russia

Quando la risoluzione ONU 1929 e’ stata adottata…noi, a porte chiuse, abbiamo chiarito ai nostri colleghi americani ed europei, che la Russia non permetterà l’approvazione di una nuova risoluzione contro l’Iran“. A rivelare questo aneddoto e’ stato Sergey Ryabkov, Vice Ministro degli Esteri russo (Press TV). La risoluzione 1929, votata nel 2010, e’ stata l’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha permesso l’approvazione di nuove sanzioni contro il regime iraniano. Sanzioni che hanno direttamente visto Mosca come protagonista, avendo impedito ai russi di vendere all’Iran il sistema anti missile S-300. Oggi, dopo l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran e della nuova risoluzione ONU 2231, quell’intero sistema sanzionatorio che aveva costretto Teheran ha ritornare al tavolo dei negoziati e’ crollato come un castello di sabbia. Un crollo che, come dimostrato dalle parole di Ryabkov, non permetterà di ricreare la situazione ex ante in caso di violazioni da parte del regime iraniano. Le parole del rappresentante russo, in questo senso, sono assai chiare, come ormai chiara e’ la volontà di Putin di vendere agli iraniani il sistema antimissile S-300 (avanzato) e una serie altri armamenti (Radio Free Europe).

Nel frattempo, un appello pubblico contro l’Iran Deal e’ stato lanciato anche da dissidenti iraniani che hanno direttamente e indirettamente sofferto le persecuzioni del regime. aNell’appello i dissidenti denunciano come il regime iraniano otterrà dall’accordo nucleare oltre 150 miliardi di dollari, soldi che non verranno usati per il popolo, ma per aumentare il potere di un regime repressivo e inumano. Nel testo, durissimo, i dissidenti puntano l’indice contro coloro che hanno sottoscritto il patto, rimarcando come “un giorno, quando sara’ finalmente libero, il popolo iraniano terra’ in conto chi e’ stato dalla loro parte e chi dalla parte del regime. Non e’ ancora tardi per costringere il regime a pagare il prezzo delle continue violazioni dei diritti umani” (Testo appello pubblicato da The Daily Beast). Tra i firmatari dell’appello figurano anche Mahvash Alasvandi (due figli uccisi dal regime), Bijan Fathi (due figli uccisi dal regime), Shabnam Assadollahi (imprigionato e torturato), Afshin Afshin-Jam (imprigionato e torturato), Kaveh Taheri (imprigionato e torturato), Marina Nemat (imprigionata e torturata), Shiva Mahbobi (imprigionata e torturata), Salman Sima (imprigionato e torturato) e Roozbeh Farahanipour (imprigionato e torturato).

Insomma, che sia sotto il profilo della sicurezza o sotto il profilo dei diritti umani, l’Iran Deal continua a fare acqua da tutte le parti. Da qualsiasi parte lo si voglia guardare, l’accordo politico promosso dall’Occidente con il regime iraniano, rischia di costare all’intera regione mediorientale un prezzo altissimo sia per quanto concerne la proliferazione di conflitti asimmetrici e laterali e sia per quanto riguarda l’aumento delle repressioni e degli abusi contro i la popolazione iraniana.

Pubblichiamo di seguito il video appello del Sergente americano Bartlett contro l’Iran Deal. Il Sergente e’ stato ferito nel 2005 durante il servizio in Iraq, da una bomba costruita grazie ai fondi del regime iraniano.

[youtube:https://youtu.be/gOCh5UEBkxg%5D

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