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Quando parliamo di programma nucleare e di Iran non dobbiamo applicare il cosiddetto realismo Occidentale, quello basato su una razionalità’ “laica” e su teorie delle relazioni internazionali quali il containment e il soft power. Quando parliamo di nucleare e Iran, anzi, il termine “Iran” non dovrebbe nemmeno essere usato. Gia’, perché questo nome (che ha sostituito la parola Persia), deriva dai tempi dello Shah, anni in cui sicuramente non esisteva una democrazia, in cui indubbiamente il monarca di Teheran si credeva invincibile, ma nei quali il Paese era inserito pienamente nella Comunita’ Internazionale come attore razionale, partecipando attivamente anche alla sicurezza della regione del Golfo.

Con la rivoluzione del 1979 e più propriamente con l’instaurazione della dittatura Khomeinista, il cosiddetto Iran si trasforma in una Repubblica Islamica, uno Stato in cui il Giureconsulto – prima l’Imam Khomeini e oggi l’Imam Khamenei – si sente il rappresentante in terra dell’Imam Nascosto (il Mahdi) e sente su di se una missione ultraterrena, esterna alle regole naturali della convivenza intestatale. Non solo: obiettivo dichiarato di questo Stato, quindi, non e’ solo quello di applicare internamente i dettami della Sharia, ma anche di avviare un jihad militare attivo, allo scopo di trasformare il mondo stesso in senso islamico e creare il contesto per il ritorno del Mahdi (visto in altro modo, l’arrivo del Messia).

Ora, di gruppi estremisti e radicali ce ne sono in ogni religione e rappresentano davvero un pericolo gravissimo ancora oggi. Quando, pero’, questi gruppi si fanno Stato, applicare con questo “Stato messianico” le naturali regole delle relazioni diplomatiche bilaterali e multilaterali, ha davvero poco senso. Soprattutto, non va mai fatto un errore fondamentale: non bisogna mai sottovalutare l’effetto pratico delle parole messianiche e apologetiche che i clerici iraniani hanno espresso ed esprimono continuamente. Al contrario di quanto avviene in Occidente infatti – ove alle parole populiste e ideologiche, quasi sempre seguono azioni diverse – nella Repubblica Islamica e’ bene prendere molto seriamente quanto e’ stato detto e scritto dall’Ayatollah Khomeini, da Khamenei e dagli altri Ayatollah del Paese. Cio’, perché se la Repubblica Islamica non aderisse completamente ai suoi obiettivi ideologici e fanatici, non avrebbe motivo di esistere: per questo motivo, sin dal 1979, l’Iran ha messo in atto tutti i mezzi possibili per “esportare la rivoluzione”, teoria e pratica permanente di un regime che si vede solo come un tramite tra la Terra e il Cielo.

Ecco perché vogliamo riproporvi alcuni passaggi della lettera scritta dall’Imam Khomeini nel 1988, quando l’Ayatollah fu costretto a “bere il calice avvelenato”, ovvero a firmare il cessate il fuoco con l’Iraq. In quella lettera (qui il testo completo dal sito del CFR: http://goo.gl/PdgpJk), Khomeini rivela che i capi dei Pasdaran e dell’Artesh (l’esercito regolare iraniano), hanno avvisato che la vittoria non arriverà a breve termine. Anzi, per poter sconfiggere l’Iraq sarebbero necessari almeno altri cinque anni, uniti ad processo di ampio riarmo. In tal senso, e qui sta il punto centrale, Khomeini scrive (riportiamo testualmente in lingua inglese):

with the grace of God, he can embark on offensive operations if after 1371 [1992] the Islamic republic is able to have 350 infantry brigades, 2,500 tanks, 300 fighter planes and 300 helicopters as well as having the ability to make a substantial number of laser and atomic weapons which will be the necessity of the war at that time.

In poche parole, Khomeini raccontava le necessita’ richieste dal capo dei Pasdaran per lanciare una grande offensiva nel 1371 (ovvero nel 1992). Tra le richieste, come si puo’ leggere, anche la produzione di un sostanziale numero di bombe laser e atomiche, necessarie durante il periodo di guerra. La lettera, si badi bene, venne resa nota dall’Ayatollah Rafsanjani nel 2006 e quando venne pubblicata, la parola bomba atomica venne cancellata dalla lettera su richiesta del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nonostante l’uso del bianchetto, pero’, il vero contenuto della missiva e’ stato reso noto ed e’ straordiariamente coincidente con quello che e’ stato lo sviluppo del programma nucleare militare clandestino del regime iraniano.

Della lettera, quindi, va sottolineato un altro fondamentale passaggio. Eccolo:

He also said that America should be evicted from the Persian Gulf, otherwise he would not succeed

Ancora il Capo dei Pasdaran, quindi, faceva notare all’Ayatollah Khomeini che per ottenere un pieno successo, il regime iraniano doveva eliminare completamente la presenza americana nel Golfo Persico.

Il programma nucleare clandestino dell’Iran, come noto, e’ partito – coerentemente con quanto scritto nella lettera di Khomeini – proprio alla fine della guerra contro l’Iraq. Nonostante l’Iran fosse un membro del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e avesse quindi il diritto di sviluppare un programma nucleare civile pacifico in cooperazione con la Comunità Internazionale (tra l’altro a costi bassissimi), la Repubblica Islamica ha preferito seguire una via clandestina, costosissima, affiancato da un altro costosissimo programma, ovvero quello dello sviluppo dei missili balistici. 

Vogliamo quindi ricordare che, lo stesso Ayatollah Khamenei, ha dichiarato fondamentale per la Repubblica Islamica costruire una bomba nucleare. Le sue parole, dette durante un incontro con gli alti dirigenti della Repubblica Islamica nel 1984, sono state rivelate da un documento interno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA. Secondo questo documento, quindi, Khamenei riteneva necessario lo sviluppo di armi nucleari per sconfiggere i nemici dell’Iran e per determinare il ritorno dell’Imam Mahdi. 

Solamente in un secondo momento, dopo l’esposizione del programma nucleare clandestino dell’Iran, Khamenei e la diplomazia iraniana hanno cominciato a diffondere il mito di una “fatwa sulle armi nucleari” pronunciata dalla Guida Suprema. Piccolo problema, di questa fatwa non c’e’ alcuna traccia sul sito ufficiale della Guida Suprema in farsi. Sono riportati articoli e discorsi in cui Khamenei assicura che l’Iran non vuole costruire armi nucleari, ma nel senso legislativo del termine – centrale per la validità di un editto legislativo islamico – non esiste alcuna traccia. Al contrario, esiste traccia di una risposta in Farsi sulla pagina Facebook di Khamenei, in cui la Guida Suprema nega l’esistenza stessa della fatwa sulle armi nucleare e le parole dell’Ayatollah Meshba Yazdi – potente membro dell’Assemblea degli Esperti – nega l’esistenza di un divieto di produzione di armi nucleari nell’Islam.

Vogliamo chiudere proprio con le parole dell’Ayatollah Mesbah Yazdi, perche’ siano un  monito per tutto l’Occidente e per tutti coloro che si illudono sul negoziano con l’Iran:

i leader spirituali [in Iran] hanno accettato l’uso delle armi nucleari come conforme alla shari’a. Va chiarito che molti ritengono che l’uso delle armi di distruzione di massa siano vietate nell’Islam perché colpiscono indiscriminatamente i civili. La teologia sciita, però, dimostra il contrario e basti qui ricordare che, nel XIX secolo, il giurista Sayyed Ali Tabatabai disse chiaramente che è possibile combattere con ogni mezzo per arrivare alla vittoria‘ ”.

[youtube:https://youtu.be/Kg18xe2EE9o%5D

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