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Oggi abbiamo deciso di portare all’attenzione dei nostri lettori un articolo proveniente dalla stampa araba, precisamente dal sito libanese NOW. Il contenuto dell’articolo, a firma di Hussain Abdul-Hussain, non rappresenta totalmente la posizione di questo sito, ma il suo significato generale e soprattutto le conclusioni, si sposano perfettamente con la posizione di No Pasdaran in merito all’Iran Deal e alle sue conseguenze geopolitiche. Il pezzo di Hussain Abdul-Hussain, molto significativamente, si intitola “l’America odia i sunniti”. Un titolo forte che, attraverso una serie di fatti, vuole denunciare la percezione di isolamento da parte della componente sunnita del mondo islamico, ovvero da parte della quasi totalità dei mussulmani nel mondo.

Hussain Abdul-Hussain parte da un dato di fatto molto semplice: negli ultimi anni, la politica estera della più importante potenza mondiale, ha nettamente favorito l’ascesa della Repubblica Islamica e determinato una perdita di potere crescente da parte del mondo sunnita. Tutto ciò, rileva Hussain, e’ avvenuto attraverso una serie di doppi standard applicati dalla quasi totalità del mondo Occidentale – nella lunga serie di avvenimenti che ha sconvolto la storia contemporanea del Medioriente.

Partiamo proprio dal nucleare: come noto il mondo sunnita vedeva nel dittatore iracheno Saddam Hussein un attore funzionale al contenimento della spinta espansionista del regime iraniano. La politica Occidentale contro il programma nucleare di Saddam Hussein – anche questo sviluppato clandestinamente – fu molto netta e determino’ non solo l’applicazioni di sanzioni internazionali, ma anche la decisione di parte della Comunita’ Internazionale di abbattere il regime baathista di Baghdad nel 2003. Per la precisione, Hussain Abdul-Hussain – cosi come No Pasdaran – non esprime alcun rimpianto verso un regime assassino come quello di Saddam, ma rileva che, al contrario di quanto accaduto in Iraq, l’Occidente ha scelto non soltanto di non agire contro il programma nucleare iraniano, ma di riconoscerlo ufficialmente. Questo, nonostante il fatto che Teheran sia firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare – e quindi già soggetto a normative di controllo ben definite e a tempo indeterminato. In pratica: la scoperta degli impianti clandestini di Natanz e Qom in Iran, invece di portare ad una punizione costante del regime iraniano sino alla chiusura di questi centri illegali, si e’ conclusa con un riconoscimento internazionale.

Non solo: anche gli alleati del regime iraniano, nonostante delle normative internazionali, non hanno pagato alcun prezzo per i loro crimini. Il caso esemplare e’ quello di Bashar al Assad e dell’attacco con armi chimiche avvenuto contro la città di Ghouta nell’agosto 2013. A dispetto delle minacce, Bashar al Assad non ha subito alcuna conseguenza reale in seguito del terribile attacco chimico a Ghouta, in cui perirono centinaia di innocenti. Fu trovato un accordo per l’esportazione all’estero delle armi chimiche di Assad ma, come ammette lo stesso Wall Street Journal in questi giorni, secondo l’intelligence americana il dittatore siriano sarebbe ancora in possesso di armi chimiche e nuovamente pronto ad usarle contro i ribelli. Ovviamente, tutto questo avviene mentre, proprio grazie all’Iran Deal, il regime iraniano riceverà dall’alleggerimento delle sanzioni almeno 150 miliardi di dollari, una cifra enorme che sara’ usata anche per tenere in vita il regime siriano (con o senza Assad, poco importa), le milizie sciite in Iraq e organizzazioni terroriste come Hezbollah.

La critica del quotidiano libanese alla politica del doppio standard Occidentale, pero’, non si ferma al nucleare e al terrorismo iraniano. Anche per quanto concerne la cosiddetta Primavera Araba, il mondo democratico ha applicato un drammatico doppio standard: quanto nel 2009 il regime iraniano represse l’Onda Verde – il movimento di protesta popolare scoppiato a seguito dell’illegale rielezione di Ahmadinejad – il mondo Occidentale non andò oltre una mera condanna diplomatica del regime Khomeinista. Al contrario, quanto gli stessi moti di piazza sono avvenuti nel mondo arabo sunnita, gli Stati Uniti e l’Occidente tutto, hanno impiegato pochi giorni per abbandonare a loro stessi leader politici per anni sostenuti ed elogiati come simbolo di stabilita’ e buon governo. Giustamente, si potrebbe sottolineare che questi leader arabi erano degli autocrati e il Medioriente senza di loro e’ un posto migliore. Critica accettata. A questo punto, pero’, deve essere rilevato come anche gli alleati del regime iraniano hanno ottenuto un trattamento differente. Quando e’ scoppiata la guerra civile in Siria, ben prima che l’opposizione siriana fosse ‘uccisa’ dagli islamisti, l’Occidente non ha fatto nulla di reale per aiutare finanziariamente e militarmente le milizie impegnati a lottare per una Siria libera, laica e democratica. 

La conclusione di Hussain Abdul-Hussain e’ molto chiara: il mondo sunnita si sente profondamente umiliato e percepisce da parte dell’Occidente di essere trattato come un partner di secondo livello rispetto al regime iraniano. Al contrario della retorica Occidentale, quindi, l’Iran Deal non fara’ che aumentare questa sensazione e questo senso di isolamento. Una percezione, reale o immaginaria non importa, che secondo Hussain Abdul-Hussain, non giochera’ a favore degli interessi nazionali degli Stati Uniti (e dell’Occidente tutto) e determinerà solamente un aumento del potere di organizzazioni terroriste e radicali come Isis e al Qaeda. 

[youtube:https://youtu.be/I3u68oZf_vY%5D

 

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