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Una importante delegazione italiana sta arrivando in queste ore in Iran, guidata dal Ministro degli Esteri Gentiloni e dal Ministro Guidi. Con loro, secondo le informazioni della stampa iraniana, saranno presenti importanti rappresentanti del mondo economico, come l’Amministratore Delegato di Eni e i vertici del gruppo assicurativo Sace. Ovviamente, la visita dei membri del Governo italiano in Iran non ha nulla a che vedere con i diritti umani, ormai un tema totalmente scansato o toccato marginalmente e di facciata. Nonostante tutto, gli abusi dei diritti umani che quotidianamente compie Repubblica Islamica, non e’ possibile ne nasconderli ne ignorarli.

Per questo, riteniamo che gli esponenti politici italiani in arrivo a Teheran, debbano porre la questione del rispetto dei diritti umani come precondizione necessaria di ogni nuovo rapporto – politico o economico – con il regime clericale iraniano. Concretamente, chiediamo al Ministro degli Esteri Gentiloni di intervenire per ottenere lo stop immediato della prossima esecuzione capitale del giovane Salar Shadizadi, prevista per il prossimo 10 Agosto. Lo chiediamo non solo perché l’Italia e’ in prima fila per la promozione della Moratoria Internazionale Contro la Pena di Morte, non solo perché l’Iran sotto Rouhani ha impiccato quasi 1500 persone in due anni, ma soprattutto perché questo caso rappresenta una violazione inaccettabile delle normative internazionali. Normative, si badi bene, sottoscritte volontariamente dal regime iraniano.

Salar Shadizadi aveva appena 15 anni quando – nel Febbraio del 2007 – e’ stato arrestato con l’accusa di aver ucciso un suo amico. Secondo la denuncia di Amnesty International, dopo l’arresto il regime ha negato a Salar un avvocato e lo ha anche torturato durante gli interrogatori. Salar, quindi, e’ stato condannato a morte nel Dicembre del 2007 secondo la legge islamica del “qesas”, praticamente l’occhio per occhio dente per dente. Nel 2013 Salar ha fatto richiesta di revisione della sua condanna, sfruttando un nuovo articolo inserito nel Codice Penale iraniano nel Maggio del 2013. La Corte Suprema ha accettato la richiesta di revisione e ha rimandato il caso di Salar Shadizadi nuovamente alla Corte. La Corte, a sua volta, ha chiesto un parere all’Organizzazione di Medicina Legale che, per suo conto, ha affermato di non poter giudicare a sette anni se l’imputato fosse sano di mente mentre commetteva il crimine. Pochi mesi dopo, infine, la Corte Suprema ha deciso di mantenere la sentenza originale, ribadendo la condanna a morte per Salar Shadizadi.

La condanna a morte di Salar e’ illegale secondo le normative internazionali. La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1989 e firmata dall’Iran, stabilisce l’inizio della completa responsabilità penale inizia dall’età di 18 anni, sia per quanto concerne i maschi che le femmine. Il regime clericale, non soltanto non rispetta la stessa normativa a cui si e’ autonomamente sottoposto, ma fa partire la responsabilita’ penale dei “dai nove anni lunari per le bambine e dai 15 anni lunari per i ragazzi”. Sopra queste eta’, quindi, i bambini o i giovani adolescenti, sono punti esattamente come gli adulti. Nonostante la richiesta fatta della Commissione ONU per i Diritti dell’Infanzia all’Iran di rispettare le norme della Convenzione Internazionale, almeno 160 condannati che hanno compiuto il reato in eta’ minorenne sono oggi in attesa dell’esecuzione della loro condanna a morte nelle carceri del regime. 

Chiediamo:

al Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di intervenire direttamente per impedire la condanna di morte per Salar Shadizadi.

Riteniamo che:

il rispetto dei diritti umani, debba rappresentare la precondizione necessaria per lo sviluppo delle nuove relazioni diplomatiche tra l’Italia e l’Iran.

CHIEDIAMO COERENZA

 

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