Archivio per settembre, 2015

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Il Ministro della Cultura Italiano Franceschini ha visitato l’Iran (Irna). Nel suo viaggio nella Repubblica Islamica, Franceschini ha incontrato il suo omologo Jannati ed evidenziato l’importanza di approfondire le relazioni culturali e artistiche tra i due Paesi (in tal senso esiste un Memorandum of Understanding, firmato durante la visita di Jannati in Italia). Bene, anzi male, come sempre.

Leggere dichiarazioni come quelle fatte da Franceschini, fa male per diversi motivi, Il primo, ovvio, e’ dato dal fatto che – come sempre –  fa soffrire vedere come un rappresentante di un Paese democratico intenda approfondire  le relazioni culturali con un Paese repressivo, senza praticamente chiedere nulla in cambio. Secondo motivo, collegato al primo, fa male vedere come un Ministro di un Paese fondato sull’antifascismo, si prodighi per nelle relazioni culturali con un regime capace unicamente di usare la cultura come propaganda e di imprigionare gli artisti e i rappresentanti del mondo culturale, dissidenti.

Potremmo cominciare ora una sfilza di nomi e cognomi di artisti e intellettuali iraniani uccisi dal regime, incarcerati o costretti al silenzio. Preferiamo, pero’, riferirci ad un caso di attualità: il dramma di Atena Farghadani. Del caso dell’artista iraniana Atena Farghadani, come sanno i nostri lettori, parliamo ormai da mesi. Giovane studentessa impegnata nella lotta per i diritti civili e i diritti delle donne, Atena espresse il suo dissenso verso le politiche misogine del regime, disegnando una vignetta che raffigurava come bestie i parlamentari iraniani intenti a votare una nuova legge contro le donne. Atena carico’ la vignetta sulla sua pagina Facebook e, pochi giorni dopo, venne arrestata e condannata a 12 anni di carcere con l’accusa di “propaganda contro il regime” e “minaccia alla sicurezza nazionale”. 

Come abbiamo denunciato qualche giorno fa – chiedendo il sostegno dei vignettisti italiani – Atena sta male e, in protesta contro la brutalità della detenzione, ha iniziato uno sciopero della fame e della sete che la sta praticamente uccidendo (No Pasdaran). Vogliamo ricordare al Ministro Franceschini che, per il suo coraggio, l’artista Atena Farghadami ha ricevuto il riconoscimento internazionale “Courage in Cartooning 2015“, assegnatole dal Cartoonist Rights Network International (CRNI). 

Invece di promuovere le relazioni con un regime fascista che, tra le altre cose, odia anche la cultura Occidentale (sic), il Ministro Franceschini dovrebbe prodigarsi nel denunciare l’uso politico della cultura da parte della Repubblica Islamica, chiedendo a gran voce la fine degli abusi sui diritti umani e l’immediata scarcerazione di prigionieri politici come Atena Farghadani. Un vero cambio di atteggiamento da parte dell’Iran non arriverà attraverso l’appeasement verso l’establishment clericale, ma unicamente per mezzo della liberazione di coloro che – quotidianamente – lottano per un Iran pluralista, antirazzista e democratico.

Vogliamo infine ringraziare pubblicamente il vignettista Nico Pillinini della Gazzetta del Mezzogiorno, unico vignettista ad aver risposto al nostro appello per la liberazione di Atena Farghadani. Qui sotto la vignetta da lui disegnata in solidarietà con la giovane prigioniera politica iraniana.

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E con questo, ormai, abbiamo raggiunto il record: un Tribunale Rivoluzionario presso Sanandaj – nel Kurdistan iraniano – ha condannato 110 detenuti alla pena di morte. Tra loro, anche quattro detenuti minorenni all’epoca del reato e tre attivisti politici. Quasi tutti detenuti sono stati per possesso o traffico di droga, mentre i tre attivisti politici, per la cronaca, sono sono stati condannati per “opposizione alla legge di Dio” (Rudaw).

Ormai ogni record inumano e’ stato superato dal regime iraniano. Dall’inizio del 2015 la Repubblica Islamica ha condannato alla pena capitale oltre 750 detenuti. Dall’arrivo di Rouhani al potere, invece, il numero di condanne a morte eseguite in Iran sfiora i 2000!!!  (Iran Documentation Center).

Tutto ciò, vogliamo sottolinearlo, avviene nel quasi completo silenzio internazionale. Avviene soprattutto nel silenzio di quelle diplomazie Occidentali che – come quella italiana – si riempiono la bocca del loro impegno per l’approvazione della cosiddetta Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte. Non solo queste diplomazie non condannano il regime iraniano, ma lo elogiano come “fonte di moderazione” e promuovono il business con questo regime fascista.

Non solo: l’Occidente e’ direttamente responsabile di queste pene di morte, sostenendo e finanziando – senza condizioni – la collaborazione tra l’Agenzia ONU contro il traffico di droga (UNODC) e il regime iraniano. Una collaborazione che non considera non solo l’inutilità della pena di morte contro i reati di droga (in Iran, nonostante le condanne a morte, i reati di droga aumentano costantemente) e  il coinvolgimento stesso dei Pasdaran nel traffico illegale di stupefacenti (ACDemocracy).

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