fa, in base alla testimonianza di un trafficante, Mahmood venne arrestato con l’accusa di essere implicato nello spaccio di droga. Una accusa che costo’ all’insegnate iraniano la condanna a morte. Una condanna che il regime non ha mai mutato, nonostante il fatto che il pentito – per ben due volte – avesse deciso di ritirare la sua testimonianza e le sue accuse contro Mahmood Barati. La sentenza di morte, secondo quanto riporta Iran Human Rights, e’ stata eseguita ieri nel carcere di Ghezelhesar, presso Karaj. A Mahmood non e’ stato dato neanche il permesso di vedere la sua famiglia un’ultima volta. Insieme all’insegnante, sul patibolo sono finiti altri 10 prigionieri, tutti accusati di reati inerenti alla droga (Iran Human Rights). Tra le altre cose, secondo quanto riporta Amnesty International, il regime iraniano avrebbe ottenuto da Mahmood Barati una falsa confessione, attraverso l’uso della tortura fisica e psicologica (Amnesty International).

Mahmood Barati

Mahmood Barati

Quanto accaduto in queste ore, rappresenta l’ennesima violazione dei diritti umani da parte del regime di Teheran. Non soltanto per l’uso – senza freni – della pena di morte (dall’inizio del 2015, l’Iran ha mandato al patibolo oltre 700 detenuti). Si tratta anche dell’ennesimo crimine contro gli insegnanti iraniani. Negli ultimi mesi, infatti, centinaia di docenti iraniani sono scesi in piazza per protestare contro i bassi salari e le politiche scolastiche del regime (Iran Human Rights). Invece di ascoltare la voce dei lavoratori iraniani, i Mullah hanno reagito come al solito, ovvero come dei cani rabbiosi. Oltre 100 insegnanti sono stati arrestati durante le proteste. Il leader del sindacato degli insegnanti ITTA, Esmail Abdi, e’ stato spedito nel carcere di Evin e la sua sorte rimane tuttora sconosciuta (al Monitor).

Per questo motivo e‘ necessario dare un segnale forte, e’ necessaria una (re)azione dura, soprattutto da parte dei Governi Occidentali. La prima reazione dovrebbe essere la cancellazione – o almeno la sospensione – del Memorandum of Understanding, firmato dal Ministro della Cultura italiano Franceschini, con il suo omologo iraniano Ali Jannati (Press TV). Non e’ accettabile, infatti, pensare di “rafforzare la cooperazione culturale e scientifica”, con regimi che opprimono il libero pensiero, che arrestano indiscriminatamente gli insegnati e che mandano a morte innocenti in base a falsi processi e inattendibili accuse. Senza contare infine che, proprio l’Italia, si considera in prima fila nell’approvazione della Moratoria Internazionale contro la Pena di Morte…l’Iran – in soli due anni – ha impiccato oltre 1500 esseri umani…(Iran Documentation Center).

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