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L’accordo nucleare firmato ieri a Vienna delude, ma non sorprende nessuno. Era ovvio che si sarebbe arrivati ad un compromesso, perché questo era l’interesse sia degli Occidentali che del regime iraniano. Era interesse degli Occidentali liberarsi della questione nucleare iraniana, particolarmente oggi in cui il focus e’ l’isolamento di Mosca e l’obiettivo di dare agli europei fonti energetiche alternative a quelle russe. Ecco allora spiegata l’importanza di rimettere Teheran in gioco e unire il gas iraniano a quello che azero, destinato a raggiungere l’Europa nel prossimo futuro grazie al pipeline TAP. Era interesse iraniano firmare questo accordo per trovare una storica legittimità internazionale, far accettare alla prima potenza mondiale il ruolo egemone della Repubblica Islamica nell’area del Golfo e far riportare l’economia iraniana, ormai in vera e propria fase di stagnazione. Insomma: siamo davanti ad un accordo politico e non tecnico, un accordo che legittima un programma nucleare clandestino e che butta all’aria anni di iniziativa diplomatica e di sanzioni, capaci di ottenere il sostegno anche di alleati storici dell’Iran come la Cina e la Russia.

Oggi, pero’, piuttosto che scrivere righe e righe sulla posizione dell’opposizione iraniana all’accordo nucleare, abbiamo deciso di usare le parole di una terza parte per descrivere la pericolosità di questo accordo.  Abbiamo scelto di farlo usando le parole di Richard N. Haass, Presidente del noto think tank americano Council on Foreign Relations – CFR. Nessuno, obiettivamente, può accusare il CFR di essere stato contrario al negoziato con la Repubblica Islamica o di aver preso una posizione ideologica sul dialogo con Teheran di questi mesi. Nonostante tutto, nella prima intervista rilasciata dopo la firma dell’accordo a Vienna, Richard Haass ha bocciato, senza mezzi termini, quanto deciso dal 5+1 a Vienna. Una bocciatura che e’ stata sintetizzata dal CFR con questo titolo (riportiamo direttamente in inglese): “Imperfect’ Iran Accord Could Exacerbate Mideast Situation“, ovvero, l’accordo imperfetto con l’Iran provocherà un amplificazione delle crisi mediorientali. Premesso il titolo, andiamo a riportare i punti salienti dell’intervista (link), ovvero come il Presidente del CFR spiega la sua posizione.

Personalmente” – afferma Haass – “sono maggiormente preoccupato delle conseguenze di lungo periodo (derivate dal rispetto iraniano dell’accordo stesso), piuttosto che dagli effetti nel breve termine determinati da una violazione dell’accordo stesso da parte dell’Iran“. Ancora: se per un verso Haass dichiara che nei prossimi 15 anni Teheran non produrrà una bomba nucleare, per un altro verso afferma senza mezzi termini: “risorse finanziarie significative cominceranno ad arrivare in Iran e Teheran potrà usarle per ogni scopo. Ci sara’ un lifting all’embargo sulle armi dopo cinque anni e dopo otto ci sara’ anche un lifting sull’importazione della tecnologia missilistica. All’Iran verrà permesso di mantenere tutta la capacita’ nucleare e ciò’ rappresenta un risultato molto lontano da quello che le Nazioni Unite e altri avevano sostenuto inizialmente…La mia preoccupazione e’ che l’Iran inizi a preposizionare le centrifughe dopo dieci anni e, dopo quindi anni, inizi ad arricchire l’uranio. In pratica, potrebbe preparare la strada per il ‘breakout’. Nell’accordo non c’e’ nulla che impedisca questa possibilità…Ergo, mi impensieriscono meno gli effetti strategici di una ‘non-compliance’ iraniana, piuttosto che gli effetti strategici significativi di una ‘compliance’ iraniana“. 

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Utilizzando le parole di un ex diplomatico americano (George Kennan), alcuni credono che questo accordo avrà la capacita’ di addolcire l’Iran. Penso che questo sia un ‘pensiero speranzoso’…Spero sia vero, ma personalmente non lo condivido. Semmai, il flusso di risorse avrà esattamente un effetto contrario…e ritengo sia un errore difendere questo accordo basandosi sull’idea che cambierà il comportamento del regime iraniano“. Parlando delle fazioni in lotta all’interno del regime iraniano (Bazari, Pasdaran, Clerici, Pragmatici), Richard N. Haass, evidenzia ancora un punto importante: “Non credo che, ad oggi, sia possibile prevedere cosa accadrà. E’ anche possibile che il regime, nel breve periodo, radicalizzi le sue posizioni, per dimostrare di non essersi inchinato al ‘Grande Satana’. Quindi, bisogna stare attenti nel prevedere o credere che ci sara’ una moderazione nel comportamento dell’Iran verso i suoi cittadini e verso i suoi vicini“.

Parlando degli effetti regionali dell’accordo nucleare, Richard N. Haass parla di una alleanza vera e propria tra Israele e Arabia Saudita e sottolinea come, dopo l’accordo, gli Stati Uniti debbano ricostruire una strategia con gli alleati in Medioriente, non solo Gerusalemme e Riyadh, ma anche la Giordania, minacciata direttamente dalla crisi siriana (Amman ha da poco bloccato un tentativo di attacco terrorista organizzato da una cellula finanziata dall’Iran). In tal senso, quindi, Haass afferma: “Washington deve lavorare per scoraggiare i regimi arabi e la Turchia nel loro obiettivo di realizzare un ‘hedging’ (copertura, ombrello), contro il programma nucleare iraniano, iniziando dei loro programmi nucleari (proliferazione). Male come e’ messo oggi il Medioriente, e’ possibile immaginare una situazione ben peggiore: un Medioriente capace di avere dita multiple su multiple bombe nucleari“.

Ritornando nuovamente al contenuto dell’accordo, il Presidente del CFR rimarca come: “non si capisce perché sia stato imposto un limite alle centrifughe di dieci anni e all’arricchimento di quindi anni, quando il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e’ a tempo indeterminato. Personalmente avrei optato per un vincolo a tempo indeterminato al programma nucleare iraniano e se l’Iran avesse rigettato la proposta degli Stati Uniti e dell’Europa, avremmo dovuto essere preparati a non firmare questo accordoancora, non capisco il lifting all’embargo sulle armi di cinque anni e sui missili di otto anni…c’erano troppe aree in cui dovevamo distinguere meglio le diverse posizioni, piuttosto che insistere nell’ottenere qualcosa più vicino alle nostre posizioni”. 

Concludendo, questo e’ il giudizio finale del Presidente del CFR Richard N. Haass sull’accordo di Vienna: “E’ imperfetto e non risolve i problemi delle ambizioni nucleari dell’Iran. Alla meglio, ci farà guadagnare quindi anni. Inoltre, non risolve i problemi relative al ruolo regionale dell’Iran. Peggio, potrà esacerbare questo ruolo, grazie alle risorse che l’Iran incamererà, sia finanziarie che psicologiche“.

[youtube:https://youtu.be/MUJ-1Ih0wXc%5D

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