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Qualche settimana fa, una delegazione dei Talebani – parte dell’Ufficio Politico in Qatarsi e’ recata in Iran per discutere di “questioni regionali”. La delegazione era guidata da Tayeb Agha. Come prevedibile e come confermato dai media, al centro della discussione tra Teheran e i jihadisti sunniti c’era il pericolo Isis, o meglio l’espansione del sostegno al Califfato in Afghanistan. Similarmente a quanto accaduto ai sauditi con Bin Laden, anche i Talebani oggi stanno sperimentando quel tipico fenomeno del radicalismo religioso in cui, con il passare degli anni, si forma una corrente ancora più estremista, pronta a brandire la bandiera del puritanesimo e accusare di apostasia tutti coloro che gli hanno preceduti. Come suddetto, ciò e’ accaduto ai sauditi con Bin Laden – prima puppet e poi minaccia – e accaduto tra Isis e al Qaeda – prima alleati, poi competitors – e sta oggi accadendo ai Talebani. Ecco allora che, all’interno di queste faglia, trova ancora spazio la tattica, quella che unisce due nemici in nome di un nemico comune, ma che non traccia una strategia per il futuro del Medioriente.

Il regime iraniano, si badi bene, ha fatto del sostegno ad al Qaeda in funzione anti-Americana, un vero e proprio must. Ricordiamo che uno degli uffici principali legato ad Al Zaraqwileader dello Stato Islamico in Iraq, ucciso nel 2006 e oggi “padre nobile” di Isissi trovava proprio a Teheran. Ricordiamo anche che, i militari britannici in Afghanistan, dimostrarono chiaramente il sostegno dei Pasdaran ai Talebani, attraverso l’invio di missili e munizioni. Ovviamente, con un solo scopo: uccidere i soldati della coalizione internazionale presenti in Afghanistan. Oggi, quindi, questa tattica si ripropone, con una nuova alleanza tra la Repubblica Islamica e i Talebani: una tattica il cui effetto sara’ quello di rinforzare quel jihadismo sunnita legato a doppie file con Al Qaeda.

Secondo le informazioni diffuse dai media, durante la visita a Teheran, la rappresentanza Talebana avrebbe incontrato il Ministro degli Esteri Zarif e Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. L’esito dell’incontro sarebbe stato un successo per i Talebani, tanto che l’Iran avrebbe accettato di aprire un ufficio politico dei Talebani nella capitale Teheran. Gia’ oggi, ricorda il WSJ, l‘Iran addestra i jihadisti afghani in quattro campi situati all’interno della Repubblica Islamica (situati tra Teheran, Mashhad, Zahedan e la provincia di Kerman).

Chiunque ritenga che questo sostegno del regime iraniano ai Talebani sia veramente orientato a sconfiggere Isis, non si faccia troppe illusioni. In Siria, come ben dimostrato, i Pasdaran iraniani si sono ben guardati dal combattere il Califfato, un “alleato strategico” per delegittimare tutta l’opposizione siriana e dimostrare la necessita’ di mantenere al potere il puppet Bashar al Assad. Il vero scopo dell’azione iraniana, e’ quello sfruttare le divisioni all’interno del jihadismo sunnita per aumentare il potere in Iraq e Afghanistan.

Piuttosto, agli osservatori esterni, dovrebbe preoccupare un pensiero diverso: quale potrebbe essere l’effetto perverso di questa “real politik” iraniana? Beh, le risposte sono semplici:

  1. il primo effetto, paradossalmente, riguarda proprio l’Iran e la sua stabilita’: come la storia del jihadismo ha dimostrato, le alleanze tra nemici sono brevi e funzionali a pochi scopi. Ergo, esauriti gli obiettivi comuni, si torna ad essere nemici, con il risultato che la stessa Repubblica Islamica potrebbe essere colpita al suo interno dal terrorismo salafita, sia di marca Isis che al Qaeda. Nessuno nel mondo sunnita, infatti, ha mai messo da parte la secolare diatriba tra Sciiti e Sunniti;
  2. Proprio perche’ nessuno ha mai messo da parte il conflitto Sciiti – Sunniti, dovrebbe preoccupare il pericolo che i campi di addestramento dei Taliban in Iran, diventino fucine di potenziali jihadisti al servizio di Teheran, pronti a colpire le monarchie arabe del Golfo, con un occhio particolare al Bahrain e all’Arabia Saudita;
  3. il secondo e più importante pericolo e’ il cosiddetto “effetto perverso”: i Talebani sono da sempre in stretto contatto con al Qaeda, di cui ne sono stati per anni il protettore principale (con il Sudan). Per la cronaca, sebbene oggi si parli quasi solo di Isis, al Qaeda rimane l’organizzazione maggiormente capace di colpire in Occidente. A tal proposito ricordiamo che, solamente nell’aprile scorso, una cellula di al Qaeda in Sardegna e’ stata bloccata. Aveva come obiettivo il Vaticano…

In poche parole, concludendo, questo nuovo “patto del diavolo”, l’ Iran – lo stesso Iran che si vuole aprire all’Occidente e si propone come stabilizzatore del Mediorientale – sta creando i presupposti per l’esplosione di nuove conflittualità regionali e per l’amplificazione del circuito perverso che finanzia l’esportazione del terrorismo all’interno dell’Occidente. 

[youtube:https://youtu.be/6ZL_cN6G_hs%5D

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