Archivio per settembre 3, 2015

Un fatto gravissimo e’ avvenuto in queste ore in Iran: mentre rilasciava una intervista al canale online in Farsi Channel One TV, l’attivista e giornalista iraniano Hashmat Tabarzadi e’ stato vittima di quella che sembra essere una vera e propria intimazione. Come mostra il filmato, mentre Tabarzadi parla, si sentono diversi colpi di pistola. Sulla sua pagina Facebook, l’attivista iraniano ha denunciato il panico e la paura che ha provato in quel momento (Facebook). Vogliamo ricordare che Hashmat Tabarzadi e’ il leader del Fronte Democratico Iraniano, tra i piu’ importanti attivisti impegnati nella difesa dei diritti umani e nella denuncia degli abusi del regime. Per questo motivo, durante le proteste dell’Onda Verde, Tabarzadi e’ stato arrestato e condannato a nove anni di detenzione per “propaganda contro lo Stato” e “insulti alla Guida Suprema” (ricordiamo il pezzo da lui pubblicato per il Wall Street Journal, durante le proteste del 2009). Rilasciato temporaneamente, e’ stato nuovamente fermato nel gennaio del 2014. Durante la sua ultima prigionia, Hashmat Tabarzadi e’ riuscito a far pubblicare una lettera indirizzata al Presidente Obama, in cui denunciava i negoziati con il regime iraniano e chiedeva pubblicamente di mantenere le sanzioni contro il regime, al fine di indebolirlo e farlo cadere (Iran.org).

[youtube:https://youtu.be/BCxqrlIxVwE%5D

Italy Aims to Retake Position in Trade with Iran

La stampa iraniana ha dato molto risalto al meeting tra il Presidente del Senato italiano Pietro Grasso e lo Speaker del Parlamento iraniano (Majlis), Ali Larijani. In quell’incontro, sempre secondo quanto riporta Teheran, Grasso ha rimarcato l’intenzione dell’Italia di divenire un partner economico privilegiato della Repubblica Islamica e lodato il “ruolo chiave” della Repubblica Islamica nella lotta al terrorismo, in particolare ad Isis (Al Alam). Se quanto riportato dai media e’ vero, spiace assai sentire queste parole da una delle prime cariche della Repubblica Italiana. Spiace, non solo perché l’Iran continua ad abusare quotidianamente dei diritti umani, ma soprattutto perché e’ proprio il regime iraniano il maggior sponsor del terrorismo internazionale. Non solo, come le prove che elencheremo di seguito mostrano, e’ assolutamente falsa la storia dell’impegno del regime iraniano nella guerra contro il Califfato (Huffington Post).

L’artificialità della guerra tra Iran e Isis, e’ ben dimostrata da quanto sta accedendo in Siria. Qui, il regime di Bashar al Assad ha completamente abbandonato la citta’ di Palmyra e la parte meridionale della Provincia di Daraa nelle mani di Daesh. Come denunciato da Salim Idris, ex Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Libero Siriano, almeno 180 ufficiali di Assad lavorano attualmente in coordinamento con Isis, allo scopo di colpire le fazioni ribelli non jihadiste (Islamic State of Iraq and the Levant). Non solo: come rilevato da numerosi report, Assad ha sempre evitato di attaccare direttamente le basi del Califfato. Come rimarcato da Anne Barnard sul New York Times, l’esercito lealista ha volontariamente scelto questa tattica, tanto da poter dire che l'”aviazione del regime e’ diventa la forza aerea del Califfato (New York Times).

Se le accuse dell’opposizione siriana e quelle del NYT non sono abbastanza, presentiamo al Presidente Grasso altre prove di rilievo. In primis, ricordiamo un tweet del giugno 2015 dell’Ambasciata USA in Siria, in cui veniva denunciato come Assad stesse supportando il Califfato ad Aleppo. Il tweet diceva: “alcuni report indicano che il regime sta compiendo bombardamenti aerei in sostegno all’avanzata di ISIL ad Aleppo, aiutando gli estermisti contro la popolazione siriana” (Tweet Ambasciata Americana in Siria). Appena qualche mese prima, proprio l’Unione Europea aveva approvato nuove sanzioni contro il regime siriano, inserendo nella lista anche tale George Haswani, accusato di essere il contatto diretto tra Bashar al Assad e Isis. In particolare, grazie ad Haswani, Assad comprava petrolio direttamente dal Califfato (No Pasdaran). Proprio in queste ore, infine, dal Libano arriva la notizia dell’arresto di un membro di Hezbollah, accusato di vendere armi ai jihadisti sunniti del Califfato (Now).

Invitiamo il Presidente Grasso a non lasciarsi ingannare dalla storiella che vede impossibile una cooperazione tra l’Iran sciita e la galassia del jihadismo sunnita. Questo per diversi motivi:

  1. il regime iraniano ha sempre sostenuto gruppi terroristi di matrice sunnita, primi fra tutti Hamas, la Jihad Islamica e gli stessi Talebani in Afganistan. Tra le altre cose, di recente una delegazione dei Taliban ha fatto visita nella Repubblica Islamica (Good Morning Iran);
  2. come denunciato dagli Stati Uniti, la Repubblica Islamica ha sempre dato ospitalità a cellule di al-Qaeda. Cellule che, tra le altre cose, hanno usufruito proprio del sostegno iraniano e del regime di Bashar al Assad, per colpire i militari Occidentali di stanza in Iraq dopo la guerra del 2003 (Weekly Standard). Tra le altre cose, proprio la Commissione USA incaricata di indagare sull’11 Settembre 2001, denuncio’ come la cooperazione tra il regime iraniano e il gruppo terrorista di Bin Laden “facilito’ il transito di terroristi di al Qaeda fuori e dentro l’Afghanistan, prima dell’11 settembre“. Tra i jihadisti che ne approfittarono di questa opportunita’, ci furono anche coloro che poi materialmente realizzarono l’attentato alle Tween Towers (The Daily Beast);
  3. documenti e schede SIM iraniane, sono state trovate in uno dei quartier generali di Isis ad Aleppo. Documenti rilasciati dal regime iraniano per i jihadisti sunniti provenienti dalla Cecenia e dal Kazakhastan. In merito, pubblichiamo un video in basso che prova concretamente quanto affermato.

La verità, che evidentemente nessuno ha raccontato al Presidente Grasso, e’ che il regime iraniano – cosi come Assad e altri suoi alleati – ha visto in Isis una vera e propria benedizione. Grazie a questi pazzi jihadisti sunniti, infatti, i jihadisti sciiti sono diventati “necessari” all’Occidente. Non solo: il capo della Forza Qods Qassem Soleimani – inserito anche nella lista dei terroristi dagli USA – e’ stato trasformato in una specie di “Che Guevara” contemporaneo, ad uso e consumo della propaganda iraniana. Una propaganda a cui gli Occidentali si sono prestati, per la loro incapacità di sviluppare una strategia che fosse capace di combattere Assad e i jihadisti sunniti allo stesso tempo. Il risultato di questa strategia, per l’Iran e i suoi alleati, e’ stato un successo. Assad e’ ancora in piedi e, anche se verrà sostituito un giorno, nessuno sfiderà l’occupazione iraniana di parte della Siria. Purtroppo. pero’, senza la fine di questa occupazione iraniana, nessuna reale pacificazione potrà essere raggiunta in Siria e centinaia di innocenti continueranno a perdere la vita quotidianamente.

 [youtube:https://www.youtube.com/watch?v=GR4gy6Xf2Mo%5D