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La battaglia contro l’Occidente e per il mantenimento della censura all’interno dell’Iran, si fa sempre più forte. Per quanto concerne la concorrenza alle applicazioni Occidentali, va rilevato un attivismo incredibile da parte delle compagnie e delle forze paramilitari controllate dai Pasdaran. E‘ di queste ore la notizia del lancio del servizio chat “Salam”, una applicazione mobile prodotta dai Basij, che intende fare concorrenza a programmi come WhatsApp e Viber (molto popolari in Iran e per questo spesso bloccate dal regime). Il guadagno dei Basij nel lancio di questo servizio e’ ovviamente duplice: per un verso i Pasdaran entrano prepotentemente anche nel business delle applicazioni per telefonini, per un altro verso, quindi, grazie a sistemi come Salam le forze di sicurezza saranno in grado di controllare al 100% le conversazioni private dei cittadini iraniani. Insomma: una unione di guadagno e repressione sociale davvero unica, che ben spiega i profondi interessi della guerra culturale “anti-Occidentale” da sempre portata avanti dalle Guardie Rivoluzionarie.

L'app per cellulari dei Basij, "Salam"

L’app per cellulari dei Basij, “Salam”

A dispetto delle parole di apertura delle Governo iraniano verso i social networks, non sembra che il regime abbia intenzione di allentare le strette maglie della censura. Abdolsamad Khorramabadi, Procuratore Generale iraniano, ha dichiarato alla Tabnak il 5 maggio scorso, che Teheran non ha alcuna intenzione di inserire Facebook tra i programmi inclusi nello “smart filtering” (ovvero il sistema che la Repubblica Islamica sta studiando per controllare la Rete). Ovviamente, per confermare la linea dura contro le reti sociali, il regime ha condannato a sette anni di carcere Atena Daemi – coraggiosa attivista di 27 anniarrestata nell’Ottobre del 2014 e per mesi detenuta senza alcun processo. La colpa di Atena? Sempre la solita: “propaganda contro lo Stato” e “insulti alla Guida Suprema”. Tutte accuse raccolte dal regime monitorando il profilo Facebook e il telefonino di Atena. Ovviamente, dietro l’arresto in realtà c’e’ l’attivismo di Atena contro l’imposizione del velo obbligatorio e contro la pena di morte. Tra le altre cose, le autorità iraniane le hanno contestato la condivisione via chat delle canzoni del rapper iraniano Shahin Najafi, noto per le sue posizioni contro la pena capitale e sulla cui testa verte una fatwa. Recentemente un sito iraniano ha offerto 150.000 euro per far saltare in aria il concerto di Shahin Najafi in Germania.

L'attivista Atena Daemi

L’attivista Atena Daemi

Concludiamo questo articolo dedicato alla repressione della Rete da parte del regime iraniano, con la notizia del lancio di “Parsijoo”, un browser sviluppato dal Governo iraniano che, guarda caso, non permette di fare ricerche su questioni relative alla politica e ai diritti umani. In pratica, se su Parsijoo mettete la parola Mir Hossein Mousavi – il leader dell’Onda Verde – i risultati che otterrete saranno solamente una sfilza di link di propaganda del regime contro la protesta popolare del 2009. Per la cronaca, mentre in Iran la disoccupazione aumenta, il Governo del “moderato Rouhani” sta investendo 27 milioni di dollari per lo sviluppo di una Rete Internet nazionale (fonte ILNA).  A tal proposito, il Presidente Rouhani il 4 maggio scorso, ha definito Internet una “spada a doppio taglio che richiede restrizioni“…In poche parole: censuriamo quello che non ci piace

Ragazzo iraniano racconta la censura di Internet nella Repubblica Islamica

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